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STORIA: Il processo al Maresciallo di Francia Michel Ney (Sarrelouis, 10 gennaio 1769 – Parigi, 7 dicembre 1815)

23 Maggio 2019

(da “I grandi processi della storia” – Edizioni de Crèmille – Ginevra 1970)

Passano i giorni. In capo ad un mese Ney è tra­sferito dalla sua cella nell’alloggio del cancelliere che è certamente più confortevole. E’ un prigioniero modello. Si alza presto, fa la sua passeggiata nel cortile, mangia poco. Per distrarsi suona il flauto fino a quando ci si accorge che il regolamento non lo permette.

Fuori, intanto, la situazione cambia. Le elezioni hanno portato al Parlamento una maggioranza ultras che per prima cosa si preoccupa di sbaraz­zarsi di Fouchè. Ne ottengono l’allontanamento con l’appoggio di Talleyrand, ma qualche giorno dopo cade il governo e Talleyrand con esso. Decazes che si è servito del processo Ney per abbattere Fouchè, assume il ministero dell’Interno; il compito di istruire

processo è rimesso al maresciallo di campo Grundler, maresciallo dell’Impero che ha combattuto alla Beresina, ed è stato compagno d’armi di Ney.

Prima di cadere, il governo ha designato i nuovi membri del Consiglio di guerra per giudicare Ney. Vi sono quattro marescialli : Massena, Angereau, Mortier e Moncey e tre generali superiori. La presi­denza viene affidata al maresciallo Moncey, duca di Conegliano. Il nuovo presidente del Consiglio, il duca di Richelieu, cerca di giustificare il deferimento al consiglio di guerra col pretesto che Ney, essendo stato privato del titolo di pari di Francia, deve essere considerato un militare a tutti gli effetti. Ma Ney era pur sempre pari di Francia al momento del tradimento ed i membri del Consiglio, contenti di aver trovato questa scappatoia, si appigliano a questo cavillo che lascia aperta la possibilità di un ricorso alla Camera dei Pari. Ad ogni modo, Massena, Angereau e Moncey rifiutano « per motivi di salute », ma sotto la minaccia di arresto e di degra­dazione che viene dal ministro della Guerra Gouvion- Saint-Cyr, i primi due si affrettano a guarire. Moncey da parte sua insiste nel rifiuto. Così scrive al Re :

« Sire, poiché mi trovo nell’angosciosa alternativa di disobbedire a Vostra Maestà o di venir meno alla mia coscienza, devo aprire il mio animo a Vostra Maestà. Ah! Sire, se i vostri consiglieri avessero a cuore il bene di Vostra Maestà, vi direbbero che il patibolo non crea mai degli amici. Forse credono che la morte faccia tanto paura a chi la sfidava ogni giorno?

« Sono forse gli Alleati a pretendere che la Francia immoli i suoi figli migliori?… Gli Alleati vogliono rendervi odioso ai vostri sudditi chiedendo la testa di chi ha inflitto loro grandissime umiliazioni?

« Proprio io dovrei pronunciarmi sulla sorte del  maresciallo Ney! Permettetemi, Sire, di chiedere a Vostra Maestà dov’erano gli accusatori di oggi mentre Ney trionfava sui campi di battaglia. Se i Russi e gli Alleati vogliono vendicarsi sul principe della Moscova, la Francia deve forse dimenticare l’eroe della Beresina?

« … Perdonate, Sire, la franchezza di un vecchio soldato che è sempre stato lontano dagli intrighi e che ha sempre messo al primo posto il suo dovere e la patria; che crede anche di poter parlare il linguag­gio della veritĂ  al migliore dei re, con lo stesso spi­rito con cui ha biasimato le campagne di Russia e di Spagna. Non mi nascondo che le mie dichiarazioni, se fatte ad un re diverso da Vostra MaestĂ  sarebbero molto pericolose e potrebbero attirarmi l’odio dei cortigiani; ma se sul punto di morire potessi dire, come un Vostro glorioso antenato : “Tutto è perduto fuorchĂ© l’onore”, allora morirei contento. »

Ma non tutte le verità si possono dire impune­mente; dopo aver ricevuto questa lettera cosi corag­giosa, il Re si adira e con un decreto datato 29 agosto destituisce Moncey e lo condanna a tre mesi di prigione.

Gouvion-Saint-Cyr designa allora Jourdan, una vecchia figura delle guerre rivoluzionarie,

posto di Moncey. SarĂ  lui che nominerĂ  istruttore del processo il maresciallo di campo Grundler.

Come abbiamo visto, il consiglio di guerra ha fatto di tutto per scrollarsi di dosso la grossa respon­sabilità che gli si vuol affidare. Il meno che ci si possa aspettare è che si farà di tutto per evitare il peggio a Ney. Perché allora il Maresciallo si batte per essere giudicato dalla Camera dei Pari? Perché questa testardaggine? Non lo si capisce. Si attri­buiscono a Ney affermazioni di questo tipo : « Quei mattacchioni sarebbero capaci di farmi fucilare come un coniglio. » Se ha detto queste cose, potremmo pensare che il Maresciallo avesse paura di offrire l’occasione di vendicarsi ai suoi ex-compagni di battaglia, che certamente non avevano dimenticato il suo disastroso intervento del 22 giugno alla Camera Alta. Comunque l’istruttoria prosegue. Grundler va alla Conciergerie il 14 settembre. Ney gli consegna questa protesta e chiede che sia messa all’inizio del processo verbale.

« Dichiaro, con questo scritto, l’incompetenza di qualunque consiglio di guerra a giudicarmi in confor­mità del decreto reale del 24 luglio scorso. Tuttavia, per rispetto verso i Signori Marescialli di Francia e i generali superiori che compongono il consiglio di guerra, sono pronto a rispondere alle domande che il Signor maresciallo di campo, barone Grundler (facente funzione di giudice istruttore) vorrà pormi. »

Grundler interroga il prigioniero con serenità e cerca di essere il più obiettivo possibile. Durante i quattro interrogatori cerca di far luce completa sulle circostanze che hanno indotto Ney a cambiare bandiera, a far causa comune con quell’ « usurpa­tore », che invece avrebbe dovuto arrestare. Gli interrogatori non portano a nulla di nuovo rispetto a quelli che già aveva condotto Decazes; Ney conferma ancora una volta che fino al 14 marzo è rimasto fedele al Re senza alcuna riserva e che a Lons-le-Sau- nier, ha cercato solamente di evitare la guerra civile.

Grundler ascolta circa sessanta testimoni, istituisce delle commissioni d’inchiesta, e cerca di vedere cosa ci sia di vero o di falso nelle migliaia di denunce e di lettere anonime che piovono sul suo tavolo. Ai testi­moni dice che dovranno rispondere a queste domande : « Quali ordini aveva ricevuto il maresciallo Ney, prima del 14 marzo, e come li ha eseguiti?

« Cosa sapete del proclama del 14 marzo?

» L’esempio del Maresciallo ha influenzato gli ufficiali e la truppa?

» Qual era la situazione politica nella regione militare del Maresciallo?

» Poteva, il Maresciallo, opporre un’adeguata resistenza all’avanzata di Napoleone Bonaparte? » Ciò è sufficiente ad indicare con quali intenzioni Grundler conduca l’istruttoria : queste domande sembrano fatte apposta per assecondare le afferma­zioni di Ney sul suo comportamento. Perché allora il Maresciallo insiste ancora nel negare al consiglio di guerra la competenza del processo? Rimane un enigma. Tutti i suoi amici sono convinti che stia commettendo un grandissimo errore.

Ney chiede all’avvocato Bellart di fargli da difen­sore, ma questi rifiuta; attende la nomina a procura­tore generale della Camera dei Pari. Tuttavia non lesina consigli : « Secondo me il Maresciallo dovrebbe avere come difensore solo se stesso. Al suo posto mi presenterei al consiglio di guerra da soldato davanti a dei soldati. » Si potrà comprendere in pieno il senso di queste parole, quando, qualche giorno dopo, proprio Bellart pronuncerà la requisitoria contro Ney.

Infine il Maresciallo si affida all’avvocato Berryer, assistito dal figlio, ed all’avvocato Dupin. Una scelta molto curiosa quella di Berryer, che è noto per le sue opinioni monarchiche : ci si chiede se Ney non abbia commesso l’errore di cercare d’influenzare gli ambienti di Corte.

Gli avvocati di Ney, tuttavia, fanno l’impossibile per persuaderlo ad accettare il consiglio di guerra. Gli fanno notare il vantaggio di avere Grundler come giudice istruttore, di avere un Tribunale formato da militari, mentre la Camera dei Pari è composta di ex-emigrati pieni di rancori ed avidi di vendetta. E poiché il consiglio di guerra può solo condannare a morte od assolvere, sarebbe assurdo pensare che i suoi membri, tutti soldati della Rivoluzione e delle guerre Napoleoniche, possano mandare un loro com­militone davanti al plotone di esecuzione. Uno di essi, il generale Claparède, confida al conte di Rochechouart :

« Posso assicurarvi che la maggioranza del consi­glio è per l’assoluzione; gli avvocati di Ney sono pazzi o imbecilli a voler sollevare questa storia dell’incompetenza, a cui proprio nessuno pensava. »


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart