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MUSICA: Pietro Alessandro Guglielmi

10 Agosto 2008

di Stelvio Mestrovich

[Alcune pubblicazioni di Stelvio Mestrovich: “Appunti di archeologia musicale”, Pagnini, 2002, “Il caso Palinuro”, Pagnini, 2003, “Venezia rosso sangue”, Flaccovio, 2004, “Delitto in casa Goldoni”, Carabba, 2007]

Il¬† 9 dicembre¬† dell’anno 1728 nacque a Massa¬† Pietro Alessandro Guglielmi, nipote di quel Domenico sacerdote che fu organista nella cattedrale della citt√† apuana dal 1756.

Fecondissimo compositore, rappresentò, con Paisiello e Cimarosa, il meglio della Scuola Napoletana che ebbe le nobili radici nel Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Fu un mondo, quello napoletano, in cui il giovane Guglielmi si infiltrò a meraviglia, prendendone il bene e il male, la lingua e le usanze, il fuoco e la poesia, le donne compiacenti e la svogliatezza (il suo Maestro  Francesco Durante lottò parecchio con il geniale ma ozioso allievo massese).

Pupillo della Duchessa¬† Ricciarda Cybo Gonzaga,¬† ebbe una splendida carriera musicale, iniziata al Teatro dei Fiorentini a Napoli con “Lo solachianello ‚Äėmbriglione” (libretto di Pignataro, 1757), “Il filosofo burlato” (1758), proseguita poi con “La ricca locandiera” (libretto di Antonio Palomba, Roma, 1759), “La donna di tutti i caratteri” (A. Palomba, Napoli, 1762), “La lanterna di Diogene” (libretto di Angelo Anelli, Venezia, 1793)¬† e ampliata con altre sessanta opere buffe, alcune delle quali scritte con Piccinni (“Le gelosie”, 1763),¬†¬† Anfossi (“Lo sposo di tre e il marito di nessuna” (Napoli, 1763, con di Guglielmi solo l’ouverture, i 3 finali e l’aria della Baronessa nel 3¬į atto),¬† Paisiello (“Madama l’umorista o gli stravaganti”, Modena, 1765, libretto di Palomba).¬†

Non furono da meno le opere serie, tra le quali spicc√≤ “Ruggiero”, libretto di quel Caterino Mazzol√† che fu per un breve periodo, esattamente nel 1791, poeta cesareo a Vienna, in sostituzione dell’ambiguo Lorenzo Da Ponte, prima della nomina di Bertati, alla cui rappresentazione veronese assistette Wolfgang Mozart. La prima dell’opera fu data a Venezia nel 1769.

Guglielmi ne compose ben trentacinque. Furono veri e propri successi.¬† Da citare: “Tito Manlio” (Roma, 1763), “Enea e Lavinia” (Napoli, 1785), “Il Re pastore”¬† (libretto di Metastasio, Venezia, 1767). Quest’ultima opera, con il testo metastasi ano rielaborato (si ignora da chi), fu ripresa da Mozart sotto forma di dramma per musica in 2 atti e rappresentata alla Corte Arcivescovile di Salisburgo il 23 aprile 1775. “Il Re pastore” di Pietro Alessandro Guglielmi non fu solo un punto di riferimento per Mozart, ma anche oggetto di studio. Nonostante ci√≤¬† e i vari rifacimenti con l’eliminazione di cinque arie e di parte dei dialoghi, l’aggiunta del nuovo e pi√Ļ ampio coro “Viva l’invitto Duce“, la versione mozartiana non raggiunse la bellezza di quella guglielminiana.

L’ostilit√† con Paisiello ebbe una parte determinante nella vita di Guglielmi. Mozart e Beethoven, con le loro variazioni su temi del maestro tarantino, contribuirono a perpetuarne il nome e a discapito del compositore massese. Guglielmi e Paisiello si dettero colpi proibiti con buona pace di Cimarosa che continu√≤ per la sua strada senza interferire e scagliando loro quel macigno di bellezza che fu “Il matrimonio segreto”, che li atterr√≤ entrambi.

Guglielmi fu definito un rissoso, un viziato, un giocatore insensibile ai doveri familiari (era padre di otto figli), uno spadaccino abile come lo fu Giuseppe Tartini, sempre pronto al duello, un donnaiolo, insomma una specie di Lorenzo Da Ponte che, col pretesto dell’arte, badava solo a soddisfare i suoi bisogni tutt’altro che spirituali, dandosi alla bella vita, incurante degli obblighi verso la moglie e verso la societ√†.¬†

Charles Burney  sostenne queste voci. E non solo lui. Scrisse che il maestro apuano componeva troppo presto e con poca originalità e accuratezza nei passaggi.  

Niente di pi√Ļ falso.¬† Con buona pace dello storiografo inglese, che raramente riusc√¨ ad entrare, da quel puro anglosassone che fu, nello spirito italiano.

Nel 1767 Guglielmi si rec√≤ a Londra e vi rimase fino al 1772, scegliendo per√≤ un difficile momento. Johann Christian Bach e Mattia Vento¬† erano i beniamini del pubblico inglese. Ci√≤ nonostante, il compositore massese si fece pi√Ļ che onore, sebbene vittima di numerosissimi intrighi da parte dei colleghi rivali.

Proprio a Londra fior√¨ il meglio della sua produzione strumentale:¬† i Sei Quartetti per clavicembalo, 2 violini e violoncello (1768), i 6 Quartetti a 2 clavicembali, il Trio in Re per 2 violini e basso, i 6 Divertimenti per clavicembalo e violino, 2 Toccate e 2 Concerti per clavicembalo e violino, la Sonata per pianoforte e violino, 4 Sonate per pianoforte (1771), Six Sonatas for the Harpsichord or Forte Piano op. 3 (1772), 6 Sonate per clavicembalo, la Toccata per clavicembalo e i 6 Divertimenti per arpa. Prima di essere chiamato da Pio VI – non fu un esilio volontario come molti critici sostengono – a dirigere la Cappella Giulia in Vaticano (1793-1804, anno in cui mor√¨ il 18 novembre), succedendo ad Antonio Buroni, parente di Clementi, allievo di Padre Martini a Bologna, attivo a Dresda nel 1768 con la Compagnia dell’impresario Bustelli (e che quindi non conobbe il maestro massese, che nella citt√† tedesca fu Kapellmeister dell’Elettore di Sassonia ma nel 1762, cio√® sei anni prima), Pietro Alessandro Guglielmi compose a Napoli, nel 1788, il suo capolavoro di musica sacra, il dramma “Debora e Sisara”. Librettista ne fu Carlo Sernicola.

Nel suo “Viaggio in Italia”, il poeta spagnolo Leandro Fernandez de Moratin, detto Moratin Figlio, dotto maestro nel correggere le irregolarit√†¬† della letteratura spagnola, soprattutto quella teatrale, e autore di commedie di stampo molieriano, osserv√≤ che tra i Maestri di Cappella italiani allora viventi, almeno un terzo era napoletano e tra i pi√Ļ bravi cit√≤ Guglielmi, Paisiello, Traetta, Cimarosa e lo Jommellino.

Giorgio Magri, nella sua preziosissima analisi riguardo alla vita e alle opere del compositore massese, ritiene che la ‚Äėdimenticanza’ di Guglielmi √® da attribuire alla mancata pubblicazione stampata dei suoi spartiti. Non una sola opera del musicista apuano √® stata edita in Italia e quelle poche edizioni di alcune sue Arie uscite all’estero non giunsero mai nel nostro Paese.

E lo stesso Giovanni Ricordi, che nel 1808 fond√≤ a Milano quella Casa editrice Musicale destinata a divenire la pi√Ļ importante d’Italia, stamp√≤ subito, insieme con le musiche di Bellini, Donizetti, Rossini, pagine di Mercadante e Pacini, nonch√© opere di Paisiello e Cimarosa, dimenticandosi completamente (ma fu una dimenticanza?) di Pietro Alessandro Guglielmi.

 


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1 commento

  1. Pingback by MUSICA: Pietro Alessandro Guglielmi | Midi Blog — 10 Agosto 2008 @ 06:35

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Bart