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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #1/13

29 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #1

I

Angela era rosa da un tarlo che non le dava più pace. Tonio ormai era prigioniero dei tedeschi da circa un anno, da quell’8 settembre che aveva gettato il Paese nel caos. Le scriveva, le diceva dolci parole. Anche lei rispondeva con dolci parole, tuttavia il suo corpo di giovane donna fremeva. Sapeva della sua amica Caterina, anche lei sposa di un uomo che i tedeschi si erano portati via in Germania. Ne parlavano insieme, a volte, dei loro mariti prigionieri e della vita che era stata crudele. Che cosa mai avevano fatto che meritasse una punizione così dura? Un giorno Caterina la chiamò in disparte:
«Senti Angela, delle amiche mi hanno portata vicino a Livorno, a Tombolo, dagli americani, lo sai, non è vero? Vieni anche tu. Mi sono divertita tanto.»
Aveva sentito parlare di Tombolo, e che certe donne, non solo di Lucca, andavano là dagli americani a divertirsi. Si faceva sesso, prima o poi.
«Hai fatto all’amore?» domandò con un filo di voce e rossa in volto per la vergogna. L’amica invece era spavalda.
«Sì.»
«Non hai pensato a Salvatore?»
«Sì che ci ho pensato, e ci penso ancora.»
«Come hai potuto farlo?»
«E tu? Non la senti la voglia di fare all’amore? Angela, non ce la facevo più. Mi mancava il sesso, Angela, più di Salvatore.»
«E ora?»
«Forse Salvatore non tornerà mai più. Morirà in Germania. Sento dire che i nostri soldati prigionieri si ammalano, muoiono di stenti. Ed io cosa dovrei fare? Aspettare uno che forse non tornerà più? Ho detto: sono giovane, il mio corpo desidera essere amato. Non lo pensi anche tu? Sì che lo pensi. Me lo hai fatto capire, e allora, togliti ogni scrupolo. Fai come me. Ti porto io a Tombolo, se vuoi. Ci vengono a prendere non qui in paese, ma in un punto fuori città, dove nessuno ci conosce. Salvatore forse, anche se vivrà, non lo saprà mai che mi sono data ad altri uomini.»
«E se invece venisse a saperlo?»
«E come?»
«Qualcuno che ti ha vista…»
«Un uomo?»
«Non potrebbe essere?»
«Non un uomo, una donna semmai. Un uomo saprei io come chiudergli la bocca.» E si mise a ridere.
Angela capì che non avrebbe avuto scrupoli di portarselo a letto, e tacitarlo in quel modo. Illudendosi, tuttavia, giacché vi era tanta disperazione nella sua folle scelta.
«E se fosse una donna?»
«La ricatterei, perché, credimi, non c’è più una donna onesta in tempi come questi, e tanto brigherei che verrei a sapere dei suoi tradimenti.»
«Sei troppo sicura, Caterina, mi fai quasi paura.»
«Hai voglia di fare all’amore, sì o no? Qui sta il punto. Non ti senti illanguidire nel tuo letto? Non hai le smanie che ti tengono sveglia tutta la notte, non sogni di essere tra le braccia di un uomo? Dimmi, si può continuare a vivere così, con questa sofferenza addosso?»
«E Dio, non lo temi?»
«Continuo a venire in chiesa, e so che Dio è dalla mia parte.»
«Come puoi bestemmiare così. Come fa Dio a stare dalla tua parte, e non dalla parte di Salvatore. Lui sì che soffre, non tu.»
«Tu lo sai che anche quello della mancanza di un uomo è soffrire. Non ho fatto i voti come le suore, io. Quelle peccano se vanno con un uomo. Ma io mi sono sposata anche per fare all’amore con un uomo. Non sono io che sono venuta meno alla promessa. Sono le leggi fatte dagli uomini, sono le guerre volute dagli uomini, che hanno mancato la promessa nei miei confronti. Non io. Io sono qui, pronta a donarmi al mio sposo. Ma lui dov’è?»
«Non è colpa sua se l’hanno fatto prigioniero…»
«Non gli do nessuna colpa. Ma, dimmi, ho forse colpa io? Ecco, Dio lo sa che io gli sono stata fedele finché lui non se n’è andato. Io non ho mancato alla promessa, Angela, non ho mancato.» Lo diceva per una convinzione che la torturava, che le saliva per una strada fatta di stupore e di sofferenza.
«No, non riesco a convincermi. È male tutto ciò. Dio, se non Tonio, mi punirebbe.»
«Allora continua a soffrire, stupida. Continua a rigirarti nel tuo letto. Continua a desiderare un uomo, senza averlo tra le tue braccia. Accontentati dei sogni, finché potrai. Io ti ho confidato queste cose come in confessionale. Non rivelare a nessuno ciò che ti ho detto, Angela. Nessuno dovrà mai sapere.»
«Non parlerò con nessuno, Caterina. Lo terrò come un segreto.»
Si lasciarono. Avevano chiacchierato in un punto appartato del paese, lontano dalla corte dove entrambe abitavano, laddove la strada si ferma e si trasforma in un tratturo che penetra nei campi: sotto un albero. Era di settembre, il settembre 1944, fra pochi giorni sarebbe finita l’estate, la stagione ricca di sole e di umori.

II

Quel giorno Angela aveva promesso alla sorellina di portarla al cinema. L’aspettava. In mente aveva i discorsi di Caterina, che le facevano ribollire il sangue. Andò in camera, prese dal cassetto del comò una piccola scatola di cartone, l’aprì, tolse il gommino che legava tra loro alcune lettere. Aprì la prima, che stava sopra le altre. Si mise a leggere. Erano le lettere che ogni tanto le inviava dalla prigionia Tonio.
“Ti penso sempre. Sei il mio unico amore.”
Le scriveva ancora una volta della vita dura che lo umiliava.
“Qua fa freddo. Nelle baracche non c’è riscaldamento. La coperta non basta ed io mi rigiro tutta la notte. Sapessi Angela quante volte maledico di essere nato in un Paese cosiddetto civile. Se fossi nato in un’isola sperduta, sono sicuro che sarei vissuto meglio di così, senza gli stenti e le crudeltà di una guerra che non ha mai senso tra gli uomini. Qualche volta, al mattino molto presto, saliamo la piccola collina che sovrasta le baracche dei prigionieri e in fila indiana raggiungiamo la cima, dove si trova una chiesetta. Vi stiamo lavorando, e allora, davanti all’altare, ricordo il giorno che ci siamo sposati e la tua figura di giovane donna mi appare e mi riscalda.”
Tonio è forte, pensò Angela. Ce la farà a sopravvivere. Ma quanto tempo dovrà passare ancora prima di rivederlo? La sua fantasia la portava allora a sognarlo disteso accanto a lei nel loro letto in cui si erano amati tante volte, e avvertiva come reale la sua presenza, vere le lunghe dita che accarezzavano il suo corpo nudo, i suoi baci, le sue parole, tutte le sue tenerezze, fino al momento in cui la possedeva e lei si sentiva felice. A quel pensiero, tutto di Angela si accendeva; il suo bel viso si avvampava. Si sdraiava nel letto e fingeva di avere accanto a sé Tonio e di amarlo perdutamente.
Si trovava nel suo letto quando sentì bussare giù al portone. Doveva essere Primetta, la sorellina, che veniva per andare insieme con lei al cinema. Si guardò allo specchio. Era scarmigliata e rassettò i capelli. Indugiò a mirarsi. Era una bella donna. Aveva bei seni, belle gambe tornite, un bel viso dagli occhi neri, come i suoi capelli. A Tombolo l’avrebbero desiderata in tanti, perché era più bella di Caterina, anche se la sua amica aveva forse più pepe addosso e sapeva piacere agli uomini. Si affacciò alla finestra.
«Aspettami giù che scendo.»
La sua casa, come le altre della corte, come pure quella di Caterina, e quasi tutte le case di campagna, era costruita su tre piani. Al piano terra c’erano la cucina col caminetto e una saletta. Dallo stretto corridoio, in fondo, partiva la scala che conduceva alle camere: di solito due al primo piano e una all’ultimo, dove vi era anche una stanza che faceva da ripostiglio. Al primo piano si trovava il bagno. Angela si era affacciata dalla finestra del primo piano. Tornò a guardarsi nello specchio. Questa volta prese il pettine e si aggiustò i capelli, che le scendevano lunghi sulle spalle. Con le mani si toccò il corpo, dai seni giù giù fino alle gambe. Il vestito aveva colori vivaci che l’abbellivano ancora di più, era abbastanza aderente da mostrare le sue forme.
«Sembra che tu voglia attirare gli uomini» le aveva detto un giorno la mamma, che viveva in una corte vicina e sentiva i commenti degli uomini, qualche volta. «Ricordati che sei sposata, e non più una giovinetta.»
«E allora come dovrei vestirmi, secondo te?» avrebbe voluto rispondere, ma tanto sua madre non avrebbe capito ciò che sentiva una donna come lei, che non aveva fatto in tempo a consumare tutto l’amore che avvertiva dentro di sé. Quella guerra ci si era messa in mezzo e si era accanita contro di lei. La madre era rimasta vedova, ma ad una età in cui non si pensa all’amore e il corpo non lo desidera più. Che poteva sapere di ciò che provava lei? Quando il corpo è giovane vuole essere amato, pensava Angela davanti allo specchio. E lo sentiva vibrare, quel corpo, quasi risponderle, acconsentire, chiedere di essere esaudito.
Primetta tornò a bussare, e così Angela si affrettò a raggiungerla.
Scese dalla corriera all’interno della città, si avviarono in direzione del cinema. Lucca è sempre stata una città elegante e di donne belle. Gli uomini sono assuefatti alla bellezza, non per questo ne sono annoiati, anzi, ogni volta si ridesta in loro l’antica grazia, l’antico garbo che rinnova nello spirito quell’emozione che sa suscitare la bellezza quando è autentica. Angela si sentiva guardata dagli uomini, e forse la guardavano davvero, giacché era bella. Perfino il suo passo aveva un che di leggiadro e sensuale. Primetta faceva fatica a starle dietro.
«Vai sempre di fretta, te» brontolava.
Le sembrò che un uomo indugiasse su di lei. Quasi avvampò. L’uomo, quando fu passata, si voltò a osservarla. Angela avvertì il suo sguardo e il suo corpo fremette di voluttà.
Anche al ritorno dal cinema, per le vie strette della città che la conducevano alla fermata della corriera, Angela avvertì su di sé gli sguardi degli uomini. Non le era mai accaduto come le accadeva in quel giorno, dopo le chiacchiere che aveva fatte con Caterina. Le dispiacque di salire sulla corriera, sottraendosi a quegli sguardi cupidi che leggevano dentro di lei.

The Shaming #1

I

Angela lived in a constant state of fear. Tonio had been a prisoner of the Germans for almost a year, ever since the 8th of September 1943 when the whole country had been thrown into chaos. He wrote to her lovingly and she wrote back lovingly while her young body trembled. She was in the same position as her friend Caterina whose husband had also been taken away by the Germans. Sometimes they talked about their husbands in their prison camps and how cruel life had been. What had they ever done to deserve such a harsh punishment?
One day Caterina took her aside. “Listen, Angela, some friends took me to Tombolo, where the Americans are. Near Livorno. You’ve heard about it, haven’t you? Why don’t you come too? I had a great time.”
Angela knew about Tombolo. Some women, not only from Lucca, went there to meet American soldiers and have a good time. Sooner or later they had sex with them.
“Did you make love?” she asked in a small voice, blushing with embarrassment.
Caterina was shameless, however. “Sure,” she said.
“Didn’t you think of Salvatore?”
“Yes I thought of him. I still think of him.”
“How could you do it?”
“What about you? Don’t you ever feel you want to make love? Angela, I was missing sex more than I miss Salvatore.”
“What now?”
“Maybe Salvatore will never come back. Maybe he’ll die in Germany. I’ve heard our soldiers get ill in prison or starve to death. So what am I supposed to do? Wait for someone who’s not coming back? I said to myself, I’m young and I want to make love. Don’t you feel that way too? Of course you do. I can tell. So stop worrying about it and do what I do. I’ll take you to Tombolo, if you like. They don’t pick us up here in the village but outside Lucca where no one knows us. If Salvatore survives, maybe he’ll never know I’ve been with other men.”
“But what if does find out?”
“How would he?”
“Someone who saw you…”
“A man?”
“Why not?”
“A man, no. A woman maybe. I’d know how to make a man keep his mouth shut.” And she laughed.
Angela understood. Caterina meant she’d go to bed with him and keep him quiet that way. She was fooling herself, however. Choosing to do such a thing was an act of desperation.
“What if it was a woman?”
“I’d blackmail her. Take my word for it, in times like these there’s no such thing as an honest woman. I’d have ways of finding out about her infidelities.”
“You’re so certain, Caterina, you almost frighten me.”
“Do you want to make love or not? That’s the question. Don’t you feel pangs when you’re in bed at night? Don’t you have desires that keep you awake all night long? Don’t you dream of being in a man’s arms? You tell me, can we go on living like this, with all this suffering?”
“What about God?”
“I still go to church and I know God’s on my side.”
“How can you say such a thing? How can God be on your side and not Salvatore’s? He’s the one that’s suffering, not you.”
“You know that living without a man is a kind of suffering too. I didn’t make vows like a nun. She sins if she goes with a man. When I got married, part of it was to make love. It’s not me that’s broken my word. It’s the laws that men made, it’s the wars that men make – they’ve broken their word to me. Not the other way round. I’m here ready to give myself to my husband but where is he?”
“It’s not his fault they took him prisoner.”
“I don’t blame him, of course not. But am I to blame? God knows I was faithful to him until he went away. I haven’t broken my vow, Angela, I really haven’t.”
She spoke with an agonised conviction that came from her pain and bewilderment. “No, I can’t think like that,” said Angela. “It’s all wrong. If Tonio didn’t punish me, God would.”
“Carry on suffering then, stupid. Carry on tossing and turning in bed. Carry on wanting a man but not having your arms round one. Go on being happy with dreams for as long as you can.” Caterina paused and then added, “Angela, I’ve told you this in absolute confidence. Don’t tell anyone what I’ve told you. No one must ever know.”
“I won’t say a word. It’ll be a secret.”
They parted. They’d been sitting under a tree outside the village, where the road came to an end and became a sheep track leading into the fields, a long way from the courtyard where they both lived. It was September, September 1944. Soon the summer with its sunshine and storms would be over.

II

Angela had promised to take her little sister Primetta to the cinema that day. As she was waiting for her, her mind was full of what Caterina had said and her heart was pounding. She went up to her bedroom, took a little cardboard box from a drawer, opened it, and pulled the rubber band from a little bundle of letters. She opened the first one, the one on top. She began to read. These were the letters that Tonio sent from time to time.
I think about you all the time. You’re my only love.
He had written once again about how hard and miserable his life was.
It’s cold here. There’s no heating in the huts. The blanket doesn’t keep me warm and I toss and turn all night. Angela, if only you knew how often I curse the fact I was born in a so-called civilised country. If I’d been born on some God-forsaken island, I’m sure I’d have had a better life than this, without the hardships and cruelty of a war that’s never made sense to anyone. Sometimes, early in the morning, we climb the little hill behind the prisoners’ huts in single file. At the top there’s a little church. We’re working there at the moment and in front of the altar, I think of the day we got married. I see your firm young body and I feel warm.
“Tonio’s strong,” she thought. “He’ll survive, but how much longer will it be before I see him again?”
As she thought of him, she imagined him lying beside her on the bed where they’d made love so many times. She felt how real his presence was, how real were the long fingers that used to caress her naked body, his kisses, his words, all the tenderness, up to the moment when he possessed her and she felt happy. The thought of it made her whole body blaze and her face glowed. She lay on the bed, pretending that Tonio was beside her and that she was loving him desperately.
She was still lying on the bed when she heard a knock at the door. It would be Primetta, come so they could go to the cinema together. She looked in the mirror and saw she was dishevelled. She smoothed her hair and lingered for a moment to look at herself. She was attractive. She had nice breasts, shapely legs and a pretty face with eyes that were black like her hair. Lots of men in Tombolo would want her. She was better looking than Caterina but Caterina was more vivacious and knew how to please men.
She went to the window and called out, “Wait there. I’m just coming.”
Her house, like the others round the courtyard, including Caterina’s and almost all the houses in the countryside, was built on three floors. On the ground floor there was the kitchen with the fireplace, and a little sitting room. At the end of the narrow passage were the stairs leading to the bedrooms, two on the first floor and one on the top where there was also a little room used as a boxroom. The bathroom was on the first floor. Angela had looked out of the window on the first floor. She turned to look in the mirror again. This time she combed her loose, shoulder-length hair. She ran her hands over her body from her breasts down to her legs. Her brightly coloured dress flattered her and was clinging enough to show off her figure.
“You seem to want to attract the men!” her mother had said one day. Her mother lived in a nearby courtyard and she’d sometimes heard the comments the men made. “Remember you’re a married woman and not a girl any more.”
“How do you think I should dress then?” she’d wanted to reply, but her mother wouldn’t have understood someone like her who hadn’t had time to use up all the love she felt inside. The war had intervened and brought her this anguish. Her mother had been left a widow at an age when a woman doesn’t think about love any more and her body has no more desire. What could she know of what her daughter was feeling? When the body is young it wants to be loved, thought Angela, as she stood in front of the mirror. She felt her body quiver, as if it was responding, agreeing and asking to be satisfied.
Primetta knocked again and Angela hurried downstairs.
They got off the bus in the centre of town and walked to the cinema. Lucca has always been an elegant place with beautiful women. The men are accustomed to beauty but this does not mean they’re blasé. On the contrary, it inspires them to old-fashioned courtesy and rekindles the feelings that true beauty excites. Angela felt as if men were looking at her and perhaps they really were because she was very pretty. Even the way she walked was graceful and sensual. Primetta found it difficult to keep up with her.
“You’re always in a hurry,” she grumbled.
A man seemed to be hovering near her and she almost blushed. When she had passed him, he turned to look at her. Angela could feel his gaze and it excited her.
When they came out of the cinema and made their way through the narrow streets to the bus stop, she sensed that men were looking at her. This had never happened to her in the way it did that day after the conversation she’d had with Caterina. She didn’t want to get on the bus and be taken away from those lustful glances that knew what she was thinking.

 


Letto 5553 volte.


2 Comments

  1. Comment di mp3 download — 14 Settembre 2008 @ 11:39

    You have excellent analysis. thanks for writting

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 14 Settembre 2008 @ 14:01

    Many thanks to you.

    Bart

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart