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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #13/13

10 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #13

 

XIX

Era passata la mezzanotte, nel cortile non c’era rimasto più nessuno. Si erano trattenuti a chiacchierare seduti sulle sedie di paglia fin verso le undici. La serata era calda.
La corte era piombata in un silenzio profondo, il cielo era di un nero intenso trapuntato da milioni di stelle, quando nel cortile comparve Tonio. Le finestre di Angela erano aperte, come ogni notte, le luci spente. Tonio rimase fermo in mezzo al cortile e guardava lassù, in silenzio. Era arrivato, finalmente. Aveva un sacco militare sulle spalle in cui erano contenute le sue poche cose. Un sacco leggero, come leggero era il suo spirito in quel momento, e avrebbe voluto spiccare il volo ed entrare da una di quelle finestre e farsi trovare lì, davanti a Angela, come fosse un sogno.
Aveva scelto lui quell’ora, non desiderava incontrare nessuno e doveva essere quello di Angela il primo volto familiare che avrebbe visto, quello della sua sposa, vagheggiata per tutto il lungo viaggio.
«Angela» sussurrò appena, e Angela si destò come se il richiamo venisse forte da dentro di sé. Poi capì ciò che stava accadendo. Si levò rapida dal letto e fu alla finestra, lo vide, e non disse niente, presa dall’emozione; sparì dal vano della finestra e un istante dopo, come se avesse saltato tutte le scale che la dividevano dal cortile, era lì sulla porta, davanti a lui che si avvicinava. Fu un lungo abbraccio senza parole, pieno di lacrime; nessuno dei due, pur volendolo, riusciva a proferire una parola, nemmeno il nome dell’altro riuscivano a dire.
Finalmente Tonio si staccò da lei.
«Fatti vedere come sei bella» disse e la fece girare e rigirare davanti a sé, e ogni volta ripeteva: «Come sei bella.»
Angela era riuscita solo a vedere che era un po’ dimagrito, come le aveva scritto, ma era rimasto bello quale lo ricordava, bello come un Dio. Pativa in cuor suo tutta la sofferenza che gli avrebbe arrecato, e si mise a piangere, e Tonio credette che continuasse a farlo per la gioia del suo ritorno.
Angela di nuovo sentì che la guerra c’era stata. Stava in mezzo a loro come un macigno. Lo prese per mano e lo condusse su per le scale. Quando fu il momento si amarono. Angela vi mise tutta la sua passione di donna. Giunse presto il mattino, che penetrò tra le persiane, illuminando la stanza di un tenue chiarore. Angela si voltò verso Tonio e lo contemplò mentre dormiva. Aveva patito la guerra, si vedeva, era un uomo che non avrebbe potuto nascondere la sua sofferenza.
Non ebbero pace quando si sparse la voce che Tonio era arrivato. La prima a salire da Angela fu Caterina, che lo abbracciò teneramente e gli dette notizie di Salvatore.
«Fra poco sarà qui anche lui, e tutto tornerà come prima, non è vero, Tonio?»
Presto la casa fu piena di amici, e non ci entravano più. Dovettero trasferirsi nel cortile, dove si fece festa, e qualcuno portò dello spumante e dei bicchieri. I festeggiamenti durarono fino a sera inoltrata, e vennero da tutti i paesi vicini a trovarlo, sia per l’occasione della festa che si teneva sia perché Tonio era conosciuto e gli volevano bene.
Quando arrivò la sera, quando giunse mezzanotte, Angela pensò che era già trascorso un giorno.
«Glielo hai detto?» fu la prima domanda che le fece Caterina l’indomani.
Angela aveva chiesto qualche giorno di vacanza e le era stato concesso. Caterina invece tornava dal lavoro. Aveva interrotto le sue visite a Tombolo, un po’ di paura ce l’aveva anche lei. Le avrebbero concesso tre giorni per far visita a Salvatore che si trovava ancora ricoverato a Merano.
«È troppo presto per dirglielo, mi manca il coraggio. È così felice.»
«Dovrai dirglielo, Angela. Prima lo fai e meglio è. Qualcun altro lo farà al tuo posto, se no.»
Era dello stesso parere anche la madre, la quale temeva come la figlia quel momento.
«Speriamo che Dio ci protegga e sia misericordioso.» Invocava sempre l’aiuto di Dio, sua madre, che era religiosissima, e ciò che era accaduto alla figlia non riusciva proprio a comprenderlo, se non come facente parte di un occulto disegno di Dio sulla sua famiglia, in vista del premio eterno. Così le aveva lasciato intendere don Emilio.
Nei giorni seguenti, andarono in giro per la città. Tonio desiderava rivedere la sua Lucca, per le cui strade aveva camminato da ragazzo con gli amici.
Angela gli stava attaccata addosso come se desiderasse diventare un corpo solo con lui. Avrebbe voluto percepire i suoi sentimenti più nascosti, sapere com’era dentro e soprattutto se fosse stato capace di capire e di perdonare. Mentre Tonio le parlava con allegria, Angela aveva l’inferno nel suo cuore.
Passavano i giorni intanto, e il momento di decidersi si avvicinava. Secondo Caterina, si rischiava di arrivare troppo tardi. Intanto lei era stata già a Merano e aveva parlato con Salvatore.
«E tu gliel’hai detto?»
«Mica sono pazza. È ancora in ospedale. Quello se reagisse male, ci morirebbe. Glielo dirò, vedrai, proprio al momento giusto, quando metterà piede in casa. Mi pare che sia rimasto buono di carattere come prima. È tutto latte e miele con me. Sono certa che mi capirà e saprà perdonare.»
«Tonio è ancora innamorato di me come il primo giorno che ci siamo sposati, anzi di più. Il terrore mi è entrato nel sangue, però. Sento che non sarà una cosa facile parlargli. Ho ancora paura, Caterina. Tanta paura.»
Si capì che Angela aveva parlato al suo Tonio quando, un giorno, le finestre della casa rimasero chiuse, e così l’indomani.
Caterina si preoccupò. Non andò ad avvertire la madre, ma si mise a chiamare Angela dal cortile. Qualcuno le si era messo accanto ed osservava con lei. Invece di vedere aprirsi le finestre, sentì aprirsi il portone. Da sola entrò e salì le scale.
Ebbe la conferma che ora Tonio sapeva. Il suo viso era terreo, rigide le mascelle, la bocca serrata, gli occhi fermi, duri come pietre.
«Anch’io ho tradito Salvatore» disse. «Siamo colpevoli, e allora? Volete ammazzarci voi uomini? Non è colpa nostra questa guerra, ma di voialtri uomini. Noi siamo le vittime, noi donne.»
«Come avete potuto farlo» lui disse con rabbia. «Come avete potuto farlo.»
Caterina parlò ancora, disse che la responsabilità era sua, che l’aveva trascinata lei, Angela.
«Dài tutta la colpa a me. Prenditela con me per ciò che è successo. Se non fosse stato per colpa mia, Angela non sarebbe venuta mai a Tombolo. Le avevo detto che si andava solo per ballare, e lei si è innamorata di un americano. Quante volte è successo che una donna sposata si è innamorata di un altro? Non è la prima volta, no? Tu lo sai bene che sono cose che possono succedere. Non è la fine del mondo. Se ci si vuole bene, ci si perdona. Anche tu sei stato con qualche puttana, non venirmelo a negare, perché io le so queste cose, e voi uomini avete gli stessi obblighi di fedeltà di noi donne. Non siamo vostre schiave, siamo esseri umani anche noi, essere umani liberi, che possiamo anche sbagliare. Importante è che si riesca a capirci, a capire che c’era la guerra a confonderci, a dominare sulle nostre debolezze. Angela ti ama, si è sempre pentita di ciò che ha fatto. Non vale niente questo? Non dài nessuna importanza al suo sincero pentimento? Avrete fatto all’amore, immagino. Non hai sentito che è sempre tua? Che è la tua donna, tua come il giorno che la sposasti? Un uomo non può non sentirle queste cose, e se tu sei quel Tonio che conoscevo sai che Angela ti ama, ed è sempre la stessa, la tua Angela che ti ha sempre voluto bene. Non fare il testone, non sciupare la vita con una fissazione da bambino. La guerra deve pur averci insegnato qualcosa a tutti. L’ha insegnata a me, e deve averla insegnata anche a te, Tonio.»
«Siete diventate puttane, ecco quello che posso dire. Altro che amore. Vi siete vendute agli americani. Quelli ci hanno liberato, ma si sono prese le nostre donne. Mi hanno liberato dai campi di prigionia per mettermi le catene nell’anima, ecco che cosa hanno fatto.»
«Sai a quanti uomini è accaduto ciò che accade a te? Anche a Salvatore dovrò parlare come a te ha parlato Angela, ma Salvatore è buono, sono sicura che mi capirà.»
«Povero Salvatore. Se sapesse, ne morirebbe, in quell’ospedale.» Lo disse con tristezza.
Angela non riusciva a parlare, ascoltava, e si rendeva conto sempre di più che Tonio non aveva alcuna intenzione di perdonarla. Era stato ferito gravemente e non ce la faceva a sollevarsi. Il suo viso era diventato tutto di pietra, come il suo cuore.
Angela cominciò a tremare, se n’accorse anche Caterina.
«Vedi cosa le stai facendo? La farai morire, se continui così.»
«È meglio morire che vivere a questo modo. Dio avrebbe dovuto farmi morire in Germania e risparmiarmi questo ritorno.»
«Dio ti ha conservato la vita, che cosa vuoi di più?» disse Caterina, che invocava Dio dopo tanto tempo.
Ma Tonio si chiuse nel silenzio, e allora Caterina, dopo aver dato un bacio ad Angela, se ne andò. Angela restò davanti a lui, come se aspettasse una sua sentenza definitiva, ma Tonio non alzò gli occhi su di lei. Dopo un po’, quando sentì in basso chiudersi il portone, si avviò in camera e lo si udì piangere. Anche dal cortile udirono le sue grida di dolore.
La mattina dopo fu avvertita la madre di Angela, che si precipitò dalla figlia, ma quando fu davanti a Tonio non riuscì a dire niente. Vedendolo quale si era ridotto in quel suo tormento, ammutolì. Poi si inginocchiò davanti a lui e riuscì solo a dirgli: «Perdonala, Tonio. Sii misericordioso con lei. Dio ti ricompenserà.» Poi restò inginocchiata, col capo chino e non disse altro, fino a che Tonio non la pregò di rialzarsi e di andarsene.
«Non è colpa tua» disse e le diede un bacio sulla fronte.
Don Emilio non fu fatto entrare. Nessuno si affacciò, nessuno aprì il portone, e lui se ne andò con tristezza, non guardando nessuno di quelli nella corte che erano stati a spiarlo.
Le finestre restarono chiuse per altri due giorni. Non si sentiva una parola, un lamento, un grido, nessun segno di vita.
In realtà, ad un certo punto qualcosa accadde. Tonio uscì dalla sua stanza e si avvicinò a Angela:
«Non posso più vivere, Angela.»
«Perdonami, perdonami» disse lei, e piangeva ancora una volta, dopo che per tante ora era restata muta.
«E devo ucciderti, Angela. Tu ucciderai me ed io ucciderò te. Non voglio più restare su questa Terra, non ho più niente da fare. C’è il vuoto dentro di me. C’è la solitudine, c’è la disperazione.»
«Perdonami, Tonio. Ho sbagliato, ma abbiamo tanto tempo per rimediare, ricominciare da capo. Dammi una possibilità. Ti amo, ricordalo, ti amo. Rammenti ciò che ti scrissi? Prima di pronunciare una parola diretta a me, ricordati che io ti amo, più della mia vita ti amo. Ti scrissi questo, ricordi? So di averti fatto torto, di averti dato un dolore tanto profondo, e anch’io, come ha fatto mia madre, mi inginocchio davanti a te, e ti chiedo, in nome di quel Dio che ti vede e aspetta un tuo gesto di misericordia, ti chiedo di perdonarmi. Non posso, non so fare di più che chiedere il tuo perdono, con tutto il mio cuore, con tutto il dolore che ho accumulato in questo tempo, con il pentimento che inonda la mia anima.»
«È la vita che voglio da te. Io do a te la mia vita, e tu mi dài la tua. È questo che voglio, Angela. Non desidero più vivere, e il solo modo di riconciliarmi con te è ricevere la tua vita. Vuoi? Devi solo rispondere a questo. Tutto il resto ormai non conta più. Intorno a noi non c’è più niente, se non buio, se non disperazione. Vuoi darmi la tua vita?»
«Fai di me ciò che vuoi, Tonio. Io non voglio morire, ma la mia vita è tua, prendila, se è questo che ti potrà ridare la pace. Io non voglio mettermi contro Dio. Ma se vuoi la mia vita, prendila, non mi ribello. È tua. Ho la speranza che Dio mi perdonerà e mi accoglierà con sé. Sono certa del suo perdono. Se vuoi la mia vita, dovrai prendertela da solo, però, uccidendomi; io me ne starò qui, davanti a te, inginocchiata, ed invocherò sulle labbra il nome di Dio, che mi accolga tra le sue braccia. Dovrai uccidermi e dovrai ucciderti da solo, perché io non lo farò mai. Il mio amore è l’amore che genera la vita, non la morte, il mio è l’amore della speranza, è l’amore del perdono. Ti perdono tutto quello che hai fatto contro di me, lontano da me. Io non nutro per te alcun rancore, alcun risentimento. E ti chiedo solo di perdonarmi. Prima di uccidermi, perdonami, ti prego, che io possa morire sapendo che lo hai fatto in nome del nostro amore.»
Tonio non parlò più, andò in camera e prese un foglio di quaderno, vi scrisse:

Dopo la nostra morte, noi vogliamo essere bruciati, e che le nostre ceneri siano disperse nei campi. Non vogliamo nessuna tomba che ci ricordi. Abbiamo rinnegato la nostra vita. Nessuno ci ricordi più.

Lo firmò e chiese ad Angela di fare altrettanto. Non lo lesse, Angela, ma come un automa pose sotto quelle terribili parole la sua firma.
Dopo poco, gli spari che seguirono misero in agitazione tutto il cortile. La porta era chiusa e fu sfondata. Caterina non c’era in quel momento. Salirono alcuni uomini e alcune donne della corte, e quando si trovarono in cucina videro i due corpi distesi sul pavimento, immersi in una larga pozza di sangue.
Sulla tavola, fermato da un bicchiere, videro il foglio di quaderno e lessero quel testamento orribile.
Corse la madre, insieme con Primetta; corse don Emilio, che pregò a bassa voce e implorò Dio di perdonarli.
Tutto si era compiuto.
Due giorni dopo, i corpi furono cremati e una folla di persone che li avevano conosciuti si recò in mezzo ai campi. Un contadino che aveva portato una scala con sé salì sopra una pianta, poi continuò ad arrampicarsi sui rami finché non lo si vide piccino piccino lassù in alto. Aveva con sé la piccola urna contente le ceneri, l’aprì, vi immerse la mano, mostrò il pugno chiuso, lo aperse, disperdendo la cenere. Ripeté questo gesto molte volte, finché tutta la cenere non fu dispersa nei campi. Lentamente scese, e solo allora la folla, radunata in fila, fece ritorno verso la casa di Angela. Qui il vecchio con la pipa intonò un canto malinconico e le note si dispersero nell’aria come avevano fatto le ceneri. Poi la corte rimase vuota e quella notte nessuna luce si vide filtrare dalle finestre, che rimasero tutte chiuse.
Passarono i giorni.
Finalmente, completamente guarito, ritornò anche Salvatore. Lui capì e perdonò.
 
(Fine)

The Shaming #13

 

XIX

It was after midnight and there was no one left in the courtyard. People had lingered outside on their straw-bottomed chairs chatting until nearly eleven o’clock. It was a warm evening. A deep silence had fallen and the sky was intensely black and pierced with a million stars when Tonio arrived. Angela’s windows were open, as they were every night, and the lights were out. Tonio stood in the middle of the courtyard and looked up in silence. He had finally come home. He had an army bag on his shoulders containing his few belongings. The bag was light and so was his spirit and he wished he could fly up through one of the windows and appear in front of Angela like a dream. He had chosen to arrive at this late hour because he hadn’t wanted to meet anyone else. It had to be Angela’s face that was the first familiar face he saw, the face of the wife he’d been longing to see throughout his long journey.
“Angela,” he called in scarcely more than a whisper, and Angela woke up, as if the word had come loud and clear from within herself. Then she realised what was happening. With one movement, she got out bed and went to the window. She saw him but her heart was too full to speak. She disappeared from the window and an instant later, as if she’d flown down the stairs that separated her from the courtyard, she was there at the door as he came towards her. Their embrace was long, without words and full of tears. Neither of them spoke, though they wanted to, not even to say the other’s name.
At last, Tonio broke away. “Let me see how lovely you are,” he said and made her turn round and round in front of him. “How lovely you are,” he said, with every turn.
Angela could see he was a little thinner, as he had said in his letter, but he was still as beautiful as she remembered, as beautiful as a god. In her heart she felt the pain she was going to cause him and she began to cry. Tonio thought she was crying for joy because he was home. Once again, Angela felt there had been a war. It was there between them, like a block of stone. She took his hand and led him upstairs. When the moment came, they made love and all Angela’s passion was in that love.
Before long, morning came through the shutters, filling the room with pale light. Angela turned towards Tonio and watched him as he slept. She could see he had suffered in the war. He’d never been able to hide his suffering.
Once the word had spread that Tonio had come home, they had no peace. The first to arrive was Caterina who hugged him affectionately and gave him news of Salvatore.
“He’ll soon be back, Tonio, and then everything will be as it used to be, won’t it?”
Soon the house was full of so many friends that no one else could get in. They moved outside where it became a party and someone brought spumante and glasses. The celebrations went on until well into the evening and people came from nearby villages to see Tonio, partly because there was a party and partly because Tonio was well known and well liked. When it was midnight, Angela realised a day had already passed.
The first thing Caterina asked her the following day was, “Have you told him?”
Angela had asked for some days’ holiday and had been given them. Caterina, however, was on her way home from work. She’d stopped going to Tombolo because even she was a little afraid. She’d been allowed three days off to go and see Salvatore who was still in hospital in Merano.
“It’s too soon to tell him,” said Angela. “I don’t have the courage. He’s so happy.”
“You’ll have to tell him and the sooner the better. If you don’t, someone else’ll do it for you.”
Her mother had given her the same advice. Like her daughter, she was afraid of what would happen when the time came. “We must hope God will protect us and be merciful,” she said.
Angela’s mother was very religious and invoked God’s aid on every occasion. She could not comprehend what had happened to her daughter, unless it was some part of God’s mysterious design for her family to do with her eternal reward. Don Emilio had suggested this to her.
On the next few days, Angela and Tonio went into Lucca. Tonio had walked through its streets as a boy with his friends and wanted to see everything again. Angela clung to him as if she wanted to become part of him. She wished she could see his most secret feelings and know how he was within himself. Above all, she wanted to know if he’d be able to understand and forgive her. While Tonio talked cheerfully, Angela had hell in her heart.
Meanwhile, the days were passing and the time to make up her mind was coming closer. Caterina thought she was in danger of leaving it too late. She’d been to Merano again and seen Salvatore.
“And did you tell him?”
“Of course not. I’m not mad. He’s still in hospital. If he took it badly, it could kill him. No, I’ll tell him at the right time, as soon as he comes home. He still seems to be good-natured. He’s as sweet as can be with me. I know he’ll understand and be able to forgive me.”
“Tonio’s still as much in love with me as he was on the day we married, even more so, but my blood’s running cold with fear. It’s not going to be easy to speak to him. I’m still frightened, Caterina. Terribly frightened.”
It was clear that Angela had spoken to Tonio when the windows were kept shut all day and again on the day after. Caterina was worried. She didn’t go and tell Angela’s mother, but she began to call to Angela from the courtyard. Some people came and stood beside her and watched with her. The windows stayed shut but she heard the front door being opened. She went into the house and up the stairs alone.
She saw at once that Tonio knew. His face was ashen, his jaw rigid, his mouth hard and his eyes staring and stony.
“I was unfaithful to Salvatore,” she said. “We’re guilty but what of it? Are you men going kill us? This war wasn’t our fault. It was the fault of you men. We were the victims.”
“How could you have done it?” Tonio said furiously. “How could you have done it?”
Caterina went on talking. It was her fault, she said, it was she who had dragged Angela along with her.
“Put all the blame on me. Take it out on me for what happened. If it hadn’t been for me, Angela would never have gone to Tombolo. I told her we just went there to dance and she fell in love with an American. How often does a married woman fall in love with someone else? This is hardly the first time. You know full well such things happen. It’s not the end of the world. If people love each other, they forgive. And you’ve been with prostitutes. Don’t bother denying it because I know about these things and you men are under the same obligation to be faithful as we are. We’re not your slaves, we’re human beings too, free human beings and we make mistakes. The important thing is to understand us, to understand that the war made us confused and our weaknesses got the better of us. Angela loves you. She’s always been sorry for what she did. Is that worth nothing? Doesn’t the fact she’s sincerely sorry mean anything to you? You’ve made love together, I suppose. Didn’t you feel that she’s still yours? That she’s your woman, just as she was on the day you got married? A man can’t help feeling these things and if you’re the Tonio I used to know, you know Angela loves you, and that she’s still the same Angela that you’ve always loved. Don’t be a pigheaded fool. Don’t ruin your lives by acting like a spoilt child. The war must’ve taught us all something. It’s taught me something and must’ve taught you something too, Tonio.”
“You became prostitutes, I can tell you that. Love? How can you talk about love? You sold yourselves to the Americans. They liberated us but they took our women. They freed me from the prison camp to put my soul in chains, that’s what they did.”
“How many men have had the same thing happen to them do you think? I’m going to have to speak to Salvatore as Angela’s spoken to you but Salvatore’s a good man and he’ll understand.”
“Poor Salvatore,” said Tonio sadly. “If he knew, he would die in the hospital.”
Angela couldn’t speak. She listened and saw more and more clearly that Tonio had no intention of forgiving her. He’d been gravely wounded and wouldn’t let her be comforted. His face was as hard as stone, like his heart. Angela began to tremble and Caterina noticed.
“Can’t you see what you’re doing?” Angela said to her. “You’ll kill him if you go on like that.”
“Better to die than live like this,” said Tonio. “God should have let me die in Germany and saved me from this homecoming.”
“God saved your life. What more do you want?” said Caterina, invoking God for the first time in a long while.
But Tonio shut himself up in silence. Caterina gave Angela a kiss and went away. Angela stood in front of him, as if waiting for a final judgement, but Tonio didn’t look up at her. After a moment, when he heard the front door close, he went into the bedroom and she heard him weeping. His cries of pain could be heard outside.
Someone told Angela’s mother the following morning. She hurried to her daughter’s house but when she saw Tonio, she could say nothing. Seeing how brought down he was by his anguish, she was mute. She knelt beside him but all she could find to say was, “Forgive her, Tonio. Be merciful to her. God will reward you.” She stayed there on her knees, her head bowed, and said no more. Eventually Tonio asked her to get up and go away.
“It’s not your fault,” he said and kissed her forehead.
Don Emilio wasn’t allowed in. No one came to the window, no one opened the door and he went away sadly, without looking at any of the people who were watching him.
The windows stayed shut for another two days. Not a sound was heard, not a cry, not a shout. There was no sign of life. But something was happening.
Tonio came out of the bedroom and went to Angela. “I can’t go on living, Angela.”
“Forgive me, forgive me,” she said, crying again after so many hours of silence.
“And I have to kill you, Angela. You’ll kill me and I’ll kill you. I don’t want to be on this earth any longer. There’s nothing left for me to do here. There’s emptiness inside me. There’s loneliness. There’s hopelessness.”
“Forgive me, Tonio. I made a mistake but we’ve got so much time to put it right, to begin again. Give me that chance. I love you, remember, I love you. Do you remember what I said in my letters? Before you say anything to me, remember I love you. I love you more than my life. I told you that in a letter, remember? I know I’ve done you a wrong and caused you terrible pain. Now I’m on my knees, like my mother, begging you to forgive me, in the name of God who’s watching you and waiting for you to have pity. I can only ask for your forgiveness, with all my heart, with all the pain that’s been growing in me in these past few days and the remorse that’s flooding through my soul. I don’t know what else to do.”
“It’s your life I want from you. I give you my life and you give me yours. That’s what I want, Angela. I don’t want to go on living and the only way I can make peace with you is to have your life. Will you do this? The only thing you have to do is answer that question. Nothing else matters any more. There’s nothing else left except darkness and despair. Will you give me your life?”
“Do what you want with me, Tonio. I don’t want to die but my life is yours. Take it, if that’ll give you peace again. I don’t want to set myself against God. But if you want my life, take it. It’s yours. I won’t try and stop you. I hope God’ll forgive me and gather me to Him. I’m sure of His forgiveness. But if you want my life, you’ll have to take it yourself and kill me. I’ll stay here beside you on my knees with the name of God on my lips and He’ll take me in His arms. You’ll have to kill me and then kill yourself, because I could never do it. My love is a love that gives life, not death, mine is the love of hope and the love of forgiveness. I forgive every wrong you did me when you were far away. I bear you no ill will. I only ask you to forgive me. Before you kill me, forgive me, I beg you, so I can die knowing you do it in the name of our love.”
Tonio said nothing. He went to the bedroom, took a page out a notebook and wrote:
After our death, we want our bodies to be burned and our ashes to be scattered over the fields. We want no grave to be remembered by. We no longer believe in our life. Let no one remember us.
He signed it and then asked Angela to do the same. Angela didn’t read it but mechanically wrote her own name under those terrible words.
The shots that rang out a few moments later threw the whole courtyard into confusion. The door was locked and they had to break it down. Caterina was away at the time. Men and women went in and when they reached the kitchen, they saw the two bodies lying on the floor in a pool of blood. On the table, weighted down with a tumbler, they saw the piece of paper and read that awful testament. Angela’s mother and Primetta came running. Don Emilio came. He murmured a prayer begging God to forgive them. It was all over.
Two days later, the bodies were cremated and a crowd of people who had known them gathered in the fields. One farmer had brought a ladder. He climbed on to a tree and then continued, branch by branch, until he was so high up he was almost was out of sight. He had a little urn with the ashes with him. He opened it, put his hand in, held out his closed fist and then opened it so that the ashes blew away. He did this again and again until all the ashes had been scattered over the fields. He climbed down slowly and only then did the crowd form a kind of procession and return to Angela’s house. There the old man with the pipe sang a sad hymn and the notes were carried away on the air as the ashes had been. Then the courtyard emptied. That night, all the shutters were closed and there was no light was to be seen.
The days passed. Salvatore, fully recovered, came home at last. He understood and forgave.

 (The end)

 


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1 commento

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart