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STORIA: I MAESTRI: La Battaglia d’Inghilterra

23 Agosto 2016

di Enzo Passanisi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 9 agosto 1970]

Trent’anni or sono, di questi giorni, stava per sca¬≠tenarsi nei cieli d’Inghilterra una delle battaglie decisive della seconda guerra mondia¬≠le. Prostrata la Francia, Hi¬≠tler aveva lanciato invano la sua profferta di pace agli in¬≠glesi e ora si apprestava a giocare l’ultima carta: l’invit¬≠ta Luftwaffe, con i suoi stor¬≠mi di caccia, di bombardieri, di ¬ę Stuka ¬Ľ, che avevano se¬≠minato il terrore in mezza Europa accompagnando la travolgente avanzata delle di¬≠visioni corazzate. Soltanto lo sbarco nell’isola ‚ÄĒ un’operazione fallita persino a Napo¬≠leone, la cui tomba agli In¬≠validi il dittatore tedesco si era affrettato a visitare ‚ÄĒ avrebbe potuto piegare gli in¬≠glesi. Ma prima, condizione ritenuta indispensabile dagli strateghi nazisti, la Luftwaf¬≠fe avrebbe dovuto spazzare i cieli della Gran Bretagna dal¬≠la Royal Air Force.

Cosi, come ai tempi di Francis Drake o di Orazio Nelson, ancora una volta i destini dell’Isola, e dell’Impero si trovarono racchiusi nel¬≠le mani di un pugno d’uomi¬≠ni. ¬ę I pochi ai quali tanti sa¬≠rebbero stati debitori ¬Ľ, come disse Churchill con una delle sue espressioni pi√Ļ note e pi√Ļ felici: i giovani cacciatori del¬≠la RAF, i piloti di quelle po¬≠che squadriglie che la previ¬≠denza del governo inglese ave¬≠va trattenuto in patria anche nei momenti pi√Ļ bui, men¬≠tre i panzer dilagavano in Francia.

Uno di questi ¬ę pochi ¬Ľ ‚ÄĒ meno di un migliaio d’uomi¬≠ni, fra i quali molti pivelli appena sfornati dalle scuole di volo ‚ÄĒ era Peter Townsend, che prese parte alla Battaglia d’Inghilterra al co¬≠mando dell’ottantacinquesimo gruppo di Hurricane. Il no¬≠me di Peter Townsend, in se¬≠guito nominato scudiero del¬≠la famiglia reale, √® noto al grosso pubblico pi√Ļ per il suo ormai lontano, patetico ro¬≠manzo sentimentale con la principessa Margaret che per i suoi trascorsi di combatten¬≠te. Ma il colonnello Town¬≠send √® stato veramente un grande pilota da caccia: un¬≠dici vittorie omologate, cen¬≠tinaia di missioni, a sua vol¬≠ta abbattuto due volte e sal¬≠vato dal paracadute.

Era stato lui, il 3 febbraio 1940, mentre la guerra sta¬≠gnava ancora davanti alla li¬≠nea Maginot, ad abbattere il primo aereo tedesco su suolo inglese, uno dei temibili bom¬≠bardieri Heinkel 111 dal mu¬≠so di plexiglas. Il cacciatore vittorioso volle recarsi a trovare in ospedale uno dei su¬≠perstiti dell’equipaggio nemi¬≠co, gravemente ferito, ed √®, questa, una delle pagine pi√Ļ toccanti del libro che Peter Townsend ha voluto scrivere (Duello d’aquile, Rizzoli, pp. 532, L. 4.500) a ricordo dell’e¬≠pico scontro fra aviatori inglesi e aviatori tedeschi che avrebbe deciso della salvezza dell’Isola.

Townsend non s’√® limitato tuttavia alla sua partecipa¬≠zione, e neppure alla descri¬≠zione della ¬ę Battaglia d’In¬≠ghilterra ¬Ľ, ma ha inserito i ricordi personali, quelli dei suoi compagni, quelli degli avversari, nel contesto della storia della RAF e della sto¬≠ria della Luftwaffe: dalla pri¬≠ma guerra mondiale fino al¬≠l’epilogo, quando i ¬ę pochi ¬Ľ riuscirono a sbarrare il passo agli stormi dalla croce unci¬≠nata.

La nascita della Luftwaffe √® seguita passo per passo, con il contrappunto della na¬≠scita e dell’affermarsi del na¬≠zismo: le prime esperienze de¬≠gli aliantisti, quando la Ger¬≠mania non poteva avere an¬≠cora aerei a motore, l’adde¬≠stramento dei piloti in Rus¬≠sia e in Italia, a Grottaglie; il collaudo in Spagna, con la tragica esperienza di Guernica, il primo bombardamen¬≠to terroristico in grande stile degli Heinkel. Da parte In¬≠glese, le lotte perch√© la Royal Air Force potesse affermarsi come arma autonoma di fron¬≠te alle pretese dell’esercito e soprattutto della marina; quelle non meno aspre con¬≠tro gli anemici bilanci detta¬≠ti dall’imprevidenza dei tem¬≠pi di pace, l’apporto decisivo del radar, che tanta parte avrebbe avuto nella difesa dell’Isola.

Lord Trenchard, il padre della RAF, sir Dowding, il capo della caccia inglese, Her¬≠mann Goering e i suoi luogo¬≠tenenti, Milch, Kesselring e Sperrle, sfilano davanti all‚Äôocchio dell’esperto che esami¬≠na imparzialmente pregi e di¬≠fetti, successi e delusioni. Il ¬ę grosso Hermann ¬Ľ era con¬≠vinto che i suoi piloti avreb¬≠bero avuto ragione in pochi giorni degli inesperti aviato¬≠ri inglesi. Quando la realt√† gli dimostr√≤ il contrario, ri¬≠vel√≤ la corda della sua insi¬≠pienza con ordini cervellotici, con il cambiamento degli obiettivi, con gli inutili bom¬≠bardamenti terroristici di Lon¬≠dra.

La Luftwaffe non era asso¬≠lutamente preparata a soste¬≠nere il peso dell’offensiva strategica che le era stata imposta, la RAF era invece preparatissima ai suoi compi¬≠ti di difesa: sullo sfondo di questa lezione della ¬ę Batta¬≠glia d’Inghilterra ¬Ľ, si snoda nel libro dell’asso inglese, la micidiale lotta degli uomini che l’hanno combattuta, ae¬≠reo contro aereo, pilota con¬≠tro pilota, tutti ugualmente bravi e coraggiosi, come ri¬≠conosce cavallerescamente Townsend. Un punto che non sar√† probabilmente mai chia¬≠rito, √® se Hitler avrebbe ten¬≠tato davvero lo sbarco in Inghilterra nel caso di suc¬≠cesso della Luftwaffe. Ma questo dubbio nulla toglie al merito dei cacciatori della RAF che nei giorni pi√Ļ critici per la vita dell’Impero, sal¬≠varono il loro paese. E’ sol¬≠tanto per gli sconfitti, per i tedeschi, che la ¬ę Battaglia d’Inghilterra ¬Ľ non √® mai av¬≠venuta o ebbe importanza re¬≠lativa, come sostengono molti reduci di parte avversa nelle loro memorie. Per gli altri fu la prima, grande vittoria del mondo libero contro la tiran¬≠nide, il primo passo verso il crollo del nazismo.

 


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