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Sta a Forza Italia, al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord neutralizzare i temporeggiatori

5 Dicembre 2013

Gli italiani lo sanno bene. Da anni i partiti non riescono a trovare un accordo per una nuova legge elettorale, ben sapendo che il Porcellum aveva aspetti significativi di incostituzionalità, come riconosciuti ieri dalla consulta. Perfino i ripetuti inviti del capo dello Stato erano stati disattesi, e perciò, di fatto, irrisi. Dunque non si rischia di lavorare di fantasia se si sostiene che nessun partito ha mai seriamente voluto modificare la legge elettorale.

Ieri già Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, che si deciderà domenica 8 dicembre, suonava l’antifona che qualche giornale di oggi ha raccolto. Ossia, la bocciatura della consulta non cambia le cose. Il parlamento è autorizzato dalla stesso consulta a inventarsi una nuova legge elettorale, ma (ne era l’evidente sottinteso) poiché i limiti di tempo non sono stati posti, il parlamento può continuare a discuterne come ha fatto finora finché non arriverà ad un accordo. Intanto il governo è legittimato a proseguire nella sua attività, almeno fino al 2015 limite posto da Napolitano al momento della costituzione delle ex larghe intese.
Come i lettori capiscono bene, una tale interpretazione è un’autentica e pericolosa presa in giro nei confronti dei cittadini. Una vera e propria indecorosa smargiassata.

Stamani lo stesso concetto è stato assunto da alcuni giornalisti. Ho notato quello del tutto superficiale ed allineato alle esigenze del governo di  Dino Martirano apparso sul Corriere della Sera, mentre assai più obiettivo e sensato è stato l’articolo di Luigi La Spina su La Stampa.

Ma gli articoli ovviamente abbondano e nella minirassegna delle ore 18 cercherò di darvene un resoconto più completo, ma già da ora posso dirvi che si sta tentando di tutto per consentire che il parlamento lavori con la stessa negligenza del passato e si diletti a ciarlare, come fosse davanti ad un caminetto salottiero, di legge elettorale, prendendosi tutto il tempo che vottà, replicando a noi critici e disgustati che la legge elettorale è una cosa seria, dimenticando impudentemente che hanno avuto a disposizione non mesi ma anni per porvi mano e rimediare alle già note da tempo incostituzionalità.

Mio fratello mi raccontava che, a suo avviso, la consulta avrebbe voluto rinviare ad altra data la sua decisione e che a “costringerla” a considerare seria e minacciosa l’importanza che i cittadini annettevano alla sua decisione, rifiutando ogni ipotesi di rinvio, sia stata la parodia che di essa ha fatto a Ballarò del 3 dicembre scorso Maurizio Crozza.

Comunque sia, al di là, delle sciocchezze che si inventano i poltronisti del parlamento, la verità è una sola: questo parlamento non ha più alcuna legittimità, poiché a prendere le decisioni legislative prendono parte parlamentari abusivi, ossia che hanno perso il diritto di rappresentare i cittadini per due motivi:

1 – non hanno raggiunto il quorum di eleggibilità necessario anche per le liste di nominati;

2 – la consulta ha negato loro ogni legittimità a sedere in parlamento.

Il timore che il governo, Napolitano e il Parlamento tentino di prendere tempo per arrivare alle elezioni politiche il più tardi possibile è spiegabilissimo da questo precedente che li obbligherebbe a seguirne l’esempio.
Lo traggo da Wikipedia:

“Giuliano Amato annunciò le dimissioni del Governo una volta reso pubblico l’esito del referendum in materia elettorale, fortemente voluto dal leader emergente Mariotto Segni. Con la modifica della legge elettorale per il Senato la volontà popolare venne interpretata come un ripudio del sistema elettorale proporzionale a favore di un’opzione di tipo maggioritaria. Nel suo discorso del 21 aprile 1993 alla Camera così commentò quella svolta epocale: “E perciò un autentico cambio di regime, che fa morire dopo settant’anni quel modello di partito-stato che fu introdotto in Italia dal Fascismo e che la Repubblica aveva finito per ereditare, limitandosi a trasformare un singolare in plurale”.
Queste parole vennero accolte con un brusio risentito fra i banchi dei vari gruppi parlamentari e anche Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini, allora presidenti delle due camere, non mancarono di far sentire un loro stizzito dissenso. Successivamente Amato chiarì il suo pensiero spiegando di aver usato la parole “regime” con un significato assolutamente neutro sul terreno politologico.”

Questa citazione mi permette di ricordare ai parlamentari che in Italia è impossibile tornare al proporzionale in quanto i cittadini nel 1993 decisero per un sistema di tipo maggioritario.
Lo ricordo poiché nel 1993 i cittadini decisero anche di annullare il finanziamento pubblico ai partiti e il parlamento architettò l’imbroglio che pochi giorni fa il procuratore della corte dei conti ha denunciato, dicendoci in buona sostanza che , a suo parere, i partiti, hanno rubato miliardi di lire e di euro ai cittadini.

Spero che sia giunto anche il tempo che qualche procuratore guardi pure in casa propria e si ricordi che, sempre i cittadini, decisero con referendum la responsabilità civile dei giudici per i danni da loro arrecati ai cittadini a seguito di grossolani errori commessi nel giudizio.
Un ritardo anche di questa ammissione di imbroglio consumato sulle spalle del popolo sovrano grida vendetta e deve essere sanata, senza che occorra riproporre un nuovo referendum. Si applichi correttamente quello già approvato dai cittadini.

Il caso ripreso da Wikipedia delle dimissioni di Amato e delle successive nuove elezioni devono insegnare a Napolitano, a Letta e al parlamento, che nel momento in cui si avrà una nuova legge elettorale il governo dovrà dimettersi e il capo dello Stato dovrà indire nuove elezioni.
Una iattura soprattutto per Napolitano, il quale le studierà di tutte per mandarla alle lunghe.

Avete già sentito Cuperlo del Pd sostenere che la consulta ha dato al parlamento la possibilità di fare una nuova legge (e come poteva proibirlo all’unico organo legislativo presente nella nostra democrazia? Anche i decreti del governo devono essere approvati dal parlamento entro 60 giorni), e dunque di ciò approfitteranno tutti coloro da Letta ad Alfano, dal Pd al Ncd, che hanno il solo obiettivo, condiviso da Napolitano, di prolungare questa legislatura almeno fino al 2015.

Tutto ciò rappresenterebbe una invereconda provocazione alla quale i cittadini veramente democratici dovrebbero reagire SUBITO e duramente.
Non voglio credere che le istituzioni avranno l’ardire di provocare il popolo come fece Maria Antonietta di Francia, ma il sospetto è legittimo viste le malefatte che stanno emergendo messe in atto dai nostri politici.

Che fare?

Il M5 Stelle si è già mosso, ed ha la mia approvazione. Non condivido tante cose del loro programma, ma ora non è tempo di fare distinzioni, bisogna insediare una nuova Norimberga, e per riuscire a farlo tutte le opposizioni devono lasciare da parte le differenze ed unirsi. Le faranno valere in seguito, dopo le condanne del nuovo tribunale di Norimberga.
Chiedo quindi a Forza Italia e alla Lega Nord di unirsi ai grillini nella protesta, suggerendo una strategia di questo tipo:

1 – presidiare il parlamento affinché in 10 dieci giorni vari una nuova legge elettorale (che rispetti il referendum di Mario Segni) autorizzando Letta – in caso di mancate intese – a varare (come aveva promesso di fare alcuni giorni fa) una nuova legge elettorale per decreto e sempre di impronta maggioritaria, magari di nuovo il Mattarellum (sia pure anche provvisoriamente, per superare l’impasse);

2 – Esigere da Napolitano lo scioglimento delle camere a seguito della nuova legge elettorale così come si fece dopo il cambio della legge elettorale seguito all’esito del referendum di Mario Segni;

3- trascorsi i 10 giorni infruttuosamente, dichiarare illegittimo il parlamento e i suoi componenti e DIMETTERSI IN BLOCCO (come già hanno previsto di fare i grillini).

Ho scritto nei giorni scorsi che è mia intenzione, per le persecuzioni subite da Berlusconi votare alle prossime elezioni Forza Italia, ma colgo l’occasione di dare a quel partito un avvertimento personale: se tornerà a fare il molleggiato – e non è tempo: quello di questi mesi è una vera battaglia campale – dirotterò il mio voto ad uno dei partiti che si dimetteranno dal parlamento dopo che il duo Napolitano-Letta avrà consentito a questo parlamento abusivo di continuare a legiferare e a dare il suo voto di fiducia ad un governo costituito anch’esso da abusivi in quanto eletti da abusivi.

Naturalmente alle dimissioni del governo dovranno seguire (può anche aspettare l’insediamento del nuovo parlamento) le dimissioni di Napolitano, che considero il maggior responsabile del caos istituzionale in cui il Paese si è inabissato.

La consulta ha anche tolto a Napolitano la sua arma di ricatto, e forse nemmeno se n’è accorto. La sua arma di ricatto nei confronti di Forza Italia è quella secondo la quale egli avrebbe potuto dare le dimissioni seduta stante, cadute le larghe intese, e con ciò mettere a rischio Berlusconi con al quirinale un presidente tipo Rodotà, noto antiberlusconiano. A parte che per Berlusconi ormai un presidente vale un altro, Napolitano dando oggi le dimissioni creerebbe nel Paese un grave ed irresponsabile vuoto istituzionale poiché è indubbio che un parlamento abusivo non si potrebbe permettere di eleggere il nuovo capo di Stato. Un comportamento simile eventualmente tenuto da Napolitano dovrebbe essere valutato sanzionabile alla luce dell’art. 90 della costituzione

Ho sempre confidato, come i miei lettori sanno, nella nemesi storica, ma che essa mi venisse incontro così generosamente non me lo sarei mai potuto aspettare.
Ed ora vedrete che presto ci sarà la tanto invocata (da me e spero da tanti altri) nuova Norimberga.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart