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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #8/13

5 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #8

XII

Settembre stava per finire. Angela sopravviveva, così pure Caterina. In fabbrica, niente era cambiato e qui potevano sentirsi a loro agio, invece che in paese, dove avevano addosso gli sguardi della gente.
Caterina alzava le spalle, quando Angela le confessava di avvertire dentro come una ferita sanguinante, che le doleva.
«Devi fare come me. Infischiartene della gente. Che ne sanno loro della nostra vita, di quello che soffriamo e godiamo? Nulla. Non possono giudicarci, non ne hanno il diritto. Nessuno lo ha, e forse nemmeno Dio potrà giudicarci visto che non ha fatto niente per impedire questa guerra. Non se n’è mai vista una crudele come questa. Hanno fatto stragi di uomini e di donne, e di bambini innocenti, i tedeschi, li hanno bruciati nei forni crematori. Salvatore mi ha scritto che è malato di tubercolosi, e dispera di farcela. È debole, ha scritto, e solo un miracolo può salvarlo. Dimmi tu, Angela, chi può fare questo miracolo, se è Dio che non ha alzato un dito per proteggere gli innocenti da una guerra che non ha saputo o voluto impedire. Allora questa è la mia ribellione. La ribellione ad un destino che è stato scritto contro la mia volontà. Io mi ribello, Angela, e guai a chi dovesse soltanto sfiorarmi con la sua compassione. Vedi questo?» disse, e mostrò un coltello che teneva legato alla vita, sotto la gonna. «Da quel giorno infame, lo porto sempre con me. E sono pronta a ficcarlo nella gola di un uomo, e anche di una donna, se oserà dirmi che sono una femmina disonorata. Il mio onore è integro, Angela, com’è integro il tuo. Noi non siamo colpevoli di niente. Siamo vittime, e dovrebbero rispettarci, invece.»
«Non ho la tua forza, Caterina.»
«E invece devi ribellarti. Non sei più venuta a Tombolo, e hai fatto male. In questo modo dichiari la tua sconfitta.»
«Che dice John? Domanda di me?»
«Ma capisci ciò che ti dico, Angela…?»
«Ti capisco. Sì che ti capisco. Ma vorrei che tu mi parlassi di John. Domanda di me? Mi ricorda?»
«Avevi ragione quando dicevi che si era innamorato di te. È triste, anche se non rinuncia a godersi la vita. È un ribelle anche lui, Angela. Ma la tua assenza lo ha un po’ cambiato.»
«Ci fai all’amore?»
«Sì. Come prima che tu lo conoscessi.»
«Anche altre fanno all’amore con lui?»
«Sì.»
A bottega, quando Angela entrava, si accorgeva che si faceva un pietoso silenzio intorno a lei, e le procurava umiliazione.
Non era più stata a Tombolo, perché voleva dimostrare a se stessa che poteva farne a meno, che era una donna ancora libera, ma di fronte a quei silenzi avrebbe voluto rispondere che a lei non interessava niente dei loro pensieri, dei loro giudizi, delle loro maldicenze. Che ne sapevano dell’amore che provava per John? Un amore che non aveva mai provato per Tonio. Una donna può rinunciarvi, è giusto che lo faccia, o non resta colpevole per quell’amore frantumato, ucciso? Che ne sapeva la gente di tutto questo?
Ricordava quando ai primi di agosto si era diffusa la notizia che i tedeschi avevano fucilato fuori delle mura un sacerdote, don Aldo Mei. Era stato rinchiuso alla Pia Casa con tanti altri, poi la sera del 4 agosto 1944 era stato fucilato. Gli avevano fatto scavare la propria fossa.
Nel cortile dove Angela abitava era caduto lo sgomento quando al mattino del 5 agosto seppero di questa barbarie.
«Hanno ucciso un sacerdote! Allora è proprio finita per tutti noi. Non si ha più rispetto nemmeno di Dio.»
Angela usciva per andare in fabbrica. Aspettò che anche Caterina uscisse. Udivano la notizia e i commenti, ma non si fermarono. Tirarono avanti.
Angela vedeva confermata quella ipotesi espressa tante volte da Caterina che Dio non alzava un dito per difendere gli uomini dalla barbarie. Dunque, anche Dio aveva le sue colpe e non avrebbe potuto condannarla, né lei né Caterina né le altre sventurate.
Così decise di tornare a Tombolo.
«Domani vengo anch’io» disse a Caterina.
«John sarà contento di rivederti.»
«Lo devi restituire a me» disse Angela.
«Lo farò ad una condizione. Che tu non ti penta mai di questo.»
«Non lo farò, Caterina, stai certa. Non mi pentirò più.»

XIII

I tedeschi vedevano ormai compromessa la vittoria anche sul fronte italiano, dopo le batoste che stavano prendendo sugli altri fronti. Era sopravvenuta la paura, e con essa la follia. Rastrellamenti ed esecuzioni sommarie si erano susseguiti anche in Lucchesia, poco tempo prima, e proprio nei territori dove si svolge la nostra storia, o subito ai suoi confini.
In un rastrellamento massiccio eseguito il 7 agosto 1944 sui monti Pisani furono fatti molti prigionieri. Alcuni di questi furono portati e rinchiusi per alcuni giorni nella scuola di Nozzano, quindi, dopo alcune efferatezze indicibili, i prigionieri furono condotti alla cava di Balbano e fucilati. Era il 10 agosto. Tre di essi abitavano vicino a Angela, uno era giovane, Pera Giuseppe, aveva passato appena i venti anni. Ma anche i fratelli Barsuglia, Aladino ed Emilio, erano abbastanza giovani, del 1904 il primo e del 1907 il secondo. Non avevano fatto niente e furono incolpati di essere partigiani. La recrudescenza della follia tedesca portava a questo, ormai, a fucilare gente pacifica, che aveva soltanto patito la guerra.
Nel cimitero di Sant’Angelo in campo, se si entri dall’ingresso principale, a destra, sul muro, vi è una grande lapide che li ricorda. Ma agosto fu in Lucchesia un mese terribile. I tedeschi sentivano il fiato degli alleati e percepivano la sconfitta, erano assediati dal terrore, e ringhiavano come cani rabbiosi.
Giunse la notizia di un altro eccidio nella provincia, questa volta sulle colline della Versilia, a Sant’Anna di Stazzema. Qui, per rappresaglia, il 12 agosto furono uccise 560 persone inermi: donne, vecchi e bambini.
Allorché giunse la notizia in paese ci fu sgomento. Quando tutto ciò avrebbe avuto fine? E che cosa poteva ancora accadere di più terribile?
Con questi ricordi freschi nella sua mente, Angela rientrava da Tombolo, la notte, con la paura che qualche fascista nascosto intendesse punirla dei suoi contatti con gli americani. Allora, prima di entrare nel cortile, lei e Caterina si appostavano nel timore che potesse attenderle un tranello, una trappola. Stavano anche mezz’ora nascoste.
Immaginava che con questi disperati ci fosse poco da scherzare. Non avrebbero fatto in tempo a spiegarsi, a dire che a Tombolo ci andavano solo per fare all’amore, che quelli le avrebbero ammazzate, magari proprio lì nella corte, e poi se ne sarebbero tornati nell’ombra, vigliacchi com’erano sempre stati.
«Forse sarebbe meglio interrompere per un po’, e aspettare che questa confusione passi in fretta. È troppo pericoloso ora.»
«Io non mi fermo» disse Caterina. «Sfido i cani fascisti, io. Sfidali anche tu.»
Angela voleva sorridere, come fece infatti Caterina, ma non ci riuscì. Attraversarono il cortile di corsa ed ognuna si diresse alla propria casa.
«Potrebbero aspettarci dentro» bisbigliò sorridendo Caterina.
«Non scherzare» disse Angela, a cui tornò la paura.
«Ma sai che faccio? Salgo le scale nuda, – disse Caterina – e vedrai che l’avrò vinta io.» E alzò la mano per dare la buonanotte a Angela, che invece montò le scale con la paura di trovarsi davanti, giunta in camera, tre o quattro fascisti pronti a spararle. Non trovò nessuno, invece, ma non riuscì a dormire per tutta la notte.
Qualche settimana prima, il 21 agosto, un rastrellamento in grande stile aveva colpito la città di Lucca. Per le strade camminavano pattuglie di tedeschi e di fascisti armate fino ai denti. Catturavano chiunque incontrassero. Entravano nelle logge, sfondavano gli usci, gridavano. I prigionieri furono molti e andarono ad ingrossare le file degli altri già rinchiusi nella Pia Casa.
Si temeva il peggio. A mano a mano che giungevano le notizie che gli americani, anche se lentamente, stavano avanzando, si moltiplicavano le crudeltà dei tedeschi.
Si raccontava che un tedesco era stato trovato morto nei pressi di Montuolo, un paese vicino al luogo della nostra storia. Qualcuno lo aveva ammazzato, forse, e allora l’uomo che lo aveva scoperto corse a chiamare altri compagni perché in fretta lo nascondessero, onde evitare una rappresaglia che certamente avrebbe gravato sul paese, oltre che sulle zone limitrofe.
In fretta giunsero gli altri e così il tedesco fu sotterrato. Poteva succedere una strage come a Sant’Anna di Stazzema. Fu un miracolo che ciò non accadesse.
 

The Shaming #8 

XII

September was almost over. Life went on for Angela as it did for Caterina. Nothing had changed in the factory and they could be quite comfortable there. It was different in the countryside where they felt watched. Caterina shrugged her shoulders when Angela told her that she felt as if she had a painful, bleeding wound inside.
“You should do what I do. Ignore them. They’re not worth it. What do they know about our lives, what we suffer and what we like? Nothing. They can’t sit in judgement on us, they don’t have the right. No one has. Maybe not even God has, since He’s done nothing to stop this war. There’s never been a war as cruel as this one. The Germans have massacred men and women and innocent children and burned them in their ovens. Salvatore says in his last letter that he’s got TB and he doesn’t think he’ll survive. He says he’s weak and only a miracle can save him. You tell me, Angela, who’s supposed to work that miracle, when God hasn’t lifted a finger to protect the innocents from a war that He couldn’t or wouldn’t prevent. This is my rebellion against a fate I never asked for. I’m rebelling, Angela, and damn anyone who even thinks of feeling sorry for me. See this?” she said, showing Angela a knife tied to her waist under her skirt. “I’ve carried it with me ever since that vile night and I’ll stick it in the throat of any man or woman who dares tell me I’ve lost my honour. My honour is intact and so is yours. We’re guilty of nothing. We’re victims. They should remember that.”
“I don’t have your strength, Caterina.”
“Enough of that. You must rebel too. You haven’t been back to Tombolo and that’s a mistake. That’s like saying you’re beaten.”
“What does John have to say? Does he ask after me?”
“Do you understand what I’m saying, Angela?”
“Yes I do, I understand, but I’d like you to tell me about John. Does he ask about me? Does he remember me?”
“You were right when you said he was in love with you. He’s sad but that doesn’t stop him enjoying life. He’s a rebel too, Angela, but you not being there has changed him a bit.”
“Do you and he make love?”
“Yes, like before you knew him.”
“Does he make love with other girls?”
“Yes.”
Whenever Angela went into the village shop she noticed a pious silence around her and she was mortified by it. The reason she hadn’t gone back to Tombolo was that she’d wanted to prove to herself that she could do without it and that she was still a free woman. Faced with this silence, however, she felt like telling these people that she wasn’t interested in their thoughts and their opinions and their spiteful gossip. What did they know of the love she’d felt with John? It was a love she’d never felt with Tonio. A woman can give that up and it’s right that she should or wouldn’t she still be to blame for the love she’d destroyed? What did people know about all that?
She remembered the beginning of August, when the news spread that the Germans had shot a priest, Aldo Mei, just outside the Walls. He’d been locked up in the House of Good Works and then shot in the evening of the 4th of August 1944. They’d made him dig his own grave. There had been deep dismay the next day in the courtyard where Angela lived when people heard of this act of barbarism.
“They’ve killed a priest! Then it’s all over for the rest of us. They don’t even respect God any more.”
Angela left to go to work. She waited for Caterina outside her house. They heard the news and the comments but they didn’t stop. For Angela, this confirmed Caterina’s theory that God wouldn’t lift a finger to protect men from such barbarity. Therefore, even God had His faults and couldn’t pass judgement on her, not her, not Caterina nor any of the women like them. So she decided to go back to Tombolo.
“I’m coming tomorrow,” she told Caterina.
“John’ll be glad to see you again.”
“You’ll have to give him back to me,” said Angela.
“I’ll do that on one condition. That you never regret it.”
“I won’t, Caterina, you can be sure of that. I’ll never regret it.”

XIII

With the defeats they were suffering on the other fronts, the Germans could see that there was now little chance of victory in Italy. Suddenly there was fear and, with it, madness. There had already been round-ups and summary executions in the Lucchesia, in the area where this story took place and nearby.
A great many people had been taken prisoner in a large-scale round-up on the mountains round Pisa on the 7th of August. Some of them were taken to Nozzana and locked up in the school there for a few days. Then, after acts of terrible cruelty, they were taken to a cave in Balbano and shot. That was on the 10th of August. Three of them lived near Angela, one of them a young man called Giuseppe Pera, who was just twenty. There were also the Barsuglia brothers, Aladino and Emilio, still quite young, the first born in 1904 and the other in 1907. They had done nothing, but were accused of being partisans. This new German madness had come to this, shooting peace-loving people who had done nothing except suffer the war. There’s a large plaque commemorating them on the wall to the right of the main entrance to the Sant’Angelo cemetery.
That August was indeed a terrible month in the Lucchesia. The Germans could feel the Allies at their backs and ahead they saw defeat. They were beset by fear and howling like rabid dogs. News came of another massacre in the province, this time in Sant’Anna di Stazzema on the Versilia hills. Here on the 12th of August 560 defenceless people – women, old men and children – were shot as a reprisal. There was horror when the news of this reached Angela’s village. When would it all end? What else, even worse, might happen?
With these memories fresh in her mind, Angela came back from Tombolo fearful that some Fascists might be lying in wait for her to punish her for being in contact with the Americans. Before they went into the courtyard, she and Caterina stood in the shadows, afraid there might be a trap set for them. They stayed hidden for half-an-hour. Angela knew it would be a serious matter with these desperate men. They wouldn’t have time to explain that they only went to Tombolo to make love, before they killed them, maybe right there in the courtyard. Then they would slink back into the shadows, cowards as always.
“Maybe it would be better to stop going for a while and hope this bad time will soon be over. It’s too dangerous now.”
“I’m not stopping,” said Caterina. “I defy the bastard Fascists. You should too.”
Angela wanted to smile like Caterina but she couldn’t. They started running home.
“They could be waiting for us inside,” whispered Caterina with a grin.
“Don’t joke about it,” said Angela, her fear returning.
“Do you know what I do? I go upstairs with no clothes on. Guess who’ll win.”
Caterina waved goodnight. Angela went upstairs afraid of reaching the bedroom and finding three or four Fascists ready to shoot her. There was no one there but she didn’t sleep that night.
A few weeks earlier, on the 21st of August, there had been a major round-up in Lucca. Patrols of heavily armed Germans and Fascists had walked through the streets arresting anyone they came across. They’d gone into loggias, shouting and kicking doors in. They took many prisoners and they went to swell the numbers already locked up in the House of Good Works. People feared the worst. As the news came that the Americans were advancing, albeit slowly, the Germans’ cruelty increased.
There’s a story that a German soldier was found dead, possibly killed, near Montuolo, a village near where this story took place. The man who found the body ran to get help so they could hide it and avoid the reprisals that would certainly have taken place in the village and the areas nearby. Other men came quickly and the German was buried. There might have been a massacre as there had been in Sant’Anna di Stazzema. It was a miracle this didn’t happen.

 

 


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1 commento

  1. Pingback di iPhone News » Blog Archive » Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #8 — 5 Agosto 2008 @ 06:57

    […] Bartolomeo Di Monaco » HOME PAGE placed an interesting blog post on Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #8Here’s a brief overview di Bartolomeo Di Monaco [Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.] In calce il testo inglese La scampanata #8 XII Settembre stava per finire. Angela sopravviveva, così pure Caterina. In fabbrica, niente era cambiato e qui potevano sentirsi a loro agio, invece che in paese, dove avevano addosso gli sguardi della gente. Caterina alzava le spalle, quando Angela le confessava di avvertire dentro come una ferita sanguinante, che le doleva. «Devi fare come me. Infischiartene del […]

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart