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Mi pare che sul Porcellum Ugo Magri ci azzecchi

2 Dicembre 2013

Nel suo articolo fa due ipotesi. Non credo alla prima e la salto, mentre propongo qui la seconda:

“Ipotesi numero 2: la Corte giudica ammissibile il ricorso. Ciò non significa che lo approverà. In teoria, potrebbe venire bocciato. Però nessuno può avere la certezza di quanto verrà deciso, forse nemmeno gli stessi giudici. L’impressione di chi se ne intende è che dalla Consulta ci si possa attendere davvero di tutto, compreso un annullamento in radice della legge attuale, troppo storta per poter essere raddrizzata, e una “reviviscenza” del “Mattarellum”, vale a dire del sistema in parte maggioritario e in parte proporzionale che fu in vigore fino al 2005.  
E quando verrà sciolta, in questo secondo caso, la prognosi della Consulta? Ci vorranno settimane, più probabilmente mesi prima della decisione finale. Col risultato che, nel frattempo, nessuno potrà azzardarsi a chiedere elezioni politiche anticipate. Perché il Capo dello Stato avrebbe facile gioco a obiettare: non si può andare alle urne con un sistema elettorale gravemente indiziato di incostituzionalità, su cui addirittura pende un giudizio della Consulta. Prima si cambia la legge e poi si ritorna a votare.
Sarebbe musica per le orecchie di Enrico Letta. Un po’ meno per quelle dei suoi avversari.”

Perché credo a questa seconda ipotesi? Perché abbiamo avuto dimostrazione, in occasione della distruzione degli “scottanti” nastri di Napolitano, che la consulta sta prestando servizio ai desiderata del nostro capo di Stato. Il perché saranno gli storici a spiegarlo ai nostri discendenti, ma sicuramente non risparmieranno l’ignominia nei confronti di questo connubio che grida vendetta.

Oggi Napolitano ha la necessità di non darla vinta al popolo, né ai partiti, che rappresentandolo, chiedono le elezioni politiche in primavera, non sopportando più il caos che lo stesso capo di Stato è stato capace di imbastire con i due governi, non votati dal popolo, di Monti e di Letta. Due governi che, a detta ormai di tutti, hanno peggiorato le condizioni del Paese rispetto a quando il governo Berlusconi fu defenestrato su ordine di Obama e della Merkel, come rivelato giorni fa dall’ex premier spagnolo Luis Zapatero. Napolitano è diventato succube dei poteri stranieri, e non sa più opporglisi, abituato, da vecchio comunista, a non discutere ordini provenienti da nazioni forti, come accadde con Mosca, quando questa massacrò in nome dell’internazionale socialista gli ungheresi che reclamavano la libertà dal comunismo.
Dunque Napolitano non vuole le elezioni, le teme perché non andrebbero secondo i suoi desiderata, e la consulta si inchina e lo servirà allo stesso modo in cui lo servì – e vergognosamente – con la sentenza n. 1 del 2013.

Avrete letto nei giorni scorsi gli articoli di De Siervo e di Scalfari i quali avvertivano la consulta – senza rendersi conto di ciò che scrivevano (le conseguenze del mantenimento del Porcellum le ha ben descritte Magri nell’articolo di stamani surrichiamato) – sulla ineluttabilità di rigettare il ricorso di un cittadino, ricorso accolto e inoltrato dalla cassazione. Davano alla consulta più che consigli, degli inquietanti avvertimenti, scandalosi e censurabili sotto ogni profilo, anche morale.

Michele Ainis stamane usa ben altro timbro e ben altro più obiettivo ragionamento. E Magri, come ho scritto, indovina quasi sicuramente come andrà a finire.

Poiché sono d’accordo con lui mi permetto di riepilogare. La consulta dichiarerà ammissibile il ricorso e si prenderà tempo. Quanto? su questo punto si tratta non più questione di procedure e di tempi giudiziari, ma di politica (è il servizio che la consulta si appresta a rendere a Napolitano). Dunque, si prenderà i tempi utili a Napolitano a non consentire di andare in primavere ad elezioni, e dunque utili a costringere le opposizioni ad ingoiare il suo dispotismo.

A meno che, come ieri ha scritto Ferrara a Napolitano, che i cittadini non facciano intendere al capo di Stato che è arrivato il tempo di dire basta ai suoi maneggi e che si deve andare (anzi correre) al giudizio del popolo. Ma se Ferrara non sarà corroborato dalla volontà dei tre maggiori partiti, sarà fiato sprecato anche per una voce autorevole come la sua, e significherà che l’Italia si è ormai spenta, e non ci resta che atteendere che qualcuno si elevi sopra gli altri, e in forza della nausea e del rigetto, convochi la nuova Norimberga, e ricopra la nostra classe politica, oltre che delle numerose accuse di colpevolezza, di sputi ed insulti, togliendole tutta la ricchezza e i privilegi accumulati sulle spalle del popolo.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart