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PITTURA: Dal quadro al racconto: Carpaccio e Goya

2 Dicembre 2007

racconto di Lucetta Frisa


[Gli ultimi libri di poesie pubblicati da Lucetta Frisa sono: “L’altra”, Manni, 2001 e “Se fossimo immortali”, Joker, 2006]

Il sogno di sant’Orsola di  Carpaccio, Venezia, Gallerie dell’Accademia

Ciò che dice l’angelo sulla soglia della stanza.

Eccomi appena in tempo sulla scena del sogno. Questa stanza è un orecchio socchiuso che attende di udire la mia voce.

Chi mi ha chiamato tiene la mano a conchiglia sopra la guancia per raccoglierla. So che le mie battute – poche e profonde – risuoneranno in mezzo ai colori della scena. E la muteranno. Al mio timbro, tutto muterà, muterà il destino di questa giovane che dorme, così minuta e pallida. E lentamente, alzo il braccio per accompagnare il mio tragico messaggio, ma di colpo la parola si ferma e resto muto. Si ferma anche il mio braccio, come un’ala pronta a levarsi che non si ricorda più il volo. Perché? E’ forse la sognatrice a tenermi prigioniero del silenzio? Forse continua a sognarmi sul punto di parlare per rinviare, nel sogno,  il suo destino?

Don Manuel Osorio de Zuniga di Goya, New York, Metropolitan Museum.

Ciò che dice il bambino dalla sua stanza.

Solo nella mia stanza, accarezzavo i miei tre gatti, facevo passeggiare la gazza che con un filo tengo legata alla zampina (quando la libero, devo fare molta attenzione perché i gatti la fissano). Giocavo, contento, con loro. Quando a un tratto, la porta si spalanca, entrano, si bloccano di fronte a me. Che cosa volete? – chiedo – e chi è quel signore un po’ strano che continua a guardarmi, continua a guardare anche i miei animali? Ne avevo quasi paura, volevo scappare. Ma tutti, tra vezzi e moine, mi dicono di fare il bravo e cominciano a vestirmi con gli abiti da cerimonia. La fascia rossa mi stringe la vita, le scarpe mi danno fastidio, il pettine mi tira i capelli. Quel signore –  dicono – deve farmi il ritratto. Lo straniero si nasconde e riappare tante volte da dietro una tela che è sorretta – spiegano – da un cavalletto. Così ha fatto anche per i miei genitori, sono loro che gli hanno ordinato di ritrarmi.
Occhi sbigottiti, capelli pettinati, eccomi con la gazza e i gatti accanto alla gabbia chiusa dei cardellini. (Ma loro non sanno, e neppure il pittore, che mentre i gatti dormono, io la spalanco per vederli volare, i miei cardellini).
Ora il pittore che ci guardava tanto se n’è andato, tutti se ne sono andati, hanno richiuso la porta e noi siamo di nuovo soli.
E anche voi,  cosa volete da noi? Smettetela di guardarci e fateci uscire di qui!


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart