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Non basta mandarli a casa, bisogna processarli

12 Dicembre 2013

Negli ultimi talk show sono sempre più frequenti i servizi dedicati al movimento 9 dicembre, che alcuni, forse per dileggio, vogliono continuare a chiamare il movimento dei forconi. Ciò consente agli spregiatori, quasi tutti prezzolati dal potere, di far passare i manifestanti per i soliti provocatori, che non hanno altro scopo che invadere le strade e rompere le vetrine dei negozi.

Ho già ricordato che nell’agosto scorso scrissi un articolo in cui avvertivo che nell’aria avanzava un profondo cambiamento in politica e nella società civile.  Non sbagliavo, e lo confermano il movimento 9 dicembre e la dichiarata illegittimità del parlamento (perché tale è l’attuale condizione del potere legislativo, nonostante ciò che va declamando come un ossesso il nostro capo di Stato, finalmente fischiato quando si è recato, nonostante il popolo sia praticamente in lutto per la profonda crisi, a sedersi sul palco della Scala, probabilmente sullo stesso scranno dove una tempo sedevano i sovrani). Che il capo dello Stato sia ormai chiuso e prigioniero della sua vanità e non rinunci a niente pur di lasciare intendere ai cortigiani e ai creduloni che tutto va bene, madama la marchesa, ormai è del tutto normale. All’uomo che plaudì al massacro degli ungheresi da parte dell’Urss, fa un baffo la sofferenza del popolo. Lui vive in un palazzo attorniato da una dispendiosa servitù e lui stesso gode di un appannaggio che nemmeno la regina d’Inghilterra si sogna. Figuriamoci se si mette a seguire  l’insegnamento di papa Francesco, che magari lusinga negli incontri ufficiali, ma dal quale si tiene ben lontano, non solo perché comunista probabilmente ateo, ma perché più lontani si tengono dai nostri pensieri i buoni esempi,  i quali magari costano qualcosa alla  nostra personale vanità e ricchezza, meglio è. E Napolitano segue questa comoda filosofia. I fatti lo hanno dimostrato. I tagli che ha fatto al palazzo dove avvengono gli sprechi più grandi, sono ridicoli. Il denaro pubblico che vi viene sperperato è enorme, e per averne conferma basta paragonarne le spese a quelle sostenute per le stesse istituzioni in Germania, in Francia, in Gran Bretagna e negli Usa. Tabelle di raffronto sono apparse più volte sulla stampa nazionale. Ma Napolitano ci sta troppo bene a palazzo e non si fa scrupolo nemmeno di stare sotto il tricolore che fu sacro agli uomini del Risorgimento e della Resistenza che immolarono la loro vita per la libertà, come fecero i magiari nel 1956, disprezzati allora da Napolitano.

Ho ricordato l’altro giorno la boria e la sufficienza (che non avrei mai immaginato) con cui Mario Adinolfi trattò in uno dei più recenti talk show il movimento 9 dicembre, accusando i loro rappresentanti praticamente di fare un gran baccano e basta. È in sostanza la stessa posizione di Napolitano che lascia, senza nemmeno vergognarsene (ma la moglie non gli dice proprio niente?) dichiarazioni sfacciate in cui ordina al popolo e ai partiti di finirla con le proteste e con la richiesta di elezioni, che non avranno, poiché – parole sue – le elezioni sono lontane.
Ma per fortuna il palazzo, come scrissi una volta, pur avendo fondamenta solide, è assediato, e chi vi si è asserragliato è destinato alla sconfitta.

Il movimento 9 dicembre – lo voglio ricordare a Mario Adinolfi e a Napolitano – è composto da una ampia rappresentanza di categorie di popolo da far tremare le vene. Basterebbe che questo popolo, come mi auguro, avesse presa (e le ragioni ci sono, e molte) e si estendesse alla gran massa di cittadini e di elettori e la da me tanto auspicata rivoluzione diventerebbe concreta ed esaltante.

I rappresentanti del movimento nelle loro ultime dichiarazioni, rese mentre Letta chiedeva la fiducia e prometteva la solita luna – anche lui dalla sua poltrona agiata di privilegi e di appannaggi – andavano dicendo all’unisono, tanto a Roma che nelle altre città diffuse in ogni dove della penisola, che questo parlamento incapace e corrotto deve andarsene a casa e che siano convocate subito le elezioni affinché una nuova classe politica ne prenda il posto con l’avallo non certo di Napolitano, che si è spudoratamente permesso di mettere il suo scudo ormai arrugginito a protezione dell’attuale parlamento corrotto ed inviso al popolo, ma del popolo sovrano con il voto.

Pensate: la lotta che si è aperta è tra Napolitano che non vuol far votare il popolo, e il popolo che invece vuole mandare a casa la corrotta classe politica. Potete considerare Napolitano un rappresentante dell’Italia, come gli imporrebbe la costituzione? No, a Napolitano basta che siano Scalfari, Zagrebelsky, De Siervo e tanti altri lecchini a dargli conforto nel suo proposito di rifiutare le elezioni, per poter dire al popolo che la loro protesta non servirà proprio a un bel nulla. Napolitano come Maria Antonietta, ricordate? Solo che Maria Antonietta almeno al popolo voleva dar da mangiare le brioches (anche se non sembra che abbia mai detto queste parole), invece a Napolitano interessa occupare alla Scala il posto che fu dei Savoia. Non so se al suo ingresso, come accadeva in quei tempi durati fino ai primi del ‘900, gli spettatori si si siano alzati al suo ingresso, ma se lo avessero fatto non mi meraviglierei, vista la squallida passerella dei personaggi che si potevano permettere di pagare il biglietto di ingresso e delle signore che non disdegnavano di girarsi verso i fotografi per mostrare le loro lussuose vesti e i loro gioielli. Mentre a pochi passi il popolo che soffre la fame e non ha lavoro, li  fischiava e fischiava il capo di Stato,  che faceva la meschina figura, praticamente, del pastore che guidava la mandria.

Voglio dire però ai portavoce del movimento 9 dicembre che non basta mandare via questi parlamentari corrotti e delegittimati (e la smetta Napolitano di dire sciocchezze, come quella secondo la quale il parlamento è legittimo, imitando come un pappagallo i suoi buffoni di corte, ben remunerati anch’essi): la delegittimazione, se pure ha la sua fonte giuridica in una istituzione importante come la consulta (sul cui comunicato si sta giocando una vergognosa partita di tiro alla fune) ha la sua vera fonte di autorità, quella vera, quella che conta, nel popolo sovrano, il quale grida che tutti costoro se ne devono andare a casa giacché il popolo non si riconosce più in essi: revoca loro il mandato che hanno ricevuto grazie al porcellum.

Ma, attenzione, non basta cacciarli dal parlamento e mandarli a casa, questi manigoldi e affamatori del popolo devono anche essere processati, come si fece con i nazisti a Norimberga. Gli onesti potranno salvarsi, ma si contano sulle dita di una mano; invece tutti gli altri (i politici di professione in testa) devono restituire al popolo il malloppo che hanno accumulato sulle nostre spalle.

Guai a soprassedere e a farci convincere che il passato è il passato ed è bene metterci una pietra sopra. Questi corrotti hanno accumulato un debito pubblico di oltre 2 mila miliardi di euro, facendo pagare il conto a noi, mentre loro si compravano ville, appartamenti, gioielli, barche e si godevano privilegi e stipendi da nababbi, mentre tanti di noi erano costretti ad abbandonare la propria casa per la impossibilità di pagare il mutuo ed erano costretti, famiglie intere, a dormire o in auto o per strada o sotto i ponti.
Come è possibile dimenticarci di queste sofferenze? Come è possibile perdonare? Come è possibile non processare i colpevoli e fargliele pagare tutte?

I francesi quando decisero di ribellarsi non ci andarono per il sottile. Si misero a tagliare le teste degli affamatori,  senza nemmeno distinguere tra buoni (pochi, come pochi sono i buoni del nostro parlamento) e cattivi, con le tricoteuse che ad ogni calare della mannaia gridavano di gioia.
E fecero la rivoluzione che portò, pur in mezzo a tanti errori ed eccessi, i principi di uguaglianza, di libertà e di giustizia nel mondo.
Oggi la Storia è grata a costoro. Dunque, noi vogliamo fare molto meno, vogliamo evitare la violenza. Non si chiede di tagliare le teste a nessuno, non si chiede di spargere sangue, a meno che non si schierino provocazioni di resistenza, ma si chiede il sacrosanto diritto di processare chi ci ha portato sin qui, siano essi i politici di oggi, siano essi i politici di ieri ancora in vita.

Se non faremo anche questo, dopo che con le nuove elezioni a primavera (perché dovremo averle in primavera!) avremo rinnovato la classe dirigente di questa Italia martoriata e avremo restituito l’onore che merita al nostro tricolore, anche con un nuovo e più giovane presidente della repubblica, se non faremo anche questo, la nuova Norimberga, saremo colpevoli del marcio e dell’infezione che lasceremo in giro, la quale presto si rimetterà in circolazione e seminerà i suoi terribili blasti distruttivi.

La libertà non cala dal cielo come la manna di biblica memoria. Ce la dobbiamo conquistare – si dice  che dobbiamo farlo ogni giorno, ma in questo impegno abbiamo fallito perché abbiamo dormito troppo – e per la conquista della libertà non c’è strumento che sia inadeguato. Prima si tenti con i migliori sistemi che abbiamo a disposizione, ma poi dovremo usare anche gli altri, se serviranno.

Uno dei rappresentanti del movimento 9 dicembre, alle provocazione di Mario Adinolfi, rispose per le spicce (mi piacque tanto e mi permetta di stringergli metaforicamente la mano ora): gli rispose: se le nostre proteste le intenderete con le buone meglio, se no ve le faremo intendere con le cattive.
Bravo! È così che si parla! È così che si difendono la nostra libertà, la nostra dignità e la nostra democrazia.


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6 Comments

  1. Comment di enzo — 13 Dicembre 2013 @ 13:30

    Armiamoci e partite!

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 13 Dicembre 2013 @ 17:02

    Veda di non fare lo sgnorri. si tratta di cose serie.

  3. Comment di enzo — 13 Dicembre 2013 @ 23:47

    È liberissimo di pensarlo e di scriverlo. Sono solo le nuove note di una vecchia canzone. Si vede chiaramente dove vorrebbe andare a parare. Quanto pensa che i cittadini potranno sopportare squadre teppisti mascherati da giustizieri? Le sembra davvero un’operazione riuscita?

    Temo che il governo troverà un motivo in più per non cadere, una nuova lotta su cui impegnarsi. Non c’è forcone che tenga se non ha il consenso popolare e questi il consenso popolare proprio non lo hanno, sono come i NoTav. Non è la crisi che li porta in piazza ma un progetto sovversivo destabilizzante. Lei lo sa.

  4. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 14 Dicembre 2013 @ 13:56

    Se non lo ha capito ancora, io sono per una nuova Norimberga. Lei ed io ci allontaniamo sempre di più. Non riconosco più questa democrazia fatta di falsità. Ora guarderò Renzi, ma non gli darò molto tempo, poi me la prenderò anche con lui. Se lei ha intenzione di salvare questa democrazia, con me perde ormai tempo. Sbaglierò – lo metto in conto – ma ho chiuso. E tutto ciò che porterà a mandare a casa questi delegittimati e corrotti (ne salvo, ovviamente qualcuno, ma sono pochi e pagano per gli errori degli altri) ha il mio consenso, salvo quei gruppi che usano la violenza in modo arbitrario. Ma il movimento 9 dicembre (non li chiami, mi raccomando, dei forconi) è un movimento di ampia rappresentanza di ceti e non è violento. Sappia, affinché non mi scriva per darmi consigli, che li accetto solo se ha la mia età, 72 anni, o anche di più – non la giudichi presunzione ma stanchezza e nausea rispetto all’aria fritta che respiro da tanti anni. Basterebbe che lei fosse più giovane di me anche di soli 10 anni, e i suoi consigli li rifiuterei poiché non ha potuto vedere ciò che ho visto io. C’è una sesquipedale differenza tra chi ha visto con i propri occhi e chi le cose le ha lette sui libri.
    Le ho risposto argomentando, poiché il suo commento è stato un po’ diverso da quello offensivo “Armiamoci e partite” dell’ultima volta, verso il quale ho evitato deliberatamente di usare una dura parola contro di lei. Io (da giovane era il contrario – lo può immaginare solo se si sforzerà un po’ di più di capirmi) posso solo aiutare attualmente con la scrittura, ma quando si arriverà, grazie ai nuovi giovani, alla fase finale, salirò anch’io sul pulmann anche se mi dovranno portare in barella o su di una carrozzina.
    Ha capito? Io voglio la rivoluzione e una nuova Norimberga. Le esigo entrambe! Mi illudo? Sì? Mi lasci nella mia illusione, ne ho diritto, dopo tanti anni di delusione! Non mi scriva più, se intende farmi cambiare idea. Questo non è più per lei il sito su cui affacciarsi. Mi scriva solo quando sarà convinto che non abbiamo, noi italiani, altra alternativa. Renzi? Vedremo se l’apparato lo stritolerà. Berlusconi? Non ci sono ricambi…

  5. Comment di enzo — 17 Dicembre 2013 @ 00:40

    I suoi 72 anni possono essere un “peso” oppure “uno slancio”; un “limite” oppure una “opportunità”. Fondamentalmente non accetta di buon grado di essere criticato ma la bellezza del web sta proprio nella libertà che offre ma che a volte è mal sopportata.

    Quando parlo con qualcuno non mi aspetto che cambi idea, mi aspetto solamente che ascolti e che rifletta (lo considero comunque un lusso). Nell’immenso modo del web quello che sopporto meno sono coloro che diffondono certezze come se discutessero al tavolino con quattro amici. Invece qui dentro tutto si perde come in mare aperto e pretendere di piantare un’idea come si pianta un palo finisce per essere un fallimento come fare un buco nell’acqua. Non intendo sostenere che non esistono certezze ma solo che tutte le certezze sono relative e con confini labili. 

    Il suo continuo rimarcare che quello che sta scrivendo è l’assoluta verità mi mette il prurito alle dita.

    Non so se avrà la sua Norimberga, spero comunque sia pacifica; quello che mi auguro è che trovi ancora la voglia di vedere oltre i suoi impareggiabili 72 anni; che abbia la curiosità di sbirciare oltre la siepe. 

    Io sono meno deluso unicamente perché mi sono illuso meno ma un buon modo per riprendersi da certe illusioni è frequentare i giovanissimi. Proprio quelli che solitamente si sopportano meno: confusionari, sciocchi, irrequieti. Guardarli e ammirarli fino ad esserne fieri. Cercare di vedere il mondo con il loro occhi.

    Se ammirandoli vorrà ancora una Norimberga, che Norimberga sia!

    Ha visto sicuramente più di me ma vedremo entrambe molto poco comunque, un infinitesimo rispetto a quanto ci sarebbe da vedere e quindi vada oltre, ha ancora molto da vedere e i suoi occhi saranno comunque gli unici che potranno farlo per lei.

    Auguri di un sereno Natale.

     

  6. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 17 Dicembre 2013 @ 20:07

    Veda, enzo, basta che vada a rileggersi i suoi commenti e si accorgerà che non ha mai fatto che battute. Magari anche offensive. La battuta non è mai un’argomentazione. Fossero le vignette di Giannelli, forse potrei darle ragione, ma non sia così presuntuoso. Se le vada a rileggere, le sue battute, e mi dica se esse valgono qualcosa, e se non siano piene di ironia e di disprezzo. Non valgono niente proprio per quest’ultimo aspetto, e perché sono battute stupide (lo dico senza cattiveria). Ricordo in una di quelle che non ho pubblicato quanto ha scritto sul bravo Diaconale. Ma non se n’è vergognato? Diaconale, che è forse uno dei migliori e sconosciuti editorialisti, ha diritto allo stesso rispetto che lei porta agli altri giornalisti (a Scalfari?, a Valentini?, a Giannini? e altri ancora). Per giunta è sempre molto educato.

    Inoltre: io argomento (e faccio fatica nella ricerca degli appoggi) e vedo che lei nemmeno legge i link che li richiamano (ciò si chiama mancanza di rispetto se poi si ha intenzione di rispondere), e si accontenta di irridere (come ha fatto colpevolmente su Diaconale, e spesso con me). La democrazia del confronto non può andare avanti come cerca di portarla avanti lei. Lei deve prima documentarsi (se non ha tempo, non risponda: è assai più corretto), deve anche prima leggere le documentazioni (spesso autorevoli) che porto a difesa del mio pensiero, e poi, dopo aver riflettuto almeno un poco, si metta a scrivere criticando punto per punto e suffragando il suo commento con la ragione (e magari con altri link autorevoli) e non con la semplice, bambinesca e inadeguata battuta.

    Io ho fatto questo blog, come è evidente che sia, per essere libero (scrivevo su di un altro giornale un po’ più timoroso ma più autorevole) e per poter esprimere le mie idee pagando di persona le eventuali querele, se arrivassero, senza mettere in difficoltà i direttori di un quotidiano, come accade quando di mezzo ci si mettono i magistrati, e anche per difenderle, le mie idee, poiché ci credo. Non le sembra naturale? E’ avrà anche constatato che quando ci sono commenti ostili ma ragionati io rispondo sempre (non ho risposto, ma avvertendovi prima, a lei e ad altri due allorché la provocazione era la sostanza del vostro intervento ed appariva piuttosto la provocazione di un troll – saprà che cosa sono in internet); non è pertanto vero ciò che dice, e basta scorrere il blog per averne conferma. Ho anche riconosciuto i miei errori (ricordo le lontane dispute con lo scrittore Giulio Mozzi ed un altro stimatissimo amico che a quel tempo viveva in Gran Bretagna e di cui ora mi sfugge il nome), ma va da sé che io sono portato a difendere innanzitutto le mie idee. La ritiene una stravaganza? Una prepotenza? Scriva a Travaglio, o a Polito, o a Panebianco, o a Massimo Giannini, o a Peter Gomez, o a Ugo Magri, o a Pierluigi Battista, e a qualcun altro. Questi nemmeno le risponderanno e ciò significa già molto. Ma se le rispondessero, vedrebbe da sé che essi occuperebbero lo spazio soprattutto per difendere le loro idee e non per dare ragione alle sue. Per abbandonare le proprie idee, occorre che quelle degli altri siano robuste assai. Posso solo arrivare a confessare che il mio è un naturale peccato di orgoglio, ma esso colpisce tutti, anche lei quando, invece che argomentare si diverte a denigrare ed ironizzare. Non le sembra che tra il mio e il suo comportamento il mio sia più rispettoso del confronto che è il sale della democrazia?
    Auguro anche a lei e alla sua famiglia un sereno Natale.

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Bart