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VARIE: LETTERATURA: A Angelo Giammarresi

27 Agosto 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Caro Angelo, ho letto l’ultimo tuo lavoro: “Amazzonia. Comunità indigene e rimedi ancestrali”, che segue l’altro di qualche mese fa “Mapiniki. Storia interattiva della nostra Comunità nativa Ashaninka – Yanesha”, diventato un libro fondamentale per la tua opera di ricerca e di approfondimento.
Sono sempre più convinto che sia questo il lavoro per il quale sei stato chiamato a darci la conoscenza. I tuoi percorsi sono insoliti e originali. Non frequenti cammini già usurati dal consumismo, di quelli che si limitano a dare suggestioni con immagini altisonanti. Il tuo è un percorso discreto e intimo. Vai sui luoghi e ci vivi, mesi e anni, se occorre. Hai la fortuna di conoscere molte lingue, oltre l’italiano (sei nativo della bella Sicilia): lo spagnolo, l’inglese, il francese, e in sovrappiù qualcosa di tedesco. Ciò rende il tuo viaggiare scorrevole e approfondita la tua ricerca.
Ho il privilegio di avere acquistato nei tempi in cui avviavi il tuo lavoro, molti tuoi video in cui hai penetrato itinerari inconsueti e tutti mi hanno sempre affascinato. Trovavo i tuoi filmati unici per originalità e qualità delle immagini. Non ti è mai piaciuto unirti alle mode e al consumismo. Ė perciò evidente che ogni tua uscita mi fa fremere e mi entusiasma.
Ora hai fatto un passo in piĂą. Oltre ai tuoi video, pubblichi anche libri, corredati da belle immagini, in cui, con prosa garbata, ci semplifichi la conoscenza di usanze che si tramandano perfino da millenni, e che stanno per scomparire. Esse hanno trovato in te il loro cantore.
Tutto il tuo lavoro è fatto con entusiasmo, e sei uno degli sconosciuti di questo mondo dell’arte a cui tanti dovrebbero rivolgere l’attenzione per apprendere e conoscere che cosa sia essere un artista deciso, anzi cocciuto, e indipendente.
Anche la tua caparbia libertà è una tua forma d’arte.

Riporto la tua introduzione al libro, che con l’umiltà del dire, svela un grande amore.

“Amazzonia” una semplice parola di poche sillabe capace di suscitare nell’immaginario collettivo di tutti noi sentimenti di fascino e mistero elevati all’ennesima potenza. Ricordi, esperienze, studi, ciascuno ha il suo rapporto e raffronto personale indescrivibile con l’Amazzonia. Se ci sei stato non sarai mai dimentico dei suoi molteplici profumi e degli intricati grovigli etno-botanici; se ne hai sentito o letto racconti sarà la curiosità a non abbandonarti mai ogni volta che riecheggia il suo nome.
In qualsiasi caso, nel pronunciare il lemma Amazzonia diamo immediatamente vita nel nostro inconscio ad un concetto di ambiente unico, inequivocabile, inconfondibile e a sé stante e proprio di altri pochi lemmi come savana, tundra, deserto, cielo e mare che non necessitano di null’altro per essere descritti nella loro interezza ricca d’immense peculiarità.
Il mio è un semplice taccuino di quelli che si possono acquistare alla fermata dell’autobus da qualsiasi venditore ambulante o in qualsiasi cartoleria; nulla di speciale e lungi da qualsiasi erudito sistema di annotazioni dei più titolati rappresentanti di tutte quelle materie che terminano in “già” come antropologia, etnologia, sociologia, eccetera. Un comune blocchetto di appunti dove scrivere le proprie note e impressioni, come qualsivoglia persona che ad un certo punto del viaggio decide di iniziare a raccogliere i propri ricordi.
Il taccuino di questo mio viaggio si materializzò propri0 per caso, un giorno che stufo di essere assillato da un venditore ambulante mentre mi trovavo a Lima e aspettavo di partire dalla stazione degli autobus per La Merced, capitale della provincia di Chanchamayo nella Selva Central del Perù, decisi di investire un Nuevo Sol (valore 20 centesimi di Euro) e glielo comprai. Da quel momento divenne il mio inseparabile compagno a cui affidare tutto ciò che ritenevo utile ma in modo succinto affinché durasse di più e non fossi costretto a ricomprarne un altro. Cosi insieme al mio nuovo taccuino e alla preziosa camera Panasonic Lumix FZ1000 quel fatidico venerdì di luglio del 2018 iniziò la mia splendida e impagabile avventura tra |e meravigliose genti, natura e tradizioni dell’Amazzonia peruviana.

Poco piĂą di un anno e mezzo di intenso percorrere su e giĂą le province di Chanchamayo e Pasco con tutti i m®221 possibili e immaginari per raccogliere inestimabili informazioni, notizie e curiositĂ  del vivere quotidiano m°lt0 spesso corredate da preziose immagini e riprese in 4K a testimonianza della veridicitĂ  di quanto descritto nelle pagine di questo e altri libri che si riferiscono a questa produzione e mia iniziativa, alla quale ho dato il nome e ,a velleitĂ  di un progetto ben piĂą ampio chiamato “Le Mie Radici Indigene”. La parola indigena non deve trarre in inganno perchĂ© non è riferita soltanto ai nativi con frecce e piume bensì a tutti coloro che possono fregiarsi di tale appellativo, di qualsivoglia idioma e razza nel mondo. L’idea è di preservare anche in digitale una memoria collettiva di tradizioni orali che, causa l’incedere rapido di tecnologia e ignoranza sociale, rischiano di scomparire definitivamente. Può darsi che mi ripeta però è bene ricordare che un mezzo digitale è soltanto un supporto freddo e limitante che può immagazzinare l’aspetto generico di tale sapere ma non il loro olistico valore intrinseco che deve essere preservato tra i discendenti diretti di tali detentori d’esperienze e non abbandonato o peggio scambiato per qualcosa di effimero che neanche gli appartiene.
Il valore del sapere dei nostri avi è incommensurabile e come tale va preservato, perché non ci sarà data opportunità di poter rifare le stesse esperienze in quanto le situazioni epocali e le relazioni ambientali sono decisamente e profondamente mutate. L’auspicio più bello che possa fare è che non solo questo sapere non vada perso ma che venga ampliato con le conoscenze attuali.
Questo libro multimediale non è sicuramente un testo scientifico e l’ho scritto con l’intento di indicare un primo approccio a chi voglia conoscere per poi approfondire le proprie ricerche su quanto il sapere del vivere a diretto contatto con la “Natura” ha prodotto in passato e può ancora insegnarci qualcosa per vivere meglio nelle nostre moderne società.
Nelle poche pagine di questa pubblicazione non troverete ricette miracolistiche che risolvono tutti i mali bensì aneddoti, ricette e credenze di alcune comunità indigene in relazione alle piante e alle erbe di questa parte dell’Amazzonia. Nell’ultimo paragrafo del libro ho inserito anche delle note relative a una forma di contrastare i sintomi di quel virus che in questi mesi del 2020 sta preoccupando l’intera popolazione mondiale, senza alcuna pretesa di propagare miracoli o panacee.
Sebbene la comunità nativa di San Jerónimo di Puerto Yurinaki non sia avulsa al modernismo e al deleterio sincretismo religioso, grazie alla lungimiranza saggia e innovativa dei capi Raul Vasquez Quinchocre (etnia Ashaninka) e Galindo Ampicha Ramos (etnia Yanesha) e alla mia consolidata esperienza di regista abbiamo potuto fondere tradizioni ancestrali e tecniche multimediali, affinché il sapere dei nostri avi possa scorrere sempre e per il futuro di tutti


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart