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MUSICA: Alfredo Bonaccorsi

20 Dicembre 2007

di Stelvio Mestrovich


[Alcune pubblicazioni di Stelvio Mestrovich: “Appunti di archeologia musicale”, Pagnini, 2002, “Il caso Palinuro”, Pagnini, 2003, “Venezia rosso sangue”, Flaccovio, 2004, “Delitto in casa Goldoni”, Carabba, 2007]

Alfredo Bonaccorsi nacque a Barga il 15 novembre dell’anno 1887 e morì a Firenze il 21 maggio 1971.

Diplomatosi in pianoforte presso il Liceo Musicale di Lucca nel 1913, si era successivamente perfezionato al Conservatorio e all’Università di Amburgo con l’altonese Wilhelm Heinitz (1883-1963), autore di numerosissimi saggi in riviste speciali su argomenti di etnomusicologia, fonetica e linguistica, che colà aveva fondato l’Istituto di Musicologia Comparata, che diresse fino al 1949.
Di Bonaccorsi bene ebbe a scrivere Alberto Basso, che lo riconobbe appassionato cultore del Settecento Italiano ed erede del patrimonio studiato dal Torrefranca … senza cadere nelle trappole del nazionalismo, temperato da lui alla luce della storia o, meglio, della ‘forma storica’ (In memoriam, in Nuova Rivista Musicale Italiana a.V, n. 4, 1971).
Pure svolgendo una notevole attività di critico musicale su importanti testate, quali “Il ‘Mondo”, “l’Avanti!”, “Voce Repubblicana”, non mancò di collaborare a varie enciclopedie italiane e straniere.
Quando arrivò al Liceo Musicale Rossini (1882-1992), oggi Conservatorio in Pesaro, il Bonaccorsi aveva già al suo attivo una ricca serie di opere in campo musicologico: studi sulle forme musicali, quali Contributo alla storia del Concerto Grosso (Torino, 1932), Elementi di forme musicali (Milano, 1946), nonché monografie di compositori lucchesi, quali Alfredo Catalani (Torino, 1932) e Giacomo Puccini e i suoi antenati (Milano, 1950), oltre ad avere curato l’edizione del fondamentale
G.B.Platti e la Sonata moderna di Fausto Torrefranca e, dello stesso, Avviamento alla storia del Quartetto Italiano.
Di grande importanza anche la serie di pubblicazioni di etnomusicologia, come La Musica Popolare (Firenze, 1943), nelle quali furono accuratamente analizzati aspetti della musica di tradizioni toscane.

Come ha evidenziato l’insigne studiosa Marta Mancini ne “La Biblioteca. Cento anni di storia“, molte furono le idee e le iniziative di Bonaccorsi a vantaggio del Conservatorio, sostenute e incoraggiate dal Presidente Antonio Conti. Fra le sue proposte sono da ricordare i corsi di perfezionamento in canto, una istituendo Università Musicale e, in particolare, una Accademia d’ Arte Lirica da intitolarsi ai nomi dei musicisti marchigiani Pergolesi, Spontini e Rossini, destinata a richiamare sulla città di Pesaro l’attenzione del mondo musicale; idee e proposte che non trovarono, purtroppo, una concreta o duratura attuazione per le difficoltà incontrate.
Al contrario, a buon fine andò l’attività prodotta dal Centro Rossiniano di Studi, con sede presso la Biblioteca, che, istituito dal Bonaccorsi con l’approvazione degli organi direttivi del Conservatorio e con il consenso e il sostegno della “Fondazione Rossini”, venne con perizia e cura diretto inizialmente dallo stesso musicologo barghigiano. Tale centro si avvalse della preziosa collaborazione di alcuni degli insegnanti dell’Istituto, tra i quali è doveroso menzionare Ada Melica. Di quest’ultima,l’osservazione in “Bollettino del Centro Rossiniano di Studi,1956” che Rossini, composta l’Elisabetta, proscrisse il ‘secco’. Nell’Otello, poi, accrebbe il numero e l’efficacia strumentale e dunque attuò il ‘sinfonico’.
‘Il sinfonico’, parole di Andrea Della Corte, è costituito dalla parola, una voce martellata rapidamente sopra una nota o anche su note diverse a distanza di piccoli intervalli, con sotto una orchestra spumeggiante, di vivo ritmo sostenente la melodia. Incomincia nell’ultimo periodo della Scuola Napoletana (seconda metà del Settecento) e ha le sue radici nell’Aria parlante dell’opera buffa. Il Bonaccorsi trae esempi da opere di Paisiello, Cimarosa, Bellini, Donizetti, Verdi (con cui il sinfonico raggiunge l’apice della forza), Bizet, Massenet, Mascagni, Leoncavallo, Puccini, Zandonai.
Già nel “Tancredi”, Rossini incomincia a fare minore uso del recitativo secco. E uno studio sul recitativo sinfonico, che sempre più si noterà nelle opere rossiniane, si può evincere dall’analisi che ne fa sempre la solerte Ada Melica in Bollettino citato, fasc. II. 1956.
Il Bollettino del Centro Rossiniano di Studi, diretto dal Bonaccorsi dal 1955 al 1960 (e che ha ripreso le pubblicazioni dal 1967), raccolse tutte le notizie, le testimonianze, i documenti possibili al fine di creare una solida base per i futuri approfondimenti e studi sulla vita e sull’opera del Maestro Pesarese. Tra i suoi progetti – ci spiega Marta Mancini – c’era anche la stesura di un catalogo ragionato delle composizioni rossiniane e la pubblicazione di autografi già dell’ex Liceo Musicale, ora conservati presso la Fondazione. Quest’ultima idea, di autentico valore culturale, trovò concreta attuazione nella collana Quaderni Rossiniani, costituita a tutt’oggi da diciannove volumi, dei quali il primo, edito nel dicembre 1954, portava alla luce le oggi ben note Sei Sonate a quattro per la revisione del compositore maceratese Lino Liviabella, allora direttore del Conservatorio, incarico che resse dal 1953 al 1959.

Sempre sotto la direzione di Alfredo Bonaccorsi venne dato alle stampe nel 1968, per la casa editrice Olschki, un volume intitolato Gioacchino Rossini, nel quale sono contenuti contributi e saggi a firma, oltre che del musicologo barghigiano e della sopra lodata Melica, di illustri critici quali Massimo Mila, Riccardo Bacchelli, Luigi Magnani, Ildebrando Pizzetti, Andrea Della Corte, Guido Pannain e Roman Vlad.
Bonaccorsi contribuì non poco alla felice riuscita delle manifestazioni che nel 1954 il Conservatorio, unitamente alla Fondazione Rossini, programmò per la commemorazione del M° Riccardo Zandonai a dieci anni dalla scomparsa. Per l’occasione, il 5 giugno venne organizzato al Teatro Rossini un concerto con la partecipazione dell’orchestra e del coro del Conservatorio, diretti da Ottavio Ziino. In  programma alcune composizioni cameristiche “Il flauto notturno” e “Serenata medioevale” e brani sinfonici ed operistici (Concerto Sinfonico, La farsa amorosa – sinfonia – e una parte del primo atto della “Francesca da Rimini“, solisti Rita Saponaro ed Elvidia Ferracuti.
Nel fervore dei lavori per la divulgazione e la valorizzazione dell’opera rossiniana (furono presi contatti con case discografiche ed emittenti radiofoniche italiane ed estere) si realizzò nel 1962  l’allestimento di “Otello” e venne dato anche un assetto definitivo al Tempietto.
In quello stesso periodo si formulò altresì un progetto – destinato a divenire realtà circa vent’anni dopo – che prevedeva un Festival annuale sul modello di quello mozartiano di Salisburgo, nel corso del quale potessero essere rappresentati i capolavori del Maestro Pesarese.


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4 Comments

  1. Commento by Maria — 28 Dicembre 2007 @ 11:05

    Mi chiamo Maria e scrivo da Udine. Sono una appassionata di musica classica e di storia.
    Trovo l’articolo di Mestrovich estremamente interessante e degno di rilievo. Un’altra riscoperta, un altro esempio di virtuosismo storico-musicale.
    Sto imparando moltissimo da questo musicologo.

  2. Commento by Tiziana — 28 Dicembre 2007 @ 11:28

    Abito a Rufina, quindi sono toscana, ma non avevo mai sentito parlare di Alfredo Bonaccorsi.
    Ringrazio Stelvio Mestrovich di avere colmato una mia lacuna. Ma credo di non essere la sola …

  3. Commento by giovanni — 8 Febbraio 2008 @ 20:11

    per la signora Maria di udine,mi pregio suggerire che nella tua citta,il titolare della cattedra di storia moderna di quella università si identifica nel sindaco del paese natio di bonaccorsi alfredo.il quale è profondo conoscitore del personaggio.Cio per quanto ti puo essere utile

  4. Commento by Stelvio mestrovich — 9 Febbraio 2008 @ 09:49

    Sì, caro Giovanni, ne sono a conoscenza. Si tratta del dr. Umberto Sereni, sindaco di Barga, bella cittadina in provincia di Lucca, e titolare (ma adesso credo che non lo sia più) della cattedra di storia moderna all’Università di Udine. Comunque, grazie della segnalazione. E una caro saluto.
    Stelvio

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