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STORIA: Il metodo

1 Settembre 2012

di Costanza Caredio

L’idea è che la Bibbia, come Erodoto o Tacito o Teopompo, siano letti e commentati con lo stesso spirito di rispetto per ciò che si deve agli Antichi, ma anche di critica quando ci sembra opportuno.
La separazione moderna delle due culture – quella laica e quella religiosa – è frutto di una lettura strumentale dell’Illuminismo giacobino, finalizzata, fin dall”800 a interrompere il processo riformatore delle nazioni europee.
I testi antichi pervenuti sono solo testimonianze parziali di individui o istituzioni; molti scritti sono andati perduti o distrutti di proposito; lo stesso vale per l’archeologia, la pittura, la scultura, la numismatica .Il divieto abramitico di rappresentare la divinità, esteso poi anche alla figura umana, si può leggere anche come la cancellazione programmata della civiltà dei popoli avversari.
La Bibbia o i Testamenti, come li chiamiamo accentuandone il carattere prescrittivo, nella redazione attuale risalgono ai primi secoli a.C. Essi raccoglievano certamente testimonianze più antiche, ma già selezionate, mancano infatti gli Annali dei Re di Israele e di Giuda. Quindi abbiamo solo ciò che è stato trascritto in greco da 70 illustri personaggi ebrei egiziani non altrimenti conosciuti.
I Greci hanno raccolto i miti sulle divinità olimpiche. Il mito è la versione creativa, divertente e popolare della religione, legato spesso alle grandi famiglie che si costruivano un antenato “divino” o ai grandi personaggi dei quali si voleva serbare la memoria.
I Romani, popolo pragmatico, avevano l’equivalente biblico glorioso, nelle Storie di Tito Livio, distrutte in gran parte.
Essi confidavano nella statuaria e nelle monete per illustrare le proprie gesta, programmi e esortazioni ai cittadini. Erano ben consapevoli dell’importanza di registrare i fatti, ma in particolare le proprietà e le tasse. Da essi infatti abbiamo ereditato una implacabile burocrazia, ma anche i sindacati (collegia) che Cesare tentò invano di sopprimere, già nel I secolo a.C. Quando distrussero Cartagine (146 a.C), considerata pericolosa propaggine degli Imperi Semiti Orientali e testimone dell’antico Impero Mediterraneo Cartaginese, i Romani misero in salvo la grande biblioteca della città, affidandola ai legittimi proprietari del suolo:i Numidi. Sarebbe interessante chiederne conto alle popolazioni attuali con la speranza che le colline di sabbia abbiano preservato libri (biblia), papiri e pergamene.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart