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STORIA: “Più rivoluzionari di Mosca”

7 Marzo 2008

di Paolo Buchignani
[Storico e scrittore, Paolo Buchignani è uno studioso del ‘900 italiano, con particolare riferimento al periodo compreso tra le due guerre.
Collaboratore di “Nuova Storia Contemporanea”, ha pubblicato numerosi saggi sulle avanguardie  e sul fascismo. Tra i suoi libri: Marcello Gallian. La battaglia antiborghese di un fascista anarchico, Bonacci, 1984; Un fascismo impossibile. L’eresia di Berto Ricci nella cultura del ventennio, Il Mulino, 1994 (Premio Luigi Russo, ’94); Fascisti rossi, Mondadori, 1998 (poi in Oscar Mondadori, 2007); La rivoluzione in camicia nera. Dalle origini al 25 luglio 1943, Mondadori, 2006 (poi in Oscar Mondadori 2007).
Come narratore, segnalato da Romano Bilenchi e Geno Pampaloni, Buchignani ha esordito col libro di racconti  L’orma d’Orlando (1992), a cui è seguito il romanzo Santa Maria dei Colli (1996). Di prossima pubblicazione Solleone di guerra, racconti, prefazione di Carlo Lizzani, Firenze, Pagliai Polistampa, 2008.]

Il  Fascismo rivoluzionario (e totalitario) è un fenomeno non marginale, né “eretico”, ma, al contrario “ortodosso”, è l’essenza stessa del fascismo. Discende dal sindacalismo rivoluzionario, dal futurismo, dall’ideologia del giovane Mussolini, socialista, interventista rivoluzionario, fondatore dei Fasci. Malgrado il compromesso conservatore con la borghesia e con le classi dirigenti tradizionali (che considerano tattico e provvisorio) proprio al Duce i fascisti rivoluzionari, capeggiati da Giuseppe Bottai, guardano come al punto di riferimento fondamentale.  Essi (e con loro la stragrande maggioranza degli intellettuali del Ventennio) ritengono che il fascismo sia una rivoluzione più radicale e più originale del bolscevismo e il suo capo il più grande rivoluzionario del ‘900, impegnato nella costruzione dell'”uomo nuovo”, della “nuova civiltà”, della “terza via corporativa” tra liberal-capitalismo e comunismo. L’antibolscevismo mussoliniano viene letto in chiave rivoluzionaria con l’avallo dello stesso Duce, il quale, se talvolta reprime i sovversivi in camicia nera (adoprandosi comunque per far ricadere la colpa su altri), più spesso li blandisce, li incoraggia, li lusinga, è largo di promesse nei loro confronti. In un discorso tenuto a Milano il 1° novembre 1936, egli afferma:

“[…] quello che si chiama bolscevismo o comunismo non è oggi che un supercapitalismo di Stato portato alla sua più feroce espressione: non è quindi una negazione del sistema, ma una prosecuzione e una sublimazione di questo sistema.” (B.MUSSOLINI, Opera omnia, vol.XXVIII, P.70)
Su questa base e spingendosi oltre, i fascisti rivoluzionari affermano che il comunismo è figlio del capitalismo, il vero nemico, quest’ultimo, il vero obiettivo da combattere. Essi ritengono che il fascismo non debba essere reazione, ma debba vincere la sfida col bolscevismo sul terreno rivoluzionario.
Per Romano Bilenchi, i fascisti non devono attaccare il bolscevismo,  “come fanno i varii Stati democratici, liberali, capitalisti, borghesi”, “perché il Fascismo è una rivoluzione in marcia contro il mondo capitalista, liberale, democratico, borghese, materialista” (“Critica fascista”, n.1, 1 novembre 1936).
 E ancora Bilenchi: “Il comunismo si vince sul piano delle realizzazioni rivoluzionarie. […] In quanto dottrina noi non solo respingiamo il comunismo perché abbiamo una storia e una concezione dell’individuo diverse da quelle russe, ma ci prendiamo il grave compito di superare il comunismo aprendo il varco alla umana, vera civiltà del lavoro. Così noi, popolo italiano, assumiamo la responsabilità di aver iniziato una rivoluzione contro il super-capitalismo. […] la Russia si condanna e si vince imponendo nel mondo le prove di una rivoluzione fascista.” (“Critica fascista”, n.7, 1° febbraio 1937).

Anche per Berto Ricci (fondatore e direttore de “L’Universale”, maestro di Bilenchi e di Indro Montanelli) il problema non è “quello di abbattere il bolscevismo, ma è in primissima linea quello di abbattere un mondo, una struttura economica e morale che ha reso il bolscevismo possibile e inevitabile; è quello, voglio ripetermi fino alla noia, di essere più rivoluzionari e più universali di Mosca”. (“Critica fascista”, n.11, 1° aprile 1937)

 (Paolo Buchignani: La rivoluzione in camicia nera, Mondadori, 2006; Oscar Mondadori 2007; Fascisti rossi, Oscar Mondadori, 2007)

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Bart