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Quando si dice: Portare il cervello all’ammasso

4 Aprile 2010

Portare il cervello all’ammasso è una espressione nota e spregiativa. La si dice nei confronti di coloro che in qualche modo si adeguano passivamente alla volontà di altri. In questo caso, parlando di politica, alla volontà del proprio partito, disposti perfino a fare delle figure meschine.

È il caso di Emanuele Rossi della Scuola superiore di Sant’Anna. Di lui trovo in internet (e qui) che è docente nientemeno che alla Scuola superiore Sant’Anna, una specie di Normale, sempre a Pisa, a due passi dalla mia città di Lucca.

Questo professore mi dà modo di mostrare un esempio di intellettuale che vive fuori del mondo, nonostante abbia al suo attivo molte pubblicazioni, e soprattutto l’esempio di uno dei tanti intellettuali che hanno rifiutato di ragionare con la propria testa, scegliendo di propagandare le idee della loro parte politica.

Oggi mi risparmio di scrivere, perché  l’intervento fatto da Emanuele Rossi su Il Tirreno di venerdì 2 aprile, a pag. 12, dimostra quanto le nostre scuole siano state messe in mano a persone che non sanno quello che dicono.

Basti solo osservare che il docente universitario lascia ingannevolmente intendere che a parlare di riforme si è incominciato solo ora, dopo i risultati delle regionali. Mi viene da domandargli: Ma lei, professore, dove è stato fino ad oggi?

Ora fatevi due risate.

Il governo non è stato eletto per cambiare la Costituzione
di Emanuele Rossi

Se può essere utile, vorrei fare un picco­lo elenco di ovvietà che però, tra le co­se che si sentono dire, sembrano cose originali e forse anche stravaganti.
Partiamo dai risultati delle elezioni re­gionali. Il Presidente del Consiglio ha di­chiarato: “Il voto ha premiato il mio go­verno, adesso farò le riforme”.
Domanda: ma si trattava di elezioni re­gionali o di elezioni politiche? Non si vota­va per eleggere il Presidente della Lombar­dia, del Piemonte, della Toscana, del La­zio ecc. ecc.? Chi ha votato, voleva confer­mare Berlusconi Presidente del consiglio o eleggere Formigoni, Errani, Rossi, ecc.? Non so, forse mi sono perso qualcosa, ma chi predica il federalismo (e anche chi a quelle prediche si abbevera) dovrebbe ri­cordarsi che le regioni sono enti autono­mi, dotati di una propria soggettività poli­tica, e che il senso della loro previsione è proprio che esse non siano diramazioni dello Stato centrale. E pertanto che i ri­spettivi Presidenti devono giurare fedeltà alla Costituzione e al capo del governo. Altrimenti tanto varrebbe chiuderle, evitare di fare elezioni regionali e mettere al posto dei Presidenti dei preparati ed ef­ficienti Prefetti governativi.
Secondo punto. Tutti hanno cominciato a riparlare di riforme: chi per dire che ora è il momento di farle (Berlusconi: e perché prima delle elezioni regionali non si potevano farle?); chi per dire che è dispo­nibile a discuterne (Bersani: anche su que­sto, è cambiato qualcosa rispetto a prima che mi sono perso?); chi infine per dire, co­me fa sempre, che devono essere condivise (Napolitano).
Anche qui, un po’ di chiarezza. Spie­ghiamo a tutti cosa intendiamo quando evochiamo questa parola magica: “rifor­me”. Intendiamo la riforma del fisco, ad esempio, o quella delle pensioni, o delle in­frastrutture, o della pubblica amministra­zione, ecc. ecc.? Oppure intendiamo le riforme della Costituzione (Parlamento, Go­verno, magistratura, ecc. ecc.)? Sembra che di tutto si faccia un calderone unico: ma c’è una bella differenza! Se il Governo e la maggioranza hanno un senso ed uno scopo, è quello di fare le riforme: del lavo­ro, della previdenza, del fisco, e così via, per rendere il Paese più efficiente ed equo. Per fare queste riforme sono stati eletti, e quindi le facciano; le opposizioni facciano la loro parte, presentando proposte alter­native, discutendo, votando no se ritengo­no: ma nessuno può impedire alla maggio­ranza di procedere. Su queste riforme non c’è nessun obbligo che siano condivise, so­lo che siano fatte per il bene del Paese.
Ben diverso è il discorso sulle riforme costituzionali, sulle quali chi è eletto non ha ricevuto nessun mandato specifico, e che in linea generale non dovrebbero esse­re messe neppure all’ordine del giorno (il compito di chi è eletto non è di riformare la Costituzione, ma di attuarla). Se pro­prio si ritiene che qualcosa si debba modi­ficare, questo sì che deve essere condiviso: ed ancora più dovrebbe essere se come pri­ma cosa si modificasse l’art. 138 della Co­stituzione e si prevedessero maggioranze più forti per la revisione costituzionale.
Ma spostare il discorso sulle riforme co­stituzionali per deviare l’attenzione da quelle riforme che la maggioranza può e deve fare, essendo stata eletta a tale scopo, è un giochino che bisognerebbe smascherare, una volta per tutte. Come quello di pensare e soprattutto di dire che per migliorare il nostro Paese bisogna cambiare la Costituzione, e non invece fare le riforme necessane per attuarla davvero.

* Scuola superiore Sant’Anna

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4 Comments

  1. Comment di Mario Di Monaco — 4 Aprile 2010 @ 13:21

    Questo intervento sul Tirreno, dimostra ancora una volta che è arrivato il momento di stanare i nemici del cambiamento. Sono personaggi subdoli e pericolosi che da un lato manifestano insoddisfazione per le condizioni economiche e sociali del nostro paese, e dall’altro fanno di tutto per impedire qualsiasi intervento per eliminare quelle anomalie presenti nella struttura e   nel fuzionamento delle nostre istituzioni, che più di ogni altro incidono negativamente proprio sui livelli di sviluppo della nostra società.

    Secondo loro, il governo dovrebbe occuparsi solo di riforme che riguardino, ad esempio, il fisco, le pensioni, le infrastrutture, ecc., ecc., ma guai a lui se propone di intervenire, con le procedure previste dalla nostra costituzione, per adeguare ai tempi nostri un’organizzazione dell’apparato statale rimasta sostanzialmente inalterata da più di 50 anni.

    Distinguo i nemici del cambiamento in due grandi categorie: i Bastian contrari e i gattopardi.

    I primi sono coloro che per partito preso e per mancanza di idee, si oppongo a qualsiasi iniziativa della maggioranza senza mai avanzare proprie proposte. Sono quelli, in genere, che ritroviamo puntualmente nelle manifestazioni, di qualsiasi genere, dove si va solo per protestare e per far confusione.

    I secondi, e sono i più pericolosi , sono coloro che tramano per mantenere lo status quo e difendere i privilegi acquisiti. Fingono di battersi per il cambiamento ma in realtà propongono riforme tali da lasciare tutto così com’è. Operano perseguendo la strategia ben espressa dalla famosa frase rivolta da Tancredi al Principe di Salina, preoccupato per le novità che i piemontesi avrebbero introdotto nella Sicilia borbonica: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”  

    Ai cittadini bisogna far capire che intervenire sul malfunzionamento delle nostre istituzioni, significa anche assicurare una maggiore tutela proprio ad alcuni dei principi fondamentali sanciti dalla prima parte della nostra costituzione, come ad esempio la sovranità del popolo e le libertà della persona. Se vogliamo mantenere integri ed effettivi tali essenziali valori, dobbiamo convincere anche i nemici del cambiamento che la revisione della seconda parte della carta costituzionale è un dovere che riguarda tutti.

     

  2. Comment di Ambra Biagioni — 4 Aprile 2010 @ 14:05

    Caro Bart, intanto Buona Pasqua

    Sarà poi il caso che ti sovvenga come questo Docente(?) Rossi operi nel campo specificamente attinente alla Magistratura e alla sua preparazione, per cui è ovvio che cerchi il miglior politichese (eterna scappatoia) per contrastare quello che il Governo Berlusconi si accinge a fare: la riforma della Giustizia.

    Sono bizantinismi di vecchia data, imparati forse da quel Pizzorusso che affonda le sue radici nel primo dopoguerra, essendo nato e cresciuto con la guerra. Tutto emana un gran puzzo di muffa.

  3. Comment di Cristiano F — 9 Settembre 2010 @ 16:22

    Ma davvero vi sembra possibile che in un contesto come quello che vive il ns paese, ovvero di deindustrializzazione, terziario da 4 soldi (altro che avanzato), emorragia di posti di lavoro (convertite voi 500.000 metalmeccanici 40/50enni in informatici!), 20.000 aziende che portano 1.000.000 di posti di lavoro in Romania, e 1.000.000 di Rumeni che vengono a cercare fortuna in Italia (tanto per citare una delle comunità più nominate), crollo delle infrastrutture (FS pulciose, Alitalia fallita, acquedotti allo sfascio da privatizzare, rete stradale da cani, porti fatiscenti,), mancanza di programmazione energetica, inquinamento, evasione, 4 regioni governate dalle mafie, almeno altre 4 a rischio (tra cui, sorry, la nordica Lombardia), un apparato politico da 1.000.000 di mangia pane a ufo (tra politici locali, parenti ed amici impiegati o favoriti da politici locali, assunti come consulenti, vigili, segretari… per poi arrivare tramite quelli provinciali, regionali, nazionali, enti, commissioni, etc tec fino ad 1.000.000 di nullafacenti), un n° di impiegati pubblici superiore a quello degli USA… debito pubblico non risolvibile se non pignorando parte dei depositi bancari / postali / titoli degli italiani o patrimoniali sanguinose (vedrete)….

    Secondo voi il problema è il tizio sopra ed il suo ragionare sulle riforme costituzionali. Mi sembra di mangiare caviale in un salotto pieno di sterco… io prima prenderei la pala e toglierei lo sterco.

    Poi, toltisi dalla m..da, si penserà alla costituzione. Che cmq anche così com’è rimane attuale e una delle migliori del mondo.

    C’è chi ha il cervello all’ammasso. Mi spaventa altrettanto chi ce l’ha su marte.
    I problemi prioritari qui sono ben altri.

  4. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 9 Settembre 2010 @ 18:17

    Il problema, Cristiano, è di modernizzare il Paese, afflitto, come si sta vedendo in questi giorni, da lacci e lacciuoli della prima Repubblica e da una Costituzione che ha fatto il suo tempo.

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Bart