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STORIA: Chi uccise il partigiano ‘Pippo’ (Manrico Ducceschi)?

29 Dicembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Ormai sono convinto. Le letture che ho fatto in proposito sul capo partigiano Manrico Ducceschi, detto “Pippo” (in onore del soprannome usato nella sua corrispondenza da Giuseppe Mazzini, tesi sostenuta dal compianto concittadino Carlo Gabrielli Rosi), e in particolare l’ultimo libro di Giorgio Petracchi, mi hanno convinto che la morte del leggendario partigiano, avvolta ancora in un alone di mistero, non è da attribuirsi a suicidio, come vuole l’ufficialità, ma ad omicidio politico. Chi lo organizzò? Qui mi fermo, poiché le prove non ci sono, o sono state abilmente tenute nascoste.
Però dalle letture fatte si evince che nella primavera del 1948 (Pippo morì il 24 agosto di quell’anno) in Italia si respirava un’aria di imminente rivoluzione fomentata dall’allora Partito Comunista Italiano, il quale l’andava preparando sin dagli anni della Resistenza. Ai comunisti si attribuiscono, infatti (si vedano anche i libri di Giampaolo Pansa, mai smentiti) gli omicidi di capi partigiani di fede politica avversa. Come esempio valido per tutti si ricordi l’eccidio di Porzûs, del 7 febbraio 1945, in cui la Brigata comunista Garibaldi fece strage della Brigata bianca Osoppo, uccidendo 20 suoi partigiani, tra cui il fratello di Pier Paolo Pasolini.
Fu grazie alla presenza in Italia degli Alleati e agli accordi di Yalta del febbraio 1945 che il proposito di consegnare l’Italia all’URSS fu sventato.
Nella primavera del 1948 gli Alleati, tuttavia, furono messi sull’avviso che il PCI stesse preparando una insurrezione, appoggiata dalla Jugoslavia titina. Così furono organizzate contromisure in gran segreto per bloccarla. A formare questa ‘armata clandestina’ anticomunista fu chiamato anche Pippo a cui fu data la responsabilità di tenere sotto controllo la zona che meglio conosceva come capo del disciolto Battaglione Autonomo dell’XI Zona Patrioti: la montagna che comprendeva l’area di Lucca, Pistoia e Modena, ossia il primo tratto della Linea Gotica.
La stima di cui Pippo godeva presso gli Alleati, soprattutto gli americani, era conosciuta sin dagli anni della Resistenza e i comunisti avevano fatto di tutto per screditarlo come “reazionario e fascista”. (si rifletta su questa assurdità: dare del fascista a Manrico Ducceschi, che il nazifascismo combatté con rara ostinazione e invidiate qualità militari!).
In una lettera che si cerca di far passare per falsa, ma che io credo autentica proprio per l’importanza dell’archivio in cui fu ritrovata, con insieme la traduzione in inglese (nel National Archives a Suitland: si veda la mia citazione completa in questo stesso libro, nel capitolo “Manrico Ducceschi e la Resistenza in Lucchesia”) Palmiro Togliatti aveva lasciato intendere che di Pippo i comunisti si dovevano liberare al più presto: “La fedeltà della Formazione “Pippo” agli ordini anglo-americani è nociva alla nostra causa perché cattivandosi le loro simpatie ed il loro appoggio non giova alla naturale inclinazione del Partito verso l’Unione Sovietica. È necessario stroncare qualsiasi tentativo da parte della Banda “Pippo” che sia contrario ai nostri interessi. È opportuno prendere adeguate misure, perché la nostra propaganda s’infiltri nelle file degli uomini di “Pippo” e ne disgreghi l’organizzazione. Riterrò gli esecutori provinciali del Partito direttamente responsabili dei miei desideri e dei miei ordini».”.
Non va dimenticato che il 18 aprile 1948 si erano tutte le elezioni politiche e il Fronte Popolare (comunisti e socialisti), alla vigilia considerati sicuri vincitori, erano stati largamente sconfitti dalla Democrazia Cristiana e dai suoi alleati, e furono relegati da Alcide De Gasperi all’opposizione.
In questo clima, già anche troppo surriscaldato, viene ad inserirsi l’attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio dello stesso anno.
Comunismo e anticomunismo erano ormai ai ferri conti, dunque, e niente veniva risparmiato allo scopo di assicurarsi il potere in Italia.
Per fortuna Togliatti, forse resosi conto dell’impossibilità di adire una rivoluzione risolutiva, dall’ospedale in cui si trovava ricoverato, in un collegamento radio, usò parole moderate e invitò i comunisti a rientrare nelle loro case.
Ma la rivoluzione era stata ad un passo dall’esplodere, e non per questo l’odio verso il governo uscito dalla prova elettorale si attenuò.
È, infatti, in questo acceso clima di ambizioni, di desideri di rivincita e di vendette che qualcuno, secondo me, deve aver pensato di rivalersi su uno degli uomini più importanti della Resistenza e che con maggior accanimento si era adoperato per impedire l’ascesa al potere del PCI, ossia Manrico Ducceschi
Ecco. Questa è la mia convinzione.
Attenzione. Non dico che in quei giorni sia stato il PCI a ricordare il monito antipippo di Togliatti contenuto nella famosa lettera, ma certamente qualcuno attribuì anche al lavoro assiduo e puntuale di Ducceschi la sconfitta elettorale e il clima di esasperato anticomunismo che aveva condotto all’attentato a Togliatti.
Perché mai accogliere la tesi del suicidio? Si cerca di giustificarla affermando che Pippo attraversava difficoltà economiche per l’azienda di trasporti che aveva costituito insieme ad alcuni suoi partigiani, la “Scalba”, oppure attraversava complicazioni sentimentali con la moglie Renata, o soffriva di depressione e così via. Tutte balle, secondo me.
Perché?

1 – La sera del 23 agosto (il giorno precedente la morte) si era recato a casa del prof. Augusto Mancini (esponente di spicco del movimento partigiano in Lucchesia e noto docente dell’Università di Pisa) poiché voleva riprendere gli studi di filosofia e passare dall’Università di Firenze a quella di Pisa.

2 – Il 12 maggio aveva scritto una lettera durissima contro L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che lui accusava di comunistizzarsi.

3 – Era al comando dell’organizzazione anticomunista alleata per la zona Tosco Emiliana.

Sono cariche e azioni, queste, che non possono assolutamente essere ricondotte ad una personalità depressa.

4 – Da tante testimonianze sparse qua e là nei libri che ho letto, Pippo è sempre stato descritto come un uomo sereno, di forte carattere (come faceva sennò a guidare il suo Battaglione?), dotato di rare qualità di stratega militare e soprattutto benvoluto dai suoi uomini per la sua carica di umanità.

Può mai un uomo cosiffatto suicidarsi?

Si legga anche qui:


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart