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Romanzo: Celeste/A novel: Celeste (Trad. Helen Askham) #12/16

6 Dicembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Celeste #12

Il mio rapporto con Celeste sta diventando magnifico. La sto educando per istinto, non conosco nessuna tecnica a riguardo, non ho alcuna conoscenza scientifica, mi baso su ciò che avverto dentro di me. Così ho di nuovo portato Celeste nella pinetina, l’ho tolta dalla scatola e l’ho lasciata libera sul prato. Come l’altra volta, dopo un po’ di orientamento ha cercato la scatola e tentava di salirvi, sbattendo le ali. L’ho lasciata fare. Ho pensato che dovesse abituarsi a starne lontana, e così le sue suppliche sono risultate vane. Ha cercato una sistemazione altrove, in mezzo all’erba, poi ha cominciato a vagare intorno alla sedia a sdraio dove mi ero seduto, pronto a continuare, come ogni mattina, la lettura di un libro. Ho messo fuori la coppetta dalla scatola, l’ho collocata un po’ distante. Celeste l’ha veduta e vi si è diretta, con un colpo d’ali vi è salita e si è accovacciata. Ho pensato di lasciarla così, in attesa della sua prossima mossa. Ho ripreso a leggere il libro di Andrea De Carlo: Arcodamore. Leggendo riflettevo anche sulla sorte della nostra letteratura. Pensavo: lo scrittore di oggi è spinto dalla logica di mercato a scrivere le storie che il pubblico richiede. Questo è un vero guaio, perché conduce alla omologazione, soffoca l’originalità. Uno scrittore deve soprattutto essere testimone di un modo di sentire, di essere, di comunicare che nasca dentro di sé. Ciò che ne deriva deve riuscire a penetrare negli altri, e produrre la sensazione di una nascita che ci coinvolge, di una luce che ci illumina, di un buio che si fa giorno. La responsabilità di quanto accade è anche, e forse soprattutto, delle Case editrici, che si sono fatte prendere dalla smania delle indagini di mercato e del guadagno. Nell’arte, spesso il prodotto che è destinato a durare supera le esigenze del presente e si proietta oltre, un oltre che non vuole significare né futuro né passato, ma un territorio universale dove tutto si mescola e si colora dell’eterno che è in noi. Mentre leggo, Celeste è venuta ai miei piedi, svolazza, vuol salire lungo le mie gambe. Ci prova, arrivata fin quasi sotto al ginocchio, riscivola giù, ritenta, ma è inutile; allora l’aiuto sospingendola verso di me con la mano. La lascio quando è sulla mia coscia. Assesta l’equilibrio e si accovaccia, chiude le palpebre. Sento le unghie delle sue zampette che si tengono sulla mia pelle, mi tirano i peli, anche mi solleticano. Lei si muove ogni tanto. Infine si sposta e mi si mette tra le cosce. Qui sta bene, sente il calduccio e si accoccola. Noto che sotto il becco inferiore ha una peluria che forma una specie di barbetta divisa in due. Non so se faccio bene a darle queste nuove abitudini. Dopo un po’ si muove e viene ad inserirsi in un pertugio accanto alla mia natica destra, dove è scoperta una parte di tela della sedia a sdraio. Sta lì e si guarda intorno. Poi si lancia nel prato, cammina goffamente, sale di nuovo sulla coppetta. Sta prendendo conoscenza di una realtà più grande della scatola in cui ha praticamente vissuto fino ad oggi. Mi viene un’idea. Mi alzo, mi allontano e la chiamo. C’è anche Raffaella, si è seduta su una delle poltroncine. Non crede ai suoi occhi. Addirittura si commuove, quando, chiamata io la rondine: «Celeste, vieni qui», come si fa a un cane o a un gatto, ecco che lei salta dalla coppetta e svolazza nella mia direzione. Percorre un tratto e si ferma, si guarda intorno, poi svolazza di nuovo verso di me, lo fa in tre o quattro momenti finché, avendo io messo il palmo della mano sull’erba, non lo raggiunge e vi si arrampica.
«Hai visto?» dico a Raffaella, anch’io sorpreso dell’accadimento. Raffaella è commossa, non riesce a nascondere i suoi sentimenti.
Glielo faccio rifare una seconda volta, e mentre Celeste sta correndo verso di me, arriva Alessandro con la sua auto, in cui sono anche Elena e Lorenzo. Vedono la scena, ed io sono felice di quest’occasione che hanno di verificare un rapporto straordinario che sta nascendo tra me e Celeste. Elena mi sorride dal vetro. Ha visto tutto. Ho Celeste sul palmo della mano e mi avvicino. La mostro a Lorenzo, che è chiuso nel suo seggiolino, dietro ad Elena. Comincia ad agitarsi, vuole scendere. Raffaella lo slega e lo prende in braccio. Ha sulla fronte i segni della ferita dell’altro giorno. Non ci sta molto in braccio; dopo aver osservato Celeste, fa cenno che vuole scendere. Cerca la scatola sul tavolino, non c’è, si volta con le braccine aperte, e con lo stupore sul viso. Significa: Dov’è finita la scatola?
«La scatola è là» dico io, indicandogliela sul prato della pinetina. È svelto, subito la vede e sorride, poi si volge verso di me, che ho ancora Celeste sul palmo della mano. Ha il viso illuminato dalla contentezza. Ma Elena ha fretta. È domenica. Come tutte le domeniche, devono andare a Viareggio, lo portano al mare, e dai nonni che vivono a Lido di Camaiore. Raffaella lo rimette sul seggiolino, ma Lorenzo non ci sta, comincia a piangere, non vuole proprio partire, ha il viso rivolto verso Celeste, vorrebbe giocare con lei, come faccio io. Ma Elena è inflessibile.
«È tardi, dobbiamo andare» dice. Alessandro mette in moto e la macchina si avvia verso il cancello. Lorenzo è voltato ancora verso di me, non si è mai staccato da Celeste.
Ritorno sul prato, metto a terra Celeste. Raffaella è seduta, ad un tratto si alza e si allontana, chiama Celeste, come avevo fatto io, le batte le mani. E Celeste la sente, apre le ali e comincia a camminare verso di lei. Sì, è contenta la mia Raffaella di questa attenzione che Celeste riserva anche a Lei. La prende, la carezza, la bacia. È passato anche Piero in bicicletta, mi ha guardato mentre tenevo Celeste sul palmo della mano. Ha fatto cenno con la testa, come per dare un segno della testimonianza di questo affetto che si trasferisce anche fuori della mia casa. Poco dopo, di ritorno da Montuolo, entra nel cancello. Ho da poco rimesso Celeste nella scatola e l’ho collocata al suo posto sotto la mia finestra. Ho deciso infatti di salire in camera, e mettermi al computer.
«Era la rondine?» mi domanda.
«Sì, l’avevo messa nel prato. Voglio che abbia tanto spazio intorno a sé e si possa muovere liberamente, esercitandosi anche con le ali.»
«Forse ce la farà a vivere» mi dice.
«Lo spero tanto. Vuoi vedere cosa fa?» gli dico. «Vieni con me.» E lo porto nella pinetina, dopo aver preso Celeste dalla scatola. La depongo a terra, mi allontano, e la chiamo.
«Celeste, vieni qua» le dico, e lei mi fa felice davanti a Piero, perché svolazza subito verso di me, finché non raggiunge i miei piedi, vi si arrampica, vorrebbe salire verso le mie mani; allora mi chino, metto il palmo della mano sull’erba, e Celeste vi sale, si quieta, si accovaccia. Io la tiro su e la mostro tutto soddisfatto a Piero, che sorride, è incredulo. Ma Celeste è destinata a fare cose ancora più grandi, e a meravigliarci. 

Dovunque andrai Celeste, porta un messaggio di amore al mondo. Non so come tu possa fare, ma te lo chiedo. Io mi sento così impotente! Non conosco di quale strumento possa utilmente servirmi per diffondere l’amore nel mondo. Ho un pessimo carattere, sono un solitario, perfino un’ombra può infastidirmi. Sono tra tutti gli uomini il meno adatto. Ma desidero tanto che si diffonda l’amore in tutto il mondo, soprattutto verso chi soffre, chi vive nella povertà, verso i bambini malnutriti, che nessuno o pochi aiutano.
Non capisco le troppe cose che non vanno. Mi aiuta solo la fede, altrimenti la mia mente si smarrirebbe. Vedo dominare la cattiveria dappertutto, le stesse leggi della natura mi paiono sovvertire la legge principale che dovrebbe essere quella dell’amore. Si uccide, si ruba, si offende, non si perdona mai, ci si vendica. Noi stessi, gli uomini, ci nutriamo dando la morte a tutto ciò che può costituire del cibo per noi. Capisci? Noi viviamo grazie alla morte di altri esseri! Tutto ciò non può che sconvolgere la mente, ottenebrarla. Verrebbe voglia di diventare una pietra, con il cuore che non sanguina più. E di inasprire i sentimenti, renderli anch’essi pietra inanimata.
Fa’ che il tuo volo diffonda l’amore. Se il mondo ricco riuscisse a capire che non si può gioire se un essere umano soffre, allora potrebbe accadere l’impossibile: che l’uomo corra a soccorrere un altro uomo, che si sorrida tra chi dà e chi riceve, e chi riceve sia pronto a donare. Il tuo volo dovrà andare oltre l’Africa, affrontare altre immensità, giacché devi sapere, mia piccola Celeste, che la povertà, la sofferenza, il dolore, sono diffusi nella maggior parte del mondo. Tu sei nata qui, in una zona felice della Terra, hai vissuto la tragedia dei tuoi fratellini, ma oltre non sai; non ti è mancato nulla, abbiamo provveduto con amore. Ma l’amore che è in me, non si esaurisce con il dono che te ne faccio e che faccio ai miei cari. Ne sono stracolmo, e Dio me lo ha chiuso in me stesso, mi ha fatto un uomo rude, un uomo scontroso, un uomo solitario! Perché? Conosco vite che sono andate a donarsi in giro per il mondo. Volti sorridenti che hanno diffuso l’amore, si sono sacrificati per donare. Ma io sento che occorre fare di più, perché l’amore che è stato offerto finora non ha saputo espandersi, non ha incrinato la cattiveria che confonde ed opprime la parte ricca del mondo. Dunque, mi aiuterai? Capisci davvero ciò che desidero? Volerai e diffonderai l’amore. Andrai in Africa, il tuo primo viaggio. Non ti arrestare per ritornare da me. Non ti voglio subito alla prossima stagione, ma solo quando l’intero viaggio sarà completato. Spingiti oltre l’Africa del nord. Quando l’amore s’irradierà tra quei popoli sempre in guerra e sempre perseguitati dalla miseria, vai oltre, fermati ai tropici, passa l’equatore, spingiti a sud, vola in Madagascar, in Tanzania, nel Sudafrica. Non correre, vola adagio, plana, osserva ogni angolo del dolore, poi scendi, fatti conoscere, nessuno ti farà del male. Capiranno chi sei. Capiranno anche me. Mi sentiranno, mi riconosceranno in qualche modo come uno di loro. Poi riprendi la via del mare, dell’oceano e vai a farti conoscere dai popoli dell’Asia; li troverai differenti da noi, e dagli altri che hai incontrato. Siamo una babele di razze e di lingue, dovrai imparare tutto, ricominciare ogni volta da capo; ma non scoraggiarti. Io sono qua. Sebbene sia impossibile spiegartelo, io ti vedrò, io ti sorveglierò, io ti aiuterò, io alimenterò il tuo amore. Ci sono anche là popoli che soffrono, che vivono in case malandate, in preda ad ogni sorta di malattie. Fiumi neri percorrono i villaggi. Le madri spesso al mattino trovano i figli morti nel loro giaciglio senza un lamento, morti per fame, per inedia, per malattie sconosciute qui dove io vivo. In molte terre non si conosce Dio. Non devi prendertela più di tanto, perché ogni creatura è figlia di Dio. E Dio non dimentica nessuno, nemmeno chi lo ha scordato, chi lo ha tradito. Non essere pigra, non ti lasciare lusingare da qualche comodità che puoi trovare in quei luoghi di miseria. I ricchi si trovano anche lì, sebbene circondati dalla sofferenza più atroce. Potrebbero approfittare di una tua debolezza, offrirti ristoro, conforto, allettarti con squisitezze alle quali non ti ho abituato; ma ricordati che io sono qua, legato a te da un lungo invisibile filo d’amore. Non ti perderò di vista. Sentirai il pungolo che ti do, una pizzicatura sotto le ali, o su quel tuo collo gracile. Sono io, sappilo, che ti avverto che il tuo viaggio non è ancora finito. Anzi, vi è urgenza che tu riparta. Rammenta che in ogni continente che visiterai, non dovrai tralasciare di scendere nelle molte isole che occupano il mare. Qui ci sono popoli dimenticati. Alcuni sono felici. Approfittane per prendere da loro nuova energia e una dose in più di coraggio. Ma molti soffrono ignorati dagli uomini. Scendi su di loro, non ti faranno del male. Ti capiranno, anche se sembrano popoli rozzi. Li paragonerai a me, e ti domanderai se siano esseri umani; se in qualche modo mi somiglino. Sì, sono come me, esattamente come me; una mia copia fedele. Perché ciascuno di noi è negli altri. Se li guarderai negli occhi, come in questi giorni guardi me, mi ritroverai. Sappi anche questo, Celeste, che tutti gli esseri, anche quelli che ora tu vedi infelici, nascono col desiderio della felicità, non pretendono nulla dalla vita se non di vivere. Al di là delle razze che incontrerai, al di là delle religioni, al di là del colore della pelle, degli abiti che indossiamo, ricordati di questa uguaglianza che abbiamo sin dalla nascita e che è costituita dal desiderio di vivere. Vi è una dignità in questo, ed anche una inesauribile sorgente di amore. Sul mare, sull’oceano immenso, incontrerai delle tempeste. Hai forti le ali, non rinunciare. A questo scopo sono rivolti gli esercizi che ti faccio intraprendere nella pinetina. Ho in mente per te esaltanti progetti, e quando sarà tempo, vedrai, mi rivolgerò a Dio e mi ascolterà, perché tu ed io vogliamo fare cose grandi, vincere l’inedia che ci attanaglia, superare le barriere che dividono i buoni dai cattivi, la miseria dall’agiatezza, l’infelicità dalla gioia. Noi annienteremo questi assurdi confini. Poi vola verso le Americhe. Non pensare di saltare gli Stati Uniti o il Canada. Ci sono ingiustizie e patimenti anche nei luoghi più opulenti di questa Terra. Lì si annida il seme della cattiveria, come si annida nell’Europa del benessere. Poi scendi al Sud. In ogni parte del mondo non tralasciare il Sud, perché è il Sud la parte di gran lunga più sofferente. Sono terre che celebrano la grandezza di Dio, ma sono piene di dolore. Gli uomini che comandano pensano a se stessi, si arricchiscono e lasciano morire i loro popoli. Non sentirti stanca, non trovare scuse. Non le ascolterò, non le accetterò. Ti ho fatto vivere, ricordalo. Senza di me saresti finita sottoterra come i tuoi fratellini. Si meraviglieranno nel vederti arrivare; giungerai anche in luoghi dove nessuno conosce la tua specie. Ma sarà il segno di un messaggio straordinario. E proprio per questo lì sarai accolta. Ci sono isole che sembrano paradisi. Gli uomini dicono che ci si vive bene, ma sono gli uomini dell’occidente opulento che lo dicono. Non ti far accecare dai loro discorsi. Anche lì c’è bisogno di seminare l’amore. Anche lì dobbiamo scuotere i cuori induriti dall’egoismo e dall’avidità. Se volerai poco lontano da quei bei villaggi dove la gente è allegra e appare felice, troverai gli stessi volti macilenti che hai visto in Africa, che hai visto in Asia, che hai visto nelle isole dimenticate nel dolore. Sii instancabile, sii ostinata, non ti lasciare illudere da false promesse. Cerca di leggere nel cuore degli uomini, e di intendere la verità delle loro parole. Io farò di tutto per aiutarti. Dio mi darà il modo, ancora non so come e quale, ma non può lasciarci soli. Ci stiamo impegnando seriamente, ci metteremo tutta la nostra volontà e la nostra passione. Credi che Dio possa ancora volgere il capo altrove? No, questa volta; si volterà verso la Terra e guarderà me e guarderà te. Si compiacerà.
Quando il tuo viaggio sarà finito, non mi dimenticare, non fermarti per sempre nel primo posto che ti piacerà. Sarebbe facile, una volta diffuso l’amore per il mondo, accogliere la prima allettante opportunità che ti venga offerta nel tuo viaggio! Sappi che la tua meta è qui, da me. Voglio rivederti. Non so come potremo riconoscerci, quando saranno trascorsi alcuni anni e tu sarai diventata ancora più grande, sarai mutata nell’aspetto e anche nella voce. Avrai fatto conoscenza con tutto ciò che si trova su questa Terra, ti sentirai tanto superiore a me. Ma io sono qua che ti attendo. Devi farmi il rendiconto di tutto il bene che sei riuscita a creare. Sarà per me il più bel racconto tra quelli che ho ascoltato nella mia vita. Ti terrò qui sulle mie ginocchia, come ho fatto in questi giorni. Il tuo capino nero, l’accarezzerò, non ti mancheranno le mie dolcezze, se ancora le vorrai, ma devi raccontare, raccontare e raccontare. Voglio essere sazio dell’amore che sento dentro di me, voglio essere sicuro che l’hai distribuito a tutti, ai buoni e ai cattivi, ai sofferenti e agli uomini felici. Allora, dopo averti ascoltato, tornerai ad essere libera, come ho sempre desiderato che fossi. Ti farò salire sul palmo della mano, e ti dirò addio.
Se poi ancora ci rivedremo, questo lo sa solo il Signore; io lo vorrei tanto, ma, vedrai, in qualche modo, in un mondo che ancora non conosciamo, tu ed io torneremo ad incontrarci.
Voglio che tu compia una tale impresa, Celeste; non credere che io ponga su di te tutta questa attenzione per niente. Non ho mai fatto alcunché per il prossimo, credi che possa allevare te così per il solo piacere di farlo? No, da te esigo che tu realizzi il mio sogno. Allora, quando lo avrai fatto e ti lascerò volare libera nel cielo, che ha il colore del tuo nome, vorrò sentirmi in pace, e conoscere finalmente la gioia che un uomo prova dentro di sé quando nel mondo non c’è più dolore.

Celeste #12

My relationship with Celeste was developing wonderfully. I was teaching her by instinct. I had no scientific knowledge and everything I did was based on what I felt inside. Once again I carried her into the cluster of pine trees, took her out of her box and let her wander freely on the grass. Just like the time before, and after she’d got her bearings, she found her box, beat her wings and tried to climb into it. I didn’t interfere. I was thinking she had to get used to being away from me and so her pleas for help were in vain. She started looking for another place for herself and then began to wander towards the deckchair where I was sitting, ready to carry on reading a book as I did every morning. I got the bowl out of the box and put it down a short distance away. Celeste saw it and went towards it, jumped into it with the help of her wings and crouched down. I decided to leave her there and wait for her next move.
I started reading again, still Andrea De Carlo’s Arcodamore. As I read I was also thinking about was happening to literature in Italy. What I was thinking was that today’s writer is forced by market logics to write what the general public demands. This is a real problem because it leads to standardisation and stifles originality. A writer must, first and foremost, be a witness to a way of feeling and being and communicate what comes from within him. This must then succeed in penetrating others, producing the feeling of a birth that involves us, a light that illuminates, a darkness that becomes day. The responsibility for what’s happening is partly due to the publishers who have been drawn into the general mania for market research and profit. But in art, the product destined to last ignores the needs of the present and projects itself beyond, a beyond that means neither the future nor the past but a universal territory where everything comes together and is tinged by the eternal in us.
While I was reading, Celeste had reached my feet. She fluttered her wings, trying to climb up my legs. She got almost as far as my knee, slipped down and tried again but it was no use, so I helped her by pushing her towards me with my hand. I stopped when she’d reached my thigh. She got her balance, crouched down and closed her eyes. I could feel her claws clutching on to my skin and pulling the hairs. It was tickly. She moved every now and again and finally positioned herself between my thighs. She was comfortable there, feeling the warmth, and curled up. I could see there was some down under her beak which was like a little beard divided into two. I didn’t know if I was doing the right thing giving her these new habits. After a little, she moved again and settled herself next to my right buttock where she’d found the cloth of the deckchair. She sat there and looked round. Then she jumped on to the grass, stumbled towards the bowl and jumped into it. She was learning about a world that was bigger than the box where she’d lived till then.
I had an idea. I got up, walked away and called her. Raffaella was there by then, sitting on one of the chairs. I called, “Celeste, come,” as you would to a dog or a cat, and the bird jumped out of the bowl and fluttered towards me. Raffaella couldn’t believe her eyes. Celeste ran for a bit, stopped, looked around and fluttered towards me again. She did this for a few moments until she reached the hand which I’d put, palm up, on the grass, and jumped on to it.
“Did you see that?” I said to Raffaella in surprise at what had happened. Raffaella was touched. She couldn’t hide it.
I did this once more and while Celeste was running towards me, Alessandro drove up with Elena and Lorenzo. They saw the scene and I was happy they’d had this chance to see the extraordinary relationship that was growing up between Celeste and me. Elena smiled at me from the window. She’d seen everything. With Celeste in the palm of my hand, I went to the car. I showed her to Lorenzo who was strapped into his car seat, behind Elena. He began to struggle because he wanted down. Raffaella undid the straps and picked him up. He still had the marks where he’d bumped his head. He didn’t want to be carried for long and once he’d seen Celeste, he wanted to get down. He looked for the box on the table. It wasn’t there and he turned round with his arms spread and a look of surprise on his face. It meant, “Where has the box gone?”
“The box is over there,” I said, pointing to the grass amongst the pine trees.
He understood. He saw it at once and smiled and then he came to me. I was still holding Celeste in the palm of my hand and Lorenzo’s face was bright with happiness. But Elena was in a hurry. It was Sunday. As on all Sundays, they had to go to Viareggio where they took him to the beach and then to his grandparents in Lido di Camaiore. Raffaella put him into his car seat but Lorenzo wasn’t pleased and began to cry. He really didn’t want to go. He looked at Celeste. He wanted to play with her as I did. But Elena was firm.
“We have to go now,” she said. “We’re late already.”
Alessandro started the car and moved towards the gate. Lorenzo was still turning towards me, still looking at Celeste.
I went back to the grass and put Celeste on the ground. Raffaella was sitting but she suddenly got up, moved away, called Celeste as I had done, and clapped her hands. And Celeste heard her, opened her wings and began to walk towards her. My wife was happy. Celeste was giving her the same attention as she’d given to me. Raffaella picked her up, stroked her and gave her a kiss.
Piero was passing the house on his bike and saw me holding Celeste in the palm of my hand. He gave a nod as if to say he’d seen these signs of affection now transferred to outside the house. A short time later, on his way back from Montuolo, he came in by the gate. I’d just put Celeste back in her box and then put the box in its place under my window. I’d decided, in fact, to go up to my room to the computer.
“Was that the swallow?” he asked.
“Yes, I’d put her on the grass. I want her to have lots of space round her so she can move around freely and exercise her wings.”
“Maybe you will manage to keep her alive.”
“I very much hope so. Would you like to see what she can do? Come with me.”
I got Celeste’s box and took him to the pine trees. I put her on the ground and called her.
“Celeste, come,” I said to her and she made me happy in front of Piero because she immediately fluttered towards me as far as my feet. She climbed on to them and would have climbed up towards my hands. I leaned down, put my hand on the grass, palm up, and Celeste climbed on to it, fell quiet and curled up there. I lifted her up and showed her to Piero, with great satisfaction. He smiled. He could hardly believe it. But Celeste’s destiny was to do much greater things and astonish us all.

“Celeste, wherever you go, take a message of love to the world. I don’t know how you can but I ask you to do this. I feel so powerless. I’ve no idea what could usefully help me to spread love through the world. I’m a difficult man. I prefer being alone and even a shadow can annoy me. Of all men I’m the least suited to this. However, I so much want to spread love throughout the world, especially to people who suffer, who live in poverty, to starving children with no one or few people to help them.
“I don’t understand the things – too many things – that are wrong. Only my faith helps me, otherwise I’d have lost heart. I see evil dominating everywhere and even the laws of nature seem to me to subvert the principal law that should be love. People kill, steal, offend, never forgive and take revenge. We men, we live on killing everything that can be food for us. Do you understand? We live by the death of other creatures! All this can’t help disturbing our minds and darkening them. It could make a man want to be a stone with a heart that can’t bleed, and to harden his feelings and make them stone as well.
“Let your flight spread love. If the rich world learned to understand that it can’t rejoice if a human being suffers, then the impossible could happen – that a man will run to help another one, that there’s a smile between the one who gives and the one who receives and that he who receives is also ready to give. Your flight will take you beyond Africa and take you to other continents, so you have to know, little Celeste, that there’s poverty, suffering and pain in most of the world. You were born here in a happy part of the world. You’ve known the tragedy of your brothers, but you know no more than that. You’ve lacked for nothing and we’ve given you love. But the love in me is not all spent with the love I give to you and my family. I’m full of love but God shut me up in myself. He made me a rough man, surly and solitary by nature. Why? I’ve known people who went to dedicate themselves in different parts of the world, smiling people who spread love and sacrificed themselves in order to give. But I feel more has to be done because the love that’s been given up till now hasn’t spread. It hasn’t corroded the wickedness that confuses and oppresses the rich part of the world.
“Will you help me? Do you understand what I want? You’ll fly and spread love. You’ll go to Africa on your first journey. Don’t stop there and come back to me. I don’t want you to come back next spring but only when your whole journey has been completed. Fly to the north of Africa. When love has spread through these people who are always at war and hounded by wretchedness, go on. Stop in the tropics, cross the equator, then on to the south, fly to Madagascar, Tanzania and South Africa. Don’t hurry, fly slowly, glide, observe each corner of pain, then land, introduce yourself – no one will do you any harm. They’ll understand who you are. They’ll understand me too. They’ll feel me and somehow they’ll recognise that I’m one of them.
“Then fly off again over the sea, over the ocean, and go and meet the peoples of Asia. You’ll find them different from us and the other people you’ve met. We’re a Babel of races and languages and you’ll have to learn them all and start from the beginning every time. Don’t be discouraged. I’m there. It’s impossible to explain how but I’ll see you, I’ll be watching over you and I’ll keep your love alive. There are countries there that suffer, where the people live in wretched little houses and are susceptible to all kinds of disease. Filthy rivers flow through the villages. Mothers often wake up to find a child has died without a cry on his straw mattress, of hunger or starvation or one the diseases that are unknown here where I live. In many countries, they don’t know God but you mustn’t worry too much about that because every living being is a child of God. And God forgets no one, not even those who’ve forgotten Him or betrayed Him. Don’t waste time and don’t let yourself be lured by anything in these wretched places. There are wealthy people there too, surrounded by all that terrible suffering. They could take advantage of one of your weaknesses, offer you something to drink, somewhere to rest, tempt you with titbits that you’re not used to. Remember I’ll be with you, tied to you by an invisible thread of love. I won’t lose sight of you. You’ll feel me prodding you or giving you a little pinch under your wings or on your neck. You’ll know it’s me, reminding you that your journey’s not over yet and that it’s time you set off again. Remember that whatever continent you visit, you mustn’t forget to go to the many islands in the sea where there are forgotten peoples. Some of them are happy, so take new energy from them and another burst of courage. Others suffer in ways that we don’t know about. Go down to them. They won’t do you any harm. They’ll understand you though they may seem primitive. You’ll compare them with me and wonder if they’re human and if they’re like me in any way. Yes, they’re like me, exactly like me. That’s because each of us is in the others. If you look into their eyes, as you now look into mine, you’ll see me. You should also know this, Celeste. All human beings, including those that seem unhappy to you, are born with the wish to be happy and ask nothing from life except to live. Beyond the races you’ll meet, the colour of our skin and the clothes we wear, remember the equality we have from birth which is the will to live. There’s a dignity in this and a boundless source of love. You’ll encounter storms at sea and on the great oceans. Don’t give up. Your wings are strong. It’s for them I’ve made you do those exercises amongst the pine trees. I’ve made exciting plans for you and when it’s time, I’ll pray to God and He’ll listen to me because you and I want to do great things, to do away with gnawing hunger and pull down the barriers that divide the good from the bad, wretchedness from ease and unhappiness from joy. We will destroy these absurd boundaries.
“Then fly to the Americas. Don’t think of missing out the United States and Canada. There’s injustice and suffering even in the richest parts of the world. Then fly on to the South. Don’t neglect the South in any part of the world because the South suffers the most by far. These countries celebrate God’s greatness but are full of suffering. The men who rule think only of themselves and getting rich, and leave the poor to die. Don’t allow yourself to feel tired and don’t offer excuses. I won’t listen to them and I won’t accept them. Remember it was me who kept you alive. Without me you’d have been buried with your brothers and sisters. People will marvel when they see you arriving and you’ll go to places where they’ve never seen a swallow before. This will be the sign of an extraordinary message and you’ll be listened to there on that account. There are islands that seem like paradise. People say you can live happily there but these are people of the opulent West. Don’t be blinded by what they say because here too we need to sow the seed of love. Here too we must drive selfishness and greed out of hardened hearts. If you fly a little way from the beautiful villages where people are cheerful and seem happy, you’ll find the same emaciated faces that you saw in Africa and Asia and the forgotten islands in pain. Be tireless, be stubborn and don’t be deceived by false promises. Try to read men’s hearts and understand the truth in what they say. I’ll do all I can to help you. God will give me a way. I don’t know how yet but He won’t let us be alone. We’re making a serious commitment and we’ll give it all our will and dedication. Do you think God will look the other way again? No. This time He’ll turn towards Earth and look at you and at me. He’ll be pleased.
“When your journey’s over, don’t forget me and don’t stay forever in the first place that appeals to you. Once you’ve spread love throughout the world, it would be easy to take the first attractive opportunity offered to you on your journey, but your destination is here with me. I want to see you again. I don’t know how we’ll recognise each other when these years will have passed. You’ll be older. Your appearance will have changed and so will your voice. You’ll know everything about what’s on this Earth and you’ll feel quite superior to me but I’ll here waiting for you to come back. You have to give me a report on what you’ve done. It will be the best story I ever heard in the whole of my life. I’ll hold you here on my knee as I’ve done these past few weeks. I’ll stroke your black head and none of my little loving attentions will be lacking if you still want them, but you must talk and talk and tell me everything. I want to feel full of the love I have inside me, I want to be sure you’ve shared it with everyone, the good, the bad, the happy and the unhappy. Then once I’ve listened to you, you’ll be free as I always wanted you to be. I’ll make you climb on to the palm of my hand and I’ll say goodbye. Will we see each other again after that? Only God knows if we will. I would like to very much. You’ll see, you and I will somehow meet again in a world that we don’t know yet.
“I want you to carry out this mission, Celeste. Don’t think I gave you all this attention for nothing. Since I’ve never done anything for my neighbour, do you suppose I’m looking after you like this just for the pleasure of it? No, I want you to fulfil my dream. When you’ve done that and I let you fly free in the sky which is the colour of your name, I want to feel at peace and know at last the joy that a man can feel when there’s no more pain and sorrow in the world.”
 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart