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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #8/33

27 Maggio 2008

 [da “Il Conciliatore” toscano, domenica-lunedì 8-9 aprile 1849] 

Cittadini!
Nel momento, in cui la Nazione è colpita da una gra­ve sventura, che deluse le più gloriose speranze, nel momento, in cui tutti i partiti sono più concitati   da   luttuosi avvenimenti, noi credemmo sacro  dovere  verso   la  patria di non declinare il peso di una carica, della quale in tem­pi felici può esserne ambito l’onore. Quindi i soli pensieri delle gravi emergenze della Nazione,   la   quale attende dal governo il ristoro dei patiti danni, e il consolidamento del­le civili libertà e la salvezza  dell’ onore, saranno  sempre nell’animo dei ministri, che al cospetto di Dio e della Na­zione giurarono col re di essere fedeli allo Statuto, e di reg­gere secondo giustizia la cosa pubblica.
La sventura della patria ora si accresce per intestine discordie; alcuni arditi non hanno dubitato di accendere in questi supremi momenti la face della guerra civile: non però verrà meno il nostro coraggio all’accrescersi delle difficoltà.
Cittadini! Quando voi pure siate compresi da questi pensieri, e non vi lasciate mai trascinare dalle illusioni dei partiti nello svolgimento degli eventi, troverete d’accordo unitamente al ministero la vera linea della vostra condotta, e in breve potrete mostrare all’Europa, e ai nemici nostri, che, se fummo abbattuti dalla sventura, non ne rimanemmo avviliti, e che nella grandezza dell’animo vostro sapeste conservare intatto l’onore della patria.
Perciò il Ministero v’invita a cooperare con lui perché in questi giorni difficili il palladio della nostra libertà non ruini col mancare allo scopo delle sue più sante istituzioni, la libera stampa, il diritto di adunarsi; le libere elezioni dei vostri rappresentanti, e la nazionale milizia. Il ministero dal canto suo vi promette che,  tutelato sempre dalla legalità, e sempre compreso della sua responsabilità in faccia a Dio, e in faccia vostra non risparmierà mezzo perché i   partiti non attentino alle nostre guarentigie, e non aggravino le condizioni a cui ci conduceva  una dolorosa sconfitta. Si stringano dunque gli animi vostri concordi al Re e al suo Governo in un solo volere, e non sarà più in pericolo la patria nostra!
Gabriele de Launay, Ministro segretario di Stato per gli affari esteri, presidente del Consiglio; – Pier Dionigi Pinelli Ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno –Luigi Demargherita, senatore del Regno, Guardasigilli, Ministro segretario di Stato per gli affari ecclesiastici di grazia e giusti­zia – Enrico Morozzo della Rocca, maggior generale, Mini­stro segretario di Stato per gli affari di guerra e marina – Giovanni Nigra, Ministro segretario di Stato per gli affari delle finanze – Gian-Filippo Galvagno. Ministro segretario di Stato per gli affari dei lavori pubblici, agricoltura e com­mercio.

– Il luogotenente generale Ramorino, stato chiamato, come è noto, al quartier generale principale per rendere conto di alcune sue mosse che precedettero i disastri della guerra,venne tradotto nella cittadella di Torino, e già s’intrapresero le pri­me indaggini per la voluta inchiesta sulla sua condotta.

– Hanno avuto l’ordine di partire per Genova le brigate di Savoja e di Piemonte, il reggimento di Novara cavalleria, e due batterie di artiglieria.

– S. M. encomia tutti i militari che negli ultimi fatti d’armi adempirono al proprio dovere.
Lamenta poi la condotta di quei bassi uffìziali e soldati che, immemori dell’onore, della disciplina e del prestato giuramento, abbiano disertato le bandiere.
Desiderando però non sia invocato il rigore della legge a reprimere il reato delle occorse diserzioni, ha perciò giu­dicata sufficiente la determinazione del 30 p. p. ottobre, per cui è statuito che i militari, i quali abbiano abbandonato il corpo senza permesso, vadano soggetti:
Se bass’uffìziali, alla rimozione dal grado
Se soldati d’ordinanza, al trasito ai cacciatori franchi;
Se, finalmente, soldati provinciali, al passeggio  alla ca­tegoria d’ ordinanza.
Mentre adunque si richiama alla piena osservanza la così fatta determinazione, è concesso a tutti i bassi uffiziali e soldati predetti il termine perentorio di dieci giorni, da quello della pubblicazione del presente, a recarsi presso il rispettivo corpo o battaglione di deposito, seco por­tando le armi e le munizioni di guerra che avessero esportate.
Trascorso questo periodo di tempo, senza che volontariamente abbiano raggiunto le insegne, saranno inquisiti del reato  di diserzione in faccia al  nemico, giudicati e puniti con tutta la severità del Codice penale militare.

Torino, addì 2 aprile 1849.

Il ministro segretario di Stato per gli affari
di guerra e marina,
Della Rocca.

 

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart