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MUSICA: Tommaso Traetta

21 Agosto 2008

di Stelvio Mestrovich

[Alcune pubblicazioni di Stelvio Mestrovich: “Appunti di archeologia musicale”, Pagnini, 2002, “Il caso Palinuro”, Pagnini, 2003, “Venezia rosso sangue”, Flaccovio, 2004, “Delitto in casa Goldoni”, Carabba, 2007]

Tommaso Traetta nacque a Bitonto il 30 marzo dell’anno 1727 da Filippo e Anna Piacente.
Undicenne, entrò al Conservatorio dei Poveri di Napoli, dove studiò con Leo e con Durante. Tredicenne, passò al Conservatorio di S. Onofrio, applicandosi soprattutto al canto e alla musica sacra.
Di queste composizioni è molto noto lo Stabat Mater ed è accertata l’esistenza di una “Passio secundum Joannem”, d’una “Lezione terza del primo notturno del S.Natale”, di “Tratti delle tre profezie del Sabato Santo” e dell’oratorio “Rex Salomon”.
Traetta esordì, come operista, con “Farnace” al San Carlo di Napoli (1751) e il successo ottenuto fu talmente strepitoso che gli chiesero altre sei opere per la stessa scena, le quali si succedettero senza interruzione l’una dopo l’altra e ciò gli aprì la via ad altri teatri italiani.
Scrive il Flòrimo: ‘Fu rappresentato (il “Farnace”) il 4 novembre 1751 e non nel 1750 come affermano alcuni biografi. La data 1751 è assicurata da un validissimo documento qual è la copia dello spartito esistente nella Biblioteca Marciana di Venezia. La magnifica rilegatura in pelle, con fregi dorati ed altro, dimostra che in origine veniva presentata in omaggio a qualche illustre veneziano, ed è a ritenersi che nel frontespizio vi si ponesse la data precisa della prima rappresentazione, anziché quella di una replica eventuale. Forse il Traetta medesimo dovette donarlo a qualcuno dei nobili Contarini di San Benedetto, gli eredi dei quali, nel 1835, vendettero alla Marciana preziosi manoscritti, fra cui questo spartito di Traetta’. (1)
Chiamato a Roma nel 1754, vi diede al Teatro Aliberti l’opera “Ezio”, uno dei suoi lavori più belli. La sua reputazione si diffuse in tutta Italia e iniziò così una serie di viaggi attraverso l’Italia e l’Europa che, secondo il Conte Orloff, fu ‘comme una marche triomphale”.
Tornato a Napoli, Traetta vi fece rappresentare, al Teatro dei Fiorentini, nell’autunno del 1755, l’Incredulo e, al Teatro Nuovo, nel 1756, La Fante furba, che alcuni vogliono rappresentata a Roma e che, viceversa, non si sa ancora oggi dove e quando lo fu. (2)
Dopo il “Buovo d’Antona” a Firenze (1756), a Reggio Emilia andò in scena la “Nitteti”.
Nel 1758 Traetta inaugurò a Verona il Teatro Filarmonico di quella città con la sua opera “Olimpiade”.
‘Le sue eccezionali doti di vigoria drammatica e di ricchezza melodica, la padronanza dei mezzi tecnici e la inconfondibile aria ‘progressiva’ che spirava da tutto il complesso delle sue opere, lo avevano senza dubbio raccomandato al francese Du Tillot, ministro di Stato alla Corte Borbonica di Parma e riformatore ‘in pectore’ del teatro musicale italiano, che lo fece invitare dall’Infante Don Filippo, reggente di Parma, ad occupare il posto di Maestro di Cappella alla Corte e d’insegnante di canto delle principesse.
In un’epoca ‘così priva di senso tragico e così incline alla superficialità tanto nella vita quanto nell’arte’, scrive Adelmo Damerini, il musicista pugliese trovò il terreno adatto per porre il suo fervido ingegno e la sua esuberanza giovanile al servizio di una causa di cui si invocava da tutte le parti la risoluzione: la restaurazione del teatro drammatico italiano’.(3)
La prima opera composta a Parma dal musicista di Bitonto fu “Ippolito e Aricia” del 1759, ripresa nel 1763 per il matrimonio di Maria Luisa con Carlo di Spagna, futuro Re Carlo IV. Ciò gli fece guadagnare una cospicua pensione.
Fu questo per Traetta, alla Corte filo francese di Parma, il periodo più fecondo del compositore che scrisse 12 opere serie e 4 comiche.
Su invito del Conte Durazzo, Traetta fu ospite a Vienna per allestire l’opera “Armida” (1761) e “Ifigenia in Tauride” (1763) dove, abbandonati i libretti metastasiani, applicò con successo le sue idee riformiste.
Il Frugoni, nella prefazione di Ippolito e Aricia, scrisse che: “si è tentata una novità: ma si è con ragione rispettato il gusto, ed il diritto di una musica dominante, che fa la delizia dell’Italia e dell’Europa … si sono introdotti dei cori; ma questi non sono stranieri ai teatri d’Italia, che gli adottarono ugualmente in altri tempi … Le danze non sono che un ornamento accessorio, che si può collocare ad arbitrio, quando acconciamente si legano, e si compongono ad un soggetto favoloso …”
Con queste e altre dichiarazioni, il Frugoni svalutò tutto quanto aveva consigliato il Du Tillot. (4)
All’Ippolito e Aricia, seguirono nel 1760 “I Tindaridi” che il Frugoni rielaborò sul libretto del Bernard, già usato dal Rameau per il “Castor et Pollux”.
Alla morte del Duca Don Filippo (1765), Traetta si trasferì a Venezia come Direttore del Conservatorio dell’Ospedaletto.
Qui fece eseguire al Teatro Giustiniani di San Moisè l’opera buffa “Le serve rivali”, su libretto dell’abate Pietro Chiari. Seguirono il “Siroe”, rappresentato a Monaco di Baviera nel 1767, e nel 1768 sempre al San Moisè “L’Amore in trappola”.
Traetta abbandonò dopo tre anni Venezia per recarsi, su invito dell’Imperatrice Caterina II, a San Pietroburgo, succedendo a Galuppi, quale insegnante e maestro di Corte.
La Zarina, all’indomani della rappresentazione della “Didone abbandonata” inviò a Traetta una tabacchiera d’oro ornata del suo ritratto, con un biglietto di sua mano in cui scrisse che Didone gli faceva questo dono. Così si è creduto per anni. In realtà, si sono scambiati Traetta per Galuppi che aveva composto qualche anno prima un’opera con lo stesso soggetto, rappresentata a San Pietroburgo, e che ricevette realmente questo messaggio da parte dell’Imperatrice. Il Fétis ci fa, infatti sapere che “on a confondu dans cette anecdote Traetta et Galuppi, qui avait écrit quelques années auparavant un opéra sur la meme sujet à Petersburg, et qui recu en effet ce message de l’ Imperatrice. La Didone de Traetta avait été composé a Parma en 1764”.
La rigidità del clima indusse Traetta a lasciare la Russia per Napoli (1775), dove insegnò al Conservatorio dei Turchini, e poi a Londra (1777), dove fece rappresentare “Germondo” con poco successo.
Tornato in Italia e stabilitosi a Venezia, la sua salute declinò incidendo anche sulla sua forza creativa.
Morì di emottisi il 6 aprile dell’anno 1779.
Entrano a centinaia i fedeli e i turisti nella chiesa di Santa Maria Formosa a Venezia e nessuno si ferma a leggere, a pochi metri dall’altare maggiore, al lato destro, verso l’ingresso principale:

THOMAE TRAJETTA
BITUNTI NATO
SUBLIMIORES MUSICES PERITISSIMO
HUIUS CORI
AD AMPLITUDINEM ARTIS SUAE
INSTAURATORI MODERATORI
OPTIME MERITO
ANNO SALUTIS MDCCLXXIX
AETATIS SUAE LII
VITA FUNCTO
MONUMENTUM POSITO

Antonio Nuovo riportò la copia autentica di quest’atto, da lui stesso ritrovato, rovistando negli sconvolti archivi della Basilica di S. Maria Formosa, poco dopo che le bombe austriache avevano fatto scempio di quel gioiello d’arte:

Ufficio Parrocchiale
S.Maria Formosa
VENEZIA

li 2 febbraio 1917

(5)
Dal libro dei Morti (anno 1779 pag. 78, vol. 19) di questo Archivio Parrocchiale si trascrive quanto segue, poiché possa far fede soltanto in Atti contemplati dalle legge sul bollo.

A dì aprile 1779

Il sig. Tommaso Traetta quondam Filippo del regno di Napoli, andando soggetto a frequenti e copiosi sbocchi di sangue dal polmone, dal quale copiosissimo sorpreso la scorsa notte fu soffocato e morì alle ore 8 inc. in età di anni 52, come da fede del medico Nommetti al n. 152, lo farà seppellire sua moglie con Capitolo.

Registrato P.L.
Sepolto all’Ospedaletto.
Per copia conforme: Sac. Gio. Batta Vianello
Parroco di S.Maria Formosa. (6)

Da un così triste documento sappiamo che Tommaso Traetta ebbe una moglie e un figlio Filippo (Philip).
Quest’ultimo, nato a Venezia l’otto gennaio dell’anno 1777, compì i primi studi musicali con Perillo e li completò a Napoli con Fenaroli e Piccinni.
Avendo partecipato ai moti rivoluzionari del 1799, dopo sei mesi di prigione, riuscì a fuggire da Napoli e a stabilirsi in America, a Boston. Diresse un teatro itinerante e visse in Virginia per qualche anno. Verso il 1828 si stabilì a Filadelfia, dove fu attivo quale maestro di canto e compositore. Fondò in questa città l’American Conservatory.
Morì il 9 gennaio dell’anno 1854.

Di lui si ricordano le opere “The Venetian Maskers”, “Ero”; gli oratori “Jerusalem in affliction”, “The Daughter of Zion”; le cantate “The Christian’s Joy”, “Prophecy”, “The Nativity”, “The Day of rest”, “Washington’s Dead March”; inoltre i Quartetti strumentali e vocali, trii, duo, liriche.

(1) “Tommaso Traetta di Bitonto” di Franco Casavola, Bari, 1957.
(2) Idem.
(3) Idem.
(4) Idem.
(5) Idem.
(6) Idem.


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16 Comments

  1. Pingback by MUSICA: Tommaso Traetta | Midi Blog — 21 Agosto 2008 @ 05:19

    […] Tommaso Traetta Archiviato in: Midi — Agosto 21, 2008 @ 6:25 am sconosciuto: Il Frugoni, nella prefazione di Ippolito e Aricia, scrisse che: “si è tentata una novità: ma […]

  2. Commento by Carmelo — 21 Agosto 2008 @ 15:54

    Bellissimo articolo su un caposaldo della Musica del Settecento.
    Carmelo

  3. Commento by Sergio — 22 Agosto 2008 @ 12:16

    Avevo sentito parlare di Tommaso Traetta, ma l’articolo di Stelvio Mestrovich mi ha fatto conoscere più ampiamente la sua bravura e fama di compositore.
    Non posso che ringraziare Mestrovich di queste belle e continue ‘chicche’ musicali che continua a regalarci.

    Sergio da Lugo di Romagna

  4. Commento by Rada Mandic — 26 Agosto 2008 @ 10:36

    Mi chiamo Rada e scrivo da Belgrado. Leggo tutti gli articoli di critica musicale e i libri gialli del mio amico Stelvio. Questo ‘pezzo’ su Tommaso Traetta mi è piaciuto più degli altri. Mi piacerebbe tradurlo in serbo, ma non è facile. Auguri a Mestrovich tutto il successo che si merita.
    Saluti.
    Rada Mandic u Beograd

  5. Commento by francesco traetta — 27 Febbraio 2009 @ 18:25

    orgoglioso di essere un antenato di questo compositore non molto noto in italia e non celebrato come dovuto…..
    francesco traetta

  6. Commento by Stelvio Mestrovich — 27 Febbraio 2009 @ 18:55

    Rispondo con piacere all’antenato di Tommaso Traetta, il signor Francesco.
    Certo che deve sentirsi ‘orgoglioso’ di essere un discendente dell’illustre compositore.
    Spero che presto anche questa biografia veda la luce in un libro in progetto che raccoglie la vita e le opere dei più grandi compositori del 700, un tempo famosi e corteggiati, oggi ingiustamente dimenticati da un popolo che NON stima e NON apprezza più la VERA Musica.
    E un popolo che tradisce le sue tradizioni NON è degno di definirsi tale.
    Con amicizia, stima, rispetto e simpatia.
    Stelvio Mestrovich (zaratino), residente a Lucca.

  7. Commento by Francesca Draetta — 11 Luglio 2009 @ 22:39

    Filippo Traetta ebbe un figlio: Francesco. Costui desiderava andare a vivere nella terra di origine, ma non poteva in quanto era stato proibito a suo padre e alla sua discendenza. Cambiò allora la prima iniziale del cognome che divenne così “Draetta”.
    Sono fiera di continuare la sua tradizione musicale.

  8. Commento by Carlo Raso — 7 Novembre 2009 @ 18:29

    Ricordo di aver cercato all’Ospedaletto la tomba di Traetta, senza trovarne traccia. Avevo precedentemente visto il suo sepolcro nella cripta del Duomo di Bitonto, e ho allora pensato che anche la lapide sepolcrale originaria fosse stata rimossa.
    Vale comunque ricordare che dell’illustre compositore resta a Venezia il ritratto nell’affresco settecentesco, di stile tiepolesco, della “Sala della musica”. Qui Traetta ha in mano uno spartito arrotolato, per dirigere la musica – in luogo della posteriore bacchetta – come avveniva nel Settecento.
    Sarei grato se qualcuno risolvesse il problema della lapide sepolcrale, anche perché il testo di quella a S. Maria Formosa è identico a quello riferito al sepolcro all’Ospedaletto
    C’è qualche confusione?
    Grazie
    carlo Raso

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 7 Novembre 2009 @ 23:04

    @ Carlo

    Ho informato l’autore dell’articolo. Grazie.

  10. Commento by Stelvio Mestrovich — 8 Novembre 2009 @ 18:16

    Caro Signor Raso,

    sono Stelvio Mestrovich, l’autore dell’articolo su Tommaso Traetta, compositore che ha sempre destato in me interesse e passione.
    Rispondendo alla Sua domanda,  Le confermo che Traetta è sepolto all’Ospedaletto. Antonio Nuovo riporta la copia auetntica dell’atto, da lui stesso ritrovato “rovistando negli sconvolti archivi della Basilica di S.Maria Formosa, poco dopo che le bombe austriache avevano fatto scempio di quel gioiello d’arte:

    Ufficio Parrocchiale
    S.Maria Formosa
    VENEZIA

    li, 2 febbraio 1917

    Dal Libro dei Morti (anno 1779, pag.78, vol. 19) di questo Archivio parrocchiale si trascrive quanto segue, poichè possa far fede soltanto in Atti contemplati dalla legge sul bollo.
    A dì aprile 1779
    Il sig. Tommaso Traetta quondam Filippo del Regno di Napoli, andando soggetto a frequenti e copiosi sbocchi di sangue dal polmone, dal quale copiosissimo sorpreso la scorsa notte fu soffocato e morì alle ore 8 inc. in età di anni 52, come da fede del medico Nommetti al n. 152, lo farà seppellire sua moglie con Capitolo.
    Registrato P.L.
    SEPOLTO ALL’OSPEDALETTO.
          Per copia conforme
                                                 Sac. Gio.Batta Vianello
                                                 Parroco di S.maria Formosa

    Da ciò si deduce che Tommaso Traetta è sepolto all’Ospedaletto e che la lapide (uguale) che lo ricorda a S.Maria Formosa è probabilmente “una copia”.
    Povero Traetta! C’era chi lo pensava (e continua a pensarlo) morto a Napoli o a Londra o a San Pietroburgo.
    Niente di tutto questo.
    Come si evince dal libro di Franco  Casavola, Traetta morì e fu sepolto a Venezia all’Ospedaletto. E il documento che ne fa fede è quello riportato alla luce da Antonio Nuovo.

    Cordialmente.
    Stelvio Mestrovich

  11. Commento by Carlo Raso — 14 Novembre 2009 @ 21:53

    Gentile sig. Stelvio Mestrovich,
    La ringrazio per l’informazione, che non dissolve però le mie perplessità. Anni orsono, visitando la chiesa dell’Ospedaletto, cercai invano la lapide a Traetta, tanto da pensare che fosse stata rimossa in occasione della traslazione dei resti a Bitonto. Trovo ora su questo sito la trascrizione dell’iscrizione assegnata alla chiesa di Santa Maria Formosa, mentre sul sito traetta.com ne risulta una pressoché identica, sia pure con qualche variente nelle desinenze, assegnata alla chiesa di S. Maria Assunta, che è altro titolo dell’Ospedaletto. Tutto ciò serve solo ad accrescere la mia confusione!
    Le chiedo quindi se Lei ha effettivamente visto la lapide di S. Maria Formosa o quella dell’Ospedaletto, perché il mio sospetto è che possa essserci stata confusione tra gli studiosi.
    In questi casi, solo la constatazione diretta è utile!
    Oppure la lapide di S. Maria Formosa è la stessa dell’Ospedaletto, trasferita dopo la traslazione del 1980 nella chiesa parrocchiale dove è conservato l’atto di morte?
    Ringrazio poi quanti, leggendo questa mia richiesta, fossero in grado di fornire ulteriori particolari.
    Colgo l’occasione per correggere una mia svista nella missiva del 7 novembre scorso: nell’affresco della sala della musica dell’Ospedaletto è raffigurato Anfossi e non Traetta, entrambi pugliesi!
    Grazie
    Carlo Raso

  12. Commento by Stelvio Mestrovich — 15 Novembre 2009 @ 10:27

    Gentile sig. Raso,

    a me risulta che i resti di Traetta non siano mai stati traslati da Bitonto a Venezia. Tommaso è morto a Venezia  e le sue spoglie riposano nella città lagunare. NON si sono mai mosse da lì.
    Confermo che le summenzionate giacciono all’Ospedaletto. Io ho visto la lapide nella Chiesa di S.Maria Assunta, oggi si chiama così, prima era “Ospedaletto”. E l’atto di morte, invece, è conservato a S.Maria Formosa.
    C’è un po’ di confusione tra gli studiosi, io non sono di certo immune da sbagli o sviste, comunque ai miei occhi ci credo!
    Un carissimo saluto.
    Stelvio Mestrovich

  13. Commento by Carlo Raso — 15 Novembre 2009 @ 18:45

    Egregio sig. Mestrovich,
    La ringrazio per la conferma che la sepoltura di Traetta è effettivamente all’Ospedaletto. Evidentemente, il mio sopralluogo non è stato sufficientemente attento, oppure – cosa frequente – qualche tappeto o altare conciliare o altro copriva in quella circostanza la lapide.
    Quanto all’esumazione dei resti del compositore pugliese di scuola napoletana, La rimando al sito http://www.traetta.com, dove potrà vedere una foto dello scheletro nel 1980, prima della traslazione a Bitonto, sua città natale.
    Io stesso sono stato a Bitonto nel 1982 e ho visto la tomba di Traetta nella cripta della cattedrale, meravigliandomi tra l’altro del fatto che si trovasse in un posto, direi, strategico dell’edificio, dove ci saremmo aspettate le spoglie di un santo o di un martire. Ma la Puglia è regione molto sensibile agli studi patri e, tutto sommato, Traetta è stato più fortunato di Mozart o Cimarosa (anche lui morto a Venezia) privi di una loro sepoltura.
    Non so se deprecare la traslazione delle salme dei grandi musicisti dai luoghi dove sono morti.
    Valutiamo però che, se avessimo lasciato tutto al loro posto, oggi Rossini e Bellini si troverebbero in Francia e non a Firenze (il primo) e a Catania (il secondo).
    Per Traetta, trattandosi sempre di Italia (ma fino a quando?) sarebbe stato opportuno lasciarlo all’Ospedaletto!
    Resto comunque in attesa, da parte di chi leggesse queste riflessioni, di una foto del sepolcro di Traetta a Bitonto, non avendovi provveduto io in occasione del mio viaggio.
    Ringrazio
    Carlo Raso

  14. Commento by Stelvio Mestrovich — 16 Novembre 2009 @ 15:37

    Carissimo sig. Raso,

    grazie di avere colmato una mia lacuna, ma non soltanto mia!, circa la foto dello scheletro del grande Tommaso Traetta nel 1980  prima  della traslazione a Bitonto. Le sono riconoscente.
    Concordo con Lei che il compositore pugliese è stato più fortunato di Mozart, Cimarosa e altri, privi di sepoltura. Del resto, nel Settecento, i compositori erano considerati alla stregua dei “servi”. Il primo a reagire con veemenza fu L.v.Beethoven.
    Non credo che ormai  nessuno disturberà più il riposo di Traetta.
    Per la foto del sepolcro di Traetta a Bitonto dovrà attendere, se non provvederanno altri al posto mio, un mio viaggio nella bellissima Terra di Puglia.
    Un caro saluto.
    Stelvio Mestrovich

  15. Commento by Gianfranco — 17 Febbraio 2010 @ 17:44

    Ho trovato l’articolo veramente interessante, incluso la discussione seguente.
    Se volete vi mando una foto della attuale tomba di Traetta a Bitonto, che comunque attualmente non e’ visibile perche’ occulta dietro un confessionale.
    Inoltre volevo segnalarvi un gruppo traettiano in facebook magari vi interessa: http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=75465290631&ref=ts

    Saluti

  16. Commento by Emanuele di Bitonto — 3 Aprile 2010 @ 18:28

    L’articolo interessantissimo. Comunque mi piacerebbe sapere di più sul fatto che Filippo Traetta avesse un figlio di nome Francesco dal quale è nata una discendenza con cognome Draetta. La signora Francesca Draetta e sicura di quanto dice? Da quanto ne so Filippo Traetta esiliato in America non aveva figli, anzi mi correggo adottò una ragazza che cantava. Lo stesso Filippo creò a Boston nel 1800 una Accademia musicale poi si trasferì a Filadelfia dove istituì un Conservatorio musicale. Sarei curioso di sapere dalla signora Draetta come è discendente. Si consiglia di leggere uno studio edito nel 2002 (da ADDA Editore) di Franco Sciannameo dal titolo “Filippo Trajetta-Un musicista italiano in America. Un cordiale grazie e sincero saluto a chi vuol dare giusto lustro a personaggi rimasti nel dimeticatoio. Emanuele

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