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STORIA: Manrico Ducceschi e la Resistenza in Lucchesia

26 Dicembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Durante la Resistenza in Lucchesia operavano due formazioni divenute leggendarie. La prima, meno numerosa, era guidata dallo studente Leandro Puccetti, medaglia d’oro, morto sotto falso nome il 3 settembre 1944 all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana, dove era stato condotto con il ventre squarciato, dopo la battaglia del Monte Rovaio, sull’Alpe di Sant’Antonio, nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1944, sostenuta contro i tedeschi.
Ammirevole la circostanza che il “Gruppo Valanga”, di cui era il comandante, che si aspettava la rappresaglia per aver ucciso un soldato tedesco, non intese abbandonare la zona onde evitare che la furia tedesca, in mancanza dei partigiani, si sfogasse contro la popolazione civile.

La seconda formazione. “Esercito di Liberazione Nazionale – Comando della XI Zona Patrioti”, fu anch’essa guidata da uno studente, Manrico Ducceschi (“Pippo”), figura leggendaria a cui Lucca ha dedicato una strada. Essa fu punto di riferimento di tutte le altre formazioni partigiane operanti nella zona, per le grandi qualità militari dimostrate dal suo comandante, al quale l’Italia ancora non ha dato il giusto riconoscimento. Anche la sua morte, avvenuta per presunto suicidio il 24 agosto 1948, è avvolta da un alone di mistero.

Per conoscere la Resistenza come si organizzò e operò nella Lucchesia e lungo l’importante Linea Gotica (i tedeschi la chiamavano Linea Verde) non si può fare a meno di leggere l’opera di Giorgio Petracchi “Al tempo che Berta filava. Una storia italiana – 1943-1948”.
I dettagli di cui il libro è ricco, e difficilmente trovabili altrove, ci fanno entrare nelle atmosfere preoccupate, ansiose, esaltate, di stupori, di lutti, di rappresaglie feroci, di tradimenti e tranelli che caratterizzarono quei giorni.

Vi troviamo anche questa lettera che Palmiro Togliatti indirizzò ai comunisti italiani, che qualcuno vuole falsa, ma fortemente credibile, e che potrebbe dare una risposta anche a riguardo della misteriosa morte del grande partigiano e al fatto che l’Italia non abbia mai voluto attribuirgli una medaglia al valore, contrariamente a quanto compiuto dagli Alleati:

“Copia della lettera attribuita a Palmiro Togliatti, identificato come «Minister Communist»; essa è conservata nel National Archives a Suitland, con la traduzione in inglese che ne venne fatta. La lettera dice: «Mi viene segnalato che gli uomini della Formazione “Pippo”, operanti a fianco della Va Armata, sul fronte della Garfagnana, nutrono, contrariamente a quanto mi avete riferito, sentimenti anticomunisti. Sono informato, altresì, che lo stesso Pippo è legato anima e corpo agli interessi anglo-americani ed alla monarchia dalla quale è largamente sovvenzionato. La fedeltà della Formazione “Pippo” agli ordini anglo-americani è nociva alla nostra causa perché cattivandosi le loro simpatie ed il loro appoggio non giova alla naturale inclinazione del Partito verso l’Unione Sovietica. È necessario stroncare qualsiasi tentativo da parte della Banda “Pippo” che sia contrario ai nostri interessi. È opportuno prendere adeguate misure, perché la nostra propaganda s’infiltri nelle file degli uomini di “Pippo” e ne disgreghi l’organizzazione. Riterrò gli esecutori provinciali del Partito direttamente responsabili dei miei desideri e dei miei ordini».”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart