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Siamo stufi dei silenzi di Napolitano. Prima fa distruggere i nastri, ora non vuole testimoniare

25 Novembre 2013

Trattativa Stato-mafia, Napolitano ai giudici: “Niente di utile da riferire”
di Redazione
(da “la Repubblica”, 25 novembre 2013)

ROMA – “Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire”. E’ un passaggio della lettera inviata dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla Corte d’Assise di Palermo che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia.

Napolitano, su richiesta della Procura, era stato citato come teste per riferire di una lettera ricevuta dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio. La lettera del capo dello Stato è stata depositata dal presidente della Corte questa mattina. Nella lettera si legge ancora: “Dei problemi relativi alle modalità dell’eventuale mia testimonianza la Corte da lei presieduta è peraltro certamente consapevole, come ha – nell’ordinanza del 17 ottobre – dimostrato di esserlo dei ‘limiti contenutistici da osservare ai sensi della sentenza della Corte costituzionale del 4 dicembre 2012”.

LEGGI Il testo integrale della lettera

Napolitano dovrebbe essere ascoltato sulle confidenze fattegli dal suo ex consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, morto nel luglio 2012 dopo le pesantissime polemiche relative alle sue telefonate con l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, oggi imputato di falsa testimonianza nel giudizio palermitano. Il capo dello Stato sottolinea però di non aver “in alcun modo ricevuto dal dottor D’Ambrosio qualsiasi ragguaglio o specificazione circa le ‘ipotesi’ – solo ipotesi – da lui ‘enucleate'”.

Nella lettera inviata alla corte d’assise di Palermo, il capo dello Stato – ricordando di avere pubblicato la missiva ricevuta dal suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, divenuta poi oggetto della sua citazione a deporre al processo sulla trattativa Stato-mafia – ha sostenuto inoltre di avere agito con “massima trasparenza nel documentare e onorare il travaglio umano e morale” del consigliere “provocato dalla diffusione, sulla stampa, di testi registrati (non si sa quanto correttamente e integralmente riprodotti) di conversazioni telefoniche con il senatore Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo, e da cui vengono ricavati elementi di grave sospetto su comportamenti tenuti dal mio collaboratore”. Il presidente della Repubblica ha ricordato l’amarezza e lo sgomento che trasparivano dalla lettera ricevuta da D’Ambrosio e “l’indignazione per interpretazioni (dello scambio di telefonate con Mancino) e più generali, arbitrarie insinuazioni che colpivano la costante linearità della condotta tenuta dal consigliere, in modo particolare rispetto all’impegno dello Stato nella lotta contro la mafia”.
Napolitano ha inoltre ricordato di avere cercato di rasserenare D’Ambrosio, in un incontro il 19 giugno, confermandogli “stima e fiducia” e invitandolo a rimanere nel suo incarico”.

Immediate le reazioni politiche alla lettera. Luca D’Alessandro (Fi), segretario della commissione Giustizia della Camera, afferma: “E’ quanto meno singolare che il presidente della Repubblica chieda a Silvio Berlusconi il rispetto delle regole processuali e un comportamento istituzionalmente corretto, come se manifestare contro una sentenza ingiusta e contro l’omicidio politico del leader del centrodestra rappresentasse una scorrettezza, per poi scrivere una lettera in cui annuncia in modo irrituale che non andrà a testimoniare a Palermo in quanto non ha “nulla da riferire”. Ci saremmo aspettati da chi impartisce lezioni di morale quanto meno il buon esempio”.


Napolitano ricatta
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 25 novembre 2013)

Il presidente Napolitano passa alle minacce. Della grazia a Berlusconi – dice – non se ne parla neppure.
E fin qui, nulla di nuovo. Il salto di qualità arriva subito dopo. Se qualcuno vorrà manifestare contro la decadenza di Berlusconi – aggiunge l’inquilino del Quirinale – stia ben attento ai modi e alle parole. Siamo all’avvertimento, all’intimidazione. Perché, presidente, a che cosa dovremo stare attenti? Chi scenderà in piazza mercoledì e magari nei giorni successivi che cosa rischia? La galera, il fermo di polizia, la schedatura come sovversivo? Ecco, allora si accomodi fin da subito perché le dico già ora che lei è il capo di una cospirazione che sta cercando di sovvertire la volontà popolare. Lei è un vecchio inacidito e in malafede indegno di occupare la più alta carica dello Stato. Lei vuole zittire milioni di italiani come ha zittito la Procura di Palermo che aveva trovato le prove delle sue malefatte. Lei ha il pallino di zittire i cittadini che manifestano per la libertà (le ricordo che ha sulla coscienza migliaia di ungheresi trucidati dai russi con il suo consenso morale e politico). Lei per scalzare Berlusconi ha comperato prima Mario Monti con la carica di senatore a vita, facendolo pagare a noi fin che campa. Fallita la missione ci ha riprovato comperando un pezzo della dirigenza Pdl, quello più debole, compromesso e ricattabile. Ha taciuto sulle nefandezze della magistratura, ha venduto il Paese a Stati esteri, Germania in primis. Noi non ci faremo intimidire dalle sue minacce. Lei è un golpista, perché usa il suo potere al servizio della vecchia causa comunista oggi rivista e corretta in salsa lettiana. Noi scenderemo in piazza, contro la magistratura, contro la sinistra e contro di lei che rappresenta il peggio di questo Paese. Che le piaccia o no dovrà ascoltare. Come ai tempi dell’ascesa di Grillo, dirà che non ha sentito. E allora urleremo più forte. Perché noi, a differenza sua e dei suoi tristi cortigiani, siamo uomini liberi.

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(Questo articolo ha la mia più totale adesione. Spero che apra gli occhi a tanti cittadini confusi dalla cattiva stampa. Napolitano è – non dobbiamo mai dimenticarlo – l’uomo che ha approvato il massacro degli ungheresi ad opera dei carri armati sovietici. Mandiamolo a casa al più presto!)


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1 commento

  1. Comment di zarina — 25 Novembre 2013 @ 20:23

    Comunque, che non ha nulla da dire lo vada  a ripetere  sul banco dei testimoni del Tribunale.  E già che c’è faccia pure uno sforzo di memoria e  riferisca  il contenuto delle telefonate che ha fatto distruggere.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart