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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #9/13

6 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

La scampanata #9

XIV

¬ęHai dimenticato?¬Ľ le domand√≤ John.
¬ęChe cosa?¬Ľ
¬ęCi√≤ che ti √® accaduto, Angela. √ą dispiaciuto tanto anche a me. Non riesco a dimenticare. La tua gente √® stata cattiva con te. Non lo meriti.¬Ľ
¬ęQuando tutto sar√† finito, non so che cosa mi riservi la vita. Tu sarai lontano, io non ti vedr√≤ pi√Ļ, mentre avr√≤ sempre il ricordo di questi momenti dolcissimi che ho trascorsi accanto a te. Chiss√† che cosa mi succeder√†. Tonio non sapr√† perdonarmi, non capir√† mai che cosa √® stata la guerra anche per noi donne.¬Ľ
¬ęPotrei portarti con me, nel Montana…¬Ľ
¬ęE come faccio a venire? Qua ho i miei cari, ho mia madre, ho la mia sorellina, e anche Tonio come posso lasciarlo?¬Ľ
¬ęSi rifar√† una vita. Sai quanti dovranno ricominciare da capo alla fine della guerra? Ci sar√† un perdono generale per tutte le colpe commesse e Tonio si render√† conto che non era l’uomo che tu potevi amare. Capir√†, ne sono certo.¬Ľ
¬ę√ą davvero bello il Montana?¬Ľ
¬ęCi sono nato nel Montana, l√† ho le mie radici. Il freddo pungente dei suoi rigidi inverni scorre nel mio sangue, fa parte del mio corpo e della mia anima.¬Ľ
¬ęNon mi sembri cos√¨ freddo quando fai all’amore con me. Anche poco fa non mi sembrava che tu battessi i denti a causa del freddo che scorre nel tuo sangue.¬Ľ Sorrise, e anche John, che continu√≤ a parlare della sua terra a lungo, con gli occhi che stavano sempre l√¨ l√¨ per far sgorgare le lacrime.
Angela aveva preso due giorni di vacanza, aveva detto alla madre che aveva bisogno di riflettere e che non la cercasse. La madre lasciò fare, pensando che forse era il meglio per Angela.
Cos√¨ trascorse quei giorni insieme con John, si amarono nel corpo, ma soprattutto nell’anima, e Angela non si rimproverava mai quei momenti che stava trascorrendo accanto a lui.
A Tirrenia, mentre erano seduti in un bar, John le propose di fare un bagno in mare.
¬ęMa non so nuotare¬Ľ rispose.
¬ęTi insegner√≤, e se non verrai nel Montana con me, questo sar√† il mio regalo che ti accompagner√† per tutta la vita.¬Ľ
Traversarono la strada di corsa, dopo aver trovato due costumi da bagno. Ridevano, come se fossero bambini. Affittarono una cabina, si spogliarono e poi di corsa percorsero l’arenile finch√© toccarono l’acqua. Qui Angela si ferm√≤. Aveva visto poche volte il mare, e mai si era allontanata dalla riva; l’acqua al massimo le era arrivata appena sopra le ginocchia.
¬ęHai paura?¬Ľ
¬ęNo¬Ľ disse lei. ¬ęNon ho paura perch√© ci sei tu.¬Ľ
¬ęVuoi vedere come si fa?¬Ľ
¬ęS√¨.¬Ľ
Si butt√≤ e con bracciate robuste prendeva il largo. Alcuni bagnanti si fermarono a guardare. Anche in quella posizione di nuotatore ci si rendeva conto della sua possanza e dell’armonia del suo corpo. Presto fu lontano. Si ferm√≤, galleggiava, si volt√≤ verso di lei, salutandola. Rispose. Poi torn√≤ a nuotare e a poco a poco si avvicinava; Angela distingueva le sue braccia poderose. Fu vicino a lei, la schizz√≤, ridendo. Si alz√≤ e l’acqua gli scivolava sul corpo e cadeva ai suoi piedi.
¬ęOra tocca a te¬Ľ disse.
¬ęInsegnami.¬Ľ
La prese per mano ed insieme s’inoltrarono. L’acqua a poco a poco saliva.
¬ęHai paura?¬Ľ domand√≤.
¬ęNo¬Ľ rispose. ¬ęFermiamoci ora e insegnami¬Ľ disse quando l’acqua le arriv√≤ al petto.
Così la fece distendere e le disse di battere i piedi uno alla volta ritmicamente. Lo fece, e allora le disse di muovere le braccia.
¬ęFai cos√¨ e cos√¨¬Ľ le disse. E Angela eseguiva contenta, finch√© la lasci√≤ galleggiare e lei riusc√¨ a mantenersi sul filo dell’acqua per qualche istante, battendo le mani e i piedi come lui le aveva insegnato.
¬ęBrava. Hai gi√† imparato come si fa. Ora dovrai resistere e perseverare. Diventerai pi√Ļ brava di me molto presto.¬Ľ
¬ęCi torneremo qui?¬Ľ
¬ęSe lo vorrai, ci torneremo.¬Ľ
Nuotarono ancora. L’aiutava a galleggiare e Angela fece progressi che non immaginava. Presto riusc√¨ a percorrere qualche metro, e metteva un’armonia naturale nei movimenti che faceva.
¬ęSei una nuotatrice nata, e non lo sapevi¬Ľ disse scherzando John.
¬ę√ą vero. Presto sar√≤ pi√Ļ brava di te.¬Ľ
Quando si ritirarono sulla riva, il sole gi√† stava calando. Era un sole di fine estate, rosso sull’orizzonte e l’acqua mandava argentei sfavillii, capricciosi e bizzarri. Come la vita.¬†

Cara Angela,

sono arrivati nuovi prigionieri, questa volta russi. Vengono dal fronte dove c’√® stata una guerra terribile. Alcuni sono mutilati, chi nelle gambe, chi negli occhi, chi nelle braccia. Non saranno pi√Ļ come prima. Per loro non √® finita solo la guerra, ma la vita stessa √® finita. Corrono voci che ci trasferiranno in un altro campo. Qui siamo in troppi, non so se toccher√† a noi italiani, e soprattutto se toccher√† a me. Ti mander√≤ comunque il mio eventuale nuovo indirizzo. Mi dispiacerebbe essere trasferito altrove. Qui ormai ci conosciamo tutti. Abbiamo fatto amicizia anche con i soldati stranieri: gli inglesi, i francesi; soprattutto i francesi coi quali √® pi√Ļ facile intendersi. Difficile invece capire i russi. Hanno una lingua che proprio √® incomprensibile. Allora ci si parla a gesti, e funzionano! Quando l’uomo vuol farsi intendere ci riesce sempre! Poi conosciamo anche dei civili tedeschi che, allorch√© passiamo per andare al lavoro, ci salutano. Ho fatto amicizia con alcuni di loro, e quando mi vedono mi chiamano per nome, anche se lo storpiano un po’. In realt√† questi tedeschi sono un popolo intelligente, e non sono cattivi come sembra. Non so rendermi conto come siano potuti diventare responsabili di questa guerra atroce. Sinceramente le persone che ho conosciute sono buone, hanno quel dolce sorriso che si accompagna sempre ad uno sguardo tenero, sincero. Bisogner√† imparare a capire anche questo quando trarremo i giudizi su questa guerra. Come stai? Sono certo che saprai cavartela anche senza di me. Ma mi dispiacerebbe che tu trascorressi i giorni non pensando a me ogni notte, quando vai a dormire e il tuo pensiero si abbandona ai sogni, ai desideri, alle speranze. Voglio essere l√¨! √ą l√¨ che la mia lontananza deve prendersi la rivincita: conquistandoti nei sogni. Io soltanto devo essere il tuo sogno. Ogni notte, quando stanca torni dal lavoro, devi pensare a me, affacciarti alla finestra e guardare le stelle. Lass√Ļ ci sono anche quelle che guardo io con particolare tenerezza. √ą difficile farti capire quali sono. Te lo dissi, ma se ancora non le hai scoperte, lass√Ļ nel cielo, una sotto l’altra, pi√Ļ luminose di tutte, sappi che comunque sono l√¨, e ricevono il mio sguardo, come ricevono il tuo. In esse ci incontriamo anche senza sapere il luogo, il punto esatto. Il cielo √® il nostro letto d’amore, ricordalo. E ricordami sempre, sognami, pensami; in questo modo sopravvivo, e solo al pensiero del tuo amore io acquisto la certezza del ritorno. Ah, benedetto il giorno che potr√≤ riabbracciarti! Quel giorno esiste, deve ancora venire, ma √® gi√† partito, si sta avvicinando, e giunger√†. Allora l’abbraccio che ti dar√≤, la passione che metter√≤ nell’incontrarti, ti diranno quanto in questi giorni tristi io ho pensato a te, amandoti: sempre. Ti do un bacio grande come il cielo, e un bacio pi√Ļ piccolo, ma sempre carico di amore, lo mando a tua madre e alla piccola Primetta. Li penso sempre, quando penso a te. Un saluto dal tuo Tonio¬†

Gli ultimi giorni d’agosto era accaduto un altro episodio terribile legato alla guerra partigiana. Davanti alla Pania della Croce, sul monte Rovaio, il¬† 29 agosto, il gruppo “Valanga”, al comando di un giovane di appena 21 anni, Leandro Puccetti, aveva resistito con eroico ma sfortunato vigore ad una nutrita colonna tedesca, che era salita lass√Ļ per catturare i suoi componenti, circa una settantina. La battaglia che ne scatur√¨ port√≤ al sacrificio di diciotto partigiani, tra cui lo stesso Puccetti, mentre gli altri riuscirono a salvarsi, confluendo poi in altre formazioni. La notizia si diram√≤ con la velocit√† del fulmine ed aliment√≤ nuovo sgomento anche nel paese di Angela.
Don Emilio, anziano e pieno di acciacchi, si premurò di passare in quei giorni per le corti e raccomandava a tutti prudenza.
¬ęSono i momenti peggiori, ma finiranno. Gli alleati stanno per arrivare anche a Lucca, e i tedeschi scapperanno come tanti conigli. Non commettete imprudenze. Siate avveduti, il Signore ci protegger√†.¬Ľ
¬ęPerch√© √® morto don Aldo Mei, allora? Forse Dio non protegge pi√Ļ i suoi preti?¬Ľ
¬ęLa puoi conoscere tu la volont√† di Dio? Dovresti saperlo che i suoi disegni non sono alla portata degli uomini. Cosa mai siamo al suo cospetto? Appena un granello di sabbia √® la specie umana, tutta quanta, in confronto alla sua Creazione. Rinuncia a capire, se vuoi davvero bene a Dio.¬Ľ
¬ęGli vorrei bene, se annientasse tutto il male che si √® compiuto con questa guerra; se ci facesse tornare indietro e rivedere i nostri cari che sono morti. Chi ce li restituir√†?¬Ľ
Don Emilio aveva deciso di entrare in tutte le case della sua parrocchia e di benedirle. Stavano accadendo cose terribili, che non aveva mai visto o sentito raccontare. Possibile che potesse esistere una efferatezza quale quella ostentata dai tedeschi? Non erano anch’essi uomini? Non avevano un cuore? Possibile che potessero uccidere, come avevano fatto a Sant’Anna di Stazzema, donne, vecchi e bambini? Chi aveva avuto il coraggio di dare l’ordine di uccidere? Non poteva essere che il demonio, ecco. Il demonio aveva fatto la sua comparsa sulla Terra, e aveva mostrato la sua nefasta potenza distruttrice.
In quel finire di settembre del 1944, don Emilio tornò a far visita nelle corti per rincuorare e benedire i suoi parrocchiani.
Giunse anche davanti alla casa di Angela. Era domenica, appena il dopopranzo. La trovò in casa.
¬ęVuoi confessarti, Angela?¬Ľ
Angela s’inginocchi√≤ davanti a lui; si fece il segno della croce e disse:
¬ęDavanti a Dio sono innocente, don Emilio. Gli uomini mi credono colpevole, ma io sono ancora una creatura di Dio, che lo ama.¬Ľ
¬ęQuello che fai √® peccato, Angela, sei una donna sposata. Non pensi al dolore che d√†i a Tonio e a Dio?¬Ľ
¬ęVorrei morire, padre.¬Ľ
¬ęNon dire questo, Angela. Scaccia da te il demonio tentatore. Ecco, io ti benedico, nonostante i tuoi peccati, e ti imploro di tornare pura davanti a Dio, di chiederne il perdono, e di non allontanarti mai pi√Ļ da lui.¬Ľ
¬ęChe Dio mi perdoni e mi protegga, padre.¬Ľ
Don Emilio le toccò il capo reclinato con la punta delle dita e sorridendo si congedò da lei.
Quando il sacerdote se ne fu andato, Angela dalla finestra vide che bussava alla porta di Caterina, ma lei non apr√¨. Era certa che fosse in casa. L’aveva veduta prima che il parroco facesse il suo ingresso nel cortile. Perch√© non gli apriva? Caterina era pi√Ļ forte di lei anche in questo, nel non sentire il bisogno di Dio? Forse aveva ragione lei, pens√≤, e a Dio non piacciono gli esseri che si lamentano e lo invocano continuamente. Preferisce coloro che se la sbrigano da soli.
In quei giorni di calura, sembrava che Dio fosse assalito dall’ira contro gli uomini, per√≤. Puniva la loro follia? Non li amava pi√Ļ? Li abbandonava?
Dopo l’uccisione di don Aldo Mei, il 2 settembre un altro episodio efferato aveva colpito la citt√†. I tedeschi, nel loro furore sacrilego, che non aveva pi√Ļ rispetto per nessuno, irruppero nella Certosa di Farneta, la celebre Certosa cara al cuore dei Lucchesi. Vi cercavano come sempre i partigiani, ossessionati dalla loro presenza. Vi trovarono rifugiati molti civili. Non fecero distinzioni e caricarono sui loro camion anche i frati che riuscirono a scovare. Li spingevano nella schiena con la punta dei fucili.
Li condussero tutti fuori, li portarono pi√Ļ lontano e li fucilarono. Tra essi dodici certosini[1].
Dunque, Dio era assente. Aveva delle buone ragioni per esserlo?
Ma fu proprio in quei primi giorni di settembre che avvenne il miracolo.
¬ęI tedeschi fuggono! I tedeschi fuggono!¬Ľ si sent√¨ gridare. Ci si affacci√≤ alle finestre. Poi molti scesero in strada. Passavano i tedeschi sulle camionette e sui camion, e anche a piedi, in disordine, in fretta.
¬ęSono in rotta¬Ľ disse uno. ¬ęGli americani hanno sfondato a Pontetetto, hanno attraversato l’Ozzeri, e ora questi crucchi scappano in direzione di Ponte a Moriano. Vanno verso Bagni di Lucca, sulla Linea Gotica. Ma ormai hanno finito di comandare. Ora tocca a loro; gli americani gliele stanno suonando, iolai.¬Ľ Era preso da una gioia incontenibile, si vedeva. Come gli altri, che ora, mentre guardavano la ritirata dei tedeschi, che non avevano pi√Ļ la spavalderia di appena qualche giorno prima e se ne andavano impauriti e silenziosi, voltavano gli occhi dall’altra parte, verso San Concordio, da dove presto sarebbero sbucati gli americani.
Era il 5 settembre 1944, e Lucca fu definitivamente liberata.
Si riprendeva a vivere, ora, ma in mezzo alle macerie di una guerra che era stata, come tutte le guerre, una follia.
Don Emilio fece celebrare una Messa di ringraziamento e benedisse i suoi parrocchiani ad uno ad uno. 
Scrisse a Tonio. 

Caro Tonio,

devo darti una bella notizia, e spero che questa mia lettera non sia censurata dai tedeschi e tu possa riceverla. Lucca √® stata liberata dagli americani, ed ora le truppe tedesche se ne stanno andando al Nord. Si dice che tenteranno una resistenza sugli Appennini, ma ormai penso che sia subentrata in loro la sfiducia e presto gli alleati libereranno tutto il nostro Paese. Finalmente la guerra finir√†. Finalmente tu potrai ritornare a casa. Stai bene? Noi ce l’abbiamo fatta a sopravvivere. Devi farcela anche tu. Ti aspettiamo con ansia. Non vedo l’ora di abbracciarti, di fare all’amore con te. Ti desidero. Sei il mio uomo, con il quale ho giurato di trascorrere la mia vita. Sono stati giorni terribili quelli che abbiamo trascorso anche noi, credimi. La guerra non √® stata solo al fronte, e non √® stata soltanto dei soldati. Ma anche noi che siamo rimasti qui a casa abbiamo combattuto: contro la fame, contro le malattie, contro le prepotenze, contro la cattiveria della gente. Poi ti racconter√≤ con calma, quando sarai davanti a me e non ci saranno solo le parole ad unirci, che spesso non bastano, ma i nostri sguardi, i nostri corpi. Sapessi quanta gioia provo ora che forse potremo tornare alla vita di prima. Caterina dice che ormai siamo segnati. Tutti siamo segnati, dice, e non potr√† essere pi√Ļ come prima. Per lei, per me, per tutti. Invece, credo che si possa ritornare ad essere quelli che siamo stati. Che si possa dimenticare. Don Emilio mi ha benedetta, ed io mi sono inginocchiata davanti a lui e mi sono fatta il segno della croce. Sono sicura che Dio mi ha visto e mi protegger√†. Protegger√† anche te dai dolori che hai provato, dalle sofferenze che ancora ti attendono. Oh, volesse Dio risparmiartele! Darei qualcosa di me perch√© tu non soffra pi√Ļ. Primetta si sta facendo birichina; ora che non ci sono pi√Ļ i tedeschi esce da sola con le amiche, non vuole pi√Ļ uscire con mamma, e neanche con me. Ha voglia di vivere, dopo quello che si √® passato, e ha mille ragioni. Sono contenta di vederla felice. Anche se √® bambina, la guerra l’ha fatta crescere dentro, e sa bene ci√≤ che ci √® accaduto. Ma ora pensiamo alla nuova vita che ci attende. Io sono qui ad aspettarti, con lo stesso amore, intenso, che avevo quando tu mi eri vicino. Non cambier√† niente tra noi, quando sarai a casa. Non parleremo mai pi√Ļ della guerra, se non i primi giorni, perch√© sar√† inevitabile; ma poi la getteremo dietro le nostre spalle, e guarderemo avanti, dove ad attenderci ci sar√† una grande, grandissima, felicit√†. Ti aspetto. Conto i mesi che ancora ci dividono, conto i giorni, ma so che presto ci rivedremo. La tua Angela

[1] Per questi fatti la Certosa di Farneta verr√† insignita della medaglia d’oro con una cerimonia che si terr√† al teatro del Giglio di Lucca nella mattinata del 5 settembre 2001. Consegner√† l’alto riconoscimento del Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi il Presidente del senato, il lucchese Marcello Pera.

The Shaming #9

XIV

¬†¬†¬† “Have you forgotten about it, Angela?” John asked.
¬†¬†¬† “About what?”
¬†¬†¬† “About what happened to you. I was very upset about it. I still keep thinking about it. Your people were bad to you. You didn’t deserve it.”
¬†¬†¬† “I don’t know what life holds for me after all this is over. You’ll be far away, I won’t see you any more, but I’ll always have the memory of the lovely times I’ve spent with you. Who knows what’ll happen to me? Tonio will never forgive me. He’ll never understand what the war was like for us women.”
¬†¬†¬† “I could take you with me, to Montana…”
¬†¬†¬† “How can I go there? My family’s here, my mother, my little sister, and what about Tonio? How can I leave him?”
¬†¬†¬† “We’ll make a new life. Think how many people will have to start all over again at the end of the war. There’ll be a general pardon for all the wrongs that were done and Tonio will realise that he wasn’t the man for you. I’m sure he’ll understand.”
¬†¬†¬† “Is Montana really beautiful?”
¬†¬†¬† “I was born there, I have my roots there. The biting cold of its freezing winters runs in my veins, it’s in my body and soul.”
¬†¬†¬† “You don’t seem so cold when you’re making love to me. I didn’t hear your teeth chattering on account of the cold in your veins just a little while ago.”
    She smiled and John smiled too as he continued to talk about his homeland with unshed tears in his eyes.
¬†¬†¬† Angela had taken two days’ holiday. She’d told her mother she needed to think and asked her not to come and see her. Her mother had accepted this, thinking it was perhaps the best thing for her daughter. She spent those days with John. They made love with their bodies and even more with their hearts and Angela didn’t reproach herself at all for the time they were spending together.
    As they sat in a bar in Tirrenia, John suggested going for a swim.
¬†¬†¬† “I can’t swim,” she answered.
¬†¬†¬† “I’ll teach you. If you won’t come to Montana with me, this’ll be a present from me that you’ll have for the rest of your life.”
¬†¬†¬† They found two swimming costumes and quickly crossed the road, laughing like children. They hired a cabin, undressed and then ran across the beach to the water’s edge. Angela stopped. She’d hardly ever been to the beach and she’d never ventured into the sea. The water had come up to her knees at the most.
¬†¬†¬† “Afraid?”
¬†¬†¬† “No,” she said. “I’m not afraid because you’re here.”
¬†¬†¬† “Do you want to see how it’s done?”
¬†¬†¬† “Yes please.”
    He plunged in and began to swim out to sea with strong strokes. Some bathers stopped to watch him as he swam powerfully and gracefully and he was soon quite far out. He stopped, floated, turned towards her and waved. Angela waved back. Then he started swimming again and gradually came near her as she watched she watched the movements of his muscular arms. When he reached her, he splashed her, laughing. He stood up and the water dripped from his body and fell at his feet.
¬†¬†¬† “Your turn now,” he said.
¬†¬†¬† “Show me.”
    He took her hand and they went into the water together. It gradually got deeper.
¬†¬†¬† “Afraid?” he asked.
¬†¬†¬† “No,” she said. When the water had reached her chest, she said, “Let’s stop now and you can teach me.”
¬†¬†¬† So he made her lie in the water and told her to kick her feet rhythmically, one by one. She did this and then he told her to move her arms. “Like this,” he said and Angela happily did as she was told. Then he let her float and she managed to stay on the surface for a few seconds, moving her arms and kicking her feet as he had shown her.
¬†¬†¬† “Well done. You’ve already learned what to do. Now you have to carry on and persevere. You’ll soon be better than me.”
¬†¬†¬† “Will we come back here?”
¬†¬†¬† “We will if you want.”
    They carried on swimming. Angela was surprised at her progress. Soon she could travel several metres with a natural harmony in her movements.
¬†¬†¬† “You’re a born swimmer and you didn’t know it,” John said teasingly.
¬†¬†¬† “It’s true – I’ll be better than you soon.”
¬†¬†¬† The sun was already setting when they got back to the beach. It was the sun of summer’s end, red on the horizon, the sea sparkling silver, shifting and strange. Like life.

    Dear Angela,

¬†¬† New prisoners have arrived, Russian this time. They’ve come from the front where the war has been terrible. Some of them are mutilated and have lost a leg or an eye or an arm. They’ll never be what they used to be. It’s not just the war that’s over for them but life itself.
¬†¬† There are rumours they’re going to transfer us to another camp. There are too many of us here. I don’t know if this will affect us Italians and me in particular. In any case, I’ll let you know if I have a new address. I don’t want to be transferred because we all know each other now. We’ve made friends with foreign soldiers too, English and French, especially French because it’s easier for us to understand each other. It’s difficult to understand the Russians, though. Their language is completely incomprehensible but we use sign language and it works! When a man wants to make himself understood, he always succeeds!
¬†¬† We also know some German civilians who say hello when we’re going to work. I’ve made friends with some of them and when they see me they call me by my name though the pronunciation is a bit strange. In fact, the Germans are intelligent people and they’re not wicked as they seem to us to be. I can’t understand how they could have become responsible for this atrocious war. I mean it. The people I’ve met are good people and have that sweet smile that always goes with kind, honest eyes. This is something else we’ll need to learn to understand when we make judgements on this war.
¬†¬†¬† How are you? I’m sure you get along quite well without me. I wouldn’t like it, though, if you didn’t think about me every night when you go to bed and your thoughts turn to dreams, desires and hopes. I want to be there! It’s there I get my revenge for being so far away by taking¬† you in your dreams. I must be your only dream. Every night, when you come home tired from work, you must think of me, go to the window and look at the stars. There are some I look up at with special affection. It’s difficult to explain which ones they are. I did tell you, but if you still haven’t found them up there in the sky, each one under the other and brighter than all the rest, you can be sure that they’re there and that I see them just as you do. We meet there without even knowing exactly where. The sky is our bed of love, remember that. Always remember me, dream of me and think of me. That’s how I survive and it’s only when I think of your love that I feel sure I’ll come back. Oh blessed day when I’ll be able to put my arms round you. That day exists, it’s still to come, but it’s on its way, it’s approaching and it’ll arrive. The way I’ll hold you, the passion I’ll feel when we meet will tell you how much I’ve thought of you, loving you always, in these sad times. I send you a kiss as big as the sky and a smaller one, but still full of love, to your mother and little Primetta. I think of them always, as I think of you.

    Kisses,
    Tonio 

¬†¬†¬† Another terrible episode in the history of the Resistance took place at the end of August on Mount Rovaio, near the Pania della Croce Mountain. On the 29th, the “Valanga” group, about seventy in all and led by Leandro Puccetti who was just twenty-one, held out against a large German contingent that had climbed up the mountain to capture them. They fought heroically but without success and the battle led to the death of eighteen of them, including Puccetti himself. The others escaped and went to join other groups. The news spread swiftly causing further anxiety.
    In the days that followed, Don Emilio, who was old and full of aches and pains, made it his business to visit the courtyards and advise everyone to be careful. He visited all the houses in the parish and blessed them.
¬†¬†¬† “These are the darkest days but they’re nearly over. The Allies will soon be in Lucca and the Germans will run like rabbits. Don’t do anything stupid. Be careful, God will protect you.”
¬†¬†¬† “Why is Don Aldo Mori dead then? Doesn’t God protect his priests any more?”
¬†¬†¬† “How can you know the will of God? You must know that men can’t understand His plan. What are we in the sight of God? Mankind is a grain of sand in comparison with His creation. If you truly love God, don’t try to understand.”
¬†¬†¬† “I’d love Him if He wiped out all the evil that’s been done in this war. If He could make us go back and see our loved ones again, the ones who are dead. Who’s going to bring them back?”
¬†¬†¬† Apalling things were happening such as the priest had never seen or heard of. How could there be such cruelty as the Germans had shown? Weren’t they men too? Had they no heart? How could they kill women, old men and children as they’d done in Sant’Anna di Stazzema? Who could’ve had the heart to give the order to kill them? It could only have been the Devil. The Devil had appeared on earth with all his evil powers of destruction.
¬†¬†¬† At the end of September, Don Emilio went back to the courtyards to visit and bless his parishioners. He went to Angela’s house early one Sunday afternoon and found her at home.
¬†¬†¬† “Do you want to confess, Angela?”
¬†¬†¬† Angela knelt in front of him, made the sign of the cross and said, “I’m innocent before God, Don Emilio. People think I’m guilty but I’m still one of God’s creatures and I love Him.”
¬†¬†¬† “What you do is a sin, Angela. You’re a married woman. Don’t you ever think of the pain you’re causing Tonio and God?”
¬†¬†¬† “I wish I could die.”
¬†¬†¬† “Don’t say that, Angela. Drive out the Devil and his temptation. I bless you, despite your sins, and I beg you to become pure before God once more, to ask His forgiveness and never wander away from Him again.”
¬†¬†¬† “May God forgive and protect me, father.”
    Don Emilio touched her bowed head with his fingers and, with a smile, took his leave.
¬†¬†¬† After he had gone, Angela saw him knocking at Caterina’s door but it stayed shut. She was sure she was at home. She’d seen her before the priest came into the courtyard. Was Caterina so much stronger than her, in this way too, that she didn’t feel the need of God?
¬†¬†¬† “Maybe she’s right,” Angela thought. “God doesn’t like people who’re always complaining and asking Him to help them. He prefers people who get on with things by themselves.”
¬†¬†¬† It seemed, however, during those hot humid days, that God was raging against mankind. Was He punishing them for their reckless ways? Didn’t He love them any more? Had he abandoned them?
    On the 2nd of September, soon after the execution of Don Aldo Mori, another atrocity had shocked Lucca. The Germans had burst into the Carthusian Monastery in Farneta, the famous monastery that the people of Lucca have so much affection for, in a sacrilegious frenzy that showed respect for no one. As usual, they were looking for partisans, obsessed as they were with them, and found a large number of civilians who had taken refuge there. They bundled them on to their lorries together with some monks they found, without making any distinction, prodding them on their backs with their rifles. They took them all outside, drove them further away and then shot them, including twelve monks.[1] God was absent, therefore. Did He have reason to be?
    But it was in these early days of September that the miracle happened.
¬†¬†¬† “The Germans are on the run!” went up the cry. “They’re leaving!”
    People looked out of their windows and many of them ran into the streets. The Germans passed them in jeeps and lorries, on foot, in disorder, in a hurry.
¬†¬†¬† “They’re beaten,” someone said. “The Americans broke through at Pontetetto, they’ve crossed the Ozzeri, and now the Krauts are heading for Ponte a Moriano. They’re making for Bagni di Lucca and the Gothic Line but they’re finished. It’s their turn now and the Americans are thrashing them. Yippee!”
    He was overflowing with happiness, as was everyone else there. Now as they watched the Germans retreating in silence and fear, the swagger of just a few days before all gone, they also looked towards San Concordio, where the Americans would soon appear.
    It was the 5th of September 1944 and Lucca was liberated. People began to live again in the midst of the wreckage left by a war that had been, like all wars, a kind of madness. Don Emilio celebrated a mass of thanksgiving and blessed his flock one by one.

    Dear Tonio,

¬†¬†¬† I’m writing to give you wonderful news. I hope this letter won’t be censured by the Germans and that you’ll get it. Lucca has been liberated by the Americans and the German troops are on the way north. People say they’ll make an attempt at resistance in the Apennines but I think they’ve already lost heart and that the Allies will liberate the whole country. At last the war will be at an end. At last you’ll be able to come home.
¬†¬†¬† Are you all right? We’ve managed to survive here and you must do the same. We’re anxiously waiting for you to come home. I can’t wait to put my arms round you and make love with you. I want you. You’re my man, the one I’ve sworn to spend my life with. These are terrible times we’ve been through, for us too, believe me. The war has been fought not only on the front and not only by soldiers. The people left at home have fought too, against hunger, against disease, against arrogance and mean-spiritedness. I’ll tell you all about it another time, calmly, when you’re here with me and there are more than words to keep us close. Words often aren’t enough. We need eyes and bodies as well. If only you knew the joy I feel at the thought that perhaps we’ll be able to go back to the life we used to have. Caterina says we’re marked. We’re all marked, she says, and things can never be the same again for her or me or anyone. But I believe we can go back to what we were before. I believe we’ll be able to forget. Don Emilio blessed me and I knelt down in front of him and made the sign of the cross. I’m sure God saw me and will protect me. He will protect you as well from the pain you’ve suffered and the suffering still to come. May God spare you from them!
¬†¬†¬† Primetta is becoming a quite a handful. Now that the Germans have gone she goes out with her friends. She doesn’t want to go out with mum or me. After all that’s happened, she wants to live and she’s quite right. I’m happy seeing her happy. She’s a child but the war made her grow up inside and she knows what has happened to us.
¬†¬†¬† But now let’s think of the new life that’s waiting for us. I’m here waiting for you with the same deep love I felt when you were near me. When you’re home, nothing will change between us. We’ll talk about the war in the first few days because that will be inevitable, but then never again. We’ll put everything behind us and look to the future where great, great happiness lies in store for us. I’m counting the months that still separate us. I’m counting the days and I know we’ll see each other again soon.

    Love,
    Angela

[1] On account of this, the Carthusian Monastery was awarded a gold medal at a ceremony in the Giglio Theatre in Lucca on the morning of the 5th of September 2001. This high recognition by the President of the Republic, Carlo Azeglio Ciampi, was presented by the President of the Senate, Marcello Pera.


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  1. Pingback di iPhone News » Blog Archive » Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #9/13 — 6 Agosto 2008 @ 06:42

    […] Bartolomeo Di Monaco » HOME PAGE created an interesting post today on Romanzo: La scampanata/A novel: The Shaming (Trad. Helen Askham) #9/13Here’s a short outline di Bartolomeo Di Monaco [Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.] In calce il testo inglese La scampanata #9 XIV ¬ęHai dimenticato?¬Ľ le domand√≤ John. ¬ęChe cosa?¬Ľ ¬ęCi√≤ che ti √® accaduto, Angela. √ą dispiaciuto tanto anche a me. Non riesco a dimenticare. La tua gente √® stata cattiva con te. Non lo meriti.¬Ľ ¬ęQuando tutto sar√† finito, non so che cosa mi riservi la vita. Tu sarai lontano, io non ti vedr√≤ pi√Ļ, mentre avr√≤ sempre il ricordo di questi momenti dolcissimi che ho tra […]

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart