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MUSICA: I MAESTRI: Un secolo in Cavalleria

11 Maggio 2008

di Leonardo Pinzauti

Alla vigilia del 17 maggio 1890, data della prima rappresentazione al Teatro Costanzi di Roma di Cavalleria rusticana, il giova¬≠ne¬†¬† Pietro¬†¬† Mascagni¬†¬† (aveva ventisette anni) non avrebbe potuto immaginare che la sua opera in un atto avrebbe avuto non soltanto un enorme e sen¬≠sazionale successo, ma che sarebbe diventata un punto di riferimento, e quasi la data di nascita, di una nuova civilt√† del teatro musicale: quella che √® passata alla storia sotto l’eti¬≠chetta del verismo. In realt√† la stessa cronaca della prima se¬≠rata romana¬† ha caratteri¬† di un’assoluta eccezionalit√†, quasi che il pubblico della ca¬≠pitale, anche allora probabilmente non meno scettico e in¬≠differente di quello di oggi, si fosse trovato di fronte ad un evento lungamente atteso, ca¬≠pace di scuotere perfino quan¬≠ti continuavano ad andare al¬≠l’opera soprattutto per rispet¬≠tare¬†consolidate abitudini mondane, e insomma quegli ¬ęoziosi intertenimenti¬Ľ che fin dalle sue origini avevano caratterizzato il teatro musicale, soprattutto in Italia. Ma i gior¬≠nali riferiscono che Cavalleria rusticana ebbe ben sessanta ¬ęchiamate¬Ľ, fra quelle all’au¬≠tore¬† e¬† quelle¬† agli¬†¬† interpreti (che erano il direttore d’orchestra¬† Leopoldo¬† Mugnone¬† e¬† i cantanti¬† ¬†Gemma Bellincioni, Annetta Guli, Roberto Stagno, Gaudenzo Salassa e Federica Casali), e l’enorme successo del maestro livornese fece ta¬≠le scalpore da varcare imme¬≠diatamente i confini nazionali, tanto da diventare un ¬ęcaso¬Ľ addirittura senza confronti, anche in un’epoca in cui la presenza di un Verdi felice¬≠mente operante, e con un pre¬≠stigio consolidato, invitava di solito a mitigare con prudenza o ad eludere i giudizi troppo entusiastici, visto che lui era sempre pronto a far conoscere i suoi umori e le sue severe rampogne, specialmente¬† nei confronti dei pi√Ļ giovani.

Mascagni stesso, del re¬≠sto,¬†¬† rest√≤¬†¬† stupito¬†¬† di tanto successo, come si desume da una sua commo¬≠vente lettera al padre: in fondo Cavalleria rusticana era un’o¬≠pera in un atto, e allora le ¬ęoperine¬Ľ – che sarebbero state un segno caratterizzante di gran parte del teatro novecentesco – non godevano di particolare¬†¬†¬† gradimento nel pubblico, e tanto delirio di applausi per un¬† lavoro¬† breve, mentre furoreggiavano le dispute fra wagneriani e ammiratori incondizionati di Verdi, dovette accentuare lo stupore di Mascagni, che al libretto ap¬≠prontato da Giovanni Targioni-Tozzetti, e poi da Guido Mena¬≠sci, aveva lavorato febbril¬≠mente per appena due mesi, quando era venuto a cono¬≠scenza del Concorso Sanzogno. In fondo quel lavoro sulla trama siciliana resa celebre dal dramma di Verga era stato un modo per evadere dagli im¬≠pegni non esaltanti della sua vita di direttore del Corpo filarmonico di Cerignola, e alla fi¬≠ne della sua veloce fatica, se non fosse stato per la fiducio¬≠sa intraprendenza della mo¬≠glie, avrebbe perfino rinuncia¬≠to a mandare in tempo la sua partitura alla commissione giudicatrice, formata da auto¬≠revoli personaggi come il criti¬≠co D’Arcais, Amintore Galli, Filippo Marchetti, Pietro Platania e Giovanni Sgambati. E invece Cavalleria rusticana dello sconosciuto Pietro Ma¬≠scagni ¬ęmaestro in Cerigno¬≠la¬Ľ, come riferiscono i giorna¬≠li, risult√≤ ¬ędegna di rappresen¬≠tazione¬Ľ fra le 73 presentate al concorso del 1888, insieme a Labilia di Niccola Spinelli e a Rudello di Vincenzo Ferroni, ¬ęmaestro di composizione al Conservatorio di Milano¬Ľ (e ora appena conosciuto per i suoi trattati scolastici). Ma le altre due operine furono ben presto travolte dall’oblio, certo perch√© soffocate anche dal successo della partitura di Ma¬≠scagni, che giunse subito non soltanto nei principali teatri italiani, ma nelle capitali in¬≠contrastate della musica come Vienna e Parigi, dove trov√≤ un pubblico entusiasta e sorpre¬≠so insieme; perch√© Cavalleria rusticana, proprio nel momen¬≠to in cui il melodramma tradi¬≠zionale italiano, quello dei ¬ępezzi chiusi¬Ľ, sembrava or¬≠mai travolto dal rovesciamen¬≠to di gerarchie espressive se¬≠colari (prima il canto, e poi il ¬ęcommento¬Ľ orchestrale) – avvicinando di fatto le fantasie gigantesche di Wagner e di Verdi, e facendo nascere un sinfonismo teatrale che aveva tutti i segni della ¬ęmodernit√†¬Ľ – il giovane musicista livor¬≠nese rinverdiva di getto, con l’impeto di una fantasia appas¬≠sionata ed efficace, rimescolandoli in una geniale dialetti¬≠ca di contrasti, modi espressi¬≠vi del melodramma del passa¬≠to e astuzie timbriche del pre¬≠sente, genuinit√† popolare di ¬ęcanzoni¬Ľ reinventate e gusto della grande scenografia so¬≠nora: il tutto sotto l’impulso di ¬ęun talento fresco, energico, sincero¬Ľ (come lo defin√¨ il se¬≠vero Hanslick) che senza sa¬≠perlo aveva inventato il mani¬≠festo stesso del verismo musi¬≠cale, senza pi√Ļ ritrovare in se¬≠guito la stessa coerenza vitale e la stessa continuit√† di inven¬≠zione drammatica e di trasfigurazione emotiva. Il che as¬≠segna a Cavalleria rusticana, che ebbe in seguito ammirato¬≠ri illustri come Gustav Mahler e Bernard Shaw, il valore sen¬≠sazionale di un vero e proprio ¬ęunicum¬Ľ nella storia non sol¬≠tanto di Mascagni musicista, ma di tutto il teatro in musica, diventando a suo modo un evento ¬ęrivoluzionario¬Ľ nel momento stesso in cui era ap¬≠parsa come una impetuosa re¬≠surrezione di linguaggi ormai tramontati.

Che ad un’analisi distac¬≠cata si possa ritrovare in Cavalleria rusticana anche qualcosa di ¬ęeccessivo¬Ľ e perfino di retorico (ad esempio nella parte del baritono, che si rif√† a modelli verdia¬≠ni, ma come svuotati dalle loro sottigliezze psicologiche) non intacca minimamente l’emo¬≠zione di aver a che fare con un autentico capolavoro. Cavalle¬≠ria rusticana resta la fiammata di un grande talento, e baste¬≠rebbe da sola ad assicurare a Mascagni un posto di rilievo nella storia della musica e del costume, accanto ai musicisti destinati a dare il meglio di s√© nella loro giovinezza: come non accadde a Verdi, ma come tocc√≤ a uno Schumann e ad uno Chopin.


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Bart