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VARIE: Per fare un dispetto alla moglie, il marito…

13 Febbraio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Si dice che la politica non sia vicina alla gente. Sbagliato.
Ieri nell’aula del Senato ne abbiamo avuto la prova.
C’è un proverbio popolarissimo che dice: Per fare dispetto alla moglie, il marito se lo tagliò. Cosa ci può essere di più vicino al popolo: prenderne l’esempio, imitarlo, portare a compimento quanto il detto popolare prevede. Così l’identificazione col popolo è fatta; è completa.

In questo modo, pare, l’attuale maggioranza composta da (per la memoria storica è bene citarne le componenti) PD, M5Stelle, Italia Viva, Leu e Maie, ieri ha fatto karakiri. Pur di mandare sotto processo l’odiato e vituperato Matteo Salvini, quel coso se l’è tagliato, e tagliato di brutto.

Il motto che la maggioranza ha fatto suo in questa circostanza è stato: Nessuno deve sottrarsi al processo. Il parlamentare è uguale al cittadino.
Sembra un motto lapalissiano. In realtà l’art 68 della Costituzione recita:

«I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza»

Di fatto che cosa rappresenta questo articolo? Rappresenta la linea divisoria tra Politica e Magistratura, l’off-limits per varcare il quale si deve avere l’autorizzazione di chi è dominante nel campo in cui si vuole entrare. In questo caso la Politica.

Il legislatore ha previsto ossia che la Politica possa avere un punto debole nei confronti del potere giudiziario, più forte poiché gode di autonomia e dunque di insindacabilità da parte dell’esterno, e perciò ne ha eretto le difese.

E qui ci sta come il cacio sui maccheroni il detto popolare con cui la maggioranza si è voluta identificare, quel marito che per far dispetto alla moglie, se lo tagliò. Per moglie leggi Matteo Salvini e per se lo tagliò leggi l’art.68 della Costituzione.
Ieri, perciò che cosa è avvenuto? È avvenuto che la maggioranza di cui sopra, accecata dall’odio, ha sancito il principio che il parlamentare non deve sfuggire al processo, e sarà il processo (e non la Politica) a stabilirne l’innocenza o la colpevolezza.

Un regalo tanto grande la magistratura, famelica e mai sazia, non se lo sarebbe aspettato. La linea di confine, quell’off-limits, non solo è stata superata ma perfino cancellata.

A questo porta l’odio.

In pratica si è subdolamente annullato, sottraendosi alla prevista e articolata procedura, l’art. 68 della Costituzione senza che nessuno, nemmeno il capo dello Stato, abbia speso una parola.

Andiamo pure avanti così. Facciamoci sempre più male.


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