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PITTURA: I MAESTRI: Un capolavoro di Sutherland

19 Luglio 2014

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 11 gennaio 1969]

Capita talmente di raro ‚ÄĒ nonostante le mostre d’arte si moltiplichino intorno a noi a miliardi ‚ÄĒ talmente di raro che si incontrino cose nuove, importanti e decisamente per¬≠suasive, che stavolta vale la pena di dirlo ad alta voce: ecco una cosa bellissima, ecco un capolavoro, ecco un’opera che diventer√† famosa e avr√† centi¬≠naia di imitatori.

La Transart, in via Sacchi 3, espone venticinque litografie a colori di Graham Sutherland che formano una serie intito¬≠lata ¬ę A Bestiary and Some Correspondences ¬Ľ, (Un bestiario e alcune analogie) frutto di tre anni di lavoro. Prima che a Milano, queste stampe credo siano state esposte soltanto a Londra. La tiratura √® di 70 copie. Il prezzo, 150 mila lire. Le stesse immagini sono state sviluppate dall’artista in grandi quadri.

Francis Bacon e Sutherland ‚ÄĒ l’accostamento non √® dovuto alla comune cittadinanza bri¬≠tannica ma al fatto che entram¬≠bi sembrano essere usciti dal¬≠lo stesso cataclisma ‚ÄĒ sono forse gli artisti che hanno espresso con maggiore genialit√†, e forza, le angosce, le nevrosi, le inquietudini dell’uomo mo¬≠derno. Bacon, si sa, lavora sul¬≠l’uomo (raramente sui mammi¬≠feri superiori), ed √® la totale disperazione, alienazione, sul¬≠l’orlo della follia e del suicidio. Sutherland ha lavorato finora precipuamente sulla natura ve¬≠getale, ricavandone forme stra¬≠ne, spesso spinose (qui c’erano riecheggiamenti di Picasso), tor¬≠turate, che a un certo punto non avevano pi√Ļ niente della pianta,e assumevano espressio¬≠ni animalesche. Quadri di dise¬≠gno, colori e ritmo raffinatis¬≠simi, che tuttavia davano un senso acuto di tormento, di supplizio, di angustia fisica e morale. (Sutherland √® anche un celebre ritrattista, e qui adotta quasi un verismo meti¬≠coloso, ma affiora sempre la sua vena crudele, accompagna¬≠ta da un amaro umorismo).

Nella nuova serie di litogra¬≠fie (il fatto che siano stampe, e non dipinti a olio, non dimi¬≠nuisce affatto l’interesse arti¬≠stico) le piante, le foglie, le spine, i fiori sono lasciati da parte. Non che anche prima Sutherland non avesse pratica¬≠to il regno animale, mai per√≤ con tanto impegno. E i risul¬≠tati mi sembrano straordinari, in certo senso superiori, per intensit√† fantastica, agli atroci arbusti di ieri.

Personaggi del bestiario: pi­pistrelli, gufi, scarabei, formi­che, mufloni, un cinocefalo, un pappagallo, un topino, un ro­spo, un armadillo, un cudu maggiore, un leone, una caval­letta, uno struzzo, una specie di verme che sta uscendo da un bozzolo tondeggiante che potrebbe essere anche un te­schio umano, un bestione giallo, tra il rinoceronte e il facocero, incatenato in una nera prigio­ne (Sutherland si ispirò alla strana sagoma di una piccola radice, trovata per caso).

E poi ci sono le ¬ę analogie ¬Ľ o ¬ę corrispondenze ¬Ľ. Sutherland da alcuni anni passa il mese di luglio a Venezia, precisa¬≠mente all’albergo Cipriani, alla Giudecca. E qui lavora, siste¬≠mandosi alla bell’e meglio in improvvisati studi: un anno in un deposito di gondole, l’anno dopo nella lavanderia, l’estate scorsa in un vecchio edificio adiacente dove alloggia il per¬≠sonale di servizio.

Ebbene, tre anni fa il depo¬≠sito di gondole venne trasfor¬≠mato in piscina e furono intra¬≠presi i lavori mentre Suther¬≠land continuava imperterrito a dipingere. Tra l’altro vennero ammucchiate l√¨ varie macchine, per il giardinaggio, l’edilizia, gli sterri. Macchine che misero su¬≠bito in moto la fantasia di Sutherland. Ecco qui alcuni ri¬≠sultati: una tavola, che pu√≤ ricordare gli atlanti naturalisti¬≠ci dell’Ottocento, con una gal¬≠leria di cosi, o creature, o le¬≠muri, o piccoli mostri, non iden¬≠tificabili ma tutt’altro che tran¬≠quilli e felici. (Da un arnese per spruzzare il verderame sul¬≠le piante, per esempio, l’arti¬≠sta ha ricavato una sorta di rattrappito e ottuso formi¬≠chiere).

In un’altra tavola, le ¬ę corri¬≠spondenze ¬Ľ si riferiscono al volto umano. Non gi√† per un gioco umoristico spesse volte fatto anche nei secoli passati. Non gi√† per scoprire il gradien¬≠te di animalit√† nei volti che ci circondano. O meglio: sono sagome di teste umane per un verso o l’altro vagamente be¬≠stiali, ma non √® una cosa buffa, anzi dolorante e sconsolata.

Perch√© il ¬ę Bestiario ¬Ľ √® cos√¨ bello? Io penso che il motivo sia il seguente. Pi√Ļ che le ve¬≠getazioni, gli animali, e loro metamorfosi, sono probabil¬≠mente il massimo strumento espressivo col quale Suther¬≠land pu√≤ dar fuori la sua tor¬≠mentata carica artistica. Non solo, le accentuazioni grottesche, e umoristiche si delineano pi√Ļ facilmente sulle bestie, che i nostri occhi hanno imparato a ¬ę leggere ¬Ľ per antica abitudine che non su un vegetale, a noi molto pi√Ļ estraneo ed ermetico.

Fatto √® che Sutherland ci of¬≠fre uno spettacolo straordina¬≠rio, uno stupefacente zoo spi¬≠ritato e nevrotico, non per√≤ op¬≠primente. L’eleganza dell’inven¬≠zione, lo spirito delle scene, la finezza dei colori, evita l’incu¬≠bo. Ma i sentimenti in gioco sono precisamente i nostri, di noi uomini, anche se le bestie restino bestie, anzi siano esa¬≠sperati nella loro animalit√† e non assumano mai modi antro¬≠pomorfi. Quali sentimenti? La inquietudine, prima di tutto, la frenesia di fare, di muoversi, di fuggire, o lo spavento, o anche la cupa rassegnazione.

La feroce grinta del pipistrel¬≠lo sul viola che sembra dare ordine a un plotone d’esecuzio¬≠ne. Il tremito del cinocefalo intirizzito che si scalda le mani all’incensiere. Il frenetico tra¬≠vaglio delle formiche che si inerpicano su per la croce. La cattiveria del pappagallone che sta per stritolare il sorcetto. Il ghigno sarcastico del gufo che oramai non crede pi√Ļ a niente. Il carosello delle notto¬≠le rimaste imprigionate nella stanza. La fatale spensieratezza della supercavalletta verdissi¬≠ma in alta uniforme che avan¬≠za impettita in un lago di san¬≠gue. E il tetro sonnolento ab¬≠bandono del rospo rimasto solo nella sua verde reggia. Ansiti, mugol√¨i, gemiti, fondi respiri, scricchiolii di elitre e di dolo¬≠ranti giunture. L’uomo non pu√≤ non accorgersene, non pu√≤ al¬≠zare le spalle, passare via senza un brivido.


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