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VARIE: La prigionia di Craxi

10 Agosto 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Chi ha visto il bel film di Gianni Amelio, “Hammamet”, ha avuto modo di riflettere, alla luce di ciò che ancora oggi succede (si veda il caso Salvini, e chi sa se non arriveremo anche ad un caso Meloni), di quanto certa magistratura sia uscita dal suo ambito e abbia voluto ergersi a direttorio della politica.
Ė presto detto. Che i partiti fossero finanziati illecitamente, nessuno escluso, era cosa ben nota non solo agli addetti ai lavori e ai magistrati. Era un vezzo che si susseguiva dagli inizi della giovane Repubblica. Eppure perché si giunse a Mani Pulite (o Tangentopoli) del 1993? O anche: Perché qualche magistrato si decise a sfruttare il caso di Mario Chiesa (guarda un po’ un socialista), con l’arresto del 17 febbraio 1992?
Si deve tornare appena 3 anni indietro, a quando cioè, caduto da appena 3 giorni il muro di Berlino (9 novembre 1989), il 12 novembre Achille Occhetto decise di cambiar nome al Pci , che assunse quello di Pds, credendo con ciò di dare all’opinione pubblica l’immagine di un partito nuovo lontano dai collegamenti colla maggiore potenza comunista di allora, l’URSS.
Dal 1976 alla segreteria del PSI era salito Craxi che, a differenza di Pietro Nenni, ambiva a distaccarsi dall’ossequio al PCI che finora aveva caratterizzato il socialismo italiano. Dalla personalità forte ed anche irruente, Craxi si stava dimostrando un avversario difficile da dominare sul solo piano politico. Craxi cominciava a signoreggiare su tutti i segretari di partito per la sua determinazione e la sua autorevolezza, riconosciutegli anche in campo internazionale (si ricordi l’episodio di Sigonella). L’Italia, grazie a lui, aveva acquisito maggior prestigio.
Dunque, un avversario tosto, pressoché imbattibile quanto a esuberanza politica e che perciò doveva essere eliminato per altro verso, del tipo resistenziale (il Pci, come è storia ormai, eliminò molti partigiani rivali e autorevoli che potevano essere di ostacolo alla programmata presa dello Potere, che fallì grazie agli USA).
Da tempo nella magistratura (secondo me preparati allo scopo) arrivavano a ricoprire cariche di pubblico ministero e di giudice persone strenuamente allineate con il Pci e con il nuovo Pds.
Così, quale strada migliore che avvalersi di costoro che avevano il privilegio di appartenere ad un organo autonomo dello Stato, su cui la presa dei partiti era pressoché nulla?
Craxi non ebbe scampo, e nonostante la sua coraggiosa denuncia alla Camera dei deputati del 3 luglio 1992 i pm mostrarono di approfittarne per far fuori tutta la dirigenza politica della prima Repubblica, tranne un solo partito, il Pci-Pds, notoriamente finanziato dal PCUS. Si disse che si era arrivati a trovare fin dove era arrivata la valigia con dentro il miliardo dell’imprenditore Raul Gardini, ossia nella sede del Pci-Pds, ma di non essere riusciti a scoprire da chi fosse stata ritirata. Una vera presa in giro, che non fece vergognare quei magistrati. In quel discorso in Parlamento Craxi aveva detto, fra l’altro: “Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”.
Quando uno dei pm dichiarò che avrebbero arrestato Craxi e, se non avesse parlato, avrebbero gettato via la chiave (lo si ricorda nel film), egli capì che erano a caccia soprattutto di lui e quella parte della giustizia inquinata dalla politica non lo avrebbe mollato.
Fuggì in Tunisia. Sapeva che lo avrebbero voluto umiliare davanti agli occhi degli italiani e non volle essere umiliato. Non scappò dalla giustizia, come alcuni ancora si affannano a dire, bensì scappò dalla malagiustizia, e con questa intuizione fu il primo a capire che l’Italia stava cadendo in mano a giudici i quali perseguivano l’obiettivo di ridurre il Parlamento ad un mostriciattolo senza testa e senza gambe.
Gli anni seguenti gli hanno dato ragione, e soltanto i fanatici con il prosciutto sugli occhi non se ne accorgono, nonostante che il caso Craxi non sia rimasto isolato ed ad esso si siano aggiunti altri due casi di grande rilevanza: quello relativo ai processi a Berlusconi e quello relativo ai processi a Salvini.
Quando gli italiani, tutti uniti questa volta, apriranno gli occhi?


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart