Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

PITTURA: I MAESTRI: Boucher: Il pittore delle grazie

19 Novembre 2008

di Alexandre Ananoff
[Classici dell’arte, Rizzoli, 1980]¬†

Una leggenda tenace avvolge la figura di François Boucher. Lo si definisce sdolcinato, lezioso, cortigiano, infingardo. Secondo certi storici, è un personaggio per­vertito, affetto da tutti i vizi, incapace di dominarsi, amante della vita facile e galante del XVIII secolo, un pit­tore di ventagli, un decoratore meschino che deve la sua carriera unicamente al favore della marchesa di Pompadour, della quale sapeva blandire molto abilmente le in­clinazioni.
Per noi Boucher √® ben altro, e le pagine che seguono ce lo mostreranno – pi√Ļ delle critiche pi√Ļ persuasive – come un grande, grandissimo pittore, dalla pennellata energica e abile, capace di creare cose grandi e belle.
Certo la sua pittura √® soprattutto decorativa, ma si tratta forse di un difetto? Nella concezione di molti que¬≠sto termine ha un’accezione peggiorativa. Ma non per noi. √ą di questo senso della decorazione che Renoir ha detto: “Boucher non √® altro che un decoratore: come se questa fosse una magagna”!
Chi consulter√† il nostro catalogo potr√† rendersi con¬≠to, senza bisogno di ulteriori considerazioni da parte no¬≠stra, di quanto la sua pittura sia piacevole e vigorosa. Sono purtroppo i posteri che ne hanno avvilito l’imma¬≠gine, diffondendo presso il pubblico soltanto le sue pa-storellerie, o le marchese accompagnate da montoni dal vello immacolato e riccamente infiocchettati. Cos√¨ Bou¬≠cher √® divenuto agli occhi di molti un artigiano del catti¬≠vo gusto.
Diderot, che non lo amava affatto, ebbe una certa responsabilit√† di questa disgrazia presso i posteri. Non diceva forse di Boucher che “era frivolo, malaccorto e in¬≠fingardo” ? √ą vero invece che una delle sue caratteristiche principali fu proprio l’attivit√†. Lo studio era il luogo do¬≠ve amava recarsi per ritrovarsi tra le sue preziose collezio¬≠ni. Grazie alla sua pittura e alla sua accanita capacit√† di lavoro (pi√Ļ di dieci ore al giorno) giunse alle pi√Ļ alte vet¬≠te della gloria. Per lui il lavoro non era un’espressione priva di significato, e sapeva bene che solo questo poteva condurlo alla perfezione e arricchire le sue conoscenze.
Lo si √® definito un cortigiano? Certo, di tanto in tanto doveva recarsi a Versailles dal re e dalla marchesa di Pompadour per non farsi dimenticare, ma non si tratte¬≠neva mai a lungo. Si pu√≤ dire che queste sporadiche visite facessero parte della sua professione. Del resto, il suo gusto e il suo talento si esercitarono con uguale successo ir moltissimi campi. La pittura fu senza dubbio la sua atti vita principale, ma seppe anche dedicarsi all’arazzo, alle opere da cavalletto, al teatro, alle porcellane di Vincennes o di S√®vres, agli oggetti pi√Ļ insignificanti, perch√© non rifiutava mai un incarico.
Ci√≤ nonostante Boucher seppe essere ogni volta coe¬≠rente con se stesso. I suoi dipinti, cos√¨ come i disegni, fu¬≠rono sempre contrassegnati dal suo genio. L’invenzione, l’equilibrio e l’abilit√† furono le note dominanti di tutte le sue creazioni.
Il suo disegno è perfetto, sia eseguito ritraendo la na­tura oppure il modello. I suoi arazzi rinnovarono Tane della decorazione di interni e diedero nuovo impulso ai Gobelins e a Beauvais.
Quanto alla tecnica, di cui ci occuperemo in queste pagine, essa fu lenta a manifestarsi e non raggiunse la maturit√† che dopo il viaggio in Italia. I suoi modi furono all’inizio ben diversi da quelli successivi, tanto che si √® fa¬≠ticato non poco a riconoscere la stessa mano nei suoi esordi artistici.
Boucher nasce nel 1703 e la sua prima comparsa sulla scena pubblica data al 1723. In quell’anno ottiene il pri¬≠mo premio dell’Acad√©mie per il dipinto Evilmerodach libera Gioacchino (Columbia Museum of Art). √ą questa a nostro avviso la prima opera signifi¬≠cativa del grande pittore nascente, composta nel gusto dell’epoca. Vi si riconosce l’espressione un po’ esitante dei suoi esordi.
Lo vediamo dedicarsi poi a un Ratto di Europa, del quale non ci resta che un’incisione del Pellettier e di cui il Mariette non pot√© esimersi dal dire: “Ogni volta che lo esamino, tutto vi appare ammirevole e soprattutto di una pennellata vigorosa quanto graziosa”. Allo stesso modo dipinge una serie di santi e apostoli per la chiesa reale degli Agostiniani scalzi di Parigi, ci√≤ che denota in Boucher la capacit√† di trasvolare senza la mini¬≠ma difficolt√† dalla mitologia al tema religioso, come se il pittore rifiutasse di vedersi confinato nei limiti angusti di una qualsiasi specialit√†.
Nel 1729 un’importante composizione, la Separazione di Labano e Giacobbe, entra nella celebre collezione Bergeret. I critici del tempo, sempre attenti, mettono in rilievo il suo “tocco prezioso” e la “grande intelligenza coloristica”.
Verso il 1730 realizza la Nascita e la Morte di Adone, due tele che riscuotono un successo considere¬≠vole, non solo perch√© vengono incise pi√Ļ volte, ma anche perch√© gi√† allora si disse che erano “sapienti e vigorose”. Esse inoltre furono scambiate a lungo per dei Lemoyne e dei Watteau e ci sembra che questo, dati i tempi, possa essere considerato un apprezzamento. Si pu√≤ dire inoltre che “quelle tinte laccate della scuola veneziana”, per usa¬≠re la terminologia dell’epoca, furono in seguito adottate da Boucher in tutte le sue composizioni.
Col titolo La fattor√¨a e Sosta alla fontana dipinge poi due opere molto notevoli per qualit√† e di¬≠mensione (misurano infatti pi√Ļ di due metri e mezzo di altezza): in esse per la prima volta Boucher interpreta la vita pastorale con un sentimento profondo e fedele, sep¬≠pure sempre in chiave decorativa. √ą da credere che da molto tempo egli pensasse a questo soggetto, dal mo¬≠mento che possediamo, almeno della prima delle due composizioni, un gran numero di disegni preparatori.
Nello stesso anno (1730) esegue il famoso Donne alla fontana, che viene giudicato “attraente, abile nel tocco e di buon effetto”; poi Pastori alla fontana, e infine una Scena pastorale alla fontana a proposito della quale Boucher viene definito per la prima volta, in termini scopertamente adulatori, “l’unico”. Seguono La vita campestre, il Ritorno dal mercato e altre composizioni del genere. Nel Ritorno, in particolare, la critica sottolinea l’ascendenza di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, e in seguito il soggetto pare cos√¨ piacevole a Hubert Robert e a Fragonard che en¬≠trambi se ne servono come modello. A questo riguardo si pu√≤ affermare che nel biennio 1730-31 Boucher predili¬≠ge i temi in cui la fontana funge da felice pretesto per riu¬≠nire cavalli, vacche, contadini e contadine.
Le scene di interni si presentano per la prima volta nella sua produzione soltanto l’anno successivo, cio√® nel 1732, con II pittore di paesaggi, un’opera di cui si di¬≠ceva che era piena di “giocondit√† e vaghezza” e “resa con molto spirito”. La bella contadina, la Donna con gatto sono dipinti di cui viene unanimemente riconosciu¬≠to il tocco ammirevole e il bellissimo colore. D’altron¬≠de tali aggettivi ricorrono spesso nella penna dei critici i quali riconoscono all’unanimit√† che Boucher debutta come colorista geniale, che sa trattare tutti i soggetti con grande perfezione e gusto sicuro. Quanto alla Bella cuciniera, si osserva che “la composizione √® interessan¬≠te e il tocco molto fluido”.

Fino al matrimonio con Jeanne-Marie Buzeau (21 aprile 1733), Boucher tratta indistintamente i temi pi√Ļ di¬≠sparati dando via via maggiore rilievo all”amabile pa¬≠storale’ ma senza trascurare i soggetti mitologici a lui tanto cari come Il ratto di Europa (Londra, Wallace Collection) e Mercurio affida alle ninfe Bacco neonato (ivi). Frattanto la sua maniera va gradualmente preci¬≠sandosi e i suoi dipinti assumono a poco a poco maggiore compattezza e profondit√†. E anche se Boucher ci appare ancora intriso degli influssi del maestro Lemoyne e non √® ancora ‘il grande Boucher’, egli non √® pi√Ļ un semplice allievo.
Finalmente, con il magistrale Ercole e Onfale (Mosca, Museo Puskin), la critica scopre con sorpresa Boucher. Tutto, si osserva, “ricorda il temperamento fiammingo portato all’eccesso. Questo quadro √® impre¬≠gnato di giovent√Ļ”. E anche parecchi anni dopo i critici continueranno a rimpiangere che “Boucher in seguito non si sia pi√Ļ ritrovato, che non sia rimasto per tutta la vita quel pittore sensuale forte e vigoroso”. Ricordiamo per inciso che Boucher, una volta consolidatasi la sua fa¬≠ma, cerc√≤ queste tele per distruggerle, considerando le sue opere giovanili indegne di lui. Tuttavia proprio que¬≠ste furono sempre considerate le sue creazioni pi√Ļ pure e spontanee.
Il 30 gennaio 1734 presenta, per l’accoglimento all’Acad√©mie Royale des Beaux-Arts, l’opera Rinaldo e Armida, in cui, secondo la tradizione, sarebbero raffigurati il pittore stesso e la moglie. Questa composi¬≠zione tipicamente francese fece affermare ai critici che il dipinto non era “n√© di un profondo pensatore, n√© di un poeta drammatico e neppure di un poeta commosso; ma il quadro di un grande pittore che costruisce con i colori con la stessa sicurezza di Rameau con la musica, e che si infiamma al piacere di dipingere e all’idea della volutt√†”.
Dopo questo episodio di carattere letterario Boucher si cimenta in un genere che non aveva mai trattato, il ritratto. Naturalmente debutta con quello di Madame Boucher, per poi lanciarsi coraggiosamente nella realiz­zazione di quattro soggetti in cui il busto femminile ha un ruolo preponderante: Il mattino, Il mezzogiorno, La sera e Il dopopranzo.
Benché non padroneggi ancora il nuovo genere (i suoi ritratti sono rarissimi), Boucher nella composizione La sera appare ormai del tutto padrone dei propri mezzi espressivi. Il pennello indugia su un disegno in cui la perfezione del tratto si lega intimamente alla fanta­sia creatrice.
Esegue poi il ritratto di Madame Bergeret (1746), un dipinto di eccellente livello qualitativo, e quello di Mada¬≠me de Pompadour seduta nel suo boudoir con un libro in mano, opera che durante l’esecuzione segu√¨ la modella in tutti i suoi numerosi spostamenti per essere infine espo¬≠sta al Salon del 1750, dove fu unanimemente riconosciu¬≠to che “il pittore delle grazie non ha fatto che rendere la natura, senza preoccuparsi di abbellire o adulare il mo¬≠dello”. Madame de Pompadour gli serve spesso da mo¬≠della ed egli ne immortala le fattezze in altri dipinti. I pi√Ļ celebri la mostrano seduta in un parco e abbigliata con un vestito di raso bianco (1758; Londra, Victoria and Albert Museum), oppure in piedi lungo un sentiero, appoggiato al basamento di una statua (1759; Londra, Wallace Collection). A proposito di quest’opera tutti giudicano l'”atteggiamento nobile, pieno di grazia di dignit√†”, e aggiungono che “la sua toilette √® di un’eleganza aristocratica”. Insomma, si tratta senza dubbio di un ritratto “storico […] all’et√† della sua bellezza pi√Ļ piena”.
Nel 1735 il pittore riceve la sua prima commissione reale: quattro dipinti da soffitto che esegue a grisaille e che sono ancora oggi visibili, al medesimo posto, nella camera della regina a Versailles. Si tratta di temi allegorici, e questo incarico mostra che Boucher era noto alla corona ben prima che la marchesa lo scegliesse come pittore titolato.
Nello stesso anno dipinge quattro composizioni ovali in cui il soggetto principale √® la donna (n. 122-125). I temi sono volutamente mitologici, quasi un facile pretesto per raffigurare un Sonno di Venere o una Venere e Amore. Le donne che prestano le proprie fattezze a Venere sono “di una bellezza morbida e fine, con teste da mondane eleganti che il virtuosismo dell’artista fonde armoniosamente con le graziose nudit√†”. Gli si riconosce inoltre un certo “ritmo di forme e colori, e una concezione superio¬≠re della decorazione”.
Nel 1736 e nel 1739 Boucher d√† mano da grande arti¬≠ca alla Caccia alla tigre e alla Caccia al coccodrillo, due composizioni con cacce esotiche commissiona¬≠te dalla corona per ornare la piccola galleria del castello ii Versailles. La disposizione dei personaggi, l’armonia (iella composizione, il brio di cui Boucher da prova ne tanno in questo caso il maestro incontrastato della ‘grande composizione’.
Forse in seguito al successo di queste opere, nello -tesso anno Boucher riceve dalla manifattura di Beauvais l’incarico di eseguire una serie di quattordici cartoni per arazzi dal titolo Le feste italiane (1736), un’am¬≠mirevole suite di scene rustiche animate da numerosi personaggi che si divertono in campagna, danzano, ban¬≠chettano, cacciano o improvvisano concertini. In questa prima serie di dipinti per arazzo (cui ne seguiranno molte altre) Boucher sfoggia ancora una volta eccellenti doti di decoratore: non solo sa collocare con sapienza le figure, ma sceglie anche per sfondo colonnati e sottoboschi di effetto incantevole.

Si dice che in queste opere il colore √® falso e violento, e forse √® vero. Ma Boucher √® scusabile, poich√© la vivace cromia dei filati per arazzo lo induce a sacrificare volentieri il vero per l’irreale. Gli si pu√≤ inoltre rimproverare che questa tecnica si accentua nelle grandi composizioni, e i critici non hanno passato ci√≤ sotto silenzio. Non a caso Marmontel amava dire “che egli aveva un’immagina¬≠zione accesa, ma nessuna verosimiglianza”.
Due tele del 1737 oggi al Louvre ci mostrano un Bou¬≠cher al culmine del talento: Il nido e Le grazie della vita campestre. Certo, sugli sfondi compare an¬≠cora qualche reminiscenza italiana, ma il disegno √® soli¬≠do, l’impasto ricco, il colore sobrio e per nulla eccessivo. Ripresi da incisori che trovavano nelle sue composizioni interessanti soggetti da riprodurre, questi dipinti diffon¬≠dono oltre i confini di Francia il nome di Boucher che da allora diventa un pittore famoso e stimato in tutta Europa.
Per l’H√ītel de Soubise realizza giusto in quegli anni (1736-39) temi diversi, mostrando le molteplici sfaccetta¬≠ture di un talento che si consolida giorno dopo giorno. Paesaggi, scene pastorali, mitologie sono altrettanti pre¬≠testi fascinosi per offrirci quelle ‘accademie’ femminili delle quali fu l’aedo incontrastato. Questa fase ‘brillante” √® infine coronata da una scena d’interni che ci mostra per la prima volta il gusto del pittore per l’intimit√† domestica (La colazione, Parigi, Louvre).
Segue una serie di paesaggi indubbiamente ispirati da Beauvais: colombaie, mulini e altre composizioni analo¬≠ghe in cui Boucher si rivela un eccellente paesista con una sfumatura di artificiale e di teatrale che non disturba. Del resto, il teatro lo attira. Ci restano molti suoi addobbi teatrali e anche un progetto di sipario. Addetto all’Opera in qualit√† di decoratore (1742), lavora all’allestimento di Castore e Polluce, Silvia, Titone e Aurora e collabora con Servandoni, che gli inculca il gusto per allestimenti “capaci di stupire e meravigliare” il pubblico e del quale pi√Ļ tar¬≠di prender√† il posto. Boucher disegna senza posa i costu¬≠mi degli attori, senza dimenticare il teatro della marchesa di Pompadour, che alimenta con vena infaticabile.
In questo periodo una serie di cinque arazzi, pi√Ļ volte ripresi in virt√Ļ dei loro affascinanti soggetti, fu senza dubbio ispirata a Boucher da Bachaumont, che dopo aver proposto e descritto i diversi temi consiglia a Boucher di “leggere e rileggere la Psiche di La Fontaine e soprat¬≠tutto guardare bene Madame Boucher”. Va sottolineato infatti che Madame Boucher era bellissima. Ora ninfa, ora Venere, ispir√≤ al marito numerose composizioni. I ritratti che ci restano ce la mostrano desiderabile. Ne sa¬≠peva qualcosa il conte di Tessin, che pare l’abbia cor¬≠teggiata e che, quasi per farsi perdonare la colpevole in¬≠clinazione, commission√≤ al marito quadri e disegni. In questi anni Boucher diventa un vero specialista negli arazzi, che vengono prodotti a Beauvais sotto la sua di¬≠rezione e che sono sempre molto decorativi e ricchi di immaginazione. Dai cartoni, cui il maestro sovraintende personalmente, nascono la serie delle nove Scene cinesi, i cinque lavori della Nobile pastorale (1748), i cinque Fram¬≠menti d’opera (1752), mentre spetta ai Gobelins la tradu¬≠zione in arazzo del celebre Vulcano presenta a Venere le armi per Enea (1757).
Negli stessi anni Boucher mette mano a una serie di commissioni per sovrani stranieri. Per la corte di Dani¬≠marca dipinge quattro soggetti allegorici, per Federico II una mitologia, L’educazione di Amore, per il conte di Tessin (Svezia) La toeletta, per il duca d’Hamilton due temi amorosi e numerose composizioni per la principessa Louise Ulrike. Nel 1742, infine, Boucher di¬≠pinge un capolavoro che, eseguito con mano da maestro, riceve unanimi consensi: si tratta della famosa Diana al bagno di cui i critici, con spontaneo lirismo, rico¬≠noscono la bellezza affermando che “in questa Diana la pelle rosata, fine, di diafana purezza, ricorda il profumo di certi teneri fiorellini al momento in cui sbocciano”. √ą di questo dipinto che Renoir diceva: “√ą il primo quadro che mi ha avvinto e ho continuato per tutta la vita ad amarlo come si amano i primi amori”.
Sempre nello stesso anno (1742) Boucher dona al¬≠l’Accademia di Pittura di San Pietroburgo un Pigmalione e la sua statua. I critici del primo Novecento non sono stati affatto teneri con quest’opera, considerata ge¬≠neralmente come “un eccellente campione di decorativi¬≠smo erotico […] sarebbe andato bene al Parc-aux-Cerfs”. Ma c’√® da dire che la moda non-era ancora del tutto favo¬≠revole a Boucher e che la Russia, molto in ritardo sul¬≠l’Europa, cominciava solo allora ad accorgersi di questo grande pittore.
Per contro le opere di Choisy, Venere disarma il figlio e Amore accarezza la madre, sono dipinti magi¬≠strali che da soli basterebbero ad assicurargli gloria e ono¬≠re: Boucher, che ormai si √® fatto un nome come ‘pittore della donna’, preferisce “la donna naturale […] di colorito rosa e perlaceo, con lineamenti fini e armoniosi”.
Ancora la donna viene celebrata nelle figure delle nereidi dalle “carni delicate […], nella galante mitologia o nelle Grazie dagli eleganti furori […] come le figure del Parmigianino […]”. Esegue a due riprese una donna semisvestita, sdraiata su un sof√†, di cui Charlier ci ha la¬≠sciato una magnifica esegesi. Alcuni anni dopo (1751), la stessa donna √® ripresa nel medesimo atteggiamento; Di-derot pensa che si tratti di Madame Boucher.
Verso il 1750 dipinge una Nativit√† “con effetti lumi¬≠nosi piuttosto caravaggeschi”, poi un Riposo du¬≠rante la fuga in Egitto in cui si ammira” l’irruenza e l’impeto di questo genio indipendente dalle regole” e che fece esclamare ai critici: “Non era un pittore, ma la pittura stessa”; a proposito della Madonna nel Sonno del Bambino Ges√Ļ si dir√† che “Boucher ha messo tanto spirito ed eleganza nella sua figura, che la si prendereb¬≠be per una Grazia pi√Ļ che per una Vergine”, mentre par¬≠lando di un’altra composizione religiosa si sottolinea il “soggetto affascinante, dal colore piacevolissimo”.
“Boucher”, dicono ancora i critici, “√® uno di quegli uomini rari la cui immaginazione creatrice ha portato fe¬≠lici novit√† nelle arti”. Lo si constata soprattutto nei pae¬≠saggi dai “siti affascinanti, pieni di freschezza e gioia”, “dipinti con vena felice in una gamma di toni freschi in¬≠terrotti finemente da grigi madreperlacei e da blu vio¬≠lacei di estrema delicatezza”; nelle scene pastorali, “gra¬≠ziose composizioni dal colorito seducente”, “un quadro pieno di gusto ed espressivit√†”. Persine Diderot, sempre caustico nei suoi giudizi, scrive che “Boucher ha avuto una volta nella sua vita un momento di ragione”. I critici riconoscono unanimemente che “i colori sono chiari” e che le pastorali sono “eseguite con spirito e facilit√†”.
Analizzando le magnifiche composizioni del museo di Boston, La sosta e La carovana degli zingari (di cui i critici del Salon del 1769 sottolineano “i con¬≠torni pieni di grazia, il colore soave e la perfetta armo¬≠nia” -, o quelle conservate a Forth Worth), si vedr√† che non sono ammissibili per questo gigante del¬≠la pittura giudizi riduttivi. Anche nella fase del declino Boucher si mantenne giovane nello spirito, grande e ani¬≠moso nel talento.
Boucher muore il 30 maggio 1770 dopo essere stato accademico (1734), professore aggiunto (1735), profes¬≠sore (1737), rettore aggiunto (1752), rettore (1761), di¬≠rettore (1765) e infine primo pittore del re (1765). Fino all’ultimo tratter√† con uguale felicit√† ogni sorta di sog¬≠getto, alternando temi religiosi e pastorali, paesaggi e scene campestri o mitologiche. Nessuno riuscir√† mai a stabilire in quale specialit√† egli fu veramente grande.


Letto 5984 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 19 Novembre 2008 @ 15:44

    La vicenda artistica di questo pittore, non sempre amato dai critici, mi fa ricorrere ad alcune affermazioni di grandi personaggi. Croce diceva: ‚ÄúLa critica √® un fucile molto bello: deve sparare raramente‚ÄĚ. Ed ancora pi√Ļ calzante il pensiero di Giovenale, che scriveva: ‚ÄúDat veniam corvis, vexat censura columbas‚ÄĚ (‚ÄúLa critica √® indulgente coi corvi e si accanisce sulle colombe‚ÄĚ). Ed infine Samuel Johnson: ‚ÄúMeglio essere attaccato che passare inosservato. Perch√© la peggior cosa che si possa fare ad un artista √® non parlare delle sue opere‚ÄĚ
    Gian Gabriele Benedetti

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart