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STORIA: Les Semites parmi nous

22 Febbraio 2014

di Costanza Caredio

I Semiti caratterizzano se stessi per ciò che non sono o che non vogliono essere. Non sono una razza, anche se la Bibbia recita:” Sem ebbe cinque figli e ventuno discendenti con un totale di ventisei popoli” Hanno il massimo rispetto per le genealogie e gli antenati, ma accettano proseliti ai quali viene imposto un nuovo nome: poiché sono nati a nuova vita: devono cancellare la precedente, la famiglia, gli amici, la fede. Non sono una “isola linguistica”, come gli scienziati amerebbero definirli: infatti esistono popoli semiti che hanno lingue diverse. Israele ha ripreso l’antico alfabeto aramaico da destra a sinistra e privo di vocali, lasciandosi così un margine riservato; i Mossulmani hanno trasformato le parole in un arabesco decorativo, sigillando il loro particolare mondo.

I Semiti provengono dall’Arabia: non ripudiano il proprio habitat che si estende nella lunga fascia desertica, dal Marocco verso l’Oriente. Il Deserto è la loro Terra Madre che li nutre e li protegge da sempre e che non deve essere calpestata e dissacrata da gente ostile, che sarà sterminata, fatta a pezzi e data in pasto agli avvoltoi.
Nei tempi antichi non si curavano delle conquiste della civiltà: disprezzavano teatri, statue e colonnati, che affiorano ora dalla sabbia spezzati e con il naso mozzo. Il deserto forniva l’oro, le pietre preziose e ora il petrolio che servono loro come il cibo dato ai cani per saziarli, allontanarli , indirizzandoli altrove.
La notte che cala improvvisa protegge il pastore errante e le sue greggi, finché le tenebre non si ritirano lasciando irrompere la luce e la vita: “generazione che va, generazione che viene, ciò che è stato è quello che sarà e ciò che è fatto ,è quello che si farà … niente di nuovo sotto il sole”. Non ti puoi opporre, ma sottomettere.
Ma c’è una terra sconosciuta ai confini del nord, dove vivono i Barbari, dove tutto si confonde e si stempera in una luce incerta che mai non scompare. Lassù la Terra Madre protegge i suoi figli non con l’impalpabile sabbia, ma con il vigore delle sue foreste. Il Semita è sulla linea di confine.La sua visione della vita come lotta tra le tenebre e la luce, perde significato, la ricerca dell’Assoluto si degrada nella migliore quotazione del denaro, il corpo si nasconde nelle palandrane bianche e allontana gli sguardi dalle membra nude. L’infinito numero di stelle che animano le notti del deserto e dalle quali noi discendiamo, scompaiono, cacciate da nubi e nebbie.
Gli Arabi sgranano il loro rosario su una panchina della città, come se questo amuleto avesse la magìa di portarli altrove, gli Ebrei, con la palandrana nera, il largo capello, la barba vigorosa, sono assorti nell’eterno dialogo con il Padre.
Possono vivere tranquilli, a lungo tra noi, o possono improvvisamente accorgersi che questo non è il loro mondo, scatenarsi in una rivolta totale che si quieta improvvisa e senza ragione così come è sorta.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart