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STORIA: I MAESTRI: L’assassinio di Martin Luther King. Fuoco e dolore per tutti

13 Dicembre 2012

di Manlio Cancogni
[da “La fiera letteraria”, numero 17, giovedì 25 aprile 1968]

Quando ho saputo dell’uccisione di Martin Luther King, anch’io come tanti altri credo, mi sono chiesto: « E ora che cosa succederà? », prevedendo una ribellione generale dei negri e un’inevitabile risposta da parte dei bianchi e delle autorità. Le prime no­tizie dall’America, erano da guerra ci­vile. E ricordando ciò che avevo visto e sentito, durante il mio ultimo e recente soggiorno in America (in marzo) sta­vo inclinando verso il pessimismo.

A Milwaukee, (Wisconsin) dove l’anno scorso la rivolta negra fu vio­lenta, m’avevano detto fra l’altro che quest’anno i negri non avrebbero atte­so l’estate. Erano tutti pronti, armati persino di mortai, e al primo incidente si sarebbero mossi. « Appena finirà il freddo », mi dicevano. Alcuni erano anche in grado di descrivermi quale sarebbe stata la strategia dei rivoltosi: i negri questa volta avrebbero attacca­to nei quartieri bianchi, i più ricchi, che l’anno scorso erano rimasti inden­ni, portando « il fuoco e il dolore » (era la formula degli agitatori) in ca­sa del nemico. Se consideriamo che Milwaukee con i suoi sobborghi ha un’estensione di almeno mille chilo­metri quadrati, dieci volte Milano, e che gli uomini della polizia agli ordini del sindaco, sono non più di milledue­cento, vi lascio immaginare la loro angoscia.

Ma la guerra civile, tanto attesa dai dilettanti europei della guerriglia (in casa d’altri ben inteso) non c’è stata. I negri, come già la scorsa estate, non sono usciti dai loro quartieri. Forse si tratta solo di un rinvio; forse tutti questi discorsi sulla guerra civile non hanno alcun senso. Qual è allora la situazione? Che cosa hanno real­mente in animo i bianchi e i negri d’America e soprattutto che cosa dico­no i più responsabili fra loro?

Mi trovavo a Milwaukee, nel mese scorso, quando furono resi pubblici i risultati di un’inchiesta sulle cause dei disordini razziali dell’estate ’67. L’ave­va condotta una commissione di stu­diosi di problemi sociali dell’Università del Wisconsin, diretta dal profes­sore Jonathan Slesinger. Ed eccone le conclusioni.

Per i bianchi, la responsabilità dei disordini andava attribuita a: 1°) La crisi della famiglia negra; 2°) Lo spiri­to di rivolta dei giovani; 3°) La sobilla­zione da parte di agenti esterni, nazio­nalisti negri e comunisti; 4°) La man­canza di controllo, da parte della poli­zia, delle strade nei quartieri negri.
Per i negri le colpe erano: 1°) Discri­minazioni nel lavoro; 2°) Cattive abita­zioni; 3°) Brutalità della polizia; 4°) Cattive scuole.

Riassumendo questi due opposti punti di vista Slesinger ha dichiara­to: « Dal momento che negri e bianchi sembrano giudicare il problema in ma­niere così diverse, bisogna ammettere che esiste una netta separazione fra le due società, la bianca e la nera ». E’ un giudizio che coincide con quello del rapporto di Washington il quale denuncia come principale causa dei disordini il razzismo dei bianchi.


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Bart