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VARIE: Bella ciao

5 Dicembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

“La incide anche Yves Montand, ma la fortuna arriderà più tardi a questa canzone oggi conosciuta come inno partigiano per antonomasia.” (qui).

In questi giorni appare una foto in cui membri dell’Euro gruppo, tra cui Paolo Gentiloni, cantano all’interno del Palazzo di Bruxelles la bella e famosa canzone “Bella ciao”, ormai diventata l’inno universale della guerra partigiana.

La cantano anche le ‘sardine’ nelle loro manifestazioni pacifiche.

Si può fare? Certo. Si può fare tutto in democrazia, ma attenzione. In quello che si fa, ci sono sempre un significato ed uno scopo.

Se utilizziamo Bella ciao per dire che in Europa e in Italia non c’è la democrazia e avanza il nazifascismo si sbaglia e si dà ad alcune minoranze, sparse un po’ dovunque, un risalto che non meritano. Sono fenomeni altalenanti e che si presentano con maggiore intensità in presenza di lunghe e profonde crisi economiche come quelle che il nostro continente sta subendo da anni.

La mancanza di lavoro, infatti, l’estendersi della povertà, l’egoismo che ne deriva ne sono gli elementi scatenanti. Essi possono essere quietati e ridotti ai minimi termini (non potranno mai scomparire) solo se la politica saprà fare il suo mestiere.
Tanto in Italia che in Europa c’è carenza di classe dirigente. È un dato di fatto.

In UE prevalgono gli egoismi degli Stati più potenti economicamente, anche se presentano pur essi difficoltà, come Germania e Francia, i quali, in una situazione di difficoltà generalizzate, si adoperano per aiutare il proprio Paese e, dunque, generando attriti e rivolte nei cittadini più sfortunati. E queste rivolte non sono naziste o fasciste, ma ribellioni ad un potere che non è democraticamente esercitato e diffuso, e perciò inducono a considerare la democrazia come una idealità carente che non funziona e non potrà mai funzionare, e che perciò la si deve combattere con un potere contrario, che la escluda. Infatti, quando la democrazia dà un pessimo esempio di sé, viene da varie parti respinta.

In Italia, le motivazioni sono identiche. Anche da noi una classe politica inefficiente, subdola, e non in grado di farsi valere verso i Paesi più forti della UE, alimenta l’avversione contro una struttura sovranazionale che si pone in contrasto con noi e, con un rigido controllo delle nostre politiche espansive, di fatto ne ostacola lo sviluppo. Da qui la diffidenza verso la UE che, però, non si è ancora trasformata in una Italexit, che sarebbe, peraltro, impossibile per noi (è stata già difficile per la potente Gran Bretagna).
Di conseguenza, in una situazione di così grave debolezza nel confronto europeo, cresce la disapprovazione dell’operato dei governi che si stanno succedendo in questi ultimi tempi, e in particolare di quelli che non hanno saputo e non sanno imporre la propria volontà allo strapotere della Germania e della Francia.
Chi, come la Lega, cerca di farlo, incontra il consenso di una gran parte dell’elettorato. Il tentativo di demonizzare la Lega tacciandola di fomentare sentimenti fascisti, razzisti, antisemiti e quant’altro, non fa, in questo momento, che accrescerne la forza, in quanto percepito come un partito che, insieme con Fd’Italia di Giorgia Meloni, e al contrario degli altri, tenti di dare forte rappresentatività e voce al nostro Paese. Ciò non è fascismo né razzismo né antisemitismo né altro di simile.

Cantare Bella ciao, in questo contesto, assume il significato sbagliato di una sfida a questa parte degli elettori. Un celebre canto di libertà viene interpretato come strumento per togliere la libertà al pensiero diverso e pur sempre democratico.
Quando, ad esempio, le ‘sardine’ nelle piazze cantano Bella ciao, per il solo fatto di essersi dichiarate antisalviniane in realtà danno alla canzone il significato che Salvini e la Lega sono nazisti e fascisti. L’utilizzo di un canto diventato simbolo della Resistenza, anche se durante la Resistenza, come leggerete nella storia di questa canzone, non è mai stata cantata (si tratta di un canto delle mondine, le cui parole sono state modificate per costruire un canto della Resistenza), ha questa indiscutibile motivazione.

Così accade che sia in Europa che in Italia si fa diventare divisiva questa bella canzone, ma, paradossalmente, non tra democratici e nazifascisti, bensì all’interno dei democratici stessi, così che si ripetono gli errori che caratterizzarono gli anni a ridosso della Seconda guerra mondiale, allorché si cercò di dividere, all’interno degli stessi partigiani, quelli buoni (impegnati a realizzare il passaggio dell’Italia all’orbita sovietica) e quelli cattivi (tutti gli altri), molti dei quali furono eliminati con l’assassinio.
Stiamo dunque attenti a non ripetere una delle pagine divisive più brutte della nostra storia.

L’UE ha il grandioso e incomparabile “Inno alla gioia” di Beethoven come inno ufficiale. Canti quello. L’Italia ha l’Inno di Mameli, meno bello, ma pur sempre l’inno unitario del nostro Paese. Lo si canti anche quello, senza vergognarsene. L’Inno di Mameli ha resistito a coloro che volevano sostituirlo con l’aria celebre del “Nabucco”, ‘Va’ pensiero’ di Verdi. Resisterà anche a chi cerca di sostituirlo con Bella ciao.


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Bart