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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #10/13

7 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #10

XV

Angela da qualche tempo non si era più recata a Tombolo, nonostante le sollecitazioni di Caterina.
«Sei proprio stupida» le diceva. «Non hai più niente da perdere. Non te la ricordi più la scampanata? Quella, se te la sei scordata tu, la gente non se la scorda. A che serve fare la santarellina, quando le gambe le hai allargate come me, davanti agli americani. Siamo segnate. La guerra ha segnato tutti, e anche noi, che non abbiamo mai preso un fucile in mano. Goditila, goditi ogni giorno che viene, perché se pensi agli altri sei fottuta.»
Seppe da lei che John non si trovava più a Tombolo. Era stato trasferito al fronte, insieme con altri compagni e al loro posto erano arrivati nuovi soldati.
«Sono meglio di quelli di prima» aveva detto Caterina. «Il ricambio mi ha giovato, mi ha fatto sentire tutta nuova, piena di quei piaceri che avevo perduti. Non potrei farne a meno, Angela.»
«Non passerà molto che tornerà Salvatore.»
«E tornerà anche Tonio, se sopravvivranno alla prigionia. Tu non sei diversa da me. Che cosa credi? Siamo sulla stessa barca, e se io sono colpevole, lo sei anche tu. Ma non mi sento colpevole, sono libera, libera e felice.»
«Penso a quello che proverà Tonio, quando verrà a saperlo.»
«Infischiatene. Sono fatti suoi, toccherà a lui capire, e se non capirà peggio per lui. Io sono convinta che il mio Salvatore mi capirà.»
«C’è da impazzire, se si pensa a ciò che è accaduto. Sembra di vivere un sogno.»
«Lascia perdere, Angela, con questi discorsi. Torna con me, e vedrai che ti passeranno queste malinconie.»
«Dove sarà John?»
«Ti piaceva così tanto?»
«Era buono, mi voleva bene.»
«Era buono anche con me, che credi? Era buono con tutte.»
Non rispose. Se lo immaginò che le sorrideva in quel momento e pensava a lei, in quel luogo sconosciuto dove lo avevano mandato.
«Mi ha insegnato a nuotare» disse poi.
«Allora domenica si potrebbe andare al mare insieme. E tu insegnerai a nuotare a me.» Lo disse ridendo, mentre si salutavano.

XVI

Cominciava ora, quasi dimenticato nelle coscienze, il momento delle vendette contro i fascisti, che avevano sempre accompagnato le perquisizioni e le rappresaglie tedesche.
Correvano dei nomi anche nella zona dove viveva Angela. Chi aveva subito ora rinasceva all’audacia e al vigore, e voleva riscattarsi, umiliare a sua volta. Nessuno intendeva offrire l’altra guancia. Don Emilio taceva. Erano stati troppo feroci gli assalti alle case e agli uomini da parte delle forze fasciste e tedesche, perché anche lui avesse il coraggio di predicare il perdono. Si scatenò la caccia al fascista. Furono stanati quelli che non avevano fatto in tempo a fuggire, le loro budella riempite di calci e di olio di ricino. Venivano lasciati per terra e calpestati prima di abbandonarli, anche nel viso erano presi a calci. Toccò poi alle donne che si erano date ai tedeschi, per loro non ci fu pietà. Non si aspettò il ritorno dei mariti per umiliarle.
Angela aveva paura. Le pareva che per le strade e per le corti si agitasse la stessa furiosa pazzia dei mesi trascorsi, e che la guerra in realtà non se n’era ancora andata da quei luoghi.
Temeva che una rappresaglia colpisse anche lei per i suoi tradimenti. In corte si parlava sempre più spesso della probabilità che i prigionieri sopravvissuti tornassero nei prossimi mesi. Nessuno venne a rimproverarla o a cercarla, però. Nemmeno Caterina cercarono, che continuava ad andare a Tombolo ed ora non si nascondeva nemmeno più e parlava a voce alta degli americani che stavano liberando l’Italia, e tutti si doveva essere loro grati.
Senza gli americani, diceva, i tedeschi avrebbero spadroneggiato in tutta Europa. Sarebbero stati loro a comandare con la prepotenza e l’arroganza che si erano conosciute.
Ritornavano sulla bocca della gente i racconti sui campi di sterminio, dove si erano bruciati milioni di ebrei, e ancora si stentava a crederci.
Ogni tanto qualche aereo tedesco sorvolava ancora i cieli della Lucchesia. Subito si levavano i fuochi delle artiglierie, si sentiva il crepitio della contraerea. Ma si pensava che il peggio ormai fosse passato. Erano i colpi di coda, certamente pericolosi, ma ormai sempre più radi, di un esercito che aveva creduto di conquistare il mondo.
Giungevano informazioni sugli altri fronti, e tutto accadeva come in Italia. I tedeschi erano in rotta dappertutto e si pensava che stesse approssimandosi la resa della Germania. Che avrebbe fatto quel folle di Hitler? Come avrebbe reagito alla sconfitta? Che cosa stava pensando ora, che essa cominciava nitidamente a profilarsi?
«Ein liter» motteggiava qualche italiano, che aveva letto Kaputt di Malaparte e si ricordava delle celie che gli stessi soldati tedeschi facevano qualche volta nei confronti del Führer, dicendo “Un litro” anziché “Heil Hitler”.
La vigilia di Natale, un aereo tedesco comparve nel cielo della città. Si ebbe paura del bombardamento. Si udirono colpi di cannone, si videro i traccianti correre nell’aria. Per fortuna si riuscì a scacciare il pericolo. Si seppe che i tedeschi, nel tentativo di tornare verso l’Arno, avevano sferrato un’offensiva nella Valle del Serchio, senza esito però, giacché furono subito ricacciati indietro dalle forze alleate, che ora avevano invaso tutta la campagna lucchese. Anche dove viveva Angela sorsero attendamenti e i campi si riempirono di camion, di carri armati, di camionette, di pezzi di artiglieria e di ogni altro demonio utile alla guerra.
Angela, guardando quegli attendamenti, pensava a John, sognava che le comparisse davanti e le facesse la sorpresa di non averla mai dimenticata.
«Chissà dove si trova il tuo caro John» disse Caterina. «Potrebbe essere anche morto.»
»Non dirlo.»
«Non è mica un Dio. Anche lui è mortale come noi. La guerra non guarda in faccia a nessuno e non distingue tra il bello e il brutto. Quando tocca di morire, tocca alla cieca, e il tuo John potrebbe essere bell’e morto e sepolto.»
«Sei cattiva, a volte.»
«Anche a noi sarebbe potuto accadere, e ancora non è finita, sai. Hai visto quell’aereo, e se avesse sganciato una bomba qui, nella nostra corte, come la sganciò a Fagnano? Non siamo ancora fuori della guerra, Angela, e dobbiamo continuare a sperare nella buona sorte.»
«Tu non hai fiducia in Dio, vero?»
«No» disse asciutta asciutta.
 

The Shaming #10

 XV

It was some time since Angela had been to Tombolo, despite Caterina’s urgings.
“You’re just being silly,” Caterina told her. “You’ve nothing more to lose. Don’t you ever think about the scampanata? Well, you may have forgotten about it but other people haven’t. What’s the point of being all goody-goody when you’ve been with the Americans just like I have? We’re marked. The war’s left its mark on everyone, on us too, even though we never held a gun in our hands. Enjoy life, enjoy each day as it comes because if you think of the others, you just make life difficult for yourself.”
Angela knew from Caterina that John was no longer in Tombolo. He’d been sent to the front along with others and new soldiers had taken their place.
“They’re better than the last ones,” Caterina had said. “The changeover has done me good. It’s made me feel all fresh and new, full of all the pleasure I’d lost. I couldn’t do without it, Angela.”
“It won’t be long before Salvatore comes back.”
“And Tonio’ll be back too, if they both survive. You’re no different from me. What are you thinking? We’re in the same boat and if I’m guilty so are you. But I don’t feel guilty. I’m free. Free and happy.”
“I’m thinking about what Tonio will feel when he finds out.”
“Forget it. That’s his business. It’s up to him to understand and if he can’t, that’s his lookout. Salvatore will understand me, I know it.”
“Thinking about all that’s happened could drive me mad. It’s been like living a dream.”
“Stop all that talk, Angela. Come back to Tombolo with me and all these sad thoughts will go away.”
“I wonder where John is.”
“Did you really like him so much?”
“He was good. He loved me.”
“He was good with me too. Did you think you were special? He was good with all the girls.”
Angela didn’t reply. She was imagining him smiling at her and thinking of her in that unknown place where they’d sent him. Then she said, “He taught me to swim.”
“We could go to the beach on Sunday then and you can teach me to swim.” Catherine laughed as she spoke and they said goodnight.

XVI

Now there began the almost forgotten time of revenge on the Fascists who had always been there with the Germans during searches and reprisals. Names were mentioned in the area where Angela lived. People who had been victims found new boldness and strength and they wanted revenge. It was their turn to inflict humiliation and none of them intended to turn the other cheek. Don Emilio said nothing. The attacks on houses and people by the Fascists and Germans had been too savage for him to have the courage to preach forgiveness. The Fascists were hunted down and those who didn’t escape in time were dragged from their hiding places, kicked in the guts and made to swallow large quantities of castor oil. They were left on the ground, stamped on and their faces kicked. Next it was the turn of women who’d had sex with Germans and there was no mercy for them. The avengers didn’t wait for husbands to come home before publicly shaming their wives.
Angela was frightened. It seemed to her that the same angry madness of the past months was still there in the streets and courtyards and that the war wasn’t over yet. She was afraid people would come and punish her for being unfaithful. People spoke more and more about the probability of surviving prisoners being home in a few months. No one came to look for her or reproach her, however.
They didn’t go looking for Caterina either. She was still going to Tombolo and now she was quite open about it. She talked freely about the Americans and how they were liberating Italy and how everyone should be grateful to them. If it hadn’t been for the Americans, she said, the Germans would have taken over the whole of Europe. They would have been the ones in power with all their bullying and arrogance. Once again, people began to talk about the death camps where millions of Jews had been burned and they still found it difficult to believe.
Every now and again, German planes flew over the Lucchesia and immediately there was artillery fire and the crackle of flak, but people felt the worst was over. These were the parting shots, dangerous certainly but less and less frequent, of an army that had believed it would conquer the world. News came from other fronts where everything was happening as it was in Italy. The Germans were in disarray everywhere and it was generally thought that surrender was coming nearer. What would that madman Hitler do? How would he react to defeat? What was he thinking, now that it was clearly in prospect? “A litre,” joked Italians who had read Malaparte’s Kaputt and remembered the pun that German soldiers had sometimes made, saluting the Führer with “Ein liter” instead of “Heil Hitler”.
A German aeroplane appeared above Lucca on Christmas Eve and people were afraid there was going to be an air-raid. They heard artillery fire and saw tracer shells flying through the air but the danger was fought off. They knew the Germans had tried to get back to the River Arno and had mounted an unsuccessful offensive in the Serchio Valley. They’d been driven back at once by the Allied Forces who were by then occupying the countryside around Lucca. Camps had been set up where Angela lived and the fields were full of trucks, tanks, jeeps, artillery and every other kind of diabolical device of war.
As Angela looked at the camps, she thought of John, dreaming that he would appear in front of her and surprise her and tell her he’d never forgotten her.
“I wonder where your darling John is,” said Caterina. “He could be dead.”
“Don’t say that.”
“He’s not a god. He’s mortal, just like us. The war doesn’t look anyone in the eye and it doesn’t make any distinction between the beautiful and the ugly. When death strikes, it’s blind, and your John could be good and dead and buried by now.”
“You’re unkind sometimes.”
“It could still happen to us. It’s not over yet, you know. Didn’t you see that plane? It could’ve dropped a bomb right here just like the one that was dropped on Fagnano. We’re not out of the war yet, Angela. We have to keep hoping we’re lucky.”
“You don’t believe in God, do you.”
“No,” said Caterina abruptly, “I don’t.”

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart