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STORIA: I MAESTRI: L’alleanza di Crimea

12 Marzo 2014

di Manlio Lupinacci
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 13 luglio 1968]

Chiuso questo bel libro Il Risorgimento e l’Europa: l’alleanza di Crimea, di Franco Valsecchi, bisogna che confessi di esser stato visitato da una brutta tentazione (magari suadente diabolo attraverso il confronto con certe vicende d’oggi…): quella di rimpiangere che il gioiello dello Stato sabaudo nel decennio cavourriano sia andato a perdersi nella confusione italiana. Bestemmia, forse: ma prima di condannarla leggete questo libro che dopo vent’anni da un’edizione ormai introvabile ritorna, nella collana storica di Vallecchi diretta da Giovanni Spadolini e dallo stesso Valsecchi, a mostrare come quel piccolo regno affrontasse le tempeste della propria storia e della storia europea, intento alla rotta sceltasi.

E’ anche un libro molto piacevole, di lettura attraente, tutto smaltato di osserva¬≠zioni argute o acute che col¬≠gono personaggi e situazioni con garbata intelligenza. Il professor Franco Valsecchi, ordinario di storia nell’univer¬≠sit√† di Roma, sarebbe potuto essere un eccellente Maurois italiano, se non avesse sentito che non occorre romanzare la storia per darle i palpiti e le ansie del romanzo: basta met¬≠tersi a scriverla alla luce del¬≠la simpatia e della compren¬≠sione. Ed √® infatti illuminati da questa luce che sfilano nei capitoli del suo libro i perso¬≠naggi di quel dramma che fu la crisi d’Oriente a met√† del secolo, quasi a imporre a que¬≠sto la scelta fra la direzione segnata dal Congresso di Vien¬≠na e gli oscuri e imprecisi sentieri dell’invito rinnovato¬≠re. Quale situazione e quali uomini a sostenerne il peso, con dietro i loro Stati dalle tradizioni pesanti, i loro po¬≠poli dalle aspirazioni mobi¬≠li e inquiete: ecco Napoleo¬≠ne III, che pi√Ļ che un ma¬≠trimonio sembra aver stretto con la Francia una liaison estrosa, non senza tuttavia che in lei, nella Francia, agli slan¬≠ci passionali inebriati di glo¬≠ria non si alternino le valutazioni casalinghe sui bene¬≠f√¨ci della pace e dell’ordine; ecco Francesco Giuseppe, un Francesco Giuseppe la cui de¬≠stra √® ancora calda di quella dello Schwarzenberg che sor¬≠reggendolo con la sua stretta energica lo ha guidato fuori dei disastri del ’48; dietro a lui una monarchia asburgica che a guardarla sulla carta geografica e sulle statistiche apparirebbe maestosa e poten¬≠te se non si sapesse che met√† di quei dati sono forniti dal¬≠l’Ungheria ancora lontana dal¬≠la pacificazione dell’Ausgleich di De√†k; la Gran Bretagna della Regina Vittoria… e qui, anglomane quanto Cavour, mi inchino come davanti a un tempio: l’Inghilterra vittoria¬≠na sta all’Europa come la re¬≠pubblica di Venezia al tem¬≠po del suo fulgore stava al¬≠l’Italia; anche nella crisi tor¬≠mentata che sboccher√† nella guerra di Crimea, guardate come i suoi stessi errori, le sue stesse incertezze sappiano conservare uno stile disinvol¬≠to, che traduce l’antica, orgo¬≠gliosa convinzione che tanto, comunque si svolgano gli av¬≠venimenti, il successo finale sar√† con lei : ¬ę England cannot be defeated ¬Ľ.

Dall’altro lato, lo zar e una Russia altrettanto misteriosa come quella di oggi; o forse meno misteriosa almeno per quel che riguarda i siici ca¬≠pi, collegati con quelli occi¬≠dentali dalla affinit√† aristo¬≠cratica e dalla lingua france¬≠se, ma che diventa nebbiosa appena si tenti di apprezzar¬≠ne le forze vere e la loro proporzione alle ambizioni che le si sospettano. La figura dello zar √® in fondo pateti¬≠ca, ultimo campione della Santa Alleanza, ingenuo Carlomagno del vecchio ordine che si vede abbandonato pi√Ļ o meno decorosamente dai so¬≠vrani che ne credeva i pala¬≠dini pi√Ļ fidi; e che dopo aver mandato a Costantinopoli am¬≠basciatori come missi domini¬≠ci, non riuscir√† con tutta la sterminata popolazione di sud¬≠diti ai suoi cenni a difendere una fortezza del suo territo¬≠rio contro una composita e disordinata spedizione venuta a assalirlo dal mare.

 

***

 

Fra questi giganti, il regno di Sardegna: non solo piccolo, ma antipatico ai vicini dai
quali lo separa l’adozione del¬≠la libert√†. Col Belgio, che pe¬≠r√≤¬† esisteva¬†¬† senza¬†¬† ambizioni, senza¬† ¬†politica,¬†¬† a¬†¬† due¬†¬† passi dall’Inghilterra esplicitamente risoluta a difenderlo, √® il solo Stato liberale del continen¬≠te.¬† E’ rimasto¬† liberale¬† dopo Novara, dopo la crisi risolta coraggiosamente e onestamen¬≠te col proclama di Moncalieri;¬† e ora dopo la vittoria di Saint-Arnaud¬†¬† sulle¬†¬† barricate del 2 dicembre. I suoi giornali, suoi immigrati danno fa¬≠stidio tanto al di l√† delle Al¬≠pi quanto al di l√† del Tici¬≠no;¬† i suoi ministri responsabili verso la maggioranza par¬≠lamentare urtano Parigi quan¬≠to¬†¬† Vienna;¬†¬† ma¬†¬† il¬†¬† regno¬†¬† di Sardegna¬† rimane¬† quello¬† che ha voluto essere dal marzo del ’48. dopo la concessione del¬≠lo statuto.

Con poco pi√Ļ di un lustro di vita lo statuto aveva ac¬≠quistato, innestandovisi, tutta l’autorit√† morale e il presti¬≠gio di quel ¬ę cumulo di fatti, di tradizioni, di memorie ono¬≠rate ¬Ľ che facevano la gran¬≠dezza, la dignit√†, la coesione ¬ę nazionale ¬Ľ del regno di Sar¬≠degna intorno alla dinastia millenaria. A seguire lo svol¬≠gimento della politica ester¬≠na e interna che condurr√† al¬≠l’intervento in Crimea non si avverte nessuna di quelle ti¬≠midezze o batticuori che in ogni altro paese di altrettan¬≠to recente e fondamentale tra¬≠sformazione sarebbero legitti¬≠mi in cos√¨ spericolata avven¬≠tura. Se vi sono titubanze non nascono mai da sfiducia nella propria solidit√† interna: ma se mai da fierezza di ci√≤ che si √® e che si √® stati per ottocento anni: una fierezza che non consente di far fare al re sabaudo con l’Inghil¬≠terra di Vittoria la parte di quei principi tedeschi che ven¬≠devano soldati a quella di Giorgio III, ed esige, se si deve combattere, che si com¬≠batta da alleati; starei per dire: da secundi inter pares. Oppure le titubanze nascono dalla preoccupazione di uno sforzo superiore alle risorse o alle necessit√† di un futuro che potrebbe essere minaccio¬≠so sul Ticino. O dalla ripu¬≠gnanza a trovarsi non con le sole Francia e Inghilterra, ma anche con l’Austria dalla stes¬≠sa parte del conflitto orien¬≠tale. Queste le perplessit√† di fronte alla politica cavourriana: ebbene, si veda come que¬≠ste perplessit√†, o ripulse, o ostilit√† si versino limpidamen¬≠te nelle istituzioni parlamen¬≠tari, con quale dignit√† di ac¬≠cento le passioni adottano il linguaggio della moderazione, che √® la lingua naturale della libert√†; e poi si cerchi in tut¬≠to il resto dell’Europa un’al¬≠tra capitale che non sia To¬≠rino dove si parli, si scriva, si discuta come a Torino, e si dica se l’aula di palazzo Carignano non superi la stes¬≠sa aula di Westminster per il semplice fatto di eguagliarla senza aver avuto bisogno dei secoli per imparare.

Non vi √®, nel libro di Fran¬≠co Valsecchi, che un capitolo solo, l’ultimo, dedicato alla discussione parlamentare; e certo i capitoli precedenti, tut¬≠ti densi di negoziati, di intri¬≠ghi, magistralmente seguiti e illustrati, con scene che pas¬≠sano dalle Tuileries a Saint-James, e a Vienna, e a Pietroburgo, e lasciano a volte intravedere il Bosforo e il Mar Nero, potrebbero oppri¬≠mere quest’ultimo, schiacciar¬≠lo sotto il peso di quanto in essi √® stato ormai deciso. E invece no: lo illuminano e se ne illuminano, in un giuoco magico di riflessi. Ha ragione Franco Valsecchi: questo epi¬≠sodio del Risorgimento, come tutto il Risorgimento, non √® che un elemento della grande vicenda europea; ma √® soltan¬≠to nell’accento piemontese dei ministri e dei deputati di pa¬≠lazzo Carignano che questa vicenda europea mantiene il suo legame con il senso della storia europea, se il senso di questa storia, almeno in quel tempo, era nel trionfo della idea liberale.

***

Come ho scritto sopra, que¬≠sto libro ritorna dopo vent’an¬≠ni in una edizione nuova e accresciuta. Non so che cosa abbia spinto l’autore a que¬≠sta seconda pubblicazione: mi piace per√≤ supporre che vi sia stato anche un voler cor¬≠rere alla riscossa della verit√† storica non pi√Ļ soltanto, co¬≠me per la prima edizione, per ricollocare il Risorgimento nel¬≠la giusta luce di avvenimento europeo: ma forse pi√Ļ anco¬≠ra per restituire al decennio cavourriano il suo vero aspet¬≠to, a confutazione di tutte le interpretazioni che in questo ventennio si sono susseguite impiccolendolo nelle angustie dell’interesse dinastico, delle preoccupazioni borghesi, del¬≠le spinte economiche, di gat¬≠topardesche astuzie volte a mutar tutto perch√© tutto resti tale e quale.

Quello che √® sicuro, √® che da queste pagine spira una gran ventata a spazzar via quelle meschinit√† partigiane e classiste: se il Risorgimento non fu che una delle tante vicende intrecciatesi nel gro¬≠viglio della storia europea di quel secolo, sar√† sempre pos¬≠sibile riconoscerlo e seguirlo dal luccichio che vi mettono la nobilt√† e l’abnegazione ispi¬≠ratrici delle scelte di ognuno.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart