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STORIA: La Sibilla

12 Novembre 2012

di Costanza Caredio

La Sibilla dava il suo responso in una grotta remota, era ispirata dai fumi di un braciere e consegnava messaggi ambigui, ma talvolta anche chiarissimi: raccoglieva la voce del popolo come gli odierni sondaggi. Nel secolo VI a.C.Creso, ricco sovrano sulla costa dell’Asia Minore, si preoccupò del crescente potere dei Persiani e “se non fosse il caso di fermarli prima che diventassero troppo forti”. Allora inviò i suoi agenti a contattare gli oracoli di Grecia, libia e Egitto per scoprire le intenzioni dei cittadini e dei governanti, i quali però fornirono risposte ambigue.(Erodoto, Le Storie, I,46-50).
Creso sfidò i Persiani, fu sconfitto e fuggì con la famiglia oltre il Danubio.
Periodicamente i Romani cacciavano filosofi, profeti e maghi, dei quali temevano la disinformazia.Trasformarono la Sibilla in una istituzione sotto stretto controllo di 15 funzionari che raccoglievano e secretavano i responsi. Questi potevano essere letti solo con il permesso del Senato e non pubblicati. I responsi provenivano da ogni parte dell’impero, perchĂ© le Sibille si spostavano in continuazione. Il Senato consultava i Libri in occasione di eventi prodigiosi o calamitĂ . La Sibilla suggeriva di offrire sacrifici, indire giorni sacri e processioni. PoichĂ© i riti comprendevano offerte di cibi gratuiti (in teoria alla DivinitĂ ) che poi venivano consumati in comune e andavano avanti per giorni e settimane, il popolo ritrovava tranquillitĂ  e si riconciliava “con gli Dèi”. Come se il nostro governo, invece di aumentare le tasse, proclamasse la “giornata del supermercato” libero, gratuito e solidale.
Ma la Sibilla giudaico-cristiana non stette al gioco e continuò a predire catastrofi:
“Un giorno, o Roma superba, sarai distrutta dalle fondamenta e il fuoco ti consumerĂ ”, “Ahi! cittĂ  in tutto impura della terra latina, amante di vipere, ti adagerai come una vedova sulle sponde e il Tevere ti piangerĂ , tu che hai cuore sanguinario e animo empio” (VIII) e via così per i 14 Libri che possediamo.
La Chiesa utilizzò le predizioni funeste nel bellissimo e suggestivo “Dies irae, dies illa, solve seclum in favilla, teste David cum Sibylla”. Al Rinascimento piacque molto il tema così che trasformò le 10 Sibille di Varrone in 12 bellissime fanciulle a fronte di 12 dignitosi e anziani profeti. (Wikipedia).
Profeti e Sibille erano onorati perché avevano contribuito alla distruzione di Roma pagana, semplicemente predicendo sventure e calamità, disgrazie inevitabili e la fine del Mondo: giusto quello che offre la lettura dei nostri quotidiani.

NOTA
Riferimenti sono tratti da M.Monaca: La Sibilla a Roma, 2005 e Oracoli sibillini, 2008.
Un ringraziamento va al Direttore della biblioteca di Viareggio e ai suoi bibliotecari per l’efficienza nel procurare le opere richieste.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart