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LETTERATURA: Un libro per cominciare bene

6 Settembre 2007

di Rosanna Rota

Non date retta alla quarta di copertina, che la avvicina a Starnone e Mastrocola: Antonella Landi è La Profe, l’unica e vera, almeno per tutto il popolo della rete, fra cui è popolarissima.

Non ha né la totale autoironia di Starnone, né la totale incapacità di autoironia della Mastrocola: La Profe è dotata di un sano egocentrismo che la rende comicamente sincera, appassionata, innamorata dei suoi studenti perché è innamorata della vita. Non cita mai pedagogisti famosi, ma conosce a fondo i suoi ragazzini, ce li presenta in tutta la loro sana vitalità. Qualcuno le rimprovera un’incresciosa tendenza, tutta toscana, all’uso delle “parolacce”. Ma io preferisco una profe che ai suoi studenti dà del “bischero”, sorridendo, ad altre che danno del “cretino”, e seriamente. Lei non manca mai di rispetto ai suoi studenti, li tratta anzi come piccoli adulti, ottenendone in cambio lo stesso rispetto e la stessa simpatia.

L’ho conosciuta (virtualmente) un paio d’anni fa, in rete, quando il suo blog era ancora color viola fiorentina e non dominato da quell’immagine della Pucca che La Profe si è scelta come alter ego un po’ beffardo. L’ho amata subito, mi sono rispecchiata in lei, nonostante la differenza generazionale (perché io ho qualche annetto in più, purtroppo), e l’ho frequentata regolarmente perché sa presentare con garbo e vivacità la vita quotidiana di un’insegnante, anche quando racconta i suoi fatti privati, deiezioni comprese. Insomma, La Profe riesce a farti ridere o piangere quando lei ride o piange, perché ci senti sotto la sincerità dei suoi sentimenti e la passione per il suo lavoro.

Passare da un blog ad un libro non è un fatto automatico: non a tutti l’operazione riesce bene. Ma La Profe ha una scrittura particolare giĂ  nel blog: non ti ammorba con lunghi sfoghi intimistici, preferisce il post breve, secco e fulminante, oppure il racconto piano di fatti e ricordi. Lo stesso stile, trasferito in un libro, si è agevolmente adattato alla scansione piĂą logica per chi parla della scuola: primo quadrimestre, secondo quadrimestre. Il racconto di un anno scolastico, con tante piccole digressioni fatte di ricordi e di opinioni. Qualche esempio? “Mai per ripiego” (riferito alla carriera dell’insegnante), “Libridine”, “Il sesso confuso degli studenti”… fino ad arrivare all’ormai famoso “Del professore che non tromba e altre confidenze”, in cui La Profe rivela argutamente il motivo dell’insoddisfazione di tanta parte del corpo docente.

Mi sono trovata male soltanto con i nomi dei personaggi, perchĂ© nel testo sono stati tutti cambiati per rispetto della privacy… fortuna che i soprannomi sono gli stessi o quasi, così si ritrovano Errhemoscia, Bellicapelli, Cecino, Mestruata e Ancoranò, fino ad arrivare a lui, l’Impavido, il simbolo dello spirito critico e libero, il ragazzino che gli adulti odiano perchĂ© non sanno dominarlo e che La Profe ama di amore orgoglioso. Sospetto che lo ami soprattutto perchĂ© anche lei è uno spirito critico e libero: come definire altrimenti una che si è tolta la soddisfazione di dire “no, grazie” a Maurizio Costanzo?


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Bart