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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #5/13

2 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #5

IX

Era sempre estate. Dopo i primi giorni di tempo incerto, il sole aveva preso il sopravvento nel cielo. Si vedeva questo azzurro terso incendiato dal disco incandescente. La terra ne godeva. Alzando il capo al cielo, con indosso una canottiera di cotone, sembrava di essere i soli beneficiari di tutta quella straordinaria bellezza, di cui non si riusciva ad essere sazi. Non fosse stato per la guerra, sembrava che Dio in quei giorni amasse gli uomini.
I tedeschi andavano disponendo rafforzamenti sulla Linea Gotica1, e si preparavano ad un dura resistenza per impedire agli alleati di avanzare. Anche se le notizie che venivano da altri fronti non erano incoraggianti per loro, sapevano che dovevano difendersi da una umiliazione che qui in Italia era ancora più cocente, visto che Germania e Italia avevano iniziato la guerra unite, ed ora combattevano l’una contro l’altra. Nasceva anche da qui la recrudescenza delle loro rappresaglie. Si era visto anche a Lucca nei mesi precedenti che, quando entravano nelle corti, sempre accompagnati da qualche milite fascista, spargevano il terrore ancor prima di scendere dalle camionette. Se il rastrellamento aveva esito positivo e riuscivano a trascinare per le scale qualche giovane che aveva lasciato il fronte, lo pestavano col calcio dei loro fucili mitragliatori.
Una perquisizione era avvenuta anche in casa di Angela, qualche tempo prima. Entrarono nel cortile all’improvviso, si diressero rapidamente verso il suo portone, lo aprirono con una spallata e mentre un soldato restava al piano terra, altri salirono velocemente. In camera, la trovarono che si era nascosta dietro un armadio. La minacciarono col fucile.
«Dov’è?» disse uno di loro, strattonandola.
«Qui non c’è nessuno» rispose lei.
«Ti uccidiamo, se non parli.»
Per fortuna corse la madre, insieme con Primetta, che era stata avvertita. Salì le scale urlando.
«Qui non troverete nessuno» disse. «Il marito di mia figlia lo avete già preso. È prigioniero in Germania, per colpa vostra, per colpa della vostra maledetta guerra. Ora andatevene. Andatevene!» gridò. Si vede che ebbe una tale forza di persuasione in ciò che diceva, spinta da una follia pari a quella della guerra, che i tedeschi non fiatarono più. Uno di loro fece un gesto, e tutti ridiscesero le scale. Allo stesso modo, mentre nel cortile restavano alcuni soldati coi fucili spianati, visitarono le altre case. Si udivano le grida e i pianti delle donne. Qualche soldato si affacciava ogni tanto alla finestra e guardava giù nel cortile. Infine, rapidi com’erano venuti, se ne andarono.
Dalla corte vicina era accorso anche il vecchio con la pipa. La teneva in mano, per via che era venuto correndo.
Si vedeva che fremeva e avrebbe voluto, unico uomo presente in quel momento, fare qualcosa per difendere le donne. I tedeschi fermi nel cortile non lo guardavano nemmeno, badando solo che non fuggisse qualche renitente o qualche disertore o addirittura qualche pericoloso partigiano. Ce n’erano nei dintorni. Qualcuno li aiutava, li rifocillava, provvedeva a trasmettere i loro dispacci. Si sapeva anche qualche nome, ma non veniva mai pronunciato nelle chiacchiere. Solo nei momenti importanti, lo si mentovava.
«Giovane, gli avrei fatto la guerra anch’io, a questi crucchi. Sanno solo prendersela con le donne e con noialtri vecchi.»
«Ti possono sentire» disse una vecchia.
«E che mi possono mai fare? Morire? Alla mia età e in questi momenti la morte è una benedizione.»
Il figlio era partito in guerra. Un telegramma lo aveva avvertito della sua morte sul fronte russo.
«Vedrò mio figlio, lassù. E anche la mia sposa. Che mi sparino pure questi crucchi. Non ho paura di loro.» E fece un passo nella direzione di una guardia, che subito si voltò gridando che non si muovesse.
«E spara. Spara, maledetto!» urlò. «È la tua guerra che ha ucciso mio figlio.» Il soldato aveva alzato il fucile. Gridò ancora, e fu una donna a mettersi fra i due, e riuscì a convincere il vecchio che non valeva la pena di morire per mano di un tedesco.
«Ci penserà Dio a castigarli tutti. Non ci sarà nessuno di questi tedeschi in paradiso. E guai a Dio, se me ne farà trovare uno, quando andrò lassù.»
«Sei certa di andarci, in paradiso?»
«Per tutti noi che sopportiamo questa guerra ci sarà il paradiso.»
Tutto ciò accadeva mentre gli altri soldati, terminate le perquisizioni, avevano ridisceso le scale e rapidamente com’erano venuti si allontanavano.
Una notte Angela non riuscì a dormire. Era invece da qualche tempo che prendeva sonno con facilità e si svegliava al mattino riposata. Anche in fabbrica aveva ora un atteggiamento disteso, scherzava, le piaceva motteggiare con qualche amica. Caterina quel giorno, proprio mentre giocavano, in una pausa del lavoro, le aveva bisbigliato guardandola coi suoi occhi furbi:
«Che cosa faresti, se mi riprendessi John?»
«John è roba mia» rispose, dandole una spinta.
«Hai visto che l’hai trovato l’uomo che ti ha ridato l’allegria?»
«Smettila» disse, gelosa.
«È bastato allargare le gambe per ritrovare la felicità.»
«Sono stata solo con lui» disse arrossendo.
«E dovrei crederti?»
«Sì.»
«Saresti l’unica.»
«Mi devi credere.» Rideva e non rideva ora, Caterina.
«Non me la dài a bere.»
«Eppure mi hai vista sempre con lui.»
«Mica ti facevo la guardia. Che cosa ne so se dopo John sei andata con qualcun altro? Mica resto con un uomo solo, io, e anche le altre mica si accontentano di uno. Altrimenti dove sta il piacere?»
«Non mi riesce di fare come te.»
«E sbagli. Vedrai che fra un po’ sarai in tutto uguale a noialtre.»
«Sono innamorata di John.»
«E lo credo. Un omone così grosso e bello non è facile trovarlo in giro. Ricordati che era mio e l’ho dato, anzi prestato a te, ma mica te l’ho regalato. Prima o poi torno a scapricciarmici anch’io. Mica lo puoi tenere tutto per te.»
«John mi ama.»
«Guarda che questa è grossa come una casa.»
«È la verità.»
«O Angela, mica ti ho portata a Tombolo perché tu ti innamorassi. Stai in guardia da questo tipo d’amore. Non può portare che guai. Impara a stare al mondo. Non ti è bastato sposarti con un uomo? Non lo hai amato abbastanza il tuo Tonio? Uno basta e avanza. Gli altri devono solo corrispondere al nostro piacere.» Tornava a ridere.
«Forse hai ragione tu» disse Angela, che di nuovo la spinse con una mano. Suonò la sirena, a significare che la pausa era finita.
«Ci vediamo stasera» disse Caterina. «E ricordati, guai a innamorarsi. Allarga solo le gambe e lascia stare il cuore.» Lo disse levando in aria una risata che scosse anche le altre compagne.
«Che succede, Caterina?» domandò una di loro, già principiando a ridere.
«È che la vita è bella per donne come me.»
«Sei fortunata, allora.»
«Tutte siamo fortunate, se lo vogliamo.» E guardò Angela con quei suoi occhi neri, maliziosi.

(1) I tedeschi chiamavano, in realtà, la Linea Gotica col nome di Gründ linee, ossia Linea Verde.
 

The Shaming #5

 

IX

It was still summer. After a few days of uncertain weather, the sun shone brightly. The clear blue sky was set aglow by its incandescence and the earth was glad. People in cotton vests looked up and felt they were the sole heirs of this beauty which they never tired of. If it hadn’t been for the war, it would have seemed God loved mankind during those few days.
The Germans were reinforcing the Gothic Line1, preparing to dig themselves in and prevent the Allies advancing. News of what was happening on other fronts was not encouraging and they knew they had to fight to avoid humiliation, which would be all the more bitter here in Italy where Germany and Italy had entered the war together and were now fighting against each other. This was also the reason for fresh reprisals in the Lucca area. In earlier months, they had driven into courtyards, always with some Fascist soldiers, spreading terror even before they got down from their jeeps. If the search was successful and they dragged some young deserter downstairs, they beat him with the butts of their machine guns.
Some time before, there had been a search in Angela’s house. They had burst into the courtyard, run to her front door and forced it open. One soldier stayed on the ground floor while the others ran upstairs. They found her in the bedroom, hiding in the wardrobe. They aimed their guns at her.
“Where is he?” said one of them, giving her a push.
“There’s no one here,” she said.
“Speak up, or we’ll shoot.”
Fortunately, her mother came running with Primetta. Someone had told her what was happening. She climbed the stairs shouting with a madness that was like the madness of war.
“You won’t find anyone here. You’ve already taken my daughter’s husband. He’s a prisoner in Germany, thanks to you lot, thanks to this damned war. Now get out. Get out!”
There was so much force and conviction in what she was saying that the Germans said no more. One of them signalled to the others and they all went back downstairs. They went into other houses in the same way while some soldiers stayed outside with their rifles at the ready. Women could be heard shouting and crying. Every now and again, a soldier would come to a window and look round. At last they went, as quickly as they had come.
The old man with the pipe had come running from the neighbouring courtyard, his pipe in his hand. They saw he was trembling and that, as the only man there at the time, he wished he could do something to protect the women. The Germans standing in the courtyard didn’t even look at him. They were only on the lookout for anyone resisting or a deserter or a dangerous partisan. There were some of those in the neighbourhood and there were people who helped them, fed them and arranged for their dispatches to be sent. People knew some of their names but they were never mentioned in ordinary conversation, only when it was important to do so.
“If I’d been young, I’d have fought the Krauts myself. All they do is take it out on women and old men like me.”
“They can hear you,” said an old woman.
“And what can they do to me? Kill me? At my age and at a time like this, death’s a blessing.”
His son had gone to the war. A telegram had brought the news of his death on the Russian front.
“I’ll see my son in heaven. My wife too. Let these Krauts shoot me. I’m not afraid of them.”
He started to walk towards one of the guards who turned round at once and shouted to him not to move.
“Go on, shoot. Shoot, you bastard!” he shouted back. “It’s your war that killed my son.”
The soldier had raised his rifle. The old man kept on shouting and it was a woman who got herself between them and managed to persuade the old man that it wasn’t worth dying at the hands of a German.
“God’ll see to it that they’re all punished. There’ll be no Germans in heaven. And if God lets me find one when I get there, He’d better watch out.”
“Are you sure you’re going to heaven?”
“There’ll be a place in heaven for all of us that’ve suffered in this war.”
All this was going on while the other soldiers finished their search, came downstairs and drove off.
For some time now, Angela had had been falling asleep easily and waking in the morning feeling rested. In the factory, as well, she was relaxed and playful and chatted happily with her friends. One night, however, she couldn’t sleep. That morning, while they were chatting together during a work break, Caterina had looked at her with mischievous eyes and whispered, “What would you do if I took John back?”
“John’s mine,” Angela replied, giving her a push.
“Ah, you’ve found a man that’s made you happy again, have you?”
“Stop it.” Angela was jealous.
“All you had to do to find happiness again was open your legs.”
Angela blushed. “I’ve only been with him.”
“And I’m supposed to believe that?”
“Yes, you are.”
“You’d be the only one.”
“You have to believe me.”
Caterina laughed uncertainly. “You’re kidding.”
“But you’ve seen I’m always with him.”
“I don’t exactly keep an eye on you. For all I know, maybe you’ve been going with someone else after John. I don’t stay with just one and nor do the other girls. Where would the fun be otherwise?”
“I can’t do what you do.”
“And you’re making a mistake. You’ll soon be like the rest of us, wait and see.” “I’m in love with John.”
“I believe you. Such a big, good-looking hunk, there’s not many of those around. But remember, he was mine. I gave him to you, or rather, I lent him to you. I certainly didn’t make a present of him. I’ll be back to have some fun with him before long. You can’t have him all to yourself.”
“John loves me.”
“Oh come on now. I can’t believe that.”
“It’s the truth.”
“Oh Angela, I didn’t take you to Tombolo so you could fall in love. Be careful of that kind of love. It’ll only bring trouble. Learn to live in the real world. You’re married. Isn’t that enough for you? Didn’t you love Tonio enough? One’s enough to be going on with. The others are just for our pleasure.” Caterina started to laugh again.
“Maybe you’re right,” said Angela, giving her another push.
The hooter sounded to mark the end of their break.
“I’ll see you this evening,” said Caterina. “And remember, no falling in love. Open your legs and leave your heart alone.” She laughed so loudly that the other girls looked at her.
“What’s up, Caterina?” asked one of them, already beginning to laugh herself.
“Just that life is good for women like me.”
“Lucky you.”
“We’re all lucky if we want to be.” And she looked at Angela with her wicked black eyes.

(1) The Germans called it the Gründ linee.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart