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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #2/13

30 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #2

III

Da qualche giorno si affacciava alla finestra e spiava Caterina. Anche l’amica viveva sola. A differenza di Angela, non aveva parenti che abitassero vicino. I genitori erano morti e un fratello viveva in un’altra città e da vari anni non lo si vedeva in giro. Stava alla finestra e ne osservava i movimenti quando usciva dal portone. Se era vestita e pettinata con cura, lei immaginava subito che andasse in quel punto di raccolta dove altre donne come lei attendevano per recarsi a Tombolo, a divertirsi con gli americani. Il suo pensiero, anche se cercava di fuggirlo, si fermava sulla scena che si stampava rapida nella sua mente alla vista dell’amica: la vedeva arrivare, avvicinarsi agli uomini, ridere, bere con loro; vedeva che qualcuno la toccava, le toccava il seno, le natiche, si facevano intorno a lei; tutti ridevano, ebbri, scherzavano. Poi Caterina si appartava, abbracciata ad uno di loro. Immaginava il soldato alto, robusto. Qualche volta le capitava di pensarlo nero, mastodontico, dalle cosce e il sesso imponenti. Si figurava al posto di Caterina, smaniava, sentiva di desiderare di essere là. Poi l’amica usciva dalla corte, spariva. Ora era sulla strada in attesa della corriera. Chissà se qualcuno nella corte sospettava. Le donne soprattutto. A quel punto si ritirava dalla finestra, si sdraiava sul letto e si perdeva nei sogni.
Non pensava a Tonio, ma agli americani di Tombolo, e alle donne che si davano a loro. Vedeva dappertutto donne e uomini stretti nella foga dell’amore, in mezzo al campo, dietro gli angoli delle baracche; qualcuna nella cameretta del soldato, di qualche ufficiale, magari. A poco a poco, Tonio era diventato per lei un uomo senza virilità, sebbene fosse alto e robusto come un americano. Prima che partisse per la guerra, quando era a casa, tornato dal lavoro in fabbrica, prima che tramontasse il sole, andava nei campi, i suoi, quelli che gli aveva lasciati il babbo, e con gli attrezzi arava la terra, coltivava l’orto, le piante, e non sembrava mai stancarsi. La notte la cercava e pareva consumare dentro di lei tutto il vigore che aveva nei muscoli duri, nel suo petto gonfio e sodo. Eppure, ora non erano per lui i suoi pensieri. Ora lo immaginava magro, malaticcio, dalle braccia cadenti, la pelle pallida, avvizzita, gli occhi spenti, bisognoso solo di pietà. Che male aveva mai fatto per meritarsi per il resto della sua vita un uomo che forse era anche diventato impotente, e non avrebbe mai più potuto soddisfare il suo desiderio d’amore? Cominciò ad odiare la possibilità di un suo ritorno. Meglio se fosse morto lassù, in quella parte remota della Germania, ucciso dalla fame o dalla malattia, o dal colpo di fucile di un tedesco, mentre si ribellava, o tentava la fuga oltre quel filo spinato, al di là del quale c’era la libertà per tutti quei prigionieri di una guerra che nessuno di loro aveva voluto.
Il postino, dopo quasi un mese che non ne aveva ricevute, le recapitò una lettera di Tonio.
… Ti penso sola in quella casa dove siamo stati così bene insieme. Sola, senza il tuo sposo. Dimmi: senti la mia mancanza? Io soffro tanto senza di te e spesso mi arrovello al pensiero che anche tu hai bisogno di amore. Riuscirai ad attendere il mio ritorno? Sai, qualche notte mi sveglio con il terrore che tu abbia un altro uomo. Non riesco più a dormire, e aspetto l’alba pensando a te, a ciò che potrà serbarmi il futuro. Non sono più così certo, ora che sono trascorsi molti mesi, della mia vita futura. A volte mi dico, sì ho una moglie, ma mi è fedele? La sofferenza che provo quando penso alla eventualità che tu abbia un altro, supera quella della prigionia. Vorrei fuggire da qui e raggiungerti. Essere un uccello e volare verso di te. Mi desideri ancora? Mi aspetti, come mi scrivevi i primi giorni, o pensi che la tua vita sia sfortunata ed hai sbagliato a sposare uno che è partito per la guerra? Ma che colpa ho io? Pensaci, e mi troverai incolpevole della situazione che ci è capitata. Conto molto su ciò, perché non solo te ha colpito la sventura, ma anche il tuo Tonio, che alle sofferenze che patisce dai suoi aguzzini tedeschi deve aggiungere la persecuzione di un tormento che è legato al nostro amore. Un amore che ci sta mettendo alla prova duramente. Saprai difenderlo? Spesso, quando sono attanagliato da questi pensieri, ed anche da una sorda gelosia di saperti libera al contrario di me, mi domando se sia giusto legarti ancora a quella promessa che abbiamo fatto davanti a Dio. Sarebbe giusto che te ne liberassi, e ti dicessi di non soffrire più, di legarti ad un altro e di dimenticarmi. Chissà se tornerò. Passo da una malattia ad un altra: ora sono afflitto da dissenteria, che mi debilita. Ho gli occhi infossati nelle orbite, qualche capello mi è caduto. Sento di non essere più quello di prima. Tu hai ancora dentro di te la mia immagine d’un tempo e sei innamorata di quel Tonio che conoscesti allora. Ma non sono lo stesso, sono mutato, e certo non in meglio! Dunque, mi domando, è giusto che la mia Angela cada con me in questo svilimento della vita, o non debba io difenderla, proteggerla, col restituirla ad una vita normale? La reclama la sua gioventù, penso, e la sua salute, ed anche la sua bellezza, che ho fissa nella mente. Quante volte sogno di fare all’amore con te! Di amarti come in quei giorni che siamo stati insieme. Prego, prego Dio di aiutarmi a trascorrere questo tempo crudele, a volte mi pare di essere vicino alla pazzia. Ti vedo davanti a me, come se tu fossi vera, allungo le braccia per stringerti a me, e non ci sei. Che dolore! Non posso permettere, mi dico, che anche Angela patisca allo stesso modo. Lei ha meno colpe di me, ammesso che io ne abbia. Tu non c’entri con questa guerra, c’entrano gli uomini, sempre, e le donne patiscono, e poi patiscono i vinti come me. Scrivimi, e sappi che ogni minuto del giorno tu sei accanto a me…
Angela si strinse la lettera sul cuore. Le pareva che Tonio fosse lì, e quella lettera rappresentasse solo il ricordo di un tempo lontano.

IV

«Mi ha scritto Tonio» disse a Caterina, quando la incontrò entrando nella bottega.
«Come sta?»
«Non bene, mi scrive che ora ha la dissenteria.»
Caterina le fece il gesto di uscire dal negozio, di appartarsi che le doveva parlare.
«Anche a me ha scritto Salvatore. Anche lui è malato, si trova ricoverato in infermeria per una pleurite. Ti dico, Angela, che i nostri uomini non ritornano più. Se li prende la morte. Già respira su di loro.»
«Come puoi dire questo?»
«Lo dico perché è la verità. Non vale sacrificarsi quando non li vedremo più.»
«Che cosa gli rispondi?»
«Gli scrivo che penso sempre a lui. Che lo amo come il primo giorno.»
«Come puoi mentire così?»
«E che dovrei dirgli, su: che ho l’amante, che me la spasso con gli americani? Sarebbe troppo, non ti pare? Lui vuole che gli scriva queste stupidaggini, ed io l’accontento. Penso di fare un’opera buona, ecco.»
«Non parlarmi di bontà, Caterina, se vai a prostituirti con gli americani.»
«Che brutta parola, Angela. Anche se mi riempiono di regali, e di soldi, io non sono una prostituta. Sono costretta dalla guerra, ricordalo.»
«Tutte le prostitute sono costrette da qualcosa. Nessuna donna lo fa per libera scelta.»
«Io non lo faccio per i soldi. I soldi vengono dopo. Lo faccio perché desidero fare all’amore. E il mio uomo, quello che doveva pensare a me, se n’è andato. Ecco perché non sono una prostituta. Ho cento ragioni dalla mia parte, e soprattutto ho la ragione della mia giovinezza. Non si è giovani per molto tempo, cara Angela, e la giovinezza dura lo spazio di un mattino. Presto, tu ed io ci ritroveremo vecchie, piene di rughe e di malinconia. Saremo avvizzite nel corpo e nei sentimenti. Sprizzeremo rancore e acidità nei confronti di tutti, degli amici e dei nemici, senza distinzione, perché la vecchiaia incattivisce anche l’animo più nobile. Fai anche tu come faccio io, non invecchiare con il rimpianto di non aver corrisposto ai piaceri che ti offriva la vita. Sarebbe il rimorso peggiore, che dannerebbe tutti i tuoi giorni. Solo se non hai rimorsi puoi sperare un po’ di felicità, altrimenti sei dannata in questa vita e nell’altra, se esiste.»
«Non sono pronta.»
«Bugie. Ti ho vista alla finestra, mentre mi spiavi. Che credi, che sia una scema? Tu mi invidi, invidi la mia sicurezza e i piaceri che so prendermi dalla mia età. Ma non faccio nulla di straordinario, io. Sono cose che fanno in tante e che puoi benissimo fare anche tu.»
Abbassò la voce perché davanti a loro passava una vecchia. Le guardò, ma non aveva sentito niente delle loro chiacchiere.
«Quando ti decidi, dimmelo e penserò io a tutto. I giorni per te cambieranno come dal buio alla luce. Diventerai allegra e non avrai più quella tetra malinconia che si legge nei tuoi begli occhi. Dio ti ha dato la bellezza perché tu ne goda. Tonio non tornerà, come non tornerà Salvatore. Intanto, mentre il mio sposo se ne sta lassù e spasima per me, io ho conosciuto un americano che è più bello di un attore. Vorrei tanto che tu lo vedessi. È alto e massiccio come una montagna. Quando ci faccio all’amore, mi sembra di avere tutto il mondo dentro di me. Mi sento viva, viva e felice. Oh, Angela, non sai che cosa ti perdi a restare qui tutta sola, mentre a Tombolo c’è la vita che ti attende, la felicità. Non aspettare troppo, dài retta a me, lascia da parte quei tuoi scrupoli da monachella. Sei una donna, no? Fai valere la tua bellezza, Angela. Goditi ciò che ti spetta.»

Caro Tonio,
la tua lettera mi ha fatto piangere, nell’apprendere della tua nuova malattia. Quando finirà tutto questo? La guerra è la malattia peggiore, che genera tutte le altre, come una matrice infetta dalla quale si dirami il male. A volte ho l’impressione che non finirà mai. Quando vedevo i tedeschi passare sulla strada coi loro elmetti calati sugli occhi e il fucile tra le mani, pronti a sparare, io mi domandavo come sia potuto succedere questo. Come sia potuto succedere che, appena sposati, poco dopo, tu mi hai lasciata e non ci siamo visti più. Ho ancora addosso le notti d’amore che abbiamo vissuto insieme, sento il tuo corpo sopra il mio, le tue braccia che mi tengono stretta, e voglio ripeterti le parole che ti gridavo nella gioia: “Ti amo! Ti amo!”, mentre tu mi riempivi di baci. È crudele che tu non sia più qui e che io debba ritrovarti soltanto nei sogni. Tu sei il mio sposo. Mi sono data a te per sempre, e allora significa che Dio vuole metterci alla prova, darci la sofferenza per meritare una gioia più grande. Pensa a questo, quando soffri e mi senti lontana, pensa che Dio ha in serbo per noi il giorno della tua guarigione definitiva e la gioia che proveremo quando prenderai la strada del ritorno per venire da me. Anch’io vivo per quel giorno, e spero che Dio sia misericordioso e ce lo conceda presto, così che possa di nuovo sentirti vivo tra le mie braccia, appassionato nell’amarmi come quelle notti che non mi lasciano più e mi martellano, e il cui ricordo scava dentro di me un dolore così profondo che qualche volta vorrei morire per liberarmene.
Anche Salvatore ha scritto a Caterina. Ha la pleurite, pure lui è malato; come vedi è una sofferenza comune a tutti voi, che pagate sulla vostra pelle l’insensatezza della guerra. Maledetto chi l’ha causata, perché non può essere un uomo, ma un diavolo. La guerra è una sfida alla bontà di Dio, e alla intelligenza degli uomini. Con Caterina mi trovo spesso e facciamo qualche passeggiata insieme, dopo il lavoro. Andiamo di solito per le strade della nostra bella campagna, e qualche volta perfino in città. Finiamo sempre per parlare di voi: di te e di Salvatore. Anche Caterina è triste, sebbene di carattere sia allegra e forte; più di una volta l’ho vista piangere per questa sventura che ci è toccata. È stata colpita la nostra giovinezza, e la ferita non so se potrà più rimarginarsi. Avrei voluto gettarmi addosso a quei tedeschi che passavano armati, colpirli con tutte le mie forze, scacciarli come si scacciano i demoni, poi mi rendevo conto che non sarebbe servito a niente. Anche loro sono disgraziati come noi, hanno dovuto lasciare le loro case, le loro spose, e sono lontani dai loro cari e dal loro Paese come sei lontano tu. Sono vittime della follia, al pari di noi. Tutti i giorni prego Dio perché compia il miracolo e tutto possa ritornare come prima, e che la guerra non sia stata altro che un brutto sogno. Ti amo, ti amerò sempre, Tonio. Se il mio amore può servire a te, prendilo, tienlo stretto sul tuo cuore, perché è l’amore che conosci, che hai provato su di te, e che ancora è intatto. Sappi che ti attendo con ansia, per riprendere insieme il cammino che abbiamo cominciato il giorno che ci siamo uniti davanti a Dio. La tua Angela

Rilesse la lettera più di una volta, prima di piegarla. Poi prese una busta e vergò un indirizzo. Ve la ripose, bagnò con le labbra la parte gommata e la chiuse. Un gesto che aveva fatto tante altre volte.
Per una coincidenza, proprio in quel giorno, appena due mesi prima, era passata una squadra di tedeschi in perlustrazione. Ogni tanto ricevevano delle segnalazioni che nelle corti si nascondevano dei partigiani, e allora arrivavano con le camionette e bastava la loro presenza a spaventare la gente. Entrarono nella corte vicina. Bussarono ai portoni, irruppero con violenza; Angela, affacciata alla finestra, li aveva immaginati salire di corsa le scale, spalancare le porte e spianare i fucili, pronti a colpire. Si augurava che nessun partigiano si trovasse lì. Aveva saputo delle crudeltà che i tedeschi compivano sui prigionieri. Li radunavano a Lucca nei locali della Pia Casa e li sottoponevano ad ogni sorta di efferatezze. Com’era possibile uccidere, torturare, procurare dolore a un nostro simile? Non lo avrebbe mai capito. Non lo sapeva ancora in quei giorni, ma gli americani ormai stavano per raggiungere anche Lucca, tutto avrebbe avuto fine. C’era già stato, il 31 agosto del ’43, il bombardamento di Pisa, che aveva costretto i tedeschi a ripiegare, e distrutto tuttavia una città. Tonio era stato preso poco tempo dopo, nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre, mentre si trovava in una caserma del Nord. Alcuni erano riusciti a fuggire prima dell’arrivo dei tedeschi, ma lui aveva indugiato quel tanto che era bastato a intrappolarlo. Lo avevano caricato su di un treno piombato. Aveva viaggiato per tre giorni senza vedere il cielo, nell’oscurità, chiuso come un animale, insieme a tanti altri, in una promiscuità che aveva poi causato tante morti. Ora c’era solo da attendere che gli americani salissero ancora e via via liberassero tutta l’Italia. Il 6 gennaio 1944 si erano presentati anche a Lucca con un bombardamento che non aveva fatto i danni ingenti provocati a Pisa e qualche giorno dopo, il 10, avevano scagliato qualche bomba perfino sul vicino paese di Fagnano. Se Tonio avesse resistito alle sofferenze della prigionia, forse avrebbe fatto in tempo a vedere l’Italia liberata, e sarebbe potuto ritornare a casa. Angela pensava con gioia al momento del suo ritorno.
 

The Shaming #2

III

Angela had been watching Caterina from the window for a few days. Caterina also lived on her own but, unlike Angela, she had no relatives living nearby. Her parents were dead and her only brother had gone to live in another town and hadn’t been seen for some years. Angela stood at the window and watched her when she came out of the front door. If Caterina was dressed up with her hair carefully done, Angela immediately supposed she was going to the place where women waited to be taken to Tombolo to enjoy themselves with the American soldiers. She tried not to but she couldn’t help imagining the scene that came into her mind at the sight of her friend. She could see Caterina arriving, going up to the men, laughing and having a drink with them. She could see one of them touching her, touching her breasts, putting his hand on her bottom. Men were gathering round her and everyone was laughing, joking, excited. Then she would move away with one of them, his arm round her. Angela imagined him as tall and strong. Sometimes she thought of him as black, enormous, with powerful thighs and well-hung. She could see herself in Caterina’s place and she felt a restless longing to be there. Then Caterina went out of the courtyard and disappeared. Now she would be waiting for the bus. Angela wondered if anyone in the courtyard suspected, any of the women in particular. Then she drew back from the window, lay on the bed and lost herself in dreams.
She wasn’t thinking about Tonio, however, but about the Americans in Tombolo and the women who had sex with them. Most of all she saw men and women clinging to each other in the heat of love-making, in the field, behind the huts, in a soldier’s room, maybe with an officer even. Tonio was as tall and strong as an American but in her mind he had gradually become a man without virility. Before he had gone away to the war, when he was at home, he would come back from working in the factory and, before the sun set, go into the fields left to him by his father. There he would get his tools, plough the earth and tend the vegetable garden and the plants. He never seemed to get tired. At night he sought her and all the vigour in his hard muscles and his broad, firm chest seemed to be consumed in her. Now she imagined him thin, ill, his arms wasted, his skin pale and slack and his eyes dull, a man only to be pitied. Why should it be her fate to spend the rest of her life with a man who might now be impotent and would never be able to satisfy her again? She began to hate the thought that he might come back. It would be better if he died there in that distant part of Germany, of hunger or disease or a bullet from a German gun, while he was fighting back or trying to escape over the barbed wire, beyond which lay freedom for all those prisoners of a war that none of them had wanted.
After almost a month without any letters, the postman arrived with one from Tonio.
… I think of you alone in the house where we were so happy together. Alone, without me. Tell me, do you miss me? I miss you terribly and I often torment myself with the thought that you need love too. Can you wait till I get back? Some nights I wake up terrified that you’ve found someone else. I can’t get back to sleep and I wait for the dawn, thinking of you and what the future holds for me. I can’t feel sure of the future, now that so many months have passed. Sometimes I think, yes I have a wife, but is she faithful? The pain I feel when I think you might have someone else is worse than being in prison. If only I could get out of here and come back to you. If only I were a bird and could fly home to you. Do you still desire me? Are you waiting for me as you wrote at first or are you thinking that you’ve been unlucky in life and made a mistake marrying someone who left to go to the war? But was that my fault? Think about it and you’ll see I’m not to blame for the situation I’m in. I’m counting on that because it’s not only you that’s been unlucky. I have too. I suffer at the hands of the German slave-drivers but there’s also the additional persecution and pain to do with our love. A love that’s putting us to a difficult test. Can you keep our love alive?
Often when I’m in the grip of these thoughts and also feeling wildly jealous because you’re free and I’m not, I wonder if it’s right to keep you to the promises we made before God. If it wouldn’t be right to free you from them and tell you not to suffer any more, to find someone else and forget about me. Who knows if I’ll come back? I go from one illness to another. At the moment I’ve got dysentery which is making me weak. My eyes are sunken and I’ve lost some hair. I don’t feel like the man I used to be. You still have a picture in your mind of me as I used to be and you’re in love with the Tonio you knew then. But I’m not the same, I’ve changed and certainly not for the better. That’s why I wonder if it’s right that you should share this debased life with me. Perhaps I should be protecting you, saving you, and restoring you to a normal life, so you can have your youth back again and your health and also your beauty which I can see in my mind’s eye. So many times I dream of making love to you! Of loving you as I did in the days when we were together. I pray to God to help me get through this cruel time. Sometimes I think I’m going mad. I see you in front of me, as if you were real, I stretch out my hand to draw you towards me and you’re not there. How sad I feel! I tell myself I can’t allow you to suffer the same way. Even supposing I’m to blame in some way, you’re less to blame than I am. This war has nothing to do with you. It’s to do with men and it’s women and the defeated, like me, who suffer. Write to me and remember you’re beside me every minute of the day…

Angela held the letter to her heart. She felt as if Tonio was there and the letter was only a memory of a distant time.

IV

“I’ve had a letter from Tonio,” she told Caterina when they met going into the village shop.
“How is he?”
“Not very well. He says he’s got dysentery.”
Caterina signalled to Angela to go outside because she wanted to speak to her alone.
“I’ve had one from Salvatore too. He’s ill too. He’s in the hospital with pleurisy. I tell you, Angela, our men aren’t coming back. They’re going to die. They’re dying already.”
“How can you say that?”
“Because it’s the truth. It’s not worth sacrificing ourselves when we’re never going to see them again.”
“What do you say when you write back?”
“I tell him I think of him all the time. That I love him as I did at the beginning.”
“How can you tell such lies?”
“Heavens above, what should I tell him? That I have a lover, that I’m having fun with the American soldiers? That would be going too far, don’t you think? He wants me to write these stupid things, so I do it to please him. I think I’m doing the right thing, that’s why.”
“Don’t talk to me about doing the right thing, Caterina, when you’re being a prostitute for those Americans.”
“What an ugly word, Angela. They may give me presents and money but I’m not a prostitute. I’m forced into it by the war, remember.”
“All prostitutes are forced into it by something or other. No woman does it out of choice.”
“I don’t do it for the money. The money’s an extra. I do it because I want to make love. And my man, the one who should’ve been looking after me, has gone away. That’s why I’m not a prostitute. I’ve got a hundred reasons of my own and one is I’m young. We’re not young for long, Angela. It doesn’t last. You and I’ll soon find we’ve turned into wrinkly, glum old women. Our bodies’ll be all shrivelled up and so will our feelings. We’ll be grumpy and critical with everyone, friends as well as enemies, because even the best people become bad-tempered when they get old. Do what I’m doing. Don’t grow old feeling you’ve missed out on the pleasures of life. That would be the worst regret and would spoil all the rest of your days. You can only hope for some happiness if you don’t have any regrets, otherwise you’re damned in this life, and the next, if there is one.”
“I’m not ready.”
“Liar. I’ve seen you at the window spying on me. Do you think I’m a fool? You’re jealous of me. You’re jealous of me because I’m sure of myself and because I know how to enjoy being young. I’m not doing anything unusual, you know. Just things that lots of girls do and you could easily do them too.”
She lowered her voice because an old woman was walking past them. She looked at them but had heard nothing of what they were talking about.
“When you decide, let me know and I’ll arrange everything. Your life will change from night into day. You’ll be happy and that awful sadness I see in your eyes will be gone. God gave you beauty for you to enjoy. Tonio isn’t coming back just as Salvatore isn’t coming back. Anyway, while my husband’s up there sighing for me, I’ve met an American that’s handsomer than a film star. I’d love you to meet him. He’s tall and really muscly. When we make love, I feel I’ve got the whole world inside me. I feel alive, alive and happy. Oh Angela, you don’t know what you’re missing, staying here all alone, when there’s a life waiting for you in Tombolo, life and happiness. Don’t wait too long, listen to me and forget your goody-goody ideas. You’re a woman, aren’t you? Make the most of your looks. Enjoy what’s due to you.”
Dear Tonio,
Your letter made me cry knowing that you’re ill again. When will all this come to an end? War is the worst illness of all, giving birth to all the others like some infected womb with evil oozing out of it. Sometimes I feel it will never end. When I saw the Germans marching past on the road with their helmets down over their eyes and their rifles in their hands, ready to fire, I wondered how all this could have happened. How can it be that you left me so soon, when we were just newly married? How can it be that we haven’t seen each other since? I still think of the nights of love we had together, I feel you on top of me, holding me tightly and I want to say the words that I used to shout out in joy – I love you, I love you! – while you covered me with kisses. It’s hard that you’re not here any more, hard that I can find you only in my dreams. You’re my husband and I gave myself to you forever. This means that God is putting us to the test now, making us suffer so we’ll deserve greater happiness. Think of this when you’re suffering and feel that I’m far away. Think that God has set aside a day when you’ll be completely well again and think of the joy we’ll feel when you set out on the road to come back to me. I’m living for that day and I hope God will have pity on us and make it come soon, so I can have you in my arms again, making love to me as passionately as you did on those nights that never leave me. They’re always with me. They’re with me wherever I go and the memory of them finds such a deep pain inside that I sometimes I want to die to escape from it.
Salvatore has written to Caterina. He has pleurisy and is ill too. As you see, you’re all suffering and paying for the madness of this war with your lives. Damn whoever caused it. It can’t have been a man. It must have been a Devil. War is an insult to God’s goodness and man’s intelligence.
I see Caterina often and we go for walks together after work. We usually walk through the lovely countryside here and sometimes we go as far as Lucca. We always end up talking about you and Salvatore. Caterina is sad too, even though she’s cheerful and strong by nature. I’ve seen her crying sometimes on account of the misery that’s befallen us. It’s our youth that’s been struck at and I don’t know if the wound will ever heal. I wanted to throw myself at those Germans marching past with their guns and hit them as hard as I could, drive them out as you drive out demons, but I knew it wouldn’t be any use. They’re poor wretches as well. They’ve had to leave their homes and their wives. They’re far away from their loved ones and their country, just as you are. They’re victims of this madness, just like us. Every day I pray to God to work a miracle to make everything go back to what it was like before, so the war will be nothing more than a bad dream.
I love you, Tonio. I’ll always love you. If my love can help you, take it, hold it close to your heart because it’s the love you know, that you’ve felt and it’s still exactly the same. Don’t forget I’m longing to see you again so we can set out together again on the road we began on the day we were united in the presence of God.
Angela

She reread the letter several times before folding it, then found an envelope and wrote the address. She put the letter into it, moistened the glue on the flap with kisses and sealed it. A little ritual she had performed so many times before.
On that same day just two months before, a group of German soldiers had come to carry out a search. Every now and again they got information that there were partisans hiding in the courtyards and they would arrive in their trucks. The very sight of them was frightening. They had gone into the neighbouring courtyard banging on front doors and bursting in. Looking out of the window, Angela imagined them running up the stairs and kicking doors open, their guns at the ready. She hoped there were no partisans there. She’d heard how cruel the Germans were to their prisoners. In Lucca, they’d herded them into rooms in the House of Good Works and subjected them to all kinds of brutality. How could anyone kill and torture and inflict pain on a fellow human being? She’d never be able to understand that.
She didn’t know then that American troops were about to enter Lucca and it would all soon be over. More than a year before, on the 31st of August 1943, Pisa had been bombed, forcing the Germans to fall back but also destroying large parts of the town. Tonio had been taken prisoner soon after, in the days immediately following the 8th of September when he was in a barracks in the north of Italy. Some of the men had managed to escape before the Germans arrived but he had stayed on long enough to be captured. They’d put him on to a sealed train. He’d travelled for three days without seeing the sky, in darkness, shut up like an animal with all the other prisoners, so closely packed together that many of them had died.
The American forces were advancing further north and it was now only a matter of time before the whole country would be liberated, one part after another. On the 6th of January 1944, they’d reached the Lucca area and bombed it without, however, the terrible damage that had been done to Pisa. A few days later, on the 10th, some bombs were dropped on the nearby village of Fagnano. If only Tonio could endure the hardships in prison, then perhaps he would live to see Italy free once more and be able to come home. Angela imagined the moment of his return with joy.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart