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VARIE: 20 gennaio 2020. Il giorno dell’Apocalisse?

11 Gennaio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Perché la riunione della Commissione che dovrà decidere sulla processabilità di Salvini, prevista per il 20 gennaio prossimo, non può e non deve essere rinviata a dopo le elezioni regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria.

Perché si tratterebbe di uno sfrontato gesto di strafottenza e di vigliaccheria che l’attuale maggioranza mostrerebbe al Paese, infangando (non è la prima volta, il rifiuto di andare alle elezioni è l’altro esempio) la dignità della Politica.

La riunione è stata fissata da tempo, quando già si conosceva la data delle due importanti elezioni regionali. Dunque la Politica aveva deciso. Per tutto questo tempo la decisione che avrebbe assunto detta Commissione era incerta, molte le probabilità del sì al processo, ma qualche no rimaneva appeso al pronostico, poiché il partito di Renzi, Italia Viva, determinante, si mostrava indeciso (voleva esaminare prima le carte).

Ad un certo punto, Renzi ha deciso di votare per la processabilità di Salvini schierandosi con i partiti di maggioranza che si erano già espressi per il sì: PD. M5Stelle e Leu. Perciò l’esito della votazione è ormai scontato e si autorizzerà la magistratura a processare l’ex ministro degli Interni.

Ma in questo lasso di tempo che cosa è successo? Che la Lega e con lei il centrodestra (in particolare FdI, il partito di Giorgia Meloni) si è avvicinata, secondo i sondaggi, alla soglia straordinaria del 50% dei voti in caso di elezioni anticipate. Stesso andamento anche per le elezioni regionali, in specie, quella dell’Emilia Romagna, dove la candidata Borgonzoni, del centrodestra, è riuscita ad affiancare, quasi, Bonaccini, il governatore uscente di centrosinistra.
Sarà, così, una manciata appena di indecisi, a decidere chi sarà il nuovo governatore della regione.

E allora?

Allora è che la ormai scontata votazione a favore del processo a Salvini (che dovrà, comunque, avere anche l’avallo dell’Aula del Senato) potrebbe (e quasi sicuramente sarà così, per la popolarità che gode Salvini presso l’elettorato) favorire il centrodestra e consentirgli di vincere il confronto regionale (e più tardi, nazionale), con uno scacco matto per il centrosinistra, dalle conseguenze imprevedibili, ma tutte negative.

Così, si decide di avviare, con qualsiasi pretesto si abbia sottomano, il tentativo di evitare il confronto con la reazione dell’elettorato, prevista come negativa, precludendogli di esprimere il proprio parere contro la decisione della maggioranza di governo di consegnare Salvini ad una magistratura ritenuta politica e di parte.

Dunque -ha pensato la maggioranza – meglio cambiare subito le regole della corsa, anche se essa è già cominciata. Che è un’azione irregolare, scorretta e antidemocratica, tipico segnale di una condizione di paura e di vigliaccheria.

Questo rozzo e vergognoso tentativo non può passare. La data fu stabilità in tempi non sospetti e deve restare tale. L’attuale maggioranza deve aver il coraggio delle proprie azioni e metterci la faccia, qualunque accidente accada.

Non sarebbe un ominicchio, altrimenti, ma un quaquaraquà.
E i quaquaraquà non possono e non devono governare il nostro Paese.


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Bart