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STORIA: SCRITTORI DI GUERRA LUCCHESI: Autori Vari: “La Resistenza in Lucchesia”

10 Giugno 2019

di Bartolomeo Di Monaco

(Ho ripreso una mia lettura del 5 ottobre 2003 e la ripropongo nello stesso contesto di allora, per dare una coloritura diversificata a questa raccolta. Devo confessare, però, che non ricordo il nome di quell’esordiente lucchese cui accenno all’inizio; di ciò mi scuso con l’autrice e con il lettore).

Il libro dell’esordiente scrittrice lucchese, lo comincio domani, lunedì – mi sono detto stamattina.
Però, il tempo fuori non era granché; nuvole nere e un vento in ascesa non ispiravano niente di buono, sicché rientro in casa e vado a frugare tra i libri. Ce ne sono di quelli che attendono lì da anni, si son fatti vecchi come me. Mi suscitano un senso di colpa. Prendo la scaletta e vado a frugare nella zona destinata ai libri sulla mia terra, la Lucchesia. Ce ne sono di vecchi e incanutiti anche lì, che un tempo furono fascinosi e gagliardi. Ora mostrano le grinze dell’età in copertina e tra le pagine ingiallite. Me ne viene sotto gli occhi uno che pare avere un brillìo diverso dagli altri: “La Resistenza in Lucchesia”, stampato da La Nuova Italia nell’aprile del 1965, nella collana Quaderni del Ponte. Sempre in piedi sulla scaletta, lo apro, lo    sfoglio. Ha l’odore, anzi il profumo, dell’antico. Mi rendo conto che sono racconti e cronache del periodo della Resistenza come si manifestò a Lucca in particolare dopo l’8 settembre 1943. Sfoglio, leggo alcune delle firme, e resto strabiliato dell’importanza di questo libro nascosto e umile: Guglielmo Petroni, Marcello Venturi, Arrigo Benedetti, Augusto Mancini, Leone Sbrana, Mario Tobino, Manlio Cancogni, Silvio Micheli, Felice Del Beccaro, e altri meno noti, vi portano le loro testimonianze.

Chissà se la mia amica Daniela Marcheschi, docente all’Università di Perugia, che l’altro giorno stava correggendo le bozze di un secondo volume che sta curando sugli scritti di Felice Del Beccaro conosce il testo qui pubblicato: “Prigionia di una notte”. Ma come faccio a telefonarle ora che il suo libro ormai è pronto per la tipografia? Ci vedremo il quattro novembre. Glielo dirò in quell’occasione. Poi si vedrà, se merito una reprimenda.

Di Silvio Micheli, lo scrittore versiliese che vinse il Premio Viareggio con “Pane duro”, non ero mai riuscito a trovare niente. Ero sempre attratto dalla curiosità di conoscere il suo modo di scrivere.

Mentre le raffiche di vento, intanto, si fanno più intense e scuotono pericolosamente le coperture in vetroresina della tettoia, dove rimetto le auto, mi trovo ora seduto vicino alla finestra di camera mia e leggo “Le pietre rosse”, proprio di Micheli. Scrittura sanguigna, la sua, come quella degli scrittori lucchesi, e versiliesi in particolare. Mi piace, scorro volentieri il suo racconto. Parla della sua esperienza a Balbano. dove uno zio era sorvegliante della ferrovia. Abitavano vicino alla galleria che tante volte ho attraversato in treno, e che ultimamente ho fatto conoscere al mio nipotino Lorenzo, che non vede l’ora, quando siamo in treno diretti a Viareggio, di arrivare al momento in cui si accendono le luci dello scompartimento e si entra nel tunnel. Durante l’attraversamento sta con gli occhi fissi al buio del finestrino e solo ogni tanto, seduto di fronte a me, mi guarda tra curiosità e timore.

La prossima volta che ci tornerò, mi ricorderò di Silvio Micheli che da ragazzo lì si affacciava nascosto in mezzo ai pruni, e spesso, tornato a casa dello zio, lo vedeva rientrare sanguinante, perché bastonato dai fascisti.

Quando arrivo a leggere Manlio Cancogni, le raffiche di vento hanno scoperchiato parte della tettoia, le lastre sono volate nel campo. L’avevo detto, un mese fa, quando avevo rinnovato la struttura, all’artigiano. Vedi di rinforzarla bene, quello è il lato del mare e quando soffia il vento, non ci vuole niente a far schizzar via le lastre.

Mi aveva risposto: Nemmeno un ciclone le smuove.

Si è visto. L’ho cercato a casa, ma non c’è. Il telefonino è in ricarica, mi ha detto la moglie, che non sa dove andarlo a pescare. Mi farà telefonare appena rientra a casa. Ancora non lo ha fatto. Il vento intanto si è placato, ma se ripiglia, son guai, immagino, e chissà se domattina la tettoia è ancora in piedi!

Le pagine di Cancogni sono dedicate alla grande tragedia di Sant’Anna di Stazzema. Pur avendo letto tanto su quell’eccidio, non avevo mai conosciuto il ricordo che ne fa questo ormai anziano scrittore, animatore per anni della cultura in Versilia.

Se non lo avete letto, andate a cercare il libro, andate a leggerlo in biblioteca. Non è possibile credere che siano accaduti i fatti crudi che vi sono raccontati. Se sapessi lavorarci, con il mio scanner, vi riprodurrei qui l’intero racconto che ha il titolo: “S. Anna di Versilia”.

Vi trascrivo questo brano: “I bambini, con i loro teneri corpi sembrava che eccitassero in maniera speciale quella libidine pazza di distruzione. Le S.S. fracassavano loro il capo con il calcio della pistol-machine, e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccavano ai muri delle case. Ne misero sette nel forno preparato quella mattina per il pane e ve li lasciarono cuocere.”.

Infine, ho incontrato la prosa rapsodica, così familiare, di Mario Tobino: “Tocco di chitarra per Scipione”, in cui ricorda la figura di un uomo che non si piegò al fascismo. Conclude Tobino “Che importa se ora, vecchio, ancora vivo al manicomio di Lucca e sulle dita di una mano sì e no riesco a contare gli amici che posseggo? Mi avete insegnato a essere allegro, non temere il carcere, ascoltare la coscienza, essere umile, e, se provocato, fino ad ora ho detto il sangue che mi corre per il cuore.”.

Quando si accinge a ricordare la figura di Scipione, gli nasce questa frase, che più bella non si può: “Forse io ho ancora coagulato nel cuore un odio e non ho poesia da sciogliere la figura di Scipione in buone parole.”.

Miracolo! Nel frattempo è venuto l’artigiano ed insieme abbiamo esaminato il mezzo disastro provocato dal vento.

Mi ha promesso che domani o al massimo dopo domani provvederà a riparare. Dobbiamo credergli?


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart