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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #3/13

31 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #3

V

«L’americano che ho conosciuto a Tombolo è un tesoro. Qualche volta che non sono stata con lui, mi hanno detto che diventa irascibile. Litiga coi compagni. Ne hanno paura perché è un omaccione di un metro e novanta, con certi muscoli che non avevo mai visti prima d’ora. Ma io non posso darmi a lui solo. Il bello di questa avventura è che puoi andare con chi vuoi, con chi ti piace in quel momento, e se uno ti è venuto a noia, puoi cambiare musica. Ho scoperto che non tutti gli uomini fanno all’amore allo stesso modo. Col mio Salvatore era sempre uguale, sapevo ciò che mi attendeva. Ora ogni volta è una scoperta che mi dà delle emozioni bellissime. Ma quell’americano, che pare a vedersi terribile, ha anche un cuore d’oro, e quando decido di concedermi a lui, dopo, non solo mi dà più soldi degli altri, ma mi regala sempre qualcosa: un vestito, un braccialetto, una collana, un anello, delle scarpe, delle calze; insomma è proprio matto; uno cotto così non mi era capitato di vederlo mai. Nemmeno il mio Salvatore ha mai perso la testa a quel modo.»
Uscivano dalla Manifattura Tabacchi, dove lavoravano. Una delle altre colleghe si avvicinò a Caterina:
«Stasera sei con noi?»
«Vengo domani, stasera ho da fare.»
L’amica avrebbe voluto dirle ancora qualcosa, ma indugiava trovandosi alla presenza di Angela.
«Parla pure liberamente. A Angela ho raccontato tutto. Anzi, vorrei tanto che facesse come noi. Una ragazza così bella a Tombolo la colmerebbero d’oro. Diglielo anche tu, che a Tombolo farebbe la sua fortuna, oltre che godersi la vita.»
«È come dice Caterina. Si dimentica la guerra a Tombolo, noi donne, anche se stiamo in mezzo ai soldati. Anch’io ero titubante, pensavo al marito che è al fronte. Lui rischia la vita, mi dicevo, come posso spassarmela alle sue spalle? Poi i giorni passavano, ed io non vedevo la fine della guerra, diventavo sempre più triste, con poca voglia di discorrere, e anche di vivere. Potevo continuare così? Potevo distruggermi per una faccenda, la guerra, con la quale non ho nulla da spartire? No, mi sono detta, non è giusto illanguidire a questo modo, quando c’è la possibilità di essere felici anche in mezzo ai tormenti della guerra. Si ha il diritto di sopravvivere, ed anche di essere felici, quando se ne presenta l’occasione. E così sono andata dagli americani e mi sono trovata a vivere in un altro mondo, dove sono tenute lontane la miseria e la malinconia. Caterina ed io ci concediamo agli stessi uomini, a turno, e poi ce la ridiamo raccontandoci i loro difetti. C’è chi è più maschio dell’altro, sai, chi si butta su di noi con una passione che pare quella di un selvaggio, chi è più cortese, chi ha paura di farci male. Ha paura di farci male, a noi, figurati! Chi prima vuole offrirci un bicchierino per darsi il vigore che forse gli manca. Chi, dopo aver fatto all’amore, non riesce più ad alzarsi, chi invece ricomincerebbe da capo, e qualche volta l’ho voluto mettere alla prova e, iolai, è stato come una bestia, e sbuffava come prima, anzi meglio di prima, perché sembrava trovarci più gusto. Poi c’è quello che si tira su i pantaloni e non ti dice nemmeno grazie. Volta le spalle e se ne va, lasciandoti aggiaccata con le gambe ancora aperte. Questo qui è il tipo che mi fa impazzire. Con lui ci farei all’amore una notte intera, e invece, dopo la prima volta, gli sono indifferente e non mi cerca più, fino ad un altro giorno. Ce n’è uno, poi, che si fa il segno della croce. Ti è mai capitato, Caterina?»
«Certo. È davvero un tipo strano.»
«Prima di cominciare, mentre io sono lì, già pronta, lui che fa? Si fa il segno della croce. Perché? gli domando. E lui: “Sono un cristiano sposato, e tradisco mia moglie solo per necessità”. Lui la chiama necessità, la voglia di fare all’amore. Guarda che ne capitano proprio di tutti i colori. È per questo che mi piace andare a Tombolo. Non la fedeltà, ma la varietà è il succo dell’amore.»
«E del piacere» disse Caterina.
«Giustissimo! E del piacere. Da quando vado a Tombolo mi sento addirittura più giovane, e più donna. Te lo dico, Angela, perché quello che ti racconta Caterina è nient’altro che la verità, e tu non sai davvero che cosa ti perdi.»
«E a tuo marito non ci pensi?»
«Sì che ci penso, non sono mica una bestia; ma la guerra non me lo restituirà. Le guerre ci sono per generare morti e sono pochi quelli che la scampano. Il mio sposo non ha mai avuto fortuna, e non l’avrà nemmeno questa volta.»
«Maledetta la guerra» disse Angela.
«Questa guerra che nessuno ha voluto, men che meno noi donne. È la guerra personale di Mussolini, non la guerra degli italiani» disse l’amica di Caterina che, si vede, questi discorsi li sentiva in fabbrica. «Che c’entriamo noi del popolo? Quando si fa una guerra, è sempre la guerra dei ricchi contro i poveri.»
Chi ha letto Kaputt di Curzio Malaparte è colpito dal contrasto presente tra chi si trova a patire la guerra sulla propria pelle (soldati, ebrei, il popolo minuto) e i pochi altri (ministri, Capi di Stato, nobili, la ricca borghesia) che la osservano quasi con distacco, non rinunciando ai piaceri di una vita privilegiata.
«Le guerre le patiscono soltanto i poveri» ribadì.
«Però vai a Tombolo a divertirti.» Era Angela.
«Questo è un altro discorso» rispose.
«Non mi pare» disse ancora Angela.
«Tombolo è la mia ribellione alla guerra. Dovrei dire, la nostra ribellione alla guerra, di noi donne. È un modo di difenderci, questo, non lo capisci? Il modo di far sopravvivere il desiderio della vita al desiderio della morte.»
«Sarà come dici tu, ma non mi convinci. Tu a Tombolo ci vai perché ti piace fare all’amore e non ne puoi fare a meno. Lascia perdere i grandi discorsi. Tutto si riduce ad una questione di sesso.»
Caterina era stata zitta fino a quel momento, ma sentì che doveva intervenire.
«Per me ha ragione Angela. Io so soltanto che la guerra mi ha tolto Salvatore, col quale facevo all’amore. Lui è andato alla guerra, e io non ce l’avevo nel mio letto. E dopo un po’ che sono riuscita a resistere, infine non ce l’ho fatta più e ho passato delle notti terribili perché non avevo accanto a me un uomo. La guerra per me si riduce a questo, alla mancanza di Salvatore.»
«Lasciamo perdere questi discorsi che non servono a niente. A Tombolo c’è chi ci va per una ragione, chi per un’altra, e tutte sono ragioni ottime, visto che con gli americani non ci si perde. È un popolo generoso. Ci colma di regali, e ci fa passare delle ore magnifiche. Su questo siamo d’accordo, non è così?»
«D’accordissimo» disse Caterina. «Tanto è vero che non vedo l’ora di arrivare a domani sera, quando rivedrò quel gigante buono e sarò così generosa con lui da fargli dimenticare le volte che l’ho fatto soffrire. Guarda, mi vien quasi da piangere a pensarci. D’ora in poi mi sforzerò di non far soffrire più nessuno, e piuttosto che far soffrire un soldato a causa mia, resterò là finché non li avrò fatti contenti tutti quanti.» E si mise a ridere, e rise anche l’amica, mentre Angela pareva soprappensiero.
Si lasciarono, e Angela e Caterina fecero ritorno a casa insieme. Parlarono poco, e quelle rare parole che disse Caterina furono ancora una volta per spingerla a decidersi.
«Se vuoi, domani vieni con me. Vieni solo a vedere, poi deciderai.»
«Non sono pronta. Mi pare una brutta cosa, quella che fai, Caterina.»
Non si dissero altro, ma, tornata a casa, Angela quasi si dimenticava di essere stata invitata a cena dalla mamma. Stava seduta davanti al tavolo di cucina e aveva i pensieri a Tombolo. Immaginava la vita che le sue amiche vi conducevano. Il loro piacere la faceva fremere. Era pallida e madida di sudore. Fu Primetta che venne a chiamarla. La chiamò dal cortile.
«Che vuoi?» disse Angela, affacciandosi alla finestra.
«Te lo sei scordato?»
«Che cosa mi sono scordato?»
«La cena è già pronta. Non ti ricordi che sei a cena da noi?»
«Oddio, me l’ero proprio scordato, Primetta. Aspetta un istante, che scendo.»

VI

La madre aveva pena per quella figlia rimasta a vivere da sola. Conosceva le insidie del mondo, e soprattutto di quell’età giovane, in cui si ha ancora la testa piena di sogni. Era rimasta vedova da pochi anni. Non molto alta, magrolina, aveva un viso delicato, in cui le poche rughe avevano l’effetto di un tocco di artista, che avesse voluto imprimere su quella anziana donna una grazia imperitura. Non era stata bella come la figlia, ma si vedeva che era da lì che si generavano il fascino e la sensualità di Angela.
La situazione in cui si trovava la figlia non le piaceva. Una giovane tanto bella non poteva passare inosservata e giravano troppi soldati per quelle strade, perché qualcuno non cercasse d’insidiarla. Lei faceva quanto era possibile per vigilare, metterla in guardia dai pericoli, ma Angela viveva da sola, nonostante lei avesse insistito per condurla a casa sua. Chi poteva sapere che cosa gli passasse per la testa?
A tavola indagava con lo sguardo e anche con le parole.
«Va tutto bene, Angela?»
«Tutto bene, mamma.» Primetta stava attenta a non perdersi una parola, per una malizia che le proveniva dalle chiacchiere delle compagne.
«Tonio ti scrive?»
«Sì, spesso ricevo una sua lettera. Sta abbastanza bene, anche se la prigionia lo tormenta.»
«Povero ragazzo. Un gigante come lui, finito in un campo di concentramento a soffrire di stenti. Ma è un uomo forte, ricordalo, e Tonio tornerà a casa. Gli siamo rimasti solo noi dopo che i genitori sono morti. È stata una fortuna per loro non vedere questa guerra infame. Devi prepararti a riceverlo come si deve. Hai sentito? Gli americani avanzano verso il Nord e a poco a poco scacceranno i tedeschi. Si dice un gran bene degli americani. Sono buoni, generosi; si adoperano per farci dimenticare le sofferenze patite. Non vedo l’ora che tutto questo sia finito.» E dopo un po’: «Che cosa dice la tua amica Caterina della guerra?»
«Soffre anche lei come me. Salvatore le scrive. Ora è malato di pleurite, ma non è niente di grave, guarirà presto.»
«Una pleurite in un campo di concentramento non è una cosa leggera. Fossi Caterina mi preoccuperei. È già difficile curarsi da noi, figurati lassù, dove trattano i prigionieri come bestie.»
«Siamo tutte e due convinte che i nostri mariti torneranno.»
«Di’ la verità, non vedi l’ora di riabbracciare Tonio. E hai ragione. È un così bravo giovane.» Poi, rivolgendosi a Primetta: «Vai a prendere la sorpresa che ho preparato per Angela.»
Primetta si alzò e svelta svelta andò in cucina da dove tornò recando con trionfo una bella torta di verdura, di cui non solo Angela ma anche lei erano ghiotte.
«Posala qua» le disse la mamma.
Siccome era ancora caldo, dal cortile salivano le voci dei vicini, che avevano portato le sedie di paglia e si erano messi in cerchio a chiacchierare. Si trattava specialmente di donne, ma vi era anche qualche vecchio, uno teneva la pipa accesa tra i denti.
Si sentiva che parlavano della guerra, e in particolare dei tedeschi.
«Hanno paura dei partigiani. E quando un tedesco ha paura è pericoloso» diceva il vecchio che fumava la pipa.
«I tedeschi sono animali» disse una donna.
«Stai attenta a come parli. Ci sono occhi e orecchie dappertutto. Ancora ci sono i fascisti in giro, quelli che se ne stanno nascosti, pieni di paura. Sono animali anche loro.» La donna abbassò la voce.
«In Russia, i tedeschi ne buscano. Io non sono comunista, ma sapessi che piacere mi fa sapere che i russi gliene dànno, a quelle carogne.»
Taluni conoscevano l’episodio narrato da Malaparte in Kaputt dei cani russi che, addestrati, con sulle spalle la carica di dinamite, si gettavano in cerca di cibo sotto i carri armati tedeschi, facendoli saltare.
«Hanno trovato pane per i loro denti» disse un’altra donna.
«Guarda che se avvertissero di perdere la guerra, ce ne sarebbe anche per noi italiani. Sono dei folli, e farebbero delle stragi.»
«Mica vuoi che vincano la guerra. Sarebbe una tragedia. Meglio per noi la morte che stare sotto i tedeschi.»
«Gli americani, e anche i russi, dovrebbero fare più in fretta, non dar loro il tempo di riflettere. Annientarli mentre sono ancora convinti di essere invincibili.»
«Mica è facile.»
«Altrimenti ci stermineranno tutti. Stermineranno anche i nostri prigionieri che tengono in Germania.»
«Tonio e Salvatore sono là.»
«Toccherebbe di morire anche a loro.»
«Speriamo che sopravvivano. Patiscono tanto, poveretti. Qualcuno lassù muore di stenti o di malattie, o tutte e due insieme. Sono stati sfortunati a finire là. Meglio morire subito che patire a quel modo. Se torneranno, li avrà consumati la tubercolosi. So che prima o poi tutti la prendono, e con la tubercolosi si può anche sopravvivere, ma non si è più gli stessi. Si è l’ombra di come eravamo.»
«Poverette quelle disgraziate di Angela e Caterina…»
«Sst,» fece una vecchia mettendosi l’indice al naso e parlando sottovoce «Angela potrebbe sentirti. È su, a cena da sua madre. Vedi? Le finestre sono aperte, e chissà se ha già sentito. Comunque, abbia sentito o no, la sua vita è cambiata, e per lei non sarà più come prima, torni o non torni il suo Tonio.»
«Caterina mi pare che non si dia troppo pensiero per il suo Salvatore» disse l’uomo con la pipa.
«È disperata anche lei, poverina, soltanto che è più forte di Angela, e non si abbatte come lei.»
«Con la caduta di Mussolini, si pensava che la guerra finisse presto. Invece, ne stanno succedendo peggio di prima. Dopo l’8 settembre i tedeschi non ci hanno dato tregua e non hanno fatto altro che fucilare i nostri giovani. Ora che gli americani avanzano al Nord, vedrete che le cose peggioreranno e non si conteranno più gli italiani uccisi.»
«Intanto se la godono a Tombolo, gli americani. E sembra che non abbiano tanta fretta. Ho sentito dire» bisbigliò una donna «che certe donne svergognate vanno là, a godersela, e ci fanno all’amore, e vengono perfino pagate per questo, mentre i loro mariti sono alla guerra, o addirittura soffrono nei campi di concentramento.»
Angela, essendo le finestre aperte, udiva tutto. La mamma la guardò dritta negli occhi.
«L’ho sentito dire anch’io» disse. «È una vergogna che delle nostre donne si vendano agli americani, quando hanno un marito o un fidanzato al quale si sono promesse. Fai attenzione, Angela; donne come te rimaste sole sono vulnerabili. A volte basta un’amicizia sbagliata a farci fare il capitombolo. Una volta che si sbaglia, non si torna più indietro e lo sbaglio resta, nessuno lo cancella.»
«Lo so, mamma» disse Angela, che però abbassò lo sguardo e lo diresse poi verso Primetta, che invece lo tenne alzato e sembrava volerle domandare qualcosa.
Da giù si udivano ancora le chiacchiere dei vicini. Erompeva all’improvviso qualche risata.
«Ridono di quelle donne» disse la mamma. «E invece dovrebbero piangere. Donne come quelle rovinano una famiglia, e il disonore che arrecano non si cancella più chissà per quante generazioni. Succedesse a te, Angela, sarei capace di ucciderti. Ricordalo.»
Angela la guardò, ma non disse nulla.

The Shaming #3

V

“The American I met in Tombolo is a sweetheart. They tell me he sometimes gets bad-tempered and quarrels with his mates when I haven’t been with him. They’re afraid of him because he’s such a big man with muscles such as I’ve never seen before. But I can’t go just with him. The great thing about all this is you can go with whoever you want, whoever you fancy at the time. If one of them gets boring, you just find another, and I’ve discovered that not all men make love the same way. With Salvatore it was always the same. I knew what to expect. Now every time it’s something new and that makes me feel wonderful. But this American who looks so frightening actually has a heart of gold. When I decide to go with him, he gives me more money afterwards than the other soldiers do as well as giving me a present. A dress, a bracelet, a necklace, a ring, shoes, stockings… He’s quite mad. I’ve never seen anyone so smitten. Not even Salvatore lost his head over me like he has.”
They were coming out of the tobacco factory where they worked. One of their workmates came up to Caterina.
“Are you coming with us this evening?”
“Tomorrow. I’ve got things to do this evening.”
The friend wanted to say something else but she hesitated with Angela there.
“You can say what you like,” said Caterina. “I’ve told Angela everything. In fact, I wish she’d come with us. A girl as attractive as her could get rich in Tombolo. You tell her. She could make a fortune in Tombolo and have a good time.”
“It’s like Caterina says. We forget the war in Tombolo, even though we’re surrounded by soldiers. I was in two minds about going, thinking of my husband at the front. He’s risking his life, I thought, how can I go out and enjoy myself behind his back? But the days went by and I couldn’t see the war ever ending and I got more and more depressed. I didn’t feel like speaking to anyone. I didn’t even want to live. I couldn’t have gone on like that. Was I supposed to destroy myself for something like the war that’s got nothing to do with me? I told myself, no, it isn’t right to mope when there’s the chance to be happy even when we’re in the middle of this horrible war. We’ve got the right to survive and also to be happy when we get the chance. So I went to Tombolo and found myself in another world where trouble and misery seem far away. Caterina and I take turns going with the same men and then we talk about them afterwards and laugh about their little foibles. There’s one that’s more virile than the others. He throws himself on top of you with so much passion he seems like a savage. Then there’s one who’s more polite, afraid he might hurt us. Imagine, he’s afraid of hurting us! Then there’s one who always offers us a drink first, maybe so he can get his strength up. And one that can’t stand up afterwards and another who wants to start all over again. I’ve sometimes let him, to see if he could manage it and, wow, he was a beast, puffing away like the first time, even more so, because he seemed to enjoy it more. And then there’s one that pulls on his trousers and doesn’t even say thanks. Turns round and goes away leaving you lying there with your legs still open. This is the guy that drives me crazy. I could make love to him the whole night but after the first time he’s not interested in me any more. He doesn’t come looking for me until the next time I go. And what about the one that crosses himself? Have you come across him, Caterina?”
“Yes I have. He’s strange.”
“Before we get started, while I’m already lying there, what does he do? He makes the sign of the cross! I ask him why? And he says, I’m a Christian and a married man. I’m unfaithful to my wife only through necessity. He calls wanting to make love necessity. You can see they come in all shapes and sizes. That’s why I like going to Tombolo. The whole point of making love is variety, not fidelity.”
“And pleasure,” said Caterina.
“Correct! And pleasure. Since I started going to Tombolo, I feel younger, more of a woman. I’m telling you this, Angela, because what Caterina’s told you is nothing but the truth and you really don’t know what you’re missing.”
“Don’t you think of your husband?”
“Of course I do. I’m not a brute, but the war won’t send him back to me. Wars are for killing people and not many survive. My husband’s never had much luck and he won’t have it this time either.”
“Damn the war,” said Angela.
“This war that no one wanted, least of all us women. It’s Mussolini’s personal war, not ours,” said Caterina’s friend. It was clear she’d heard these ideas in the factory. “What do the people have to do with the war? When there’s a war, it’s always the rich against the poor.”
Anyone who has read Kaputt by Curzio Malaparte will have been struck by the contrast in it between those who suffer the war personally (soldiers, Jews and ordinary people) and the few (ministers, heads of state, aristocrats and the rich bourgeoisie) who observe it almost with detachment without giving up the pleasures of privilege.
“Only the poor suffer in wars,” she finished.
“But you still go to Tombolo to enjoy yourself,” said Angela.
“That’s different.”
“It doesn’t seem that way to me.”
“Tombolo is how I rebel against the war. Or rather, it’s the way we women rebel against the war. It’s a way of protecting ourselves, don’t you see? It’s a way of making the desire to live stronger than the desire to die.”
“So you say but you don’t convince me. You go to Tombolo because you like making love and you can’t do without it. Don’t give me these fine words. It all comes down to sex.”
Caterina had been silent up till then but now she felt she had to say something.
“I think Angela’s right. I only know that the war’s taken away Salvatore who used to make love to me. He went away to the war and I don’t have him in my bed. At first I managed to carry on without him but then I couldn’t any more and the nights were dreadful because I didn’t have a man beside me. For me the war comes down to this, the fact that Salvatore’s not here.”
“Enough of all this talk. It’s pointless. Some people go to Tombolo for one reason, some for another and they’re all good reasons since we’ve nothing to lose with the Americans. They’re generous. They give us loads of presents and we have a great time with them. We’re agreed on that, aren’t we?”
“Absolutely,” said Caterina. “So much so I can’t wait for tomorrow evening to see my gentle giant again. I’m going to be very, very nice to him so he forgets the times I’ve made him suffer. Oh look, it’s almost making me cry just thinking about it. From now on, I’m going to make sure I don’t make anyone suffer. In fact, I’ll stay there until I’ve made all the soldiers happy rather than make any one of them suffer on my account.”
She began to laugh and so did her friend while Angela seemed lost in thought.
Angela and Caterina went home together. They didn’t talk much and the few words that Caterina spoke were to try and make Angela come to a decision.
“You can come with me tomorrow if you want. Just come and see what it’s like. Then you can decide.”
“I don’t want to. What you do, Caterina, seems horrible to me.”
Nothing more was said. When Angela got home, however, she forgot she’d been invited to dinner at her mother’s. She sat at the kitchen table and her thoughts were of Tombolo, imagining the good time her friends had there. Their pleasure made her tremble and she was pale and clammy. It was Primetta who came to get her. She called to her from the courtyard.
“What do you want?” said Angela from the window.
“Have you forgotten?”
“Forgotten what?”
“Dinner’s ready. Don’t you remember you’re having dinner with us?”
“Oh, Primetta, it completely slipped my mind. Hang on a moment, I’m just coming”

VI

Angela’s mother grieved for her daughter living on her own. She knew the perils of the world, especially for young people whose heads were still full of dreams. She had been a widow for just a few years. She was quite small and slight, with a delicate face where the few lines seemed like the fine brushstrokes of an artist who had wanted to give this aging woman a timeless grace. She hadn’t been as pretty as her daughter but you could see where Angela’s charm and sensuality came from.
She didn’t like the situation her daughter found herself in. Such a lovely young woman couldn’t help being noticed and there were too many soldiers on the streets for one of them not to try to force his attentions on her. She did her best to keep an eye on her and put her on her guard but Angela lived on her own, despite her mother’s insistence that she should go and live with her. It was impossible to know what was going on in her head.
At dinner, she looked at Angela searchingly and finally asked, “Is everything all right?”
“Just fine, mum.”
Primetta was all ears with an awareness that came from listening to her friends gossiping. “Does Tonio write to you?”
“Oh yes, I hear from him often. He’s not too bad but he hates being a prisoner.”
“Poor boy. A strapping young lad like him suffering in a prison camp. But he’s strong, remember, and he’ll come back. We were the only ones he had left when his parents died. Thank goodness they never saw this dreadful war. You must get ready to welcome him home properly. Have you heard? The Americans are advancing to the north and they’ll gradually drive the Germans out. People say good things about the Americans. That they’re good and generous and try to make us forget what we’ve suffered. I can’t wait for all this to be over.” After a little, she asked, “What does your friend Caterina say about the war?”
“She suffers like I do. Salvatore writes to her. He’s got pleurisy at the moment but it’s not serious. He’ll be better soon.”
“Pleurisy in a prison camp isn’t a trivial thing. If I were Caterina, I’d be worried. It’s hard enough to get over it here. Think what it must be like up there where they treat the prisoners like beasts.”
“We’re both sure they’ll come back.”
“Tell the truth, you can’t wait to snuggle up to him again. And you’re quite right. He’s such a fine boy.” Turning to Primetta, she said, “Go and get the surprise I made for Angela.”
Primetta got up, ran into the kitchen and came back triumphantly bearing a fine vegetable flan, a favourite of hers and Angela’s.
“Put it down here,” her mother told her.
The weather was still warm and the voices of the neighbours rose from the courtyard. They had taken out their straw-bottomed chairs and were now sitting in a circle to chat. Most of them were women but there were a few old men as well, one with a pipe between his teeth. They could hear they were talking about the war and the Germans in particular.
“They’re afraid of the partisans and when a German’s afraid, he’s dangerous,” the old man with the pipe was saying.
“The Germans are animals,” said a woman.
“Be careful what you say,” said another, in a low voice. “There are eyes and ears everywhere. There’re still Fascists around, the ones in hiding, and they’re terrified. They’re animals too.”
“The Germans are being defeated in Russia. I’m no communist but I can’t tell you how much pleasure it gives me to hear that the Russians are letting those bastards have it.”
Some of them knew the episode in Malaparte’s Kaputt where trained Russian dogs with dynamite strapped to their backs dived under German lorries in search of food and blew them up.
“They’ve bitten off more than they can chew,” said another woman.
“It would be bad for us Italians if they felt they were losing the war. They’re madmen. There’d be massacres.”
“You wouldn’t want them to win though. That would be a tragedy. Better for us to be dead than under the Germans.”
“The Americans should get a move on and not give them time to think. The Russians as well. Wipe them out while they still think they’re invincible.”
“Easier said than done.”
“Otherwise we’ll all be wiped out, including the Italian prisoners in Germany.”
“Tonio and Salvatore are there.”
“They could die too.”
“Let’s hope don’t. They’re suffering so much, poor things. Some people up there die of hunger or disease or both. They were unlucky to end up there. Better to die at once then suffer like that. If they come back, they’ll have TB. Everyone gets it sooner or later. You can survive with TB but you’re not the same. You’re just a shadow of what you were.”
“Poor Angela and Caterina…”
“Shh,” said one old woman putting her finger to her lips and speaking softly. “Angela might hear you. She’s upstairs, having dinner with her mother. Look, the windows are open. She might’ve heard already. Whether she’s heard or not though, her life’s changed and it won’t be like it used to be, Tonio or no Tonio.”
“It seems to me Caterina doesn’t give much thought to Salvatore,” said the man with the pipe.
“Oh she’s miserable as well, poor girl. It’s just that she’s stronger than Angela and doesn’t let it get her down so much.”
“When Mussolini fell, we thought the war would soon be over but things are worse than they were before. There’s been no let up since the 8th of September and the Germans have done nothing but kill our young men. Now the Americans are advancing to the north, things’ll get worse and we won’t be able to count our dead any more.”
“And meanwhile the Americans are enjoying themselves in Tombolo. They don’t seem to be in any hurry.” The woman’s voice fell to a whisper. “I’ve heard that certain shameless hussies go there to have a good time and make love and get paid for it while their husbands are away in the war or even in prison camps.”
The windows were open and Angela could hear everything. Her mother looked straight at her.
“I’ve heard that too,” she said. “It’s a disgrace that some of our women are selling themselves to American soldiers when they’ve got a husband or a fiancé they’ve promised themselves to. Be careful, Angela. Women left on their own like you are vulnerable. Sometimes you think someone’s just a friend and then it all goes wrong. One mistake and you can’t go back. The mistake’s there and no one can rub it out.”
“I know, mum,” said Angela but she looked down and then at Primetta who held her gaze and seemed to want to ask her something.
They could still hear their neighbours chatting down below. Every now and again there was laughter.
“They’re laughing about those women,” said Angela’s mother, “but they should be crying. Women like that ruin families and the disgrace they bring isn’t forgotten for generations and generations. If it happened to you, I’d be capable of killing you. Remember that.”
Angela looked at her but said nothing.

 


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1 commento

  1. Pingback di Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #3 — 31 Luglio 2008 @ 07:02

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart