Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

STORIA: I MAESTRI: Le carte di Nasser

20 Agosto 2016

di Virgilio Lilli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 1 ottobre 1970]

Ancora una volta, con la scomparsa di Nasser da que¬≠sta terra, la morte ci ha for¬≠nito la conferma ch’essa √® assai spesso un fenomeno pun¬≠tuale. Dietro la sua apparente occasionalit√†, voglio dire, esi¬≠ste un congegno di orologeria il quale funziona secondo un ritmo di sincronismi matema¬≠tici con la storia degli uomini, o pi√Ļ semplicemente con la storia. L’infarto, l’incidente stradale, l’attentato, la trom¬≠bosi o lo stesso suicidio ‚ÄĒ in molti casi ‚ÄĒ non sono se non

la traduzione in termini bio­logici di una meccanica che obbedisce ad una legge di ne­cessità, rispondendo a solle­citazioni ben diverse da quel­le che di volta in volta ci sembrano determinanti.

In parole pi√Ļ dirette, ho l‚Äôimpressione che l’orologio-storia non potesse consentire pi√Ļ che Nasser vivesse, che cio√® il suo cuore continuasse a palpi¬≠tare e il suo cervello a ideare concedendogli una dinamica ancora valida nella sfera del¬≠la sua attivit√† di protagonista del suo paese e di tutto il sistema di paesi pi√Ļ o meno in orbita ‚ÄĒ volenti o nolen¬≠ti ‚ÄĒ intorno ad esso. Abdel Gamal Nasser era morto pri¬≠ma di morire; la sua carica di ¬ę produttore di storia ¬Ľ era finita prima della sua carica di vita fisica: pensiamo un at¬≠timo ad un accumulatore elet¬≠trico, alla batteria di un’auto per esempio, scarica, appunto ¬ę morta ¬Ľ.

Nasser era morto a Mosca, nel corso del suo ultimo viag¬≠gio alla ricerca disperata della firma sovietica sulla carta ¬ę guerra ¬Ľ che finalmente an¬≠cora una volta egli aveva de¬≠ciso di giocare sul tavolo non verde del Vicino Oriente. Tale carta egli l’aveva tenuta in serbo come quella definitiva, l’ultima che il giocatore strin¬≠ge fra le dita gi√† prese dal tremito della rivincita o della rovina: la carta sovietica. Una carta ‚ÄĒ intendiamoci ‚ÄĒ che quelle dita, un poco, gliele bruciava, non congeniale alla sua natura religiosa e ideolo¬≠gica; per molti versi la carta del diavolo, ma l’unica ormai a sua disposizione. A quella carta egli aveva sacrificato il suo bagaglio pi√Ļ sensibile di arabo e di musulmano, per essa aveva rinunciato al Co¬≠rano e al Saladino. Proprio come il giocatore, che pur di sopravvivere, si vota al de¬≠monio.

C’era in Nasser la testar¬≠daggine del giocatore con tutte le implicazioni che essa comporta: una specie di ne¬≠vrotica fissit√† sulla linea spezzata del diagramma della for¬≠tuna, la fede nell’altalena dei suoi alti e bassi, la certezza che, perseverando nella pun¬≠tata, la sorte capovolgesse il suo andamento. In realt√†, le sue ¬ę guerre ¬Ľ contro Israele egli le aveva condotte come si conduce un gioco d’azzar¬≠do; e, come avviene appunto alla roulette quando il giocatore √® di quelli veramente im¬≠pegnati, non uscendone vin¬≠citore ne era uscito rovinato. Ma, ancora come l’autentico giocatore impegnato, era riu¬≠scito a dimostrare regolarmen¬≠te ogni volta a se stesso e ai suoi che era necessario non desistere, che il segreto con¬≠sisteva nel procacciarsi da qualche parte una somma da puntare ancora, sia pure inde¬≠bitandosi, sia pure legandosi mani e piedi all’usuraio per disporre di una puntata sempre pi√Ļ alta, fino a prendere l‘en plein che avrebbe risolto tutto in misura tale da pagare le cambiali e da godere in pieno il frutto della vincita.

Lo spettacolo di questo uomo che non dispera anche quando tutto sembra perduto, come dopo la guerra di Suez, quando Dayan gli ridusse in briciole l’aviazione e le trup¬≠pe israeliane furono fermate sul canale solo dall’indiretto intervento degli Stati Uniti; o come quando nel ’67 gli israe¬≠liani polverizzarono le sue artiglierie, i suoi carri armati, i suoi aerei, le sue fanterie e si attestarono a Suez; o come quando il suo tentativo di fare tutt’uno Stato con la Si¬≠ria fall√¨ clamorosamente, e an¬≠che un poco grottescamente; come quando i ¬ę fratelli ¬Ľ del mondo arabo non mos¬≠sero un dito per quell’unit√† che era il sistema del rouge et noir della sua fede di gio¬≠catore; lo spettacolo, dicevo, di questo accanimento ‚ÄĒ perfino eroico a suo modo ‚ÄĒ aveva affascinato gli ara¬≠bi; i piccoli arabi pi√Ļ che gli Stati arabi, i fellahin del Nilo e i beduini della Giordania, modesti bassi impiegati del¬≠la burocrazia siriana e i ca¬≠detti delle scuole militari ira¬≠kene, i cammellieri dell’Ara¬≠bia Saudita e finanche i commercianti musulmani del Li¬≠bano. Non solo: dal Maroc¬≠co, dall’Algeria, dalla Libia fino allo Yemen, addirittura fino alla Persia, il sottoproletariato musulmano aveva veduto nella pervicacia della sua sfortuna di invasato un segno dell’Islam, la stessa vo¬≠lont√† di Allah.

Dall’altra parte Israele se¬≠guiva le puntate di Nasser con occhio gelido, tecnico e vigile del croupier che domina il gioco e sa intervenire a tem¬≠po, col rastrello, a fare man bassa di fiches; non contando sulla cecit√† della sorte, bens√¨ sulla validit√† delle regole e dei dispositivi del gioco; sen¬≠za prendere iniziative, ma con la ferrea decisione di non fare saltare il banco.

In questo crudele contesto, Mosca √® stata appunto l’ele¬≠mento tentatore; essa ha aper¬≠to la borsa al giocatore giun¬≠to allo stremo delle possibi¬≠lit√†, concedendogli un credito apparentemente illimitato, for¬≠nendogli tutte le somme di cui egli abbisognava: i mezzi corazzati, le artiglierie, l’avia¬≠zione, le armi elettroniche, gli istruttori, i tecnici, gli specia¬≠listi e infine i piloti da com¬≠battimento.

¬ę Farai col mio sostegno la guerra decisiva a Israele – sembrava avergli detto – la vincerai; strapperai dal cuore del Vicino Oriente la spina che ti duole e tornerai l’idolo del mondo arabo. Non ti chiedo, in cambio, la sovietizzazione dell’Islam; ti limi¬≠terai a farmi arrivare al Me¬≠diterraneo, al Canale di Suez, all’Oceano Indiano. I tuoi fra¬≠telli continuino pure a popo¬≠lare le loro prigioni di comu¬≠nisti; a me interessa solo che Alessandria divenga una piaz¬≠zaforte della mia flotta, e Suez la mia scorciatoia stra¬≠tegica, economica e politica per l’Oriente lontano ¬Ľ.

Accettato il patto col diavolo, il giocatore aveva pre¬≠parato la sua favolosa punta¬≠ta; e nel giugno di quest’an¬≠no aveva dato il via al suo gioco: bloccata l’aviazione di Israele con i missili Sam 2 e Sam 3 sul Canale, predisposto lo schieramento per il grande balzo oltre il fronte d’acqua, aveva suonato l’adu¬≠nata generale. I suoi discorsi di Tripoli e di Bengasi ave¬≠vano dato l’annuncio della guerra santa, con una voce che aveva assunto di nuovo gli accenti di quella del pro¬≠feta. A quell’appello Dama¬≠sco e Bagdad, Tripoli e Kartum, Algeri, e Amman, e Tu¬≠nisi, e Casablanca, avevano trattenuto il fiato nell’attesa. Senonch√©, un attimo prima che egli deponesse la sua pun¬≠tata d’acciaio e d’esplosivo nella casella dell’en plein ormai certo ai suoi occhi, Wa¬≠shington aveva ammonito Mo¬≠sca che la guerra santa di Nasser si sarebbe dilatata nel¬≠la terza guerra mondiale.

E’ a questo punto che ha avuto inizio l’agonia di Nas¬≠ser. Il suo viaggio in Russia per dissuadere Mosca dall’abbandonarlo, √® divenuto il suo coma. Venti giorni all’ombra di un Cremlino che improvvi¬≠samente non solo gli rifiutava ogni ulteriore credito ma che non esitava ad imporgli di non giocare un solo centesi¬≠mo, e cio√® di perdere anche la sua ultima guerra prima ancora di darle il via, lo han¬≠no ucciso. Il rais che tornava al Cairo in veste di modera¬≠tore e di paciere non era pi√Ļ che un ectoplasma, non ave¬≠va pi√Ļ sangue politico, non pi√Ļ profilo storico per gli ara¬≠bi che avevano atteso affa¬≠scinati il gesto fulgido e defi¬≠nitivo del giocatore. Divenu¬≠to un ¬ę traditore ¬Ľ, un ¬ę com¬≠plice del capitalismo e della reazione ¬Ľ, un ¬ę istrumento dell’imperialismo americano e sionista ¬Ľ, la Siria e l’Irak lo hanno coperto di sputi, i fedain palestinesi gli hanno strappato la bandiera dalle mani e l’hanno immersa nel sangue della guerra civile. (Invano, poich√© l’uomo era gi√† morto; le sue reazioni era¬≠no ormai parvenze, mentre sostanzialmente egli era gi√† polverizzato dal congegno di orologeria della legge di necessit√† regolato dalla storia per la quale non rappresen¬≠tava pi√Ļ nulla).

La cancellazione di Nasser, nel riverbero del miserando sangue dei palestinesi e dei beduini del re di Giordania, ha fatto attorno a s√© il vuoto. Un idolo si √® infranto nel mondo arabo (cos√¨ bisognoso di idoli) e ha trascinato nel suo crollo i candidati alla suc¬≠cessione ad una idolatria che non ha avuto il tempo pei maturare. E questa √® forse la realt√† pi√Ļ tangibile della fine del rais: il deserto umano che, nel breve giro di poche set¬≠timane, si √® determinato nel perimetro dell’Islam, un vacuum di ¬ę eroi ¬Ľ che fa della contrada araba una terra senza bandiera: con quell’Arafat che abbraccia re Hussein nell’ombra della stella spenta di Nasser traditore della causa, con quell’Habbash che per il sentiero del terrorismo internazionale getta la massa dei derelitti palestinesi nel forno del massacro (e, abbandonata la loro causa, si confonde nella brulicante congerie della dispersiva contestazione para-maoista) e infine con quel sedimento d’interessi personali nel sottobosco dei sottufficiali di una rivoluzione araba pi√Ļ che mai frammentaria e contraddittoria. Ma le vie del¬≠la storia sono imprevedibili. Probabilmente le esigenze ap¬≠punto della storia richiedeva¬≠no la chiusura di un ciclo, perch√© se ne aprisse un altro. In ogni caso, il modo della morte di Nasser conferma che Mosca rimane la citt√† del mondo pi√Ļ pericolosa per i protagonisti del nostro secolo.

 


Letto 1215 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart