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STORIA: I MAESTRI: Non fu tutta colpa di Cadorna la responsabilità di Caporetto

26 Luglio 2008

di Domenico Bartoli
[dal “Corriere della Sera”, domenica 12 febbraio 1967]¬†

I resoconti ufficiali delle sedute segrete che furono tenute dalla Camera dei deputati nel giugno e nel dicembre 1917 so¬≠no il canovaccio di una trage¬≠dia che si svolge nell’assenza del protagonista. Il protagoni¬≠sta, l’uomo che viene continua¬≠mente nominato, il personaggio che si trova al centro degli av¬≠venimenti evocati e discussi, √® il generale Luigi Cadorna, ca¬≠po di stato maggiore dell’eser¬≠cito italiano nei primi trenta mesi della grande guerra. E se nella prima serie di sedute, an¬≠zi di ¬ę comitati segreti ¬Ľ, co¬≠me dice la terminologia parla¬≠mentare, le critiche a Cadorna per la maggior parte furono al¬≠lusive, indirette, si accompagna¬≠rono ad elogi e furono conte¬≠state da appassionate difese, nella seconda serie, che segu√¨ il disastro di Caporetto col di¬≠stacco di poco pi√Ļ di un mese, le condanne furono quasi unanimi e vennero da ogni parte della camera e dagli stessi banchi del governo.
Unico e assai parziale difensore, per dovere di ufficio, il ministro della guer­ra, generale Alfieri, che era in cattivi rapporti personali col generalissimo, da poco sostitui­to per concorde decisione del re e del governo.

Forza di carattere

Un lettore di oggi, che non sia del tutto sprovveduto di co¬≠noscenze su quel difficilissimo periodo della nostra vita nazionale e non abbia pregiudizi in un senso o nell’altro, √® subito tentato di correre alla difesa dell’accusato. Cadorna aveva molta forza di carattere e la capacit√† di prendere su di s√© le responsabilit√† pi√Ļ gravi; an¬≠che nel momento della cata¬≠strofe riusc√¨ a ricondurre l’eser¬≠cito al Piave, dove poi esso si difese con valore e successo. √ą impossibile negare, naturalmen¬≠te, i suoi difetti e i suoi errori. La eccessiva durezza verso i subordinati, l’ostinazione a insistere in azioni che davano scarso risultato e infliggevano grandi sacrifici, l’insofferenza di critiche e di controlli politici, gli vennero rimproverati con ragione. Erano, in certo modo, il risvolto delle sue qualit√†, le conseguenze negative del suo carattere, della sua tenacia. Ma, quale che possa essere il giudi¬≠zio che si voglia dare di que¬≠sto generale, una cosa √® certa: i responsabili di Caporetto fu¬≠rono pi√Ļ d’uno, mentre dai ¬ęComitati segreti sulla condotta della guerra¬Ľ che il segretariato generale della Camera pubbli¬≠ca in una chiara edizione, fornita di brevi ed utili note, po¬≠trebbe sembrare che il respon¬≠sabile fosse uno solo.
Come bisogna anche ricono¬≠scere che la polemica fra i ge¬≠nerali, i quali accusavano il fronte interno di avere conta¬≠giato l’esercito combattente col disfattismo, e i politici, pronti a indicare negli indiscutibili er¬≠rori militari l’unico motivo del¬≠la sconfitta, non pu√≤ essere ri¬≠solta in modo netto dando tut¬≠ta la ragione agli uni e tutto il torto agli altri, o viceversa. Nella tesi del disfattismo inter¬≠no, c’√® qualcosa di vero, e non √® possibile negare che l’esercito venne sorpreso e battuto mentre era schierato in una pericolosa posizione offensiva da un attacco che pure era stato previsto.
I parlamentari, i ministri non potevano ragionare con la tran¬≠quillit√† che invece si deve chie¬≠dere a chi osserva le cose dopo cinquant’anni, i dibattiti, quel¬≠li del giugno 1917, quando gi√† un’inquietudine profonda agita¬≠va gli spiriti e riempiva d’ansia i patrioti, ma soprattutto gli al¬≠tri del dicembre, dopo la scon¬≠fitta, sono agitati e drammati¬≠ci. Ne abbiamo gi√† riferito, gior¬≠ni fa, le parti pi√Ļ interessanti. Bisogna sempre avvertire, quan¬≠do si leggono documenti come questi, oppure diari, rapporti di¬≠plomatici, cronache immediate, che non si tratta di storia, ma soltanto di materiale grezzo per la storia, dove le inesattezze, qualche volta volute, pi√Ļ spes¬≠so frutto di ignoranza dei fatti o di precipitazione passionale nel valutare e giudicare, sono frequenti e inevitabili, perfino grossolane e sorprendenti.
Mi fermer√≤, come esempio, su un episodio. Alcuni deputati, e specialmente il socialista indi¬≠pendente De Felice Giuffrida, vedono spie e complotti dap¬≠pertutto, e denunciano freneti¬≠camente le pretese debolezze del governo e della polizia. Un funzionario viene accusato di ave¬≠re scritto di mettersi a disposizione di ¬ęsua eccellenza Conrad¬Ľ (il generalissimo austria¬≠co), mentre si tratta di un er¬≠rore di lettura: egli ha dichia¬≠rato di essere a disposizione di ¬ęsua eccellenza il comandante¬Ľ del corpo d’armata. Le mogli austriache o tedesche di perso¬≠naggi italiani, come la vedova del generale Pollio, capo di sta¬≠to maggiore prima di Cadorna, non hanno pace: in ogni loro parola o gesto si sospettano il tradimento, lo spionaggio.

Orgoglio nazionale

Anche i giudizi sulle opera¬≠zioni sono spesso approssimati¬≠vi e generici. Si credeva che l’Italia potesse fare fin dall’ini¬≠zio quello che potenze militari assai pi√Ļ forti di noi per risor¬≠se, addestramento e spirito guerriero, non erano riuscite a fare, e cio√® decidere la guerra con qualche manovra napoleo¬≠nica. Oppure si immaginava che lo sforzo dovesse durare anni ancora, mentre la vittoria era gi√† vicina. Nulla di sorprenden¬≠te, in fondo. I contemporanei non vedono che le cose sotto i loro occhi, e anche di fronte a queste cose oscillano fra entu¬≠siasmi e depressioni ugualmen¬≠te esagerati.
Quando si √® detto tutto que¬≠sto, bisogna aggiungere che la classe dirigente di allora non esce diminuita dalla rivelazione dei verbali delle sedute segre¬≠te. C’√® molto patriottismo, an¬≠che negli uomini di sinistra, anche tra i socialisti ufficiali e i giolittiani, che erano stati contrari alla guerra. C’√® un orgoglio nazionale che discende dal Risorgimento e che rag¬≠giunge in quella guerra il pun¬≠to pi√Ļ alto. Nessuno che si mostri apertamente incline alla re¬≠sa (sarebbe stato un disastro, anche dal punto di vista mate¬≠riale: tagliata fuori dai riforni¬≠menti oceanici l’Italia avrebbe rischiato di morire di fame). Nessuno che chieda di abban¬≠donare gli alleati, anche se il patto dell’intervento, il patto di Londra, era stato stipulato al di fuori del Parlamento e venne conosciuto soltanto per la rive¬≠lazione che i bolscevichi ne fe¬≠cero. Nonostante gli isterismi, una virile risolutezza. Nono¬≠stante il giusto sdegno per le perdite eccessive, una disposi¬≠zione ad accettare i sacrifici necessari. Hanno ragione, for¬≠se, quelli che giudicano il no¬≠stro intervento del 1915 come un errore. Ma hanno torto, cer¬≠tamente, quelli che svalutano la prova sostenuta dal Paese, le virt√Ļ e le forze allora dispie¬≠gate.
Non mi sembra che da que¬≠sta interessante pubblicazione risultino circostanze nuove di grande importanza. Le sedute segrete del 1917 erano note, in parte, per indiscrezioni di varia origine, e specialmente per quelle contenute nelle lettere che il corrispondente della Stampa scrisse al suo direttore, Frassati, e che vennero pubblicate in Dalle carte di Giovanni Giolitti (Milano, 1962). Ma i testi ades¬≠so stampati dalla Camera, che consistono nei verbali redatti dai deputati segretari, essendo assenti, per maggiore riservatez¬≠za, tutti i funzionar! e gli ste¬≠nografi, danno quello che i re¬≠soconti indiretti non potevano dare; l’aria del tempo e il ri¬≠flesso immediato degli avveni¬≠menti. Non sfugge al lettore, per esempio, un fatto veramen¬≠te caratteristico. Il presidente del Consiglio, nel giugno 1917, era il vecchio e stanco Boselli; una scelta assurda per un periodo cos√¨ difficile. Nel di¬≠cembre 1917 il suo posto era stato preso da Orlando. Ebbe¬≠ne, Boselli, quasi non apri boc¬≠ca durante le sedute segrete di giugno, mentre Orlando intervenne ampiamente nel dicem¬≠bre (e anche nel giugno, come ministro dell’interno).
Non rimane, oramai, che un’ultima scoperta da fare su Caporetto: quella delle pagine dell’inchiesta parlamentare che compromettevano Badoglio e che Orlando, si afferma, fece ritirare. Se esistono ancora, e se ne pu√≤ dubitare, dovrebbero venir fuori con la narrazione dell’Ufficio storico dello stato maggiore, che si fa aspettare da quasi mezzo secolo. Di Ba¬≠doglio nelle sedute del dicem¬≠bre 1917 non affiora neppure il nome. Cos√¨ grande, a volte, √® l’ignoranza dei contemporanei.

 

 


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Luglio 2008 @ 23:03

    La Storia spesso subisce delle manipolazioni volute da chi ha “pi√Ļ peso politico” e non al momento. Per quanto riguarda Cadorna, pur avendo egli stesso commesso alcuni errori, non fu certamente il solo responsabile della disfatta di Caporetto. Anzi! Ma pag√≤ in prima persona. Sembra che Cadorna fosse boicottato dalle stesse autorit√† militari e che la sua apparteneza cattolica non fosse ben vista da pi√Ļ parti laiciste e massoniche. Sarebbe opportuno aprire un dibattito in tal senso, per dare agli avvenimenti di quel momento un lettura pi√Ļ chiara ed obiettiva possibile.
    Interessantissimi questi articoli, Bartolomeo!
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Luglio 2008 @ 23:44

    Gian Gabriele, passo molte ore nella rilettura di pagine conservate nel mio piccolo archivio, e sono quindi contento quando riscontro che la scelta di riportarle alla luce dopo tanti anni è condivisa. Grazie.

    Vedrai, ci saranno tante altre cose interessanti. Questo lavoro mi terrà occupato forse per due o tre anni, ma spero che quanto sarò riuscito a riversare sulla rivista, resti a disposizione per la utilità di molti.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Luglio 2008 @ 23:52

    Gi√† fin d’ora dobbiamo esserti grati per questo tuo straordinario impegno e per la ottima riuscita del progetto.
    Un abbraccio affettuoso
    Gian Gabriele

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