Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

VARIE: Mica il PD cambierà di nuovo il suo nome?

31 Ottobre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Ormai non ci si capisce più niente e gli storici faticano ad individuare quale nome avesse il PD nel corso di questa nostra giovane repubblica. Prima PCI, poi PDS, poi DS, e ora PD. E domani? Insomma, un guazzabuglio.

Perché succede questo? Succede perché, ogni qualvolta l’originario PCI si accorge di non fare più presa sugli elettori, cerca una nuova maschera da indossare. Una tecnica sempliciotta che ormai gli italiani conoscono a menadito e non si lasciano più abbindolare. Accade, infatti, che anche con il nuovo nome, dopo i primi tempi favorevoli legati alla novità, ci si accorge che nulla è cambiato e che sotto la pelle si nasconde ancora l’originale, il PCI, la cui regola base, dettata dai suoi fondatori, resta sempre quella: occupare l’area degli intellettuali; trasformare l’avversario in nemico, insultandolo con tutti i peggiori epiteti, tra cui primeggiano quelli di fascista e razzista. Inoltre criticarlo per ogni cosa che fa, anche se una volta era fatta dal PCI che ne diceva un gran bene. Ora, invece, è utile dirne male.

Al Corriere della Sera il segretario del PD, Nicola Zingaretti, lancia un ennesimo manifesto di buone intenzioni, le stesse di sempre, le stesse da sempre disattese.

Se il PD le avesse invece rispettate, forse avrebbe mantenuto anche il suo primo nome, PCI, non avendo bisogno di mascherature e di rattoppi.

Oggi i suoi elettori non riescono a capire questa smania del potere che lo ha cristallizzato e lo ha portato a diventare lo strumento per eccellenza dei poteri forti, i quali, in reciprocità, gli assicurano protezione e posizioni di comando.

Ha scelto questa comoda e lucrosa strada ormai da troppo tempo; difficile liberarsene.

Il ricordo degli anni antecedenti il compromesso storico lo spaventa e terrorizza, quando la discriminazione nei suoi confronti era così forte che i cittadini avevano paura solo a nominarlo e dichiararsi simpatizzanti ed elettori del PCI significava non trovare lavoro ed essere considerati dei filosovietici traditori della Patria.

L’intervista di Zingaretti, perciò, rischia di essere una solenne presa in giro, uno specchietto per le allodole, una ennesima manifestazione di ipocrisia.

Se il PD tornasse a rappresentare gli interessi delle classi più deboli e si rinnovasse ripudiando l’ipocrisia, l’odio verso l’avversario-nemico, la menzogna, la pretesa superiorità morale e quant’altro, ne gioverebbe la democrazia e la qualità dell’alternanza.

________________________

Commissione contro l’antisemitismo e il razzismo.

È stata costituita ieri in Senato e tutto il centrodestra si è astenuto sulla mozione avanzata come prima firmataria dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai lager nazisti.

Anche in questo caso si cerca di far passare il centrodestra come una coalizione antisemita e razzista, e si nascondono le motivazioni che sono state dichiarate espressamente in Aula, ove, fra l’altro, il centrodestra ha espresso la sua solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre, da tempo insultata dagli antisemiti.

La motivazione addotta dal centrodestra ha la sua ragion d’essere, visti i tempi che corriamo. Essa teme che una commissione simile possa diventare uno strumento di regime per perseguitare, con pretesti e strumentalizzazioni, gli avversari politici.

Personalmente l’avrei votata, pronto tuttavia a criticarne l’eventuale cattivo funzionamento. Sono d’accordo, infatti, a contrastare tutte le subdole manovre che tendono a vanificare il contenuto dell’art. 21 della Costituzione, che garantisce a tutti la libertà di pensiero e di espressione.

Dirsi liberali significa essere molto cauti nel censurare il pensiero altrui. Prima abbiamo assistito al tentativo di imporre a tutti l’uso delle carte di credito (che registrano ogni nostro movimento), poi nasce questa ambigua commissione che ci dirà chi è razzista, antisemita, e così via; sono brutti segnali di regime da sorvegliare attentamente. Altro che Salvini!

Comunque, leggi che puniscono certi reati sono già in vigore da anni e la magistratura è chiamata si da allora a farle rispettare.

Qui.

Qui i dubbi di Antonio Diaconale:

“La commissione non nasce per combattere razzismo ed antisemitismo su cui tutti sono d’accordo, ma per un preciso fine politico che è quello di criminalizzare le opinioni della parte politica non disposta a subire passivamente le prevaricazioni dell’egemonia politicamente corretta.
D’ora in avanti dire “prima gli italiani” sarà bollato come forma di razzismo, proclamarsi amanti della propria identità nazionale una forma di intolleranza inaccettabile, difendere le differenze di genere contro il predominio della confusione sessuale una forma di odio, rivendicare il diritto alle opinioni divergenti su accoglienza, sicurezza e terrorismo islamista una gravissima lesione del conformismo imperante.
Chi ha protestato contro l’astensione dei senatori del centrodestra non dia lezioni di liberalismo. Essere liberali significa sempre e comunque difendere la libertà d’opinione. Soprattutto se è divergente e politicamente scorretta!”.

E qui a riguardo della Commissione contro l’antisemitismo e il razzismo.


Letto 141 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart