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TEATRO: I MAESTRI: Anna Magnani fa senza autore (un esangue Anouilh)

14 Maggio 2015

di Mario Raimondo
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 1, gioved√¨ 5 gennaio 1967]

Stagione di Medee, questa. Lau¬≠ra Adani si √® appena porta¬≠ta via dal palcoscenico del¬≠la Cometala Medea di Corrado Al¬≠varo ‚ÄĒ tutta impastata di dolore e di amore, di umano senso della persecuzione e di ansiosa vocazio¬≠ne al focolare, ‚ÄĒ che Anna Ma¬≠gnani conduce sulla scena del Qui¬≠rino la Medea di Jean Anouilh, lu¬≠cida e torbida, legata al suo Giaso¬≠ne con i vincoli complicati del ses¬≠so e del cervello.

Sono casi, comunque, che non vanno sopravvalutati. Voglio dire che sarebbe abbastanza stolto con¬≠cludere da questo incontro di Me¬≠dee che una qualche necessit√† se¬≠greta lo abbia prodotto e che dob¬≠biamo, oggi, scoprirne il segno. Per quella di Alvaro, si trattava evi¬≠dentemente di una scelta giusta nel contesto dell‚Äôopera di uno scrit¬≠tore che il teatro italiano tardava a ritrovare; per quello di Anouilh era un appuntamento lungamente differito di una attrice con un per¬≠sonaggio che naturalmente l‚Äôattira¬≠va, per la forza del mito rappre¬≠sentante assai pi√Ļ. certamente, che non per le parole da cui √® definito.

Ma lasciamo i confronti, che so¬≠no inutili e fastidiosi, e restiamo alla nostra occasione odierna, che √® la Medea di Anouilh: e di Anna Magnani. Sono portato, come ve¬≠dete, a distinguere. E devo dire su¬≠bito che l’eroina di Anouilh mi √®¬†assolutamente, completamente, in¬≠differente: non amo il suo verbo¬≠so atteggiarsi nei confronti del de¬≠stino, o della vita o della esisten¬≠za ‚ÄĒ si tratta di scegliere, ed √® fa¬≠cile scegliere in ogni caso la paro¬≠la giusta, data l’ambiguit√† dei suo autore. Non amo i lunghi discorsi di Giasone, povero eroe, vittima della normalit√†, alle prese con quel¬≠lo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† che gli tocca chiamare ¬ę il nulla assurdo ¬Ľ. Mi infastidisce il buon senso dettato dalla vecchiaia e dal¬≠la stanchezza in cui si rotola il buon Creonte, re alle soglie della pensione. Detesto il luogo comune atrocemente offensivo della nutri¬≠ce e del soldato che aspirano sol¬≠tanto a campare la giornata e a passare la stagione.

E come Jean Anouilh, con in¬≠gredienti di questo genere alla ba¬≠se delle sue storie, sia riuscito a farsi assumere ‚ÄĒ sia pare per un tempo limitato ‚ÄĒ nella pattuglia dei drammaturghi dell‚Äôesistenziali¬≠smo, continua a restare, per me, un mistero insondabile.

Ma la Medea di Anna Magnani ha poco a che vedere con questa eroina gonfia di parole e di angoscie intellettuali. Rendiamo omag¬≠gio ad una attrice straordinaria: Anna Magnani ha preso il dramma di Anouilh e se lo √® macinato con la mola di una personalit√† emozio¬≠nante, di un volto indimenticabi¬≠le, di una presenza inimitabile. La Medea esangue e torbida pensata da Anouilh, Anna Magnani se l‚Äô√® ingoiata per restituire una donna tutta sangue, cuore, amore e dolo¬≠re. Sul palcoscenico vive una crea¬≠tura che √® parente di quella scrit¬≠ta dall’autore soltanto nei dati ana¬≠grafici: nome, cognome, paternit√† e condizione.

C‚Äô√® da scandalizzarsi per questo? Al contrario. 11 teatro vive anche di questa capacit√† dell‚Äôinterprete di travolgere Io scrittore, dando¬≠gli il sangue che gli manca, la ve¬≠rit√†, la vita e l‚Äôumanit√† che egli ha invano cercato di rappresentare. Se non fosse cos√¨, che galleria noiosa e improbabile di ritratti d‚Äôautore sarebbe la storia del tea¬≠tro; che invece √®, con buona pace dei pedanti, anche storia di istrioni capaci di inventare sulla scena ve¬≠rit√† sfolgoranti di vita quando sul¬≠la pagina non si rintracciano se non pallide celebrazioni dell’intel¬≠letto. Anna Magnani √® di questa razza di interpreti. Non sono nep¬≠pure ben sicuro che oltre la sua stupefacente aggressivit√† fisica ed emozionale, abbia particolari pos¬≠sibilit√† di disegno e di invenzione dei personaggi; se le ha, comun¬≠que, sono un di pi√Ļ. Non le servo¬≠no. Le basta accostarsi alla ragio¬≠ne prima dell‚Äôinterpretazione e dar¬≠si al pubblico, con quel volto dise¬≠gnato dalla condizione di vivere, con quella voce incisa sul solco di un perenne turbamento interiore, con quella figura dura e tesa. Al¬≠lora le platee si muovono con lei verso la stessa commozione. Per questo Anna Magnani √® quello che √®, nel cuore del pubblico di tutto il mondo.

Cos√¨ c‚Äô√® riuscita anche questa volta. Aveva superato, con La lu¬≠pa, l’estetismo fastidioso della reg√¨a di Zeffirelli; ha vinto, con Me¬≠dea, la freddezza dello spettacolo pensato da Giancarlo Menotti sulle scene enfatiche di Rouben Ter Arutanian. Le √® stato facile, allora co¬≠me oggi: le √® bastato ricorrere al¬≠la vibrazione profonda di una in¬≠sopprimibile umanit√†. Ma vi par poco? Gli altri attori scolorano, al suo fianco: Fosco Giachetti, diven¬≠ta un Creonte ¬ę gigante buono ¬Ľ; Cesarina Gheraldi una nutrice pe¬≠tulante; Osvaldo Ruggeri un Gia¬≠sone soltanto prestante (bisogna avvertirlo, Ruggeri, del rischio che corre di vedersi affidato sempre di pi√Ļ, e soltanto, ad una pur singo¬≠lare presenza fisica).

C’è davvero soltanto lei, Anna Magnani, a dipanare la vicenda di una eroina che vive oltre le paro­le che dice, in una dimensione au­tentica di rabbia e di dolore per un amore perduto. E le riesce per­sino questo, di dare un cuore ad Anouilh.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart