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STORIA: I MAESTRI: Giustiniano: tutto da scoprire

31 Marzo 2016

di Panfilo Gentile
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 13 aprile 1970]

Ho davanti a me un bel li¬≠bro di Gian Gualberto Archi, un romanista insigne che ten¬≠ne per anni con prestigio e au¬≠torit√† il rettorato dell’universi¬≠t√† di Firenze, su Giustiniano legislatore edito dal Mulino di Bologna. Un’opera fondamen¬≠tale: per capire i filoni di una interpretazione che dall’Impe¬≠ratore passa al creatore di leggi.

Di solito l’imperatore Giusti¬≠niano, nelle trattazioni popola¬≠ri e divulgative viene ricordato per tre sue imprese famose: il cesaro-papismo, la riconquista dell’Occidente e la compilazio¬≠ne del Corpus Juris. Della pri¬≠ma impresa pu√≤ essere consi¬≠derato pi√Ļ il continuatore che il fondatore. Per cesaro-papi¬≠smo si intende quella conce¬≠zione, nell’antichit√†, dei rap¬≠porti tra Stato e Chiesa, secon¬≠do la quale il principe √® con¬≠temporaneamente, anche se non il capo, perlomeno il controllo¬≠re supremo della Chiesa. Per il fatto che il Cristianesimo era la religione personale del prin¬≠cipe, esso diventava anche la religione pubblica, della quale il principe era il braccio se- colare. E per il fatto che la Chiesa riceveva questa protezione, essa finiva col subire la supremazia del principe. Natu¬≠ralmente, questa sottomissione fu pi√Ļ di fatto che di diritto. Nelle Chiese d’Oriente, valeva la formula di Ermiana: ¬ęSolo Cristo √® re e prete. L’imperato¬≠re √® solo re. Egli deve mettere in esecuzione i canoni della Chiesa. Non pu√≤ n√© fissarli, n√© trasgredirli ¬Ľ. La formula √® un po’ reticente, perch√© non dice che se l’imperatore si assume l’onere di essere un organo ese¬≠cutivo della Chiesa, ci√≤ ovvia¬≠mente non pu√≤ restare senza contropartita.

Solo la Chiesa di Roma, se¬≠guita dalle Chiese d’Occidente, in esse comprese quelle del¬≠l’Africa romana, riusc√¨ a resta¬≠re indipendente dal potere. L’imperatore stava lontano ed era impotente. A Costantinopo¬≠li, invece, l’imperatore stava vi¬≠cino e il patriarca fin√¨ coll’essere niente altro che un funzionario di corte. Questo cesaro-papismo preesistette dunque a Giustiniano. Esso sussisteva gi√† perfetto ai tempi di Teodosio e coincise con la proclamazio¬≠ne fatta da Teodosio del simbo¬≠lo niceno come legge dello Sta¬≠to. Vero √® soltanto che Giusti¬≠niano dette un ampio sviluppo legislativo alla concezione teodosiana. Con l’altra sua impresa mir√≤ a ricostituire l’unit√† territoria¬≠le dell’impero, che si era fran¬≠tumata tra i vandali, che ave¬≠vano occupato l’Africa, i per¬≠siani, che minacciavano l’Asia Minore, i goti, visigoti e fran¬≠chi che si erano ritagliati i lo¬≠ro regni nelle province occi¬≠dentali. In gran parte l’impre¬≠sa ebbe un successo militare notevole: fu rioccupata l’Afri¬≠ca, furono cacciati gli ostrogo¬≠ti, i franchi e gli alemanni dal¬≠l’Italia, fu ripresa la Spagna meridionale, fu fatto un com¬≠promesso coi persiani.

Ma il successo fu effimero. La riunione dell’Oriente con l’Oc¬≠cidente arrivava troppo tardi, quando gi√† si erano formate due societ√† troppo distanti per poter essere trattenute da un vincolo di tipo burocratico, per giunta intimamente debole per la insufficienza e la corruzio¬≠ne dei funzionari, e per l’impo¬≠tenza dello stesso potere cen¬≠trale relativamente ai compiti permanenti dell’amministrazio¬≠ne, in pace e in guerra. Noi ab¬≠biamo un documento prezioso ed √® la corrispondenza di Gre¬≠gorio Magno con la cancelleria imperiale. Esso non √® coevo a Giustiniano, ma posteriore solo di poco. Giustiniano mori nel 565. Gregorio fu eletto papa, dopo Pelagio, nel 580. Si tratta di appena 15 anni ed √® da pre¬≠sumere che la situazione de¬≠scritta da Gregorio preesistes¬≠se fin da Giustiniano e magari molto pi√Ļ indietro. Le lettere di Gregorio sono un continuo, patetico appello all’imperatore di provvedere con mezzi ade¬≠guati alla protezione delle po¬≠polazioni dinanzi alle invasio¬≠ni barbariche ed allo stato di anarchia e di miseria che esse lasciavano nei paesi invasi… Alla fine Gregorio avvertiva che per salvare le popolazioni era stato costretto a prendere misure che non rientravano ne¬≠gli obblighi del Pontefice: ¬ę Da quando in qua i papi debbono levare milizie e cercare i fon¬≠di per poterne pagare il sol¬≠do? ¬Ľ.

Gregorio fu costretto perfino a stipulare trattati con i capi barbari in rappresentanza del¬≠le popolazioni. Il che gli fu pu¬≠re rimproverato dall’imperato¬≠re, ma Gregorio ebbe la repli¬≠ca facile e osserv√≤ che se era vero che egli non aveva titolo per stipulare trattati coi sovra¬≠ni barbari, era altrettanto vero che la Chiesa aveva il diritto di farlo quando ci√≤ fosse ap¬≠parso come indispensabile per ragioni di umanit√†. Questa cor¬≠rispondenza ci d√† un’idea della impotenza dell’Impero ad eser¬≠citare in Occidente i suoi pi√Ļ elementari doveri di sovranit√†. La causa dell’Impero in Occi¬≠dente era stata definitivamen¬≠te perduta, ancora prima che in Occidente si affacciassero gli ostrogoti e in Oriente apparis¬≠sero i verdi vessilli dell’Islam. Sorte pi√Ļ fortunata ebbe Giu¬≠stiniano nella sua terza impre¬≠sa: il Corpus Juris. Praticamen¬≠te, agli inizi, forse Giustinia¬≠no, dando al suo ministro Triboniano l’ordine di disporre la raccolta legislativa, si propose solo il compito pratico di of¬≠frire ai giudici ed agli avvoca¬≠ti uno strumento idoneo a fa¬≠cilitare la loro attivit√† profes¬≠sionale. In qualche luogo √® det¬≠to che l’imperatore fu mosso dall’idea di abbreviare la lun¬≠ghezza delle liti, piaga questa, come si vede, che non √® solo del nostro tempo. In realt√†, l’impresa and√≤ assai oltre le in¬≠tenzioni, perch√© col Corpus Ju¬≠ris venne consegnato alla po¬≠sterit√† il pi√Ļ grande documen¬≠to della civilt√† giuridica del¬≠l’antichit√† (in senso lato, per¬≠ch√© la raccolta contiene anche le Costituzioni dello stesso Giu¬≠stiniano). L’importanza dell’ope¬≠ra trova una prova nel fatto che essa √® ancora sub judice e cio√®, nonostante tutta la folta schiera di studiosi romanisti e bizantinisti, non ancora si √® riusciti a ricostruire senza una infinit√† di controversie una sto¬≠ria critica di questo testo. Allo stato degli atti potremmo dire addirittura che una storia del diritto contenuto nel Corpus, √® addirittura impossibile, per¬≠ch√© forse siamo solo agli inizi di una rilettura pi√Ļ circospetta del testo. E ce ne ha convinto il libro di uno dei pi√Ļ illustri nostri romanisti quale Gian Gualberto Archi. Egli ci avver¬≠te che il Corpus Juris √® fatto di testi che molte volte si pro¬≠pongono, accanto a quello le¬≠gislativo, un fine storico-didattico e che all’interno dei testi stessi con indubbia funzione le¬≠gislativa lottano correnti, che hanno cultura, problematica, mentalit√† diverse. Per conse¬≠guenza, se il romanista si pro¬≠pone di comprendere il diritto dell’epoca giustinianea, egli dovr√† procedere oltre a quelli che erano i metodi fino ad og¬≠gi seguiti, dovr√† cio√® all’inter¬≠no stesso della compilazione di¬≠scernere, a proposito del me¬≠desimo problema, quelle che sono vedute dei burocrati, dei pratici della cancelleria cio√®, e quelle che sono concezioni delle scuole. Solo insistendo su questo duplice aspetto, si potr√† afferrare il vero significato del¬≠le discrepanze, si potr√† fare la diagnosi delle interpolazioni pregiustinianee e, quanto alle Costituzioni, si potranno sco¬≠prire le eventuali alterazioni al¬≠l’atto di recezione nel Codex repetitae praelectionis.

Come si vede non basta pi√Ļ all’esegeta fermarsi sui proble¬≠mi tradizionali relativi all’an¬≠titesi tra romano-classico e bi¬≠zantino, o alla decifrazione di quanto era giustinianeo e quan¬≠to era pre-giustinianeo.

Non vorrei dare tuttavia in questa nota l’impressione che il Corpus Juris sia stata un’ope¬≠ra di falsari o che ci sia sta¬≠ta un’invadente sovrapposizio¬≠ne dei compilatori sulla mate¬≠ria compilata. Nel complesso un secolo e pi√Ļ di scienza ro¬≠manista ha messo a posto tutte le questioni pi√Ļ grosse. La let¬≠tura dell’esigentissimo profes¬≠sor Archi avverte solo che la fatica non √® finita e che ci sa¬≠r√† gloria ancora abbastanza per i giovani romanisti e per i romanisti futuri. Giustiniano, tutto sommato imperatore fal¬≠lito, con questa sua immensa cattedrale legislativa, d√† anco¬≠ra molto da fare ai nostri stu¬≠diosi.

 


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