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STORIA: I MAESTRI: Napoleone: Fu vera gloria?

28 Maggio 2015

Lo Stato moderno
di Franco Valsecchi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica¬† 4 maggio 1969]

Il secondo centenario della nascita di Napoleone si an¬≠nuncia sotto l’insegna della contestazione. Non pi√Ļ la sug¬≠gestione del mito, la bella fa¬≠vola immaginosa e colorita, che nella sua vigorosa teatra¬≠lit√† si incideva profondamen¬≠te negli animi e nelle fanta¬≠sie. ¬ę Demitizzazione ¬Ľ, √® la parola d’ordine della nuova storiografia. Tutto l’apparato commemorativo, ‚ÄĒ volumi e articoli, dissertazioni erudite e rievocazioni televisive ‚ÄĒ ap¬≠pare indirizzato, pi√Ļ che alla celebrazione, al ¬ę ridimensio¬≠namento ¬Ľ.

Ridimensionamento, demi¬≠tizzazione. E, anche, condan¬≠na: condanna dell’uomo, del condottiero, del dittatore, del¬≠la sua spietata ambizione, del¬≠la sua disumana insensibili¬≠t√†, del suo mostruoso egocen¬≠trismo. Riaffiorano gli antichi motivi della polemica antina¬≠poleonica, ma coordinati, po¬≠tenziati, inseriti in un dise¬≠gno che non √® pi√Ļ soltanto polemico, che √®, che vuol es¬≠sere, storico, di valutazione ‚ÄĒ o, se si vuole, di svaluta¬≠zione ‚ÄĒ storica.

La tradizione ottocentesca aveva visto in lui, vittorughia¬≠namente, ¬ę l’Orph√©e et l’Hercule de la R√©volution ¬Ľ, colui che aveva dato alla rivoluzio¬≠ne l’affascinante suggestione del mito, la poderosa forza d’attrazione del genio. La con¬≠testazione novecentesca ha ro¬≠vesciato il quadro: non il con¬≠tinuatore, ma il profittatore della rivoluzione, l’usurpato¬≠re della sua gloria, l’ambizio¬≠so condottiero che ne aveva interrotto e deviato il corso, un corso che senza di lui sa¬≠rebbe stato non meno glorio¬≠so, certo pi√Ļ limpido e fe¬≠condo.

Ma il giudizio storico non √® chiamato a confrontare quel che √® stato con quel che avrebbe potuto o dovuto es¬≠sere. Napoleone resta, nel giudizio della storia, indisso¬≠lubilmente legato alla rivolu¬≠zione. Lo Stato che egli crea, √® la conseguenza delle pre¬≠messe rivoluzionarie; √® lo Stato moderno, razionalmen¬≠te costruito e organizzato, in antitesi al ¬ę disordinato em¬≠pirismo ¬Ľ dell’antico regime. La stessa centralizzazione, la sistematica e rigorosa cen¬≠tralizzazione napoleonica ‚ÄĒ l’aveva gi√† notato, a suo tem¬≠po, il Tocqueville ‚ÄĒ non era che la conclusione di un ciclo secolare che aveva trovato nella rivoluzione il suo coro¬≠namento

E l’ordinamento amministrativo, e l’ordina¬≠mento giudiziario, e il codice napoleonico: tutti punti d’ar¬≠rivo di un cammino, che par¬≠te dalla rivoluzione. E’ il ver¬≠bo della rivoluzione, che d√† alle conquiste di Napoleone, alla sua marcia vittoriosa at¬≠traverso l’Europa, un signifi¬≠cato, un valore, una portata storica. La nuova Europa, fi¬≠glia della rivoluzione, nasce con Napoleone; nasce con lui ‚ÄĒ come in Italia ‚ÄĒ o contro di lui ‚ÄĒ come in Ger¬≠mania ‚ÄĒ ma sempre grazie a lui.

Uno strumento della sto¬≠ria, un incomparabile stru¬≠mento. E’ qui la sua gran¬≠dezza. Non nell’abbagliante spettacolo dell’epopea, in cui parve identificarsi la sua glo¬≠ria; ma nell’essere assurto a protagonista del dramma di un’epoca; nell’aver personi¬≠ficato in s√© un’epoca, nell’a¬≠verla, in s√©, incarnata e rias¬≠sunta. Qui √® la sua grandez¬≠za. Ma qui √® anche il suo li¬≠mite. Poich√© egli venne ad identificare l’epoca con se stesso, a sovrapporre al dram¬≠ma dell’epoca il suo stesso: strumento della storia, volle fare della storia il suo stru¬≠mento.

¬ę L’onnipotenza porta con s√© una follia incurabile, la tentazione di far tutto, poi¬≠ch√© tutto si pu√≤ fare, anche il male dopo il bene. Da que¬≠sta grande vita, da cui tanto possono imparare gli uomini di governo, i politici, i mili¬≠tari, che i cittadini appren¬≠dano a lor volta una cosa: che non bisogna mai conse¬≠gnare la patria ad un uomo, non importa a quale uomo, non importa in quali circo¬≠stanze ¬Ľ.

Il giudizio di Adolfo Thiers, pi√Ļ d’un secolo fa, nella chiu¬≠sa della sua ¬ę Storia del Con¬≠solato dell’Impero ¬Ľ, conserva ancora la sua validit√†. ¬ę Sul finire di questa lunga storia dei nostri trionfi e dei nostri rovesci, √® l’ultimo grido che esce dal mio cuore, grido sin¬≠cero che vorrei far giungere al cuore di tutti i francesi, al fine di persuaderli che non bisogna mai alienare la pro¬≠pria libert√†¬Ľ; e che, per non essere esposti ad alienarla, non bisogna mai abusarne.


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Bart