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Un dovere criticare Napolitano

26 Novembre 2013

Ormai diventa sempre più necessario distinguere il palazzo del quirinale dal suo inquilino. Il palazzo del quirinale (che scrivo con la lettera minuscola come faccio con altre istituzioni infettate dai suoi inquilini) è il palazzo da cui si vigila sul mantenimento della democrazia e della libertà del nostro Paese e non è un caso che vi sventola il tricolore che le rappresenta.

Può l’uomo di Budapest vivere ed essere rispettato nel palazzo su cui sventola il nostro tricolore conquistato a caro prezzo con il sangue dei cittadini morti per la democrazia e la libertà? No. È tempo di porre fine ad una tale ipocrisia. La maschera di cera di Napolitano è caduta e si è sciolta a causa della sua acribia da ex comunista nei confronti dei fenomeni democratici. Oggi, dopo aver fatto distruggere i nastri che avrebbero potuto dirci la verità sulle sue conversazioni con l’imputato Nicola Mancino circa la trattativa (accertata da una sentenza della magistratura fiorentina) tra lo Stato e la mafia, si rifiuta di andare a testimoniare a Palermo, dichiarando in una semplice ed ipocrita lettera che la sua testimonianza sarebbe inutile, poiché egli non sa nulla. Ciò che non è consentito di fare a nessun altro cittadino e voglio sperare non sia consentito nemmeno al capo dello Stato.

Maneggiatore di due governi catastrofici per il nostro Paese, restio a considerare la sovranità popolare come unica dirimente dei nodi politici che stanno paralizzando il Paese, interferisce senza alcun pudore nella vita degli stessi partiti, non rifuggendo perfino da minacce velate nei confronti di quelli non graditi.

Ieri gli ha risposto a tono Alessandro Sallusti, un uomo di cui va lodato il coraggio, e che tanti cittadini dovrebbero cominciare ad imitare. Ed oggi un articolo di uno dei migliori editorialisti, Arturo Diaconale, apre squarci assai inquietanti su ciò che accaduto in Italia a partire dal 2010, su cui gli italiani dovrebbero interrogarsi. Non abbiamo bisogno di colombe ma di falchi, e meglio ancora di aquile che non temano l’usbergo insano dietro il quale si rifugiano i cosiddetti uomini delle istituzioni, che altro non sono che i fedifraghi della democrazia e della libertà.

Ieri un’altra donna di cui c’è bisogno per riconquistare la democrazia e la libertà, Michaela Biancofiore, ha definito Alfano un ruffiano. Anch’io mi sono fatto questa idea, soprattutto pensando a ciò che dichiarò qualche giorno fa, ossia che il suo nuovo partito, il NCD, non avrebbe accettato che fosse posta la fiducia sulla legge di stabilità. E sapete già che oggi sarà posta ala fiducia proprio sulla legge di stabilità. Dove sia finito Alfano non lo sa nessuno. O meglio, è stato ridotto da Enrico Letta al silenzio e alla condizione di suo giullare. Non si farà vedere né sentire, se non per lodare la saggezza del presidente del consiglio.

Si può essere governati da Napolitano che si crede di essere il sovrano assoluto, da Enrico Letta, il temporeggiatore, da Alfano il ruffiano?
È questo lo Stato che ci meritiamo, e che ora, grazie ai suoi avidi governanti, si è inventato lo IUC (ma che acronimo!) per scaricare sui cittadini un’altra badilata di tasse?
Ci hanno rubato la prossima tredicesima, senza che essi abbiano rinunciato a nessuno dei loro privilegi. Dai dati apparsi qualche tempo fa, Napolitano appare addirittura l’uomo che – senza aver fatto altri mestieri – più ha guadagnato dalla politica (e si tratta di milionate di euro).
Ci vuole una nuova Norimberga. Quando ci si muoverà per insediare il tribunale dei Giusti?

Napolitano, e così gli altri ricchi politici, devono restituire il frutto dei loro privilegi al popolo, devono vivere come campano tutti gli altri cittadini. La politica deve recuperare il significato originario di servizio e non di lauta professione arrotondata da privilegi e corruttele.
L’Italia, proprio per la profondità del suo degrado, deve creare in questo XXI secolo una tale rivoluzionaria novità di giustizia . Deve costringere tutte le democrazie a tornare al principio del servizio che chi può e chi vuole dà ai suoi concittadini, senza ricavare niente per sé, se non l’onore della propria disponibilità e del proprio sacrificio. Un tale onore vale molto di più del denaro indegnamente sottratto ai poveri.
Salvo eccezioni, che sicuramente ci sono, i politici di casa nostra devono vergognarsi ed essere segnati a dito dai cittadini dovunque si presentino. Sono ruffiani, fedifraghi, e rubano al popolo.

Mi aspetto, prima di chiudere gli occhi per sempre, che il popolo si ribelli e si riscatti. Mettete in gabbia le infide colombe e affidatevi ai falchi.
Ogni tempo ha i suoi protagonisti, ed oggi, coloro che possono dare al nostro tricolore il valore che gli diedero con il sangue i nostri predecessori, sono i falchi. Ricordiamoci che anch’essi lo furono, ed è grazie ai falchi del Risorgimento e della Resistenza che abbiamo ottenuto l’unità d’Italia e la libertà.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart