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STORIA: L’oro di Daniele

17 Febbraio 2013

di Costanza Caredio

La statua sognata da Nabucodonosor, ma rivelata dal giovane giudeo Daniele, ostaggio bello, colto e intelligente, rappresenta lo stato delle cose in Medio Oriente nel I° millennio a.C.
La statua era molto grande, massiccia e di aspetto terribile:”La sua testa era di oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e i lombi di bronzo, le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro in parte di creta”. Dice Daniele:”Tu, o re dei re, che hai ricevuto dal Dio del cielo il regno, la fortezza, la potenza e la gloria e a cui ha dato in potere, dovunque abitino, i figli degli uomini, le bestie dei campi, e gli uccelli del cielo, tu sei il capo d’oro” (Dan.2). Spetta agli Assiri, dunque, che ritraggono se stessi come spaventosi robot metallici, privi di sentimenti e debolezze umane, guidare i re inferiori, d’argento e di stagno, Medi e Persiani, e i Greci divisi tra il ferro (le falangi) e l’argilla (l’uomo e le sue proprietà).
L’oro è la grande arma dell’Oriente, che minerà alla base i popoli occidentali, i Greci e poi i Romani, alimentando le divisioni fra citta e città e fra le fazioni interne.

All’inizio della storia, ricorda Pompeo Trogo “I regni erano limitati nei confini di ciascun paese. Nino, re degli Assiri, avido di conquiste, primo fra tutti mutò questo uso e iniziò per primo la guerra ai popoli confinanti e conquistò fino ai confini della Libia”.
Come reagì l’Occidente alla minaccia del grande impero assiro, poi babilonese, poi persiano,poi islamico? Rendendo manifesti i suoi valori, mettendo ordine nel sistema olimpico, dove le divinità femminili sono separate ma protette. Atena nasce armata dalla testa di Giove, ma non rinuncia allo studio e alle arti. Roma distingue i due compiti: Giunone protegge le nascite, Minerva la Sapienza. Le armi sono riservate a Marte, ma gli eserciti non hanno accesso al cuore della città, il Pomerio, dove abita Vesta, la divinità aniconica. E’ sulla difesa del territorio e la verifica dei popoli amici, che si imposta l’azione di Roma e la rapidità delle sue vittorie indica che i governi erano già consapevoli del pericolo orientale.
Il Mediterraneo doveva essere un mare amico e le guerre contro Cartagine, si innestano sull’azione di Alessandro il Macedone contro Tiro, Babilonia, Persepoli.
L’oro non è più un ornamento, ma il principale mezzo di corruzione e di dominio che l’Occidente è chiamato a combattere.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart