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PITTURA: Dal quadro al racconto: Un perro (Lettera a Francisco Goya)

25 Novembre 2007

racconto di Lucetta Frisa


[Gli ultimi libri di poesie pubblicati da Lucetta Frisa sono: “L‚Äôaltra”, Manni, 2001 e “Se fossimo immortali”, Joker, 2006]

Madrid, 25 novembre 1823

   Illustre Maestro,

   mi permetto di indirizzarVi questa lettera, affidandomi alla Vostra compiacenza. Vi prego quindi di perdonare la mia ingenua curiosità.

¬†¬†¬†¬†¬† Ho avuto il privilegio, un giorno, di penetrare, insieme a certi amici, nella Vostra Quinta del sordo. Gli amici – che Voi conoscete ma dei quali preferisco non fare il nome – mi avevano sconsigliato di accompagnarli. Sostenevano che quanto avrei visto non era “cosa da donna”, e per di pi√Ļ giovane come me. Ma, alla fine, il mio carattere ostinato prevalse sulle loro obiezioni. Davanti a quelle pareti, la commozione e l’orrore mi sconvolsero. Non vedevo solo un capolavoro di arte nuova, ma anche una lezione di realt√† la cui potenza tragica mi era sconosciuta. Nessuna opera pittorica, finora a me nota, le assomiglia. Ed √® cosa ancora pi√Ļ sorprendente per chi √® abituato ad ammirare lo splendore dei vostri ritratti e dei Cartoni per gli Arazzi. √ą il lato oscuro e bestiale di questa societ√† e dell’uomo in quanto tale, oppure ci√≤ che rappresenta √® frutto di un incubo, di uno strazio, di un’insonnia protratta oltre le umane possibilit√†?
¬†¬† La domanda che pi√Ļ mi preme √® per√≤ questa:¬† fino a che punto, illustre Maestro, le Vostre Pitture Nere rispecchiano il reale e quanto l’immaginato?
  Perdonate questa domanda ingenua, che da troppo tempo mi assilla e a cui gli amici hanno risposto in modo evasivo: volevano solo tranquillizzarmi. Di questo genere di tranquillità ne faccio volentieri a meno.
¬†¬† La seconda domanda riguarda in particolare un affresco [n.d.r.: si tratta di”El perro”]: √® quello del cane, tutto solo, che non si sa cosa stia facendo. Perch√© √® un dipinto a s√©, staccato dalle storie notturne e diaboliche che lo circondano?
¬†¬† Immagino quel cane in bilico tra vita e morte. C’√® chi dice sia l√¨ per sprofondare dentro una voragine, o venire trascinato da un’onda marina, un’alluvione o una frana che a una creatura fragile come lui pu√≤ essere fatale.
¬†¬† Non so perch√©, ma mi ricorda Tito, il figlio di Rembrandt, che il pittore ritrasse tra i suoi libri, appoggiato al banco di studio come da un balcone. Un’apparizione che emerge dal buio, dolcissima, e che sappiamo fu molto breve sulla scena della vita. Vi parlo di Rembrandt, illustre Maestro, perch√© solo alla sua grandezza posso accostare la Vostra.
¬†¬† Ricordo i Vostri animali: quelli che circondano Don Manuel Osorio de Zuniga nella sua stanza: i gatti affamati e maligni, la gazza ammaestrata, i cardellini in gabbia, come pure il bel cavallo di legno nerissimo di Pepito Costa y Bonelis. Ma soprattutto il meraviglioso quadro di¬† Maria Teresa Cayetana de Silva, duchessa d’Alba: al suo fianco destro c’√® un cagnolino bianco che sembra un giocattolo anche perch√© porta un nastrino rosso nella zampa posteriore destra, fiocco uguale agli altri fiocchi rossi della sua padrona. Cos√¨ come ricordo un altro cagnolino-giocattolo dal musetto nero, della Marchesa de Pontejos. Immagino siano le signore a trattarli cos√¨ e Voi sottolineate questo speciale comportamento femminile, mettendoli in posa come le loro padrone: gli altri cani dei Cartoni, sono diversi, molto pi√Ļ naturali. Dormono, abbaiano, partecipano. Cani da strada che nessuno coccola e protegge e forse instupidisce.
   Quel gesto però, quel misterioso indice puntato della duchessa, a chi è diretto? Al cane che dovrebbe obbedirgli o a qualcun altro, fuori dal quadro?
¬†¬† Penso anche ai vostri ritratti di bambini, figli di ricchi e di nobili, col peso dell’eredit√† familiare e del futuro sulle fragili spalle. Ridono poco, e negli occhi come nell’atteggiamento hanno l’inconsapevolezza di s√© insieme alla consapevolezza di ereditare un ruolo pubblico pesante. La dolce libert√† che li avvicinava ai cuccioli degli animali viene, nel ritratto, per sempre “fermata”.¬† Quei ritratti segnano anche la fine dell’infanzia e Voi sapete mostrare la malinconia infantile, molto pi√Ļ struggente di quella adulta.

  

Nei dipinti mi piacciono in particolare certi segnali allusivi – il loro linguaggio segreto che appartiene alla poesia. La poesia dei segni silenziosi ci comunica un senso di sospensione, come l’enigma degli occhi che non smettono di seguirci facendo abbassare i nostri, fino a farci fuggire per non sentirci nudi.¬† Rendere gli occhi cos√¨ vivi e persecutori √® creare l’illusione di un altro mondo, di una traiettoria che unisce sguardo a sguardo, in una misteriosa intesa al di l√† del tempo.
¬†¬† Cos√¨ il piccolo Tito e quel piccolo cane sembrano guardiani di una soglia tra un mondo e l’altro. Appaiono qui e gi√† sono sommersi. Vorrebbero restare, aggrappati a questo limite sabbioso, ma devono opporsi con tutte le loro forze – o si abbandonano? – a qualcosa che li spinge al di l√†. Al contrario, certi fanciulli divini che ignorano il dolore e la terra, stanno nei quadri solo per ricordare agli adulti di conservare eternamente infantile la loro anima.
¬†¬† I miei amici hanno discusso tra loro se l’affresco del cane fosse o no compiuto. Io penso che – comunque sia – quel cane de La Quinta del Sordo ha un potere di suggestione straordinario, forse proprio per quel senso di incompiutezza che suggerisce.
¬†¬† Che cosa c’√®, nella vita umana, di compiuto? Chi crede di compiere un’opera √® un illuso. Non illudersi √® forse restare pi√Ļ vicini alla realt√†, sempre agitata e inafferrabile. Vedere un’opera nell’attimo che ci √® concesso di vederla √® come ascoltare il racconto di Sh√©herazade che si interrompe all’arrivo della notte per ricominciare la notte successiva,¬† nell’intervallo di un tempo che mai si conclude: tutto √® racconto senza inizio n√© fine.
¬†¬† E poi, non siamo noi, gli umani, ad avere molte caratteristiche canine? Anche noi soffriamo, ci emozioniamo, amiamo, siamo schiavi di padroni, ci rallegriamo e rattristiamo per un nonnulla, non sopportiamo la solitudine, patiamo la fame e la paura, amiamo tanto la nostra dimora quanto l’aria aperta, e una carezza ci solleva mentre la sua assenza ci sprofonda.
¬†¬† √ą probabile che qualcosa nel nostro sangue ci accomuni, forse noi stessi abbiamo¬† cuore, sangue e nervi ancestrali, in parte analoghi a quelli della razza canina. Solo Voi, Maestro, avete saputo turbarmi cos√¨ tanto con quella figurina solitaria e disperata. Pi√Ļ disperata di quelle nere e orribili figure che lo circondano. Quelle creature nere credono al diavolo e gli dedicano sacrifici. E forse il diavolo – ammesso che esista – andr√† in loro aiuto. Ma il cane? Il cane non si affida n√© al diavolo n√© a Dio. Quel cane non ha il conforto o l’illusione di un’aldil√†. Chi √® pi√Ļ degno di commozione e d’amore di lui?
   E ora, Maestro, Vi confiderò una mia debolezza, sento di poterlo fare con chi, nella magia di una piccola figura, ha scatenato nel mio animo emozioni e inquietudini così forti.  Sicura che non riderete di quanto sto per dirvi, se è vero che la sensibilità di un artista è simile, in qualche modo, a quella di una donna o di una ragazza come me.
¬†¬† Ogni volta che vedo un cane, una fitta come una finissima lama di coltello mi attraversa il polso e raggiunge il palmo della mano. Anche osservando il Vostro cane dipinto, questo bizzarro fenomeno si √® ripetuto. Il grande Dante Alighieri diceva che la visione della sua amata gli faceva tremar le vene e i polsi. Forse nelle vene e nei polsi passa una debolezza particolare che accomuna il senso dell’amore a quello della natura creaturale.¬† Mi sento cos√¨ vicina a tutti quelli che vivono, godono e soffrono e non sanno perch√©, non se lo chiedono e neppure potrebbero. Chi, se non i bambini e gli animali? Chi, se non i poveri e gli ignoranti? Loro sono ancora dentro di noi, come lo √® la nostra infanzia, l’inizio indifeso e inconsapevole della vita. E Voi, Maestro, in pochi tratti di pennello avete espresso quello che nasconde la nostra cellula pi√Ļ antica e che nessun altro, dipingendo mille quadri o scrivendo mille libri, avrebbe mai saputo far risuonare nel profondo.
   Vi ringrazio umilmente di questo dono inimitabile.
   Vostra devotissima ammiratrice

   Maria Dolores Cardillo de Cordoba


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart