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Romanzo: Celeste/A novel: Celeste (Trad. Helen Askham) #13/16

7 Dicembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Celeste #13

Devo segnalare questo giorno: il 19 giugno 2000, per un motivo molto semplice ma straordinario. Celeste ha fatto il suo primo volo. Stamani verso le otto l’ho portata fuori nella sua scatola, le ho preparato il cibo: delle fette biscottate ammollate nel latte e dell’arrosto di manzo, scelto nella parte rossa, sanguinolenta. Le ho offerto per primo l’arrosto, ne ha preso un boccone, poi non ne ha più voluto sapere; ho provato con le fette biscottate, anche in questo caso ha preso il primo boccone, poi ha rifiutato i successivi. Le ho offerto dell’acqua e non l’ha bevuta. Tuttavia era agitata, si muoveva arrampicata sul bordo della sua coppetta.
«Che cosa vuoi?» le ho domandato più di una volta. Lei scendeva dalla coppetta e vi risaliva, agitando le alucce. Così ho capito che desiderava che la portassi con me nella pinetina. La furbacchiona voleva muoversi liberamente sul prato, godersi lo spazio che aveva gustato nei giorni scorsi! Infatti, sono andato a prendermi il libro e la sedia a sdraio, e l’ho portata con me sul palmo della mano. Mi sono seduto e ho deposto lei a terra. È stato uno spettacolo vederla andare a spasso per il prato. Ma non troppo lontana da me! Mi girava intorno nel raggio di un metro, un metro e mezzo, stava tra i fili d’erba, curiosava, poi tornava a mettersi sotto la mia sedia, o dentro le mie ciabatte, che io lascio libere, giacché ho l’abitudine di poggiare le gambe sopra una delle poltroncine rosse a forma di uovo, che pongo di fronte a me. Raffaella è venuta in giardino e ci ha visti. Le ho chiesto di badare a Celeste, dovendo fare un salto in casa a prendere un oggetto. Incredibile, ma Celeste mi veniva dietro! Raffaella sorrideva, stupita di questo attaccamento.
«Fermala!» le ho detto, e così l’ha attirata a sé.
Quando sono tornato, la teneva sopra un braccio. Ho avuto un’idea.
«Proviamo se spicca il volo» ho detto. Così mi sono posto a giusta distanza davanti a lei, e l’ho chiamata. Si agitava, si capiva che temeva il balzo, ma il desiderio di venire da me stava prevalendo. Cercava il modo di riuscire a farlo, finché ha spiccato il volo. È stato un momento fantastico, ha fatto qualche metro in aria, sbattendo con maestria quelle sue piccole ali, già nell’istinto pronta a navigare nel cielo. Ho sentito l’esclamazione di stupore di Raffaella, l’ho guardata e ho colto la gioia che era impressa sul suo viso. Penso che anche nel mio si potesse scorgere altrettanto. Celeste ha planato sul prato, e poi svolazzando è venuta verso di me. Deve essersi meravigliata anche lei di quanto aveva saputo fare. Chissà che cosa ha pensato, chissà che cosa ha in mente di fare, dopo aver scoperto queste sue qualità straordinarie, che la fanno diversa da me. Raffaella se n’è andata e siamo rimasti soli, Celeste ed io. Mi sono messo a leggere di nuovo, e lei camminava nel prato intorno a me. È tornata ad infilarsi nelle mie ciabatte, poi si è arrampicata sulla traversina della sedia a sdraio, sotto di me; infine si è accovacciata nell’erba. C’è restata abbastanza, in silenzio, senza emettere quel suo pigolìo continuo. L’ho guardata per accertarmi che fosse sempre lì, dormiva. Il libro che stavo leggendo era Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. L’ho ripreso in mano, continuando la lettura. Il tempo è magnifico, lo sarà per tutto il giorno. Sono alcuni giorni che si sta bene e si avverte il clima dell’estate. Celeste potrà così educarsi all’aperto. Sarebbe stato tutto più difficile per me se fossero venute giornate di pioggia e di freddo. Qualche volta, di giugno è accaduto. Ad un tratto ho sentito che Celeste si agitava dietro di me, mi sono voltato e ho visto che tentava di arrampicarsi su di una gamba della sedia a sdraio. L’ho aiutata a salire, e l’ho deposta sul bracciolo alla mia destra. Si è accovacciata, mentre io leggevo lei si guardava intorno. Ed ecco che da sola, non sollecitata da alcuno, spicca il volo. Resto sorpreso. La osservo frusciare nell’aria con le ali dispiegate, va verso la recinzione. Di là c’è la strada coi suoi pericoli! Il cuore mi fa un balzo. Il volo è potente, si fermerà? mi domando, incapace di fare alcunché. Ma Celeste non prosegue, plana sul prato, e come aveva fatto quando era spiccata dal braccio di Raffaella, comincia a svolazzare verso di me. Ritorna, mi sono detto, con un sospiro di sollievo. È venuta ai miei piedi, ha cominciato a trillare, tenendo aperte le ali. Io la guardavo con trepidazione. Avevo avuto sotto gli occhi i segni della sua diversità. Ciò che vagheggiavo, si stava per realizzare. Anche se non sembrava, cominciavano a delinearsi e a premere le differenze e le distanze tra di noi. Celeste ha in comune con me solo il sentimento. È questa la verità. Sarà abbastanza per tenerci ancora uniti? E fino a quando resisterebbe una tale intesa, questa unione? Avvertivo che tutto principiava a diventare precario. Nella mente correvano come fantasmi tanti presentimenti. Un mattino, mentre è fuori accanto a me, non l’avrei più ritrovata, se ne sarebbe andata via senza nemmeno salutarmi, spinta non dall’ingratitudine, ma dalla sua natura. D’ora in avanti, ogni giorno avrebbe moltiplicato i suoi voli. Questa prima esperienza avrebbe lasciato in lei il desiderio di scoprire e ritrovare ciò che stava nascosto nella sua natura. Il suo vero movimento è quello del volo, e non zampettare nel prato. L’avrebbe capito, e si sarebbe esercitata a volare. Non il prato verde, ma il cielo è il suo percorso naturale, il suo mondo. Non ci avrebbe messo molto a intuirlo. Del resto era quello che desideravo. Come dimenticarlo? Come addolorarmi di un avvenimento che ho sempre auspicato?
Raffaella ha visto il primo volo, ma il secondo è stato superiore per altezza e per lunghezza. Quando tornerà glielo dirò, le racconterò di come è accaduto e di come sono rimasto sorpreso anch’io, non avendola sollecitata.
Devo ripensare e riorganizzare i tempi della sua educazione. Il momento del suo volo libero si avvicina. Insegnarle a volare quindi non è difficile, come temevo. Ora dovrò abituarla a procurarsi il cibo. Lei lo cercherà nel cielo, quando sarà grande. Ma ora? Sarà sufficiente educarla a cercarlo nel prato?
Dopo l’una è capitato, come tutti i giorni, Mirio, il nipote di mia suocera, che ha un negozio di alimentari e ci porta le ordinazioni che mia suocera fa al mattino. L’ho chiamato dalla pinetina dove mi trovavo con Celeste, che era arrampicata sullo schienale della mia sedia a sdraio. Io le stavo davanti, a distanza, seduto sulla poltroncina, volevo che spiccasse il volo. Mirio si è avvicinato, e anche si sono avvicinate Raffaella e sua madre. Ho messo Celeste sul prato e ho mostrato loro che la rondine mi seguiva svolazzando ovunque andassi. Mirio era sorpreso e contento.
«Vuoi vedere come vola?» gli ho proposto. Così l’ho raccolta, l’ho deposta sul palmo della mano e l’ho lasciata andare nel vuoto. Non potete immaginare che cosa è successo. Nemmeno io lo avrei immaginato, altrimenti sarei stato molto più prudente. Una volta sospesa nel vuoto, Celeste ha battuto le ali, con energia maggiore delle due volte precedenti e si è alzata nel cielo. Mio Dio, ho pensato, se ne va, senza che abbia potuto dirle niente, senza che abbia potuto confidarle le mie speranze. La guardavo e non la perdevo d’occhio, ha passato la recinzione nella direzione della stazione. Il suo volo pareva quasi quello di un adulto, ha sorvolato metà del nostro campo e poi ha planato. Ora la perdo, mi sono detto, ora la perdo, poiché in quel punto vicino alla fossa c’era l’erba alta. Senza muovere gli occhi da quel punto, ho detto a Raffaella di correre a prendere la chiave del cancelletto; è tornata, e ancora senza togliere lo sguardo da laggiù, le ho detto di puntare i suoi occhi verso il luogo dove Celeste aveva planato, di non perderla di vista, perché sarei andato a cercarla.
«Anch’io» ha detto Mirio «non la perdo di vista, vai pure tranquillo.» Così mi sono precipitato nel campo e sono andato verso quel punto. Non vedevo niente, ma è bastato che la chiamassi, perché Celeste trillasse e battesse le ali. Ho visto muoversi l’erba e la sua macchia nera, ho visto le sue alucce che svolazzavano verso di me. Ho tirato un sospiro di sollievo. Ma ho avvertito che Celeste stava crescendo, stava studiando il modo di conquistare la sua libertà. 

Il libro di Rigoni Stern mi ha fatto riflettere sulla guerra. C’è un punto che mi ha colpito: quando l’autore, trincerato sulla riva del Don, spara ad un soldato russo e lo uccide. In realtà, il soldato finge di essere morto; poco dopo si muoverà per fuggire, ma verrà ucciso davvero da una sventagliata di mitragliatrice sparata da un commilitone di Stern.
Mi ha colpito questa apparente facilità di uccidere un altro essere umano. Non ne sarei capace. Forse solo in caso di estrema difesa, o di una qualche violenza subita dal mio Paese. Dico forse, giacché non ne sono così sicuro. Prevale in me il principio della unicità e preziosità della vita, e che, uccidendo un uomo, non si uccide lui soltanto, ma si colpiscono innumerevoli legami che gli ruotano intorno. Da quei legami si dipartono lancinanti grida di dolore; si uccide forse molte volte, quando si crede di aver eliminato un uomo soltanto.
«Porta un messaggio d’amore al mondo.» Avevo Celeste vicino a me, nella pinetina, e ho cominciato a parlarle, dopo che aveva spiccato ancora per ben due volte il volo, sollecitata da me. La prima volta l’ho chiamata mentre stavo dirigendomi verso la panchina verde di legno, e così me la sono vista arrivare in volo; cioè non svolazzando in terra come le altre volte, ma facendo un unico volo. Si è fermata sulla panchina, l’ho presa sulla mano. Allora sono andato a chiamare Anna Maria, che stava in casa ad aiutare mia suocera. Volevo che anche lei vedesse ciò che aveva già visto anche Piero, suo marito. È venuta. Celeste l’avevo deposta di nuovo nella coppetta di vetro, fuori della scatola, nell’erba. Mi sono allontanato, l’ho chiamata e ha spiccato il volo verso di me. Questa volta ha fatto una sosta sul prato, però, e mi ha fatto piacere vedere che, giunta a terra, è stata capace di risollevarsi in volo. Infatti, il mio cruccio è questo, di temere che quando Celeste spiccherà il suo volo definitivo allontanandosi da me, faccia una prima sosta in terra, come sta facendo in queste ore, ma non sia poi in grado di rialzarsi. Ora so che può spiccare il volo anche da terra, e nutro la speranza che possa davvero volare libera nel cielo. Ma, accanto a questo motivo di gioia, è nato in me il timore di non trovarla più un giorno nella sua scatola, oppure, mentre sta con me, di vederla spiccare il volo e andarsene senza più tornare. Così ho pensato di confidarle ora, prima che sia troppo tardi, i miei progetti su di lei.
«Non devi andare solo in Africa. Devi girare il mondo» le ho sussurrato e ho aggiunto tutte le cose che voi già conoscete, ed anche altre che mi dettava il cuore. Lei stava rannicchiata nella sua coppetta, rivolta verso di me, e pareva udirmi; teneva il mento appoggiato sul bordo della vaschetta, e gli occhi aperti nella mia direzione. Mi ascoltava.
Se qualcuno mi avesse spiato, mi avrebbe preso per pazzo. Claudia è al piano di sopra, sta studiando nella sua cameretta che è adiacente alla mia. Non sono riuscito ancora a mostrarle i progressi di Celeste. È così indaffarata coi suoi libri. Ora poi si è aggiunto anche il programma del suo matrimonio. Ha da pensare a troppe cose, quindi non sto a darle fastidio con la mia esaltazione per Celeste. Ma se, capitando davanti alla finestra, mi ha visto, ed ha capito che stavo parlando con la mia piccola rondine, chissà che cosa avrà pensato di questo vecchio.

Celeste #13

The 19th of June 2000 was a date to be remembered for the simple but wonderful reason that Celeste flew for the first time. I took her out of her box at about 8 o’clock that morning and prepared her food, some rusks soaked in milk and a little roast beef taken from the pink, rare part. I offered her the meat first and she took a piece in her beak but didn’t want any more. I tried with the rusk and again she took a mouthful but refused more. I gave her water but she didn’t drink it. She was restless and moving about on the rim of the bowl. I asked her several times what she wanted.
She was hopping down from the bowl and then jumping on to it again, flapping her wings, and I understood she wanted me to take her out to the pine trees. The little slyboots wanted to roam around the field, enjoying the space as she’d been doing in the previous few days! So I went and got my book and a deckchair and carried her outside on the palm of my hand. I sat down and put her on the ground. It was a picture to see her walking around but not going too far away from me. She’d walk round me at a distance of about a metre, a metre and a half, amongst the blades of grass, looking here and there. Then she’d come back and go under the deckchair or into the slippers which I’d taken off because I liked to put my feet up on the red chair I had in front of me.
Raffaella came into the garden and saw us. I asked her to keep an eye on Celeste because I had to go and get something from the house. Incredibly, Celeste followed me and Raffaella smiled in astonishment at this attachment.
“Stop her!” I said to her and she drew Celeste towards her.
When I came back, she had Celeste on her arm. I had an idea.
“Let’s see if she’ll fly,” I said.
I stood at the right distance in front of her and called her. She was excited and we could see she was afraid to try, but she wanted to come to me and this feeling was stronger. She kept on trying until she flew. It was a wonderful moment. She flew some yards into the air, beating her wings just as she should, instinctively ready to take to the sky. I heard Raffaella give a cry and when I looked at her, I saw her joy. I think you would have seen the same on my face. Celeste planed on to the grass and fluttered towards me. She too must have been amazed by what she’d managed to do. I wondered what she was thinking and what she had in mind to do next, now she’d discovered this marvellous ability that made her different from me.
Raffaella went away and Celeste and I were left alone. I started reading again and she walked on the grass round about me. She came back, settled into one of my slippers then climbed on to the bar of the deckchair beneath me. Then she curled up in the grass. She stayed there for a while, in silence, without her usual continuous chirruping. I looked at her to see if she was still there, sleeping. The book I was reading was Il sergente nella neve by Mario Rigoni Stern. I picked it up again and carried on reading.
The weather was lovely and set for the day. It had been like that for some days and you could feel summer was on its way. Celeste would be able to develop outside. Everything would have been more difficult for me if there had been days of rain and cold. June is sometimes like that. Suddenly I heard Celeste moving behind me. I turned and saw her trying to climb a leg of the deckchair. I helped her and then put her on the right-hand arm of the deckchair. She curled up and while I read, she was looking around. Then she flew – on her own, without any encouragement. I was taken by surprise. I watched her beating the air with her outspread wings, going towards the fence. Beyond it was the road and danger! My heart was pounding. Flight is powerful and I wondered if she’d she able to stop. There was nothing I could do. Celeste didn’t fly on, however, but glided down on to the grass and, as she had done when she flew from Raffaella’s arm, she began fluttering towards me.
“She’s come back,” I said to myself, with a sigh of relief.
She came up to my feet and began trilling, her wings spread. I looked at her anxiously. I saw how she was different. What I’d longed for was about to happen and, although it didn’t seem so, the differences and distances between us were beginning to be clear and important. All that Celeste had in common with me was affection. That was the truth. Would it be enough to hold us together? And how long would this understanding and union last? I realised everything was beginning to become uncertain. So many forebodings were flitting through my mind like ghosts. One morning when she was in the garden beside me, I’d realise she’d gone, that she’d flown away without saying goodbye, not because she was ungrateful but because of her nature. From now on, she’d fly more and more often. This first experience had given her the desire to discover what was hidden in her nature. Her true movement was flight, not hopping about on the grass. She’d understood that and she’d tried to fly. Her natural way, her world, was the sky and not the green field. It wouldn’t take much for her to sense that. In any case, that’s what I’d wanted for her. How could I forget that? How could I be sad on account of something I’d hoped for from the beginning?
Raffaella had seen Celeste’s first flight but the second had been higher and further. When she came back, I’d tell her about it, how it had happened and how surprised I’d been since I hadn’t encouraged her. I had to rethink and reorganise the time for her education. The time when she’d fly free was near. Teaching her that hadn’t been difficult as I’d been afraid it might be but now I had to teach her to find food. When she was grown, she’d find it in the sky but now? Would it be enough to teach her to find it in the grass?
Mirio, my mother-in-law’s nephew, arrived at one o’clock as he did every day. He had a grocer’s shop and delivered what she’d ordered each morning. I called to him from the little pinewood where I was with Celeste who was perched on the back of my deckchair. I was sitting on the armchair in front of her at some distance, facing her and wanting her to fly. Mirio came towards me, with Raffaella and her mother. I put Celeste on the grass and showed them how the swallow fluttered after me wherever I went. Mirio was surprised and delighted.
“Would you like to see her fly?” I asked him.
I picked her up and put her on the palm of my hand and let her go. What happened next was unexpected. Not even I could have imagined it. If I had, I’d have been much more careful. After a moment suspended in space, Celeste beat her wings more strongly than she had the other two times and flew high into the sky.
“My God, “I thought, “she’s going away without giving me the chance to tell her anything, without telling her about my hopes for her.”
I watched her, not losing sight of her, as she flew over the fence towards the station. She seemed almost to be flying like an adult bird. She flew over our field and then started to glide. I thought I’d lost her then because there was long grass near the ditch. Without moving my eyes from this point, I told Raffaella to run and get the key to the gate. She came back and without taking my eyes off the spot, I told her to keep watching the place where Celeste had landed and not to let her out of her sight while I went to look for her.
“I’ll watch too,” said Mirio. “I won’t lose sight of her. Don’t panic.”
I ran into the field and went towards the place where I’d seen her. I couldn’t see her but all I had to do was call her and Celeste trilled and beat her wings. I saw the grass moving, then my little black bird coming towards me, fluttering her wings. I gave a sigh of relief but I could see that Celeste was growing and finding her way to freedom.

Rigoni Stern’s book had made me think about the war. One part had struck me in particular. When the author was in a trench on the banks of the Don, he’d shot at a Russian soldier and killed him. However, this soldier was only pretending to be dead. After a little while, he started to run away but was then killed by a burst of machinegun fire from one of Stern’s comrades.
I was struck by the apparent ease with which someone can kill another human being. I couldn’t do it except perhaps as a last defence or when my own country was under attack. Perhaps. I’m not sure. The important principle for me is that every life is unique and precious and that killing a man means not killing him only but also dealing a terrible blow to his family and friends, those grieving, weeping people. When you think you’ve killed one man, perhaps you’ve killed many times.
“Take a message of love to the world.” Celeste was beside me amongst the pine trees. I’d begun talking to her after I’d encouraged to fly two more times. The first time I’d called her while I was going towards the green wooden bench and I’d seen her flying towards me, not fluttering along the ground as before, but in a single flight. She landed on the bench and I took her in my hand. I then went to call Anna Maria who was helping my mother-in-law in the house. I wanted her to see what her husband, Piero, had already seen. She came out. I’d put Celeste back in her glass bowl, outside her box on the grass. I walked away and called her and she flew towards me. This time she stopped in the field and I was glad to see that after she’d landed, she was able to fly off again. My worry had been that when Celeste flew away from me for the last time and came down to the ground for the first time, as she had just done now, she might not be able to take off again. Now I knew that she could take and I hoped she was now really able to fly free in the sky. This was something that made me happy but alongside that, I was beginning to be afraid of not finding her in her box one day or, while she was with me, seeing her fly away and never coming back again. So, before it was too late, I decided to tell her what my plans for her were.
“You mustn’t just go to Africa. You must fly round the world,” I whispered to her and told her all the things you already know about and other things that my heart dictated. She was crouching in her bowl, looking at me, and she seemed to be listening. She leant her neck on the rim of the bowl, her eyes were open and she was looking at me. She was listening to me.
Anyone watching me would have thought I was mad. Claudia was upstairs studying in her bedroom next to my study. I hadn’t yet managed to show her Celeste’s progress because she was so busy with her books. There were also all the things to do for her wedding. She had too many things to think about and I didn’t want to bother her with my excitement about Celeste. But if she’d happened to be at the window and had seen me talking to a swallow, what on earth would she have thought of her old father?


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart