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PITTURA: I MAESTRI: Goya, pittore di tre secoli

9 Maggio 2015

di Lorenzo Bocchi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 12 ottobre 1970]

Parigi, 11 ottobre.

Sul terrapieno dei giardini delle Tuileries si forma ogni mattina una ¬ę coda ¬Ľ impressio¬≠nante per regolarit√† e lunghez¬≠za. E’ quella dei candidati alla visita dell’esposizione su Goya allestita all’Oranger√¨e, insensibi¬≠li alle bizzarrie del cielo, al passar delle ore, alla prospetti¬≠va di ammirare le sessanta tele miracolosamente riunite, a con¬≠tatto di gomito con gli altri.

E’ il ¬ę successo ¬Ľ della stagione artistica di Parigi. Esso √® dovuto a diversi fattori: c’√® la possibi¬≠lit√† di vedere tele mai o rara¬≠mente esposte al pubblico (il voyeurisme del nostro tempo √® sempre pi√Ļ manifesto) ma c’√® anche l’universalit√† dell’ultimo grande pittore del secolo dell’Il¬≠luminismo. C’√®, in particolare per i francesi, il legame di Goya con la Francia (l’immagine spie¬≠tata da lui tracciata dell’inva¬≠sione napoleonica in Spagna, il suo esilio e la sua morte al di qua dei Pirenei, l’incontestabi¬≠le influenza da lui esercitata sui pi√Ļ grandi pittori francesi del XIX secolo); ma c’√® anche l’eccezionale avventura di un artista che ha vissuto come un dramma personale la storia del¬≠la societ√† alla quale appartene¬≠va. C’√® persino la carica con¬≠testataria di un’opera molto meno conosciuta, in pratica, del nome del suo artefice.

I critici hanno trovato in Go¬≠ya il punto di partenza di tutti i grandi movimenti di rinnova¬≠mento successivi: l’impressioni¬≠smo, il fauvismo, il realismo, l’espressionismo, il surrealismo, su su fino all’astrattismo e al¬≠l’informale. Hanno ricordato l‚Äôannotazione di Prosper M√©rim√©e: ¬ę Goya metteva a caso i colori sulla tavolozza e quando aveva trovato una serie di toni di suo gusto, il quadro era fat¬≠to. Avrebbe fatto meglio se aves¬≠se lasciato delle macchie di co¬≠lore senza cercare di farne del¬≠le figure ¬Ľ. Altri finiranno per farlo al suo posto. La pittura liberata da Goya divorer√† il sog¬≠getto per poi divorare se stessa. ¬ę Noi viviamo oggi la fine di un processo artistico messo in moto da Goya ¬Ľ ha concluso Pierre Schneider.

Ma al di l√† delle sottili e complicate esplorazioni degli specialisti, dalle quali il pub¬≠blico √® ovviamente tagliato fuo¬≠ri, il grande polo d’attrazione √® costituito dalla grandezza, dal¬≠la veemenza, dalla tecnica e dal¬≠la poesia di un artista che ha vissuto ben pi√Ļ degli ottantadue anni trascorsi dalla sua nasci¬≠ta a Fuendetodos nel 1746 alla sua morte a Bordeaux nel 1828, in quanto costituisce il trait- d’union di ben tre secoli.

L’esposizione dell‚ÄôOrangerie, anche se limitata alla sola pit¬≠tura, segue tutto l’arco di que¬≠sta lunga avventura. Il primo periodo √® quello dell’ascesa del povero provinciale che, arriva¬≠to a Madrid, deve lottare per far riconoscere i propri meriti, accettare umiliazioni e insucces¬≠si (la borsa dell’Accademia rea¬≠le di San Fernando negatagli nel 1763, la nuova bocciatura al concorso di tre anni dopo, l’inutile invio del quadro al con¬≠corso dell’Accademia di Parma nel 1771), adattarsi a dipingere come tutti gli altri, seguire l’in¬≠segnamento accademico dell’on¬≠nipossente Francisco Bayeu, il pittore del re, e sposarne la sorella Maria Josefa, per ricevere finalmente nel ’75 la prima or¬≠dinazione (i ¬ę cartoni ¬Ľ degli arazzi di Santa Barbara), esse¬≠re eletto cinque anni dopo mem¬≠bro dell’Accademia di San Fer¬≠nando e, nell’ ’86, pintor del rey.

Il secondo periodo √® quello della rivincita di chi ha fatto anticamera e la fa fare agli altri, del genio finalmente ri¬≠conosciuto, messo in orbita dal¬≠la duchessa d’Osuna, la regina mondana di Madrid diventata sua protettrice. E’ giunta per Goya l’ora dei successi econo¬≠mici (50.000 scudi di rendita fissa all’anno pi√Ļ la ¬ę profes¬≠sione privata ¬Ľ, come si direbbe oggi), sociali (la particella no¬≠biliare inserita tra Francisco e Goya), amorosi (le pi√Ļ belle e pi√Ļ potenti dame ai suoi piedi o fra le sue braccia). E’ il pe¬≠riodo dei ritratti e dei ¬ę capric¬≠ci ¬Ľ. Goya dipinge i ¬ęgrandi¬Ľ come sono, come li vede da vi¬≠cino, con tutti i loro vizi e le loro miserie che nessuna pom¬≠pa pu√≤ camuffare E dipinge, senza alcuna maschera, le mille smorfie della commedia spagno¬≠la. Tutte le sue opere conten¬≠gono critiche aperte ai nobili, ai potenti, ai ricchi, agli inqui¬≠sitori, simili a quelle che i suoi amici Melendez e Jovellanos pubblicano sui giornali.

1808: i soldati di Napoleone invadono la Spagna. Goya ha sessantadue anni. Solo e sordo, si getta perdutamente nel la¬≠voro. La morte ha cominciato la mietitura fra i suoi. Gli avve¬≠nimenti provocano altre rovine fra le sue illusioni di fervente illuminista I francesi che era¬≠no apparsi come liberatori, mes¬≠saggeri della grande catarsi ri¬≠voluzionaria nella cittadella del¬≠l’oscurantismo, capaci di fare compiere alla Spagna il grande salto dal Diciassettesimo al Di¬≠ciannovesimo secolo, si rivelano degli oppressori. Se il Paese ufficiale si piega, aristocratici ed intellettuali in testa, il po¬≠polo si ribella. Goya esita ma finisce per reagire. E’ il periodo degli ¬ę orrori della guerra ¬Ľ (un ¬ę Guernica ¬Ľ con centoventicinque anni di anticipo su Picas¬≠so), della tela che rievoca la ri¬≠volta del popolo madrileno con¬≠tro le truppe di Murat il 2 mag¬≠gio 1808 e di quella sull’esecu¬≠zione dei rivoltosi il giorno suc¬≠cessivo.

Il 24 maggio 1814 Ferdinan¬≠do VII rientra trionfalmente a Madrid. Goya viene messo fuori causa nell’inchiesta sulla ¬ę pu¬≠rificazione ¬Ľ (pi√Ļ tardi si dir√† ¬ę epurazione ¬Ľ) ordinata alla fine dell’occupazione napoleoni¬≠ca, ma deve vedersela con l’In¬≠quisizione a proposito della ¬ę maya ¬Ľ vestita e nuda. E’ sem¬≠pre considerato il pi√Ļ grande pittore del suo tempo, ma √® quasi in disgrazia. ¬ę Dovrei farvi impiccare, ma voi siete un gran¬≠de artista ¬Ľ gli dice il sovrano tornato con i suoi privilegi feu¬≠dali, i suoi inquisitori, i suoi processi, i suoi boia. E’ una grossa delusione. Si stava me¬≠glio quando si stava peggio: me¬≠glio nella Spagna occupata che in quella liberata. Quando, nel 1824, si verifica una seconda reazione, ancor pi√Ļ dura della prima, Goya si allontana dal suo Paese, sotto il pretesto di cure termali a Plombi√®res. Si stabilisce invece a Bordeaux, dove si spegner√† quattro anni dopo, alle prime ore del 16 aprile, di paralisi. L’ultimo suo sguardo sar√† per il tanto amato nipote Mariano: il ritratto di Ma¬≠riano Goya √® quello che chiude la bella esposizione dell’Orangerie.


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Bart